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Altaïr Ibn-La'Ahad

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"Quand'ero molto giovane, ero tanto folle da ritenere che il nostro Credo avrebbe messo fine a tutti questi conflitti. Se solo avessi avuto l'umiltà di dire a me stesso: "ho visto abbastanza per una vita sola, ho fatto la mia parte". E tuttavia non c'è gloria maggiore che combattere per trovare la verità."
―Altaïr Ibn-La'Ahad[src]
Altaïr Ibn-La'Ahad
ACi Altaïr Ibn-La'Ahad.png
Informazioni biografiche
Nato

11 gennaio 1165
Masyaf, Sultanato di Siria

Morto

12 agosto 1257
Masyaf, Sultanato di Siria

Informazioni politiche
Affiliazioni

Assassini

Altre informazioni
Appare in

Altaïr's Chronicles
Assassin's Creed
Bloodlines
La Crociata Segreta
Assassin's Creed II
Revelations
Revelations (Romanzo)
Memories
Fumetto Francese
Unity (citato)

Doppiatore

Paolo De Santis (giovane)
Antonio Paiola (vecchio)

Altaïr Ibn-La'Ahad (11 gennaio 1165 - 12 agosto 1257) è stato uno dei Maestri del ramo levantino della Confraternita degli Assassini vissuto durante il Basso Medioevo. Riconosciuto probabilmente come il più grande Mentore degli Assassini mai esistito, ricostruì la Confraternita dalle basi espandendola in tutto il mondo. È un antenato di Desmond Miles per linea materna.

Nato a Masyaf, Altaïr crebbe secondo la tradizione della Confraternita, venendo addestrato fin dalla nascita per diventare un Assassino. Appena ventenne venne promosso al rango di Maestro, come premio per aver sventato da solo un assedio dei Templari alla cittadella. Da quel momento divenne l'Assassino più famoso del ramo siriano, secondo solo al Mentore Rashid ad-Din Sinan. Nel 1190 quest'ultimo incaricò Altaïr di recuperare per la Confraternita un manufatto antico noto come Calice. La difficile missione, che durò per parecchi mesi, si risolse però in fallimento quando i Templari distrussero il manufatto.

Un anno dopo gli venne assegnata una nuova ed importantissima missione: recuperare una Mela dell'Eden dalle rovine del tempio di Salomone; nel corso dell'incarico ruppe però tutti e tre i principi del Credo, causando numerose perdite per la Confraternita, nonostante la vittoria. Declassato al rango di novizio da Rashid, venne inviato ad uccidere nove uomini come offerta di redenzione. Nel progredire della missione, scoprì che i suoi bersagli componevano i ranghi dell'Ordine dei Templari in Siria e che, inaspettatamente, Rashid aveva tradito la Confraternita volendo tenere per sé la Mela e sottomettere la Siria al suo volere.

Ucciso il suo maestro per corruzione, Altaïr divenne il nuovo Mentore levantino. Quindi rivoluzionò lo stile di vita della Confraternita introducendo il nuovo ideale secondo cui il libero arbitrio degli uomini fosse la chiave per la pace. Poco tempo dopo si recò da solo a Cipro aiutando la resistenza locale a scacciare gli ultimi residui dei Templari operanti in oriente. Qualche tempo dopo conseguì un viaggio in Mongolia, aiutando gli Assassini locali ad uccidere il conquistatore Genghis Khan ed a rubare la sua Spada dell'Eden.

Tornato a Masyaf dopo dieci anni circa, Altaïr scoprì che il suo eterno rivale Abbas Sofian aveva usurpato il rango di Mentore con un golpe. Costretto a fuggire dagli Assassini, si esiliò volontariamente ad Alamut per ben venti anni. Durante questo periodo approfondì gli studi la Mela dell'Eden che aveva rubato anni prima a Rashid. Il suo esilio terminò nel 1247, quando uccise Abbas e riconquistò Masyaf. Tornò quindi a dirigere la Confraternita, fondando gilde in tutto il mondo e spargendo gli ideali del Credo; morì il 12 agosto 1257 all'interno della sua biblioteca.

Biografia

Gioventù

Addestramento

"Era in lacrime. Implorava perdono per aver tradito la mia famiglia. Quindi, si tagliò la gola. Vidi la sua vita defluire ai miei piedi. Non scorderò mai quell'immagine."
―Altaïr narra il suicidio di Ahmad Sofian[src]
La nascita dell'aquila.jpg

Maud prima di partorire Altaïr.

Altaïr Ibn-La'Ahad nacque all'interno della Confraternita degli Assassini durante la primavera del 1165; sua madre era una cristiana di nome Maud e morì quando lo diede alla luce.[1] Suo padre, Umar, era invece un Maestro Assassino al servizio del ramo levantino.[2] Come tutti i giovani adepti della Confraternita, il piccolo Altaïr venne separato in tenera età da suo padre per essere addestrato dal Mentore Rashid ad-Din Sinan; il ragazzo si adattò rapidamente al rigido stile di vita che comportava l'addestramento degli Assassini e superò in abilità tutti i suoi compagni.[3]

Oltretutto a causa delle credenze che all'epoca erano in voga nella Confraternita, secondo cui l'amore avrebbe reso i futuri sicari deboli e facilmente influenzabili, Umar non mostrò mai amore verso suo figlio; anche se sapeva di aver soppresso i suoi veri sentimenti per il bene della Confraternita. All'età di undici anni Altaïr vide suo padre morire per mano dei saraceni, in quanto Umar aveva ucciso un importante nobile al servizio del sultano Saladino; nonostante le sue urla nei momenti precedenti all'esecuzione del padre, Altaïr non sentì alcun dolore reale.[3]

Considerava infatti più come un padre Al Mualim che il suo padre biologico, anche se l'amore per il suo insegnate era debole e disonesto.[3] Qualche giorno più tardi agli occhi di Altaïr si presentò una spia di nome Ahmad Sofian, che rivelò di aver confessato sotto tortura il nome di Umar ai saraceni. In preda al senso di colpa e schiacciato dal disonore, Ahmad si squarciò la gola davanti al giovane Assassino.[2] In stato di shock, Altaïr corse ad avvertire il Mentore dell'accaduto; questi gli comandò di non rivelare niente agli altri Assassini e tantomano al figlio di Ahmad, Abbas.[3]

I fratelli nemici.jpg

Altaïr si scontra con Abbas.

Con quest'ultimo Altaïr stinse un forte legame, tanto che i due divennero migliori amici. Un giorno però, vedendo come Abbas soffrisse ancora per la morte di suo padre, decise di disobbedire agli ordini di Rashid e rivelargli gli eventi del suicidio; Abbas non replicò. Il giorno dopo Abbas chiese al maestro di scherma Labib di poter combattere con Altaïr utilizzando delle spade vere.[3]

Seppur riluttante, lo sfidato accettò, combattendo una battaglia più cruenta di quanto si aspettasse. Altaïr perse lo scontro e Abbas gli confessò tutto il suo odio per quanto gli aveva rivelato il giorno prima. Temendo che la situazione potesse degenerare ulteriormente, Labib portò i due al cospetto di Rashid. Il Mentore li rimproverò aspramente entrambi e soprattutto Altaïr per aver disobbedito ai suoi ordini. Per punizione fece passare ad entrambi un mese di prigionia; una volta scarcerati i due sostituirono con l'odio quella che un tempo era la loro amicizia.[3]

Promozione a Maestro

Rashid: Altaïr, ti ho visto abbandonare la fanciullezza in così breve tempo che ciò, mi riempie di tristezza oltre che d'orgoglio. Ti adegui al ruolo di tuo padre come se fosse stato pensato per te.
Altaïr: Non lo conoscevo bene come padre. Era primo di tutto un Assassino.
―Rashid e Altaïr durante l'assedio di Masyaf[src]

Nel corso del 1189 Masyaf venne attaccata dai Templari, i quali erano riusciti ad entrare in città grazie ad un loro membro infiltrato nella Confraternita: Haras. Altaïr tuttavia tornò da una missione solo mentre l'attacco era già iniziato; informato da Abbas del tradimento, ideò rapidamente un piano secondo cui mentre lui avrebbe liberato il Mentore imprigionato nella fortezza principale da Haras, gli altri Assassini avrebbero spinto i Templari nella gola della vallata. Date ad Abbas le disposizioni per attuare il piano, si incamminò velocemente verso la fortezza. Una volta giuntovi, si vide i cancelli principali sbarrati dal traditore.[2]

Il Custode Del Mentore 10.png

Altaïr assiste Haras nei suoi ultimi momenti.

Nonostante questo Altaïr si arrampicò sul bastione del castello e uccise Haras prima che potesse giustiziare alcuni suoi confratelli con la sua balestra. Durante gli ultimi momenti del Templare i due ebbero un dialogo sulla saggezza che derivava la comprensione del Credo degli Assassini. Per aver respinto da solo l'intero assedio, Rashid lo promosse a Maestro Assassino;[2] l'atto suscitò l'invidia di Abbas, che sputò ai piedi di Altaïr non appena lo vide. Quest'ultimo, si limitò a schernirlo mostrando per la prima volta quell'arroganza che in futuro avrebbe quasi decretato la rovina del ramo levantino.[3]

Ricerca del Calice

Il mercante di Damasco

"Il Calice è nel deserto, Assassino. Non so cosa vi sia lì attualmente, per quello dovrai scavare parecchio. Quello che so è che servono tre chiavi per entrare nel tempio."
―Altaïr interroga Tamir[src]
Altaïr discute con Al Mualim.jpg

Altaïr e Rashid parlano del Calice.

Rivestito della carica più importante della Confraternita, nel 1190 Altaïr venne incaricato di recuperare per gli Assassini un potente manufatto chiamato Calice. Pertanto compì un breve viaggio alla ricerca di informazioni, dirigendosi poi alla gilda di Aleppo. Tuttavia al suo arrivo, scoprì da un confratello caduto che la città era stata assediata dai Templari; equipaggiatosi di una spada, Altaïr entrò in città per cercare di ribaltare la situazione. Pertanto interrogò di soppiatto un arciere, scoprendo che anche il Gran Maestro Templare Basilisk era alla ricerca del Calice.[4]

Ottenute le informazioni necessarie, Altaïr uccise il Templare e dopo di lui anche il capitano della legione assediante, costringendo i nemici alla ritirata. Quindi Altaïr riferì quanto scoperto a Rashid, che gli illustrò le capacità del Calice e gli consigliò di iniziare la sua ricerca interrogando un mercante di Damasco chiamato Tamir. Pertanto si recò nella capitale siriana, incontrando il rafiq locale nella speranza di ottenere qualche pista con cui raggiungere il suo bersaglio; tuttavia per aver dimostrato poca circospezione nel richiamare la sua attenzione, il reggente lo incaricò di uccidere prima un simpatizzante dei Templari presso il mercato.[4]

Altaïr uccide Tamir.jpg

Altaïr assassina Tamir.

Svolto egregiamente il compito, Altaïr venne inviato ad interrogare un mercante affiliato a Tamir, noto come Misbah. Pertanto si precipitò ancora al mercato e dopo aver messo alle strette Misbah, lo indusse a rivelargli informazioni su Tamir: il mercante era un tipo assai riservato e raramente usciva dalla sua casa nel distretto ricco. Infatti per farlo uscire allo scoperto, l'Assassino dovette incendiarla con dei barili di olio; prima di uccidere Tamir lo interrogò riguardo al Calice. Il mercante rivelò che il manufatto era nascosto in un tempio nel deserto e che per accedervi servivano tre chiavi, una delle quali in possesso di Fajera, una ballerina del circo damascano.[4]

Ricerca delle chiavi

"A presto Lord Basilisk. Sono venuto solo per la chiave, nient'altro."
―Altaïr dopo aver rubato l'ultima chiave a Basilisk[src]
Altaïr parla con Fajera.png

Altaïr interroga Fajera.

Scoperte nuove informazioni sul Calice, Altaïr si recò al circo di Damasco per incontrare la ballerina descrittagli da Tamir, Fajera. La donna però si rivelò poco disposta a dialogare e mandò un compagno circense di nome Badr ad affrontare l'Assassino, che vinse facilmente. Nonostante avesse continuato a dimostrare riluttanza, alla fine Altaïr la covinse a consegnargli la prima chiave per il Tempio della sabbia. Inoltre Fajera gli offrì nuove informazioni su come ottenere le ultime due chiavi in cambio della morte di un mercante oppressore di nome Alaat.[4]

Altaïr pertanto uccise l'uomo durante un bagno alle sue terme personali, tornando poi da Fajera e scoprendo che la seconda chiave si trovava a Tiro. Giunto alla città di confine con il regno del Libano, Altaïr cercò subito il rafiq locale: Hamid. Quando giunse nei suoi uffici, il reggente gli rivelò che il Templare Ronald Napule stava ricevendo nel suo ospedale una grande quantità di schiavi siriani da interrogare a riguardo di un manufatto cercato dal Gran Maestro Basilisk. Incaricandolo quindi di uccidere il Templare, Hamid gli indicò un passaggio nascosto sotto la fontana della piazza. Grazie ad esso Altaïr trovò accesso diretto all'ospedale, dentro il quale uccise Napule e recuperò la seconda chiave del tempio su donazione di un anziano prigioniero che lo aveva riconosciuto come un Assassino. Lo schiavo lo informò anche che l'ultima chiave era in possesso dello stesso Basilisk alla corte di Gerusalemme.[4]

Altaïr affronta Basilisk.png

Altaïr faccia a faccia con Basilisk.

L'Assassino viaggiò dunque nella capitale saracena, scoprendo dal reggente della gilda locale, Kadar, che presto si sarebbe tenuta una festa in onore di Basilisk organizzata dallo stesso re della città. Pertanto si recò su consiglio del rafiq ai giardini del distretto ricco, dove scoprì che un uomo di nome Ayman sarebbe stato invitato alla festa. Interrogando il giovane, venne a sapere che la festa si sarebbe tenuta presso la villa Lacoeur nella zona nord; quindi si infiltrò nella reggia tramite un passaggio segreto indicatogli da un servo di Kadar. Rintracciato Basilisk, l'Assassino lo affrontò e gli sottrasse la chiave.[4]

Il Tempio della sabbia

"Il Calice, l'oggetto che stai cercando... sai almeno cos'é? [...] È fatto di carne e di ossa, Assassino. Una donna."
―Altaïr scopre la reale entità del Calice[src]
Altaïr affronta il Maestro della Torre.jpg

Altaïr affronta il Maestro della Torre.

Sfuggito al Gran Maestro Basilisk, Altaïr venne informato da un confratello locale che un alleato della Confraternita noto come Hazad era in possesso di una vecchia mappa che portava alle rovine della sabbia. Tuttavia quando arrivò alla bottega del mercante, lo trovò morente e riverso al suolo. Durante le sue ultime parole Hazad, rivelò all'Assassino che un alchimista Templare chiamato Maestro della Torre gli aveva rubato la mappa del tempio; questi, lo informò il mercante, risiedeva nella torre più alta di Gerusalemme. Dunque Altaïr si infiltrò nella base del Templare, uccidendo lui ed il suo studente.[4]

Quindi rubò la mappa e si incamminò verso il Tempio della sabbia, che ritrovò zeppo di soldati al servizio di Basilisk. Nonostante la stessa struttura fosse fatiscente e rilasciasse molti detriti l'Assassino riuscì a raggiungere l'anticamera delle rovine, dove scoprì suo malgrado che il Calice era già stato preso dai Templari. Dentro la camera incontrò ancora Basilisk, che gli rivelò come il Calice non fosse un vero e proprio manufatto, bensì una donna. Il Templare alla fine se andò dicendo che se avesse voluto, Altaïr lo avrebbe potuto trovare al castello di Tiro. Quest'ultimo infine eliminò dei Templari che lo avevano assalito e fuggì dal Tempio della sabbia in punto di crollare.[4]

Assedio di Acri

"Aspetta, ferma la tua mano! Ti offro informazioni in cambio della mia vita."
―Basilisk implora pietà ad Altaïr[src]

Fuggito dalle rovine della sabbia, Altaïr si recò nuovamente a Tiro e una volta giuntovi contattò subito il rafiq locale, Hamid. Questi lo informò che Basilisk si era rintanato nel castello che dava sul porto e che aveva fatto imprigionare due informatori della Confraternita. Pertanto l'Assassino scalò il bastione della fortezza che fronteggiava la costa e liberò i suoi confratelli, i quali gli garantirono un passaggio segreto. Sfruttando questo, Altaïr raggiunse le stanze del Gran Maestro e lo sconfisse una seconda volta in un duello. Ma quando era sul punto di ucciderlo, Basilisk implorò per la sua vita offrendo in cambio informazioni vitali sui Templari.[4]

Altair fugge da Acri.jpg

Altaïr si lancia con la catapulta.

Rivelò ad Altaïr che intendevano avvelenare le falde acquifere di Acri per assediarla e porla sotto il loro controllo. Il Templare confessò inoltre che i suoi confratelli tenevano il Calice nella villa di Don Carvaggio a Gerusalemme. Appagato da quanto appreso, Altaïr risparmiò il suo bersaglio e fuggì da Tiro incendiando tutte le navi dei Templari ancorate al porto.[4]

Dunque si recò prima ad Acri, distruggendo dapprima tutte le catapulte che gli assedianti avevano posto sotto le mura di cinta. Poi procedette infiltrandosi alla base che i cavalieri Templari avevano allestito alle rovine della chiesa di San Giovanni. Travestendosi prima come un soldato e poi come un eunuco, Altaïr riuscì ad avvicinarsi al capitano dei Templari e ad ucciderlo. L'atto non abbastanza discreto mise però in allarme i soldati, che costrinsero l'Assassino a lanciarsi con l'ultima catapulta per fuggire.[4]

Il Calice e il traditore

"Assassino, questa battaglia sarà l'ultima!"
―Altaïr fronteggia Basilisk l'ultima volta[src]
Altaïr e Adha fuggono dalle fogne.png

Adha rivela ad Altaïr il tradimento di Harash.

Bloccata la presa Templare di Acri, Altaïr si recò alla tenuta della famiglia Carvaggio a Gerusalemme, dove intercettò il convoglio che stava scortando la donna che incarnava il Calice - in ella l'Assassino riconobbe Adha, una sua conosciente di vecchia data. Liberata la ragazza dai suoi carcerieri, fuggirono attraverso le fogne della capitale siriana. Seminati i soldati di Basilisk, Adha rivelò ad Altaïr che i Templari corruppero il vicecomandante della Confraternita, Harash.[4]

Colto alla sprovvista, Altaïr tornò di fretta alla gilda di Aleppo con l'intento di indagare sul conto del presunto traditore. Quanto detto dal Calice fu confermato quando individuò Harash intento a confabulare con un cavaliere Templare; pertanto Altaïr lo affrontò a duello e lo uccise. In punto di morte il traditore confessò che Adha era stata nuovamente rapita da Basilisk e che con lui stava per salpare per l'Europa dal porto di Tiro. Pertanto l'Assassino cavalcò velocemente verso la città, uccidendo tutti i Templari presenti e sconfiggendo il Gran Maestro in un ultimo, durissimo scontro. Tuttavia scoprì a malincuore che Adha non era sulla nave di Basilisk, ma su un'altra che era già salpata da alcuni minuti.[4]

Altaïr uccide Basilisk.jpg

Altaïr uccide Basilisk.

Determinato a compiere la sua missione e ammettendo a se stesso di amare Adha, Altaïr si imbarcò per l'Europa deciso a ritrovarla. Tuttavia comprese presto che sarebbero passati anni prima che fosse riuscito a ritrovarla; alla fine, dopo incessanti viaggi nei vari regni del vecchio mondo, venne ricompensato solo con il suo cadavere e la sola consapevolezza di poterla vendicare. In una rabbia furiosa ed emotiva, Altaïr diede la caccia e uccise tutti responsabili della morte del Calice, anche se l'atto non lo portò a nessuna gioia in quanto le sue azioni non potevano riportarla indietro. Da quel momento Altaïr si chiuse in stesso e dichiarò il fallimento della missione al Mentore.[4]

Caduta e riscatto

Recupero della Mela

"Non sai in cosa ti immischi, Assassino. Ti risparmio solo perché tu possa andare a riferire questo al tuo maestro. La Terra Santa non è più sua. Dovrebbe fuggire finché può. Se rimane, tutti voi morrete."
―Roberto mentre affronta Altaïr.[src]

Un anno dopo la morte di Adha, Altaïr venne incaricato da Rashid di guidare il duo composto da Malik e Kadar Al-Sayf nel recupero di un manufatto della Prima Civilizzazione nascosto in un cripta alle rovine di Salomone a Gerusalemme. Pertanto vi si recò insieme ai confratelli, rompendo tuttavia due principi del Credo: attirò dapprima l'attenzione dei Templari sulla squadra e poi uccise un innocente che era intento a pregare. Ignorando i continui moniti di Malik, Altaïr condusse i confratelli nell'anticamera del tesoro, dove videro il Gran Maestro Roberto di Sable intento a recuperare l'oggetto della loro missione.[1]

Gloria 4.png

Altaïr viene pugnalato da Rashid.

In un impeto di orgoglio, Altaïr cercò di attaccare Roberto in uno scontro frontale, venendo però respinto e lanciato fuori dalla sala. Rotto così anche il terzo principio del Credo, fece ritorno a Masyaf lasciando Malik e Kadar alla mercè dei Templari. Ma quando tornò a Masyaf si ritrovò gravemente ripreso dal Mentore per aver fallito in una missione così importante; sorprendentemente giunse Malik, che dichiarò di aver recuperato il tesoro.[1]

Tuttavia con sè aveva portato anche l'esercito Templare di Roberto di Sable, che lo aveva seguito e stava prendendo d'assedio il villaggio e il castello. Per fortuna Altaïr riuscì a sbaragliare il nemico attivando una massiccia trappola da una torre di guardia. Nonostante ciò venne ugualmente punito per le sue azioni immorali a Gerusalemme, che Malik aveva prontamente riferito a Rashid. Per aver disobbedito al Credo, compromesso la Confraternita ed aver causato la morte di centinaia di Assassini, Altaïr venne punito con la morte.[1]

Caccia ai nove

Rashid: Ho qui un elenco. Formato da nove nomi. Nove uomini che devono morire. Sono degli appestatori, dei guerrafondai. Il loro potere e la loro influenza contaminano la terra e assicurano la continuazione delle Crociate. Tu li troverai. Li ucciderai. Così facendo spargerai i semi della pace.
Altaïr: [...] Datemi i nomi e vi darò il sangue.
―L'offerta di redenzione di Altaïr[src]
Conoscenza (Masun) 1.png

Altaïr assiste all'esecuzione di Masun.

Nonostante fosse stato accoltellato mortalmente, Altaïr si risvegliò dal suo sonno dei morti alcuni giorni dopo, ritrovandosi nello studio privato del Mentore. Rashid gli suggerì di interpretare il suo risveglio come una rinascita, anche perché gli rivelò di come era stato privato del rango di Maestro Assassino come punizione alternativa - in contrasto con il desiderio di Malik di vederlo definitivamente morto per vendicare Kadar. Rashid infatti considerava uno spreco eliminare il suo Assassino migliore e pertanto gli concesse una possibilità di riscatto.[1]

Per riacquistare la possibilità di maneggiare un equipaggiamento base, Altaïr venne mandato a catturare un traditore della Confraternita che aveva spalancato i cancelli di Masyaf ai Templari. Dopo aver scoperto che si trattava di Masun, lo portò al cospetto del Mentore, che lo giustiziò con una spada che poi donò ad Altaïr. Subito dopo, il Mentore rivelò la vera missione di riscatto: uccidere nove uomini che appestavano la Terra Santa con il loro dominio. Sentendosi gravato dal disonore, Altaïr accettò e venne mandato a Damasco con l'obiettivo di uccidere il suo primo bersaglio: Tamir.[1]

"Sono solo una pedina, un ruolo da interpretare. Presto conoscerai gli altri, e non gradiranno ciò che hai fatto qui..."
―Un morente Tamir ad Altaïr[src]
Assassinio (Tamir) 2.png

Altaïr assassina Tamir.

Arrivato in città fece subito visita al rafiq locale, chiedendogli la posizione di Tamir. Il reggente tuttavia gli rivelò che spettava a lui scoprire ciò che aveva richiesto, cercando informazioni sul suo bersaglio da solo. Pertanto Altaïr si recò al mercato e nel distretto povero, raccogliendo una quantità di dati tale da permettergli di individuare Tamir e pianificare un accurato assassinio. Esposto quanto appreso al rafiq, ottenne il permesso di uccidere il suo bersaglio.[1]

Gli venne anche consegnata una piuma bianca da riconsegnare intrisa del sangue di Tamir come prova dell'omicidio. Quindi, Altaïr si recò all'armeria di Tamir nel Souk Al-Silaah. Lì vide il suo bersaglio accoltellare a morte un socio che gli aveva consegnato un rapporto insoddisfacente; dunque l'Assassino lo uccise mentre visionava i banchi da lavoro dei suoi sottoposti. Riconsegnata la piuma insanguinata al rafiq, Altaïr fece ritorno a Masyaf per fare rapporto al Mentore. Appagato, quest'ultimo lo elevò ad un nuovo rango e gli consegnò un pezzo del suo equipaggiamento.[1]

Altaïr: Credete davvero di averli aiutati?
Garniero: Non è ciò che credo, è ciò che so.
―Le ultime parole di Garniero[src]
Assassinio (Garniero di Naplusa) 4.png

Altaïr assassina Garniero di Naplusa.

Come secondo bersaglio della sua fuga dal disonore ad Altaïr venne designato Garniero di Naplusa, il capo dell'ordine dei Cavalieri Ospitalieri di Acri. Pertanto si recò in città e incontrò il rafiq Jabal, che come area di indagine gli indicò il distretto povero della città. Quindi Altaïr raccolse le informazioni necessarie a compiere il suo omicidio, scoprendo che Garniero era un appassionato di pratiche mediche orientali e che si stava facendo trasportare nell'ospedale di San Giovanni molti poveri e reietti provenienti da Gerusalemme.[1]

Quindi riferì le sue scoperte a Jabal, che soddisfatto, gli diede la piuma e il permesso di uccidere il suo bersaglio. Pertanto Altaïr si recò alla fortezza degli Ospitalieri; alle sue porte vide Garniero mentre catturava un suo paziente intento a fuggire, ordinando alle sue guardie di spezzargli le gambe e ricondurlo dentro i suoi alloggi. Approfittando della folla radunatasi, l'Assassino seguì il suo bersaglio tra i suoi banchi di lavoro e lo uccise. Riconsegnata la piuma insanguinata al rafiq, Altaïr fece ritorno a Masyaf per fare rapporto a Rashid, che lo elevò ad un nuovo rango e gli consegnò un pezzo del suo equipaggiamento.[1]

Altaïr: No, voi traete profitto dalla guerra, da vite perdute e spezzate.
Talal: Sì, questo è ciò che credi, ignorante come sei, hai isolato la mente eh? Dicono che è il meglio che la tua gente sappia fare. Non cogli l'ironia di tutto questo? No non ancora pare, ma lo farai.
―Le ultime parole di Talal ad Altaïr[src]
Assassinio (Talal) 7.png

Altaïr assassina Talal.

Il terzo bersaglio della caccia di Altaïr si rivelò essere uno schiavista di Gerusalemme chiamato Talal, che inviava i pazienti a Garniero di Naplusa ad Acri. Dunque si recò in visita al reggente locale, rivelatosi Malik Al-Sayf, ancora astioso nei confronti di Altaïr per gli eventi del tempio di Salomone e declassato a rafiq dopo aver perso un braccio durante lo scontro con Roberto di Sable.[1]

Questi lo mandò ad indagare nei pressi del quartiere ricco, dove Altaïr scoprì diversi aneddoti sulle basi che Talal teneva in città e del suo modus operandi nel mercato degli schiavi. Tali informazioni permisero all'Assassino di pianificare il suo omicidio e dopo aver ricevuto la piuma da Malik, si recò al magazzino in cui il suo bersaglio stava accumulando merce. Quindi lo uccise nonostante lo avesse tratto in un'imboscata e avesse anche tentato a fuga; riconsegnata la piuma insaguinata a Malik, Altaïr tornò a Masyaf e venne nuovamente elevato di grado.[1]

"Tu prendi la vita di uomini e donne forte nella convinzione che la loro morte migliorerà la sorte di coloro che rimangono. Un male minore per un bene superiore. Noi siamo simili."
―Abu'l ad Altaïr[src]
Assassinio (Abu'l Nuqoud) 6.png

Altaïr uccide Abu'l Nuqoud.

Successivamente a Talal, l'attenzione di Altaïr venne portata su Abu'l Nuqoud, ricchissimo mercante e sovrano de iure di Damasco. Dunque si recò ancora una volta in visita al rafiq cittadino, scoprendo che per indagare sul conto del re sarebbe dovuto andare nel distretto ricco. Lì l'Assassino ebbe modo di constatare l'odio che i sudditi provavano verso il Templare e di come questi finanziasse le spedizioni di schiavi tra Talal e Garniero di Naplusa. Scoperto oltretutto che, come era nelle sue abitudini, Abu'l avrebbe celebrato un fastoso nella sua dimora, Altaïr ebbe modo di ideare un semplice piano per ucciderlo.[1]

Condivise le sue scoperte con il rafiq, ottenne il permesso di uccidere il re e la consueta piuma bianca. Riposatosi brevemente, Altaïr si recò alla festa nel pomeriggio, scoprendo però con sorpresa che Nuqoud intendeva uccidere tutti i suoi ospiti con del vino avvelenato e di eliminare i superstiti tramite i suoi arceri. Nonostante l'iniziale sconcerto e il caos scatenatosi, Altaïr riuscì a raggiungere il suo bersaglio e ad ucciderlo. Dunque fuggì dalla zona e consegnò al rafiq la piuma sporca del sangue del Templare; tornato a Masyaf ricevette l'elogio di Rashid ed un nuovo rango.[1]

"Vedremo quanto saranno dolci i frutti del tuo lavoro. Tu non liberi le città come credi, le mandi in rovina. E infine potrai biasimare solo te stesso. Tu che parli di buone intenzioni."
―Le ultime parole di Guglielmo ad Altaïr[src]
Assassinio (Guglielmo del Monferrato) 5.png

Altaïr uccide Guglielmo del Monferrato.

Come quinto bersaglio del suo percorso di riscatto, ad Altaïr venne indicato il marchese Guglielmo del Monferrato: un generale italiano al servizio dell'esercito crociato di Riccardo I d'Inghilterra. Dunque si recò ad Acri e una volta raggiunta la dimora del rafiq Jabal, venne mandato ad indagare nel distretto ricco comandato da Guglielmo. Rubando alcune lettere e intercettando delle conversazioni, Altaïr ebbe modo di capire come il suo bersaglio mantenesse il controllo del suo distretto con un regime dittatoriale, spesso messo in discussione da re Riccardo, che quello stesso giorno avrebbe ispezionato la caserma.[1]

Si vociferava inoltre che Guglielmo stesse complottando di uccidere il re durante il loro colloquio per consegnare l'Inghilterra a suo figlio Corrado. Individuata la base del suo bersaglio alla cittadella del re, Altaïr espose a Jabal il suo piano di assassinio, ottennendo la piuma bianca e il permesso di uccidere il Templare. Recatosi pertanto alla caserma di Acri, l'Assassino assistette all'ennesima lite tra Riccardo e Gugliemo, uccidendo infine quest'ultimo mentre addestrava i suoi soldati. Data al rafiq la conferma dell'avvenuto omicidio, fece ritorno a Masyaf venendo ulteriormente promosso ed equipaggiato.[1]

"Sai cosa si prova a determinare il destino altrui? Hai visto come esultava il popolo? Quanto mi temevano? Ero come un dio. Tu avresti fatto lo stesso potendo puntare al potere."
―Majd Addin ad Altaïr[src]
Assassinio (Majd Addin) 3.png

Altaïr uccide Majd Addin.

Con la morte del marchese del Monferrato, Altaïr venne inviato a Gerusalemme con lo scopo di uccidere il reggente Majd Addin, primo consigliere di Saladino e suo probabile successore al sultanato. Dunque fece visita a Malik, che senza nascondere il suo rinnovato astio verso di lui, lo mandò ad indagare nel distretto militare e nel distretto povero. Indagando sul conto di Majd Addin, l'Assassino scoprì che egli governava la città con una corrotta politica giuduziaria, secondo cui condannava tutti coloro che riteneva suoi oppositori.[1]

Seppe anche che si diletteva lui stesso nelle esecuzioni, e che ne avrebbe tenuta una in giornata. Riferite queste informazioni a Malik, ricevette il permesso di uccidere il Templare, la piuma e una promessa di supporto militare - uno dei condatti al patibolo era un Assassino al servizio del rafiq. Quando giunse il momento dell'esecuzione Altaïr si mescolò tra folla radunatasi, osservando l'impotenza degli Assassini inviati da Malik e come vennero neutralizzati dalle sentinelle di Addin. Quest'ultimo non potè però fermare Altaïr, che gli piombò addosso nel mezzo del processo, uccidendolo. Tornato a casa, venne nuovamente promosso da Rashid.[1]

Altaïr: Libertà. Avete operato per rovesciare città, per controllare la mente degli uomini, avete ucciso chiunque parlasse male di voi.
Sibrando: Ho eseguito gli ordini, credendo nella mia causa. Come te.
―Le ultime parole di Sibrando ad Altaïr[src]
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Altaïr uccide Sibrando.

Terzultimo bersaglio di Altaïr per proseguire nel percorso di riscatto fu il Gran Maestro dei Cavalieri Teutonici, Sibrando. Tornò quindi ad Acri, investigando su indicazione di Jabal nel distretto portuale controllato dal Templare. Quest'ultimo, come convenne Altaïr, era soggetto ad una forte paranoia riguardo agli Assassini, che sapeva responsabili della morte di Garniero di Naplusa e Guglielmo del Monferrato. Temendosi come prossimo bersaglio si dilettava infatti nel condannare a morte chiunque corrispondesse alla descrizione di uno di quei sicari.[1]

Inoltre in quel pomeriggio avrebbe dovuto ricevere un carico dall'Europa che avrebbe sicuramente controllato; in quell'ispezione Altaïr vide l'occasione adatta per colpire. Dopo aver esposto i suoi piani a Jabal, Altaïr ottenne il permesso di compiere l'omicidio; si recò dunque al porto di Acri e assistette all'ennesima vittima della paranoia di Sibrando: uno studioso che uccise con l'accusa di essere un Assassino. Quindi il Templare andò ad ispezionare il suo carico, e Altaïr si infiltrò nel porto, uccidendolo a bordo della sua caravella. Fatto rapporto al rafiq, tornò a Masyaf e venne ancora promosso.[1]

"Non sono le antiche scritture a ispirare i Crociati, a legittimare il senso di giustizia di Saladino e dei suoi uomini. I loro testi mettono altri in pericolo e sono causa di morte. Anche io stavo compiendo un piccolo sacrificio. Poco importa ormai. Il tuo compito è finito, come il mio."
―Le ultime parole di Jubair[src]
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Altaïr assassina Jubair al Hakim.

Come ottavo e penultimo bersaglio del suo riscatto, ad Altaïr venne indicato il luogotenente saraceno Jubair al Hakim, gran sapiente di Damasco e titolare di tutti gli archivi e biblioteche musulmane del sultanato. Pertanto una volta arrivato alla dimora del rafiq, all'Assassino venne indicato il distretto centrale come zona di indagine. Dalle sue ricerche, poté comprendere la natura disillusionista del suo bersaglio, il quale stava alimentando roghi di tomi e manoscritti in tutta la città, in modo da abituare i suoi abitanti alla dottrina dei Templari.[1]

Inoltre scoprì che lui e i suoi seguaci si riunivano alla madrasa di Al-Kallāsah prima di ogni rogo; pianificato un assassinio ed espostolo al rafiq, ottenne il permesso di uccidere Jubair e la piuma con cui dimostrare l'atto. Appostatosi quindi in un matroneo della madrasa, Altaïr vide Jubair bruciare vivo un allievo dissidente ai suoi metodi e andarsene dall'edificio subito dopo. Nonostante tutti i compagni religiosi del Templare avessero vesti identiche alle sue, Altaïr riuscì ad individuarlo e ad ucciderlo. Quindi portò alla dimora della gilda damascana la piuma intrisa del suo sangue e tornò dal Mentore Rashid per ricevere una nuova promozione.[1]

"Non possiamo negare il tuo successo, hai fatto scempio dei nostri piani. Prima il tesoro, poi i nostri uomini. Il controllo della Terra Santa ci è sfuggito, ma poi egli ha visto un occasione, per reclamare ciò che ci è stato rubato, per volgere le tue vittorie a nostro vantaggio."
―La Templare rivela ad Altaïr i piani di Roberto[src]
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Altaïr interroga la Templare.

Come ultimo passo per estirpare il disonore di cui si era gravato, Altaïr fu incaricato di uccidere Roberto di Sable, Gran Maestro dei Templari. Essendo Gerusalemme il luogo del suo primo scontro con lui, l'Assassino vi si recò ancora una volta, scoprendo da alcuni indagini svolte indipendentemente che Roberto avrebbe presenziato al funerale di Majd Addin nel distretto ricco, atto che Altaïr temeva come un tentativo di volgere contro la Confraternita un'alleanza tra crociati saraceni. Ottenute le informazioni necessarie a pianificare un omicidio, fece visita all'ufficio di Malik.[1]

A differenza delle volte precedenti, questi lo trattò degnamente e con rispetto; entrambi quindi si scusarono per i loro comportamenti passati e tornarono ad essere amici fraterni. Riconciliatosi con il rafiq e ottenuto il suo permesso di uccidere Roberto, si incamminò alla volta del cimitero. Tuttavia l'evento si rivelò una trappola organizzata da una Templare che si era travestita come Roberto e che rivelò ad Altaïr che il vero Gran Maestro era ad Arsuf per far alleare re Riccardo e Saladino, confermando dunque i sospetti di Altaïr. I nove infatti appartenevano ad entrambi gli schieramenti e ciò avrebbe reso la Confraternita un obiettivo comune. Altaïr quindi risparmiò la donna, in quanto ella non era il suo vero bersaglio.[1]

Tradimento di Rashid

"Che ne capisci tu di intrighi? Ti ha tradito ragazzo, proprio come ha fatto con me."
―Roberto rivela ad Altaïr il tradimento di Rashid[src]
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Altaïr uccide Roberto di Sable.

Tornato di corsa all'ufficio di Malik, Altaïr gli spiegò rapidamente la situazione, ordinandogli di avvisare il Mentore e di fare chiarezza sulla situazione, mentre lui si sarebbe diretto ad Arsuf. Giunto sul campo di battaglia, Altaïr si infiltrò nel fronte crociato, che vide pattugliato anche da alcune guardie saracene. Interpretò ciò come un segno che Roberto aveva già avviato le trattative tra Saladino e Riccardo; quando giunse al campo di quest'ultimo, venne accusato di voler attentare alla sua vita.[1]

L'Assassino tuttavia respinse ogni accusa, portandole invece sul presente Roberto di Sable. Per tutta risposta, il Templare disse al re di non credere alle parole di Altaïr e lo avvisò di come i membri della Confraternita manipolassero le menti. Indeciso su chi appoggiare, Riccardo affidò alle armi il destino dei due uomini. Altaïr dunque fu costretto ad affrontare Roberto, alla testa di un nutrito gruppo di cavalieri crociati. Riuscì a sconfiggere tutti i suoi assalitori, compreso il Gran Maestro; nelle sue ultime parole però, Roberto rivelò che Rashid intendeva usare la Mela dell'Eden per impossessarsi del sultanato di Siria e che aveva tradito gli Assassini mettendosi in combutta con i Templari.[1]

Rashid: Distruggere l'unica cosa in grado di fermare le crociate e portare la vera pace?! Giammai!
Altaïr: Allora lo farò io.
Rashid: Questo lo vedremo.
—L'ultimo dialogo tra Rashid ed Altaïr.[src]
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Altaïr uccide il Mentore Rashid.

Scioccato dalla rivelazione, Altaïr tornò di corsa a Masyaf per fare chiarezza sulla situazione. Tornato a casa, vide come il Mentore aveva usato il potere della Mela per ipnotizzare gli abitanti e i suoi confratelli, i quali lo attaccarono quando tentò di raggiungere il castello. Quindi Altaïr fu costretto ad uccidere gli Assassini che lo assalirono, ritrovandosi sopraffatto nonostante l'abilità con cui tenne loro testa. A salvarlo fu Malik alla testa di un gruppo di Assassini della gilda di Gerusalemme.[1]

Il rafiq dichiarò di essere venuto a sapere del tradimentto tramite il diario di Roberto di Sable. Questo diede ad Altaïr il tempo di raggiungere i giardini del castello, dove Rashid lo immobilizzò con i poteri della Mela rivelandogli che intendeva sfruttare il potere del manufatto per portare il mondo in un'illusione eterna fine a portare la vera pace. Detto questo, il corrotto Mentore sfidò un'ultima volta il suo diletto, venendo da lui ucciso nonostante il grande potere della Mela. Data l'estrema unzione a Rashid, Altaïr venne raggiunto da Malik, con cui visionò una mappa ricreata dalla Mela indicante la locazione degli altri manufatti.[1]

La ribellione

"Hai qualcosa da insegnarci? O ci condurrai tutti alla rovina?"
―Altaïr dopo aver sottratto la Mela ad Abbas[src]
La Veglia Del Mentore 14.png

Altaïr salva Abbas.

Subito dopo aver ucciso Rashid, Altaïr prese la Mela e la rinchiuse nel cassetto del suo studio; ordinò anche l'allestimento di una pira con cui cremare il corpo del defunto, in modo da accertarsi che non fosse un'altra illusione. La sua decisione era però contraria agli usi della Confraternita e pertanto incontrò però l'opposizione di Abbas Sofian, che lo accusò davanti aglia altri Assassini di farsi beffe del Credo e dei loro ideali.[2]

Dunque lo spinse da un dirupo facendolo atterrare nel mezzo di una rappresaglia tra gli Assassini fedeli ad Abbas e quelli fedeli a lui. Dopo aver disarmato tutti i suoi assalitori, Altaïr vide Abbas su una torre di guardia mentre stringeva la Mela, la quale tuttavia lo soggiogò mentalmente in quanto non era in grado di reggere un simile potere. Le fortissime onde d'urto generate dal manufatto fecero svenire tutti gli abitanti; solo Altaïr riuscì a resistere e ad arrampicarsi sulla torre di guardia. Strappata la Mela ad Abbas e bloccato il flusso di energia, Altaïr venne promosso e accettato come Mentore.[2]

Cambiamenti

"Abbiamo obblighi precisi verso il popolo, non verso i costumi passati. Se dovremo strisciare, strisceremo. Se dovremo avvelenare, allora useremo il veleno. [...] Non ci faremo gioco degli iniziati con menzogne, rendendoli stupidi a suon di parole. Saremo chiari e diretti. Sarà tutto nuovo..."
―Le prime decisioni di Altaïr come Mentore.[src]

Salito al soglio di Mentore carico della saggezza acquisita durante la caccia ai nove Templari, Altaïr decise di rivoluzionare completamente lo stile di vita della Confraternita. Introdusse pertanto il nuovo ideale del libero arbitrio come vera chiave da preservare per portare la vera pace nel mondo. Decise anche di passare dagli omicidi pubblici a quelli più silenziosi e discreti; introdusse anche il veleno come nuova componente dell'arsenale degli Assassini e modificò il meccanismo delle lame celate affinché l'amputazione di un dito non fosse più necessaria per utilizzarle.[5]

Lo stesso Altaïr infatti considerava il sacrificio dell'anulare destro come una falsa promessa del paradiso; della stessa arma modificò la formula di forgiatura, in modo da renderla più resistente. Infine vi aggiunse una placca metallica sul bracciale per deviare i colpi. Poi elesse Malik suo primo consigliere e con lui ideò tre nuove tecniche di assassinio: da nascondiglio, da sporgenza e in volo. Prese con sé anche la Mela dell'Eden, studiandone i poteri e le proprietà. Ogni progresso compiuto nell'analisi del manufatto o nella riorganizzazione della Confraternita, Altaïr lo annotava su un Codice.[5]

Liberazione di Cipro

Arrivo a Limassol

"Bene, ma che sorpresa, l'uomo che mi ha risparmiato la vita ma che l'ha privata di valore."
―Mari ad Altaïr durante il loro scontro.[src]
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Altaïr sconfigge Maria.

Un mese dopo la morte del Mentore Rashid la minaccia di un'altra crociata si profilava e Altaïr scoprì che i Templari, capeggiati dal nuovo Gran Maestro Armand Bouchart, avevano messo in sicurezza il porto di Acri per fuggire verso Cipro - isola che i cavalieri comprarono per pochi denari dall'imperatore bizantino Isacco II Angelo. Quindi decise di attaccare in massa il distretto portuale di Acri, scoprendo che a capitanare la messa in sicurezza del posto era la donna fintasi Roberto di Sable al funerale di Majd Addin.[6]

Dopo averla affrontata e sconfitta in combattimento, la donna rivelò di chiamarsi Maria Thorpe e che i Templari erano già partiti a bordo di una nave. Deciso a seguirli ed a distruggerli prima che potessero riprendersi dalla caduta in Siria e attaccare in forze la Confraternita, Altaïr lasciò temporaneamente il suo posto a Malik, imbarcandosi per l'isola con Maria presa in ostaggio. Prima della partenza un confratello gli consigliò di cercare un alleato della Confraternita noto come Alessandro una volta sbarcato sull'isola.[6]

Giunto nella capitale cipriota Limassol Altaïr si mise subito in contatto con Alessandro, che scoprì essere il capo della resistenza avversa allo stabilimento dei Templari a Cipro. Consegnata Maria in sua custodia, il Mentore venne subito informato come richiesto sul controllo che Bouchart esercitava sulla città: aveva occupato in breve il castello cittadino mettendovi a capo il confratello Federico il Rosso. Designato quest'ultimo come suo primo bersaglio, Altaïr ideò insieme ad Alessandro un piano per entrare nella fortezza.[6]

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Altaïr impala Federico il Rosso.

Uccidendo il capitano della guardia cittadina, l'Assassino permise ad Osman, una delle spie cipriote infiltrate tra i Templari, di essere promosso a nuovo capitano. Quest'ultimo gli fornì informazioni vaghe riguardo ad un archivio dei Templari nascosto da qualche parte a Cipro. Inoltre gli diede accesso al castello di Limassol, dove Altaïr uccise Federico il Rosso dopo una battaglia con lui e i suoi cavalieri. Dopodiché assistette ad un discorso pubblico di Bouchart, vedendo Osman ucciso da quest'ultimo per tradimento.[6]

Braccato

Barnaba: Tra di noi c'è un traditore, uno stimato mercante di nome Giona. Eliminalo e io terrò fede alla mia promessa.
Altaïr: Sarà fatto.
―Altaïr riceve l'incarico da Barnaba[src]
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Altaïr incontra Barnaba.

Subito dopo l'uccisione di Osman, Altaïr liberò Maria dalle galere di Bouchart, che l'aveva fatta imprigionare dopo che la ragazza era fuggita dai ciprioti chiedendo nuovo asilo ai Templari. Quindi la riportò dagli uomini di Alessandro, che si erano stabiliti in un nuovo covo vicino al porto - in quanto il loro precedente era stato incendiato dai Templari. Dunque scoprì che Bouchart si stava dirigendo verso Kyrenia; deciso a seguirlo, il Mentore si fece assicurare una cabina per lui e Maria sulla nave di un marinaio chiamato Pasha. Inoltre rubò ad un capitano pirata assoldato dai Templari il registro sulle loro reliquie.[6]

Dunque l'Assassino prelevò Maria e si imbarcò verso la città costiera a nord, ricevendo da Alessandro il consiglio di cercare il capo della resistenza locale Barnaba, una volta giunto in città. Sbarcato a Kyrenia, Altaïr affidò la sua prigioniera ai ciprioti di stanza al porto e si recò alla bottega di Barnaba per ottenere informazioni sull'attività dei Templari in città. Questi lo informò che Bouchart aveva occupato il castello di Buffavento e che aveva disseminato i suoi uomini in città. Dunque, in cambio di una via sicura per il castello, Barnaba chiese ad Altaïr di uccidere un mercante traditore della resistenza di nome Giona.[6]

Il Mentore svolse egregiamente l'incarico ricevuto, scoprendo che un nobile locale soprannominato Il Toro aveva messo una taglia sulla sua testa e su quella di Maria dopo aver saputo della morte di Federico il Rosso. Quindi Altaïr abbandonò la scena del crimine, salvando Maria da una banda di pirati che intendevano riscuotere il compenso della sua taglia. La ragazza per ricambiare gli rivelò il nome del Toro, Moloch. Quindi la condusse al rifugio di un capo cipriota chiamato Markos, tornando poi da Barnaba per fare rapporto. Quest'ultimo gli rivelò che alcuni fanatici di Giona si erano ribellati e stavano causando scompiglio.[6]

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Altaïr affronta i pirati intenti a riscuotere la taglia.

Temendo che i Templari sfruttassero l'occasione per scatenare una guerra civile votata alla sua cattura, Altaïr uccise tutti i fanataci del defunto mercante che si erano riuniti alla cattedrale di Kyrenia. Tornò quindi al covo di Markos, il quale aveva imprigionato Maria in una delle sue celle. Quando l'Assassino espresse volontariamente il suo obiettivo di uccidere Moloch, la Templare gli confessò che non sarebbe mai riuscito ad infiltrare a sua fortezza a Kantara. Ottenuta la posizione del suo bersaglio, Altaïr lasciò il covo incamminandosi per la fortezza.[6]

Attacco a Kantara

Altaïr: La tua tirannia è finita Moloch!
Moloch: Oh no! Continuerà dopo di me. Ma anche dopo di te è di Bouchart, sopravviverà a tutti noi.
―Le ultime parole di Moloch[src]
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Altaïr tenta di uccidere Moloch.

Giunto il momento di liberare Kyrenia dal giogo dei Templari, Altaïr si recò al castello di Kantara a est della città. Lì origliò alcuni civili in cerca di informazioni, scoprendo che Moloch passava la maggior parte del suo tempo alla sua cappella: lì compiva strani riti religiosi e talvolta iniziava qualche giovane cavaliere nel suo Ordine. Notando dunque la stretta sorveglianza del castello, il Mentore decise di infiltrarsi passando dai tetti; quindi giunse sopra quello della cappella.[6]

Quando vi entrò dentro, vide il suo bersaglio intento ad allestire dei braceri per uno dei suoi riti religiosi. Un primo tentativo di uccidere Moloch con un attacco a sorpresa andò però a vuoto, dato che accortosi di una presenza intrusiva, il Templare aveva respinto l'assalto con il guanto chiodato dell suo flagello. Costretto ad un arduo scontro, Altaïr uccise Moloch strangolandolo con la catena del suo stesso maglio. Il trambusto mise in allarme le guardie, che dopo aver costretto l'Assassino alla fuga, lo trassero in trappola su di una torre guandinga. Quest'ultimo dunque fuggì eseguendo un salto della fede al contrario.[6]

L'oracolo oscuro

"Sangue pagano, conosco il tuo nome, peccatore. Dio guidi i miei artigli, mi dia la forza di farti a pezzi!"
―Altaïr fronteggia l'oracolo oscuro[src]
Assalto II (porto di Kyrenia) 2.png

Altaïr libera i ciprioti catturati.

Fuggito dal castello di Kantara, Altaïr tornò al covo di Markos, che suo malgrado gli rivelò che durante la sua assenza i Templari avevano assediato il covo catturando Maria ed una legione di militi ciprioti. Così entrambi cercarono di capire come avesse fatto Bouchart a trovarli, concludendo infine come il Gran Maestro si avalesse dell'Oracolo Oscuro per avere informazioni sulla resistenza - ella era una vecchia nobildonna imprigionata dai Templari, un tempo patteggiante per i ciprioti. Ottenute tali informazioni, l'Assassino riferì a Markos a riguardo della strana attività di Barnaba in città.[6]

Il ragazzo tuttavia gli rivelò che il capo della resistenza di Kyrenia era già stato giustiziato da tempo; realizzando di essere stato ingannato dai Templari, Altaïr lasciò il covo e su richiesta di Markos si recò a liberare alcuni suoi soldati prossimi alla condanna a morte. Dunque liberò i ciprioti imprigionati sia alla piazza sia al porto, scoprendo da quest'ultimi che Maria era stata imprigionata a Buffavento dal principe Shalim: figlio di Moloch. Completato il suo incarico, il Mentore ricevette una via sicura per Buffavento, in modo da uccidere l'Oracolo Oscuro e recidere le fonti dei Templari.[6]

Alle porte della fortezza, eliminò l'avanguardia dei bastioni ed entrò dai cancelli principali. Infiltrandosi poi all'interno tramite una finestra, spiò Bouchart mentre rimproverava il principe Shalim per aver lasciato fuggire Maria cadendo nuovamente nel suo ben noto debole per le donne. Dunque li seguì fino alla cella dell'Oracolo Oscuro, e dopo che i due terminarono l'ennesimo interrogatorio, Altaïr vide Bouchart dare al principe un sacco da inviare ad Alessandro di Limassol. Ritrovatosi alla luce di un tradimento, l'Assassinò uccise la guardia di stanza nel corridoio e gli rubò la chiave.[6]

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Altaïr assassina l'Oracolo oscuro.

Dunque si infiltrò nella cella dell'oracolo. L'interno della cella si rivelò completamente buio, popolata da una strega sull'orlo del decadimento psicologico e dai suoi seguaci ormai completamente pazzi. L'Oracolo Oscuro riconobbe subito Altaïr, accusandolo di professare un Credo pagano. La situazione degenerò in un scontro, da cui il Mentore uscì vincitore: bloccò la donna con l'intento di interrogarla, ricevendo come risposta delle divagazioni contorte. Comprendendo lo stato cognitivo in cui ormai vigeva la donna, Altaïr la uccise e fuggì dal castello.[6]

Liberazione di Kyrenia

"Hai disonorato nostro padre, Assassino! Ma non farai lo stesso con la sua causa."
―Shalim e Shahar affrontano Altaïr[src]
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Altaïr salva un civile dalle guardie di Shalim.

Fuggito da castello di Buffavento, Altaïr tornò al covo della resistenza per fare rapporto a Markos. Questi si complimento per il successo ottenuto, consigliando al suo alleato di eliminare anche il principe Shalim: signore di Kyrenia in successione alla morte di Moloch, nonché braccio destro del Gran Maestro Bouchart. Sapendo che costui adorava dedicarsi ad una vita assai dissoluta, l'Assassino si recò nel distretto ricco per indagare sul suo conto. Per sua fortuna individuò proprio Shalim in compagnia di alcuni suoi soldati; il principe aveva appena consumato un'esperienza dentro ad un bordello, lasciando infine che i suoi uomini derubassero la popolazione a patto che gli portassero altre ragazze.[6]

Vedendo le ingiustizie subite dai civili, il Mentore uccise tutti gli scagnozzi del principe Templare si tornò da Markos, riferendogli le nuove informazioni raccolte pedinando Shalim. Seppure il cipriota fosse soddisfatto, Altaïr ritenne di dover indagare ulteriormente sul principe prima di poterlo uccidere. Pertanto venne indirizzato presso il vescovo confessore del Templare, che tuttavia morì per mano di un agente Templare mascherato subito dopo l'inizio del colloquio con l'Assassino. Altaïr cercò di raggiungere l'uccisore del sacerdote, che tuttavia fece rapidamente perdere le sue tracce. Dunque tornò da Markos a mani vuote, decidendo di recarsi con lui al porto. Lì il Mentore vide Maria addentrarsi in una carovana di concubine, che realizzò essere quella destinata a Shalim.[6]

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Altaïr uccide Shalim e Shahar.

Vedendo un'occasione di uccidere il principe, Altaïr pedinò la portantina fino al castello di Saint Hilarion. Appostatosi su un tetto, notò Maria scendere dal carro e sedurre una guardia per entrare. Aggirando dunque i bastioni del castello, l'Assassino riuscì a raggiungere il cortile, e dopo aver osservato una discussione tra Maria e Shalim, decise di rivelarsi ai presenti. Quando Altaïr fece per uccidere il suo bersaglio, scoprì che quello di fronte a lui era il gemello di Shalim, Shahar, il quale gli mostrò subito come suo fratello li avesse osservati da una balconata. Dopo averli affrontati e uccisi entrambi, Altaïr fuggì via.[6]

L'Archivio dei Templari

Altaïr: Tieniti per te questa lezione sula virtù, e muori consapevole del fatto che la Mela dell'Eden non cadrà in mani diverse dalle mie.
Bouchart: Tienitela stretta Altaïr, giungerai alle mie stesse conclusioni al momento giusto.
―Le ultime parole di Bouchart[src]
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Altaïr viene accusato di tradimento da Alessandro.

Uccisi i principi Templari, Altaïr fece ritorno al covo della resistenza informando Markos della totale liberazione di Kyrenia. Per ricambiare il suo operato, il giovane cipriota gli confidò che Bouchart e la sua flotta carica di manufatti era appena salpata per Limassol. Ormai convinto che l'archivio dei Templari si trovasse in quella città, il Mentore prese congedo da Markos e salpò nuovamente per la capitale di Cipro. Quando vi giunse rintracciò subito il nuovo covo di Alessandro, che tuttavia lo accusò di aver tradito la resistenza. A sua volta l'Assassino sottintese il reale tradimento del cipriota indicando l'involto che gli aveva inviato Bouchart.[6]

Alessandro non negò, rivelando che il pacco conteneva la testa mozzata del vero Barnaba; verificato ciò, l'Assassino lo informò della liberazione di Kyrenia, dell'esecuzione e sostituzione di Barnaba. Affranto il capo dei ciprioti rivelò a sua volta che Bouchart aveva piegato la città al suo volere, mettendo un capitano per ognuno dei suoi tre distretti. Ormai determinato ad uccidere il Gran Maestro, Altaïr uccise tutti e tre i capitani al soldo dei Templari, e interrogando poi altri militi al servizio di questi, scoprì che a permettere l'attracco di Bouchart al porto era stato un mercante noto come Demetrio. Il Mentore decise quindi di infiltrarsi nella sua residenza per interrogarlo.[6]

Il mercante venne tuttavia ucciso dallo stesso agente Templare mascherato incontrato a Kyrenia, che anche stavolta Altaïr non fu in grado di catturare. Avendo perso la pista che stava seguendo, fece ritorno al covo della resistenza, dove un biglietto lasciatogli da Alessandro lo invitava a recarsi presso il castello della città. Quando vi giunse però, Altaïr trovò solo il cadavere del suo alleato. Subito dopo avergli dato l'estrema unzione, l'Assassino si ritrovò faccia a faccia con l'agente Templare mascherato, che confessò anche di aver impersonato Barnaba a Kyrenia. Subito dopo, una folla inferocita sfondò i cancelli della fortezza.[6]

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Altaïr impala Bouchart.

L'agente gli rivelò infatti di aver aizzato il popolo contro di lui, accusandolo della morte di Alessandro. Il Mentore, non avendo scelta, utilizzò la sua Mela dell'Eden per calmare i civili. Mostrando il suo interesse verso il Frutto dell'Eden, l'agente dichiarò di volerlo prendere per il suo Gran Maestro, venendo però ucciso da Maria con un affondo alle spalle. La donna quindi condusse Altaïr all'Archivio dei Templari, nascosto sotto al castello di Limassol. Lì entrambi affrontarono Bouchart in un ultimo grande scontro, che vide il Gran Maestro impalato dalla spada dell'Assassino.[6]

Cambiare la Confraternita

Espansione

"Comprenderò questa Mela dell'Eden. Devo farlo... Che sia un'arma? Un registro? O magari entrambi, in qualche modo?"
―Altaïr riguardo ai suoi studi sulla Mela[src]

Con la morte di Bouchart, anche Cipro venne definitivamente liberata dal giogo dei Templari: il loro archivio venne ricostruito e occupato dalla Confraternita, che aveva anche stabilito un'amnistia con il neo sovrano dell'isola Amarilco II di Lusignano, re del feudo di Gerusalemme. Altaïr e Maria inoltre, si resero conto di provare un sentimento reciproco e quello stesso anno decisero di sposarsi. La cerimonia ebbe luogo a Limassol e venne ufficiata da Markos; i festeggiamenti durarono un intero giorno. Dopo il matrimonio i due tornarono a Masyaf, dove Altaïr riprese il suo titolo di guida degli Assassini.[5]

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Altaïr raggiunge Costantinopoli.

Decise quindi di proseguire nella sua opera di ampliamento dell'influenza della Confraternita, continuando inoltre, con il consenso di sua moglie, a studiare le proprietà della Mela. Da quel momento il Mentore passava la maggior parte delle giornate segregato nello suo studio, studiando con ossessione il manufatto. Nel fratemmpo gli Assassini avevano esteso la loro influenza lungo tutto il sultanato di Siria, arrivando anche ai confini dell'impero bizantino.[3] Nel 1195 Altaïr e Maria ebbero il loro primogenito, Darim.[2]

Due anni dopo viaggiarono insieme ad Acri, dove concepirono anche il loro secondogenito, che chiamarono Sef. Nel 1204 il Mentore decise di ampliare ulteriormente i confini della Confraternita, cercando di fondare una gilda a Costantinopoli - le ripercussioni politiche della quarta crociata ancora in atto sventarono però ogni suo tentativo. Deluso, fece ritorno a Masyaf e con Malik prese un'altra importante decisione: permisero ai giovani nati nella Confraternita di vivere insieme alle loro famiglie, nella convinzione che l'amore inducesse loro a compiere anche il sacrificio più grande pur di proteggere i loro cari.[5]

Grazie ai suoi studi della Mela inoltre, il Mentore scoprì che impiegando il manufatto a piccole dosi e una grande concentrazione, non si avevano ripercussioni negative sulla salute. Forte di questo segreto, decise di ideare una nuova, indistruttibile corazza per gli Assassini sfruttando il potere del Frutto dell'Eden: ne annotò la formula sul suo Codice, cancellandola subito dopo per timore che cadesse nelle mani sbagliate. L'unico esemplare dell'armatura venne segregato in luogo sicuro su suo ordine; poco tempo dopo ideò anche un primo disegno di pistola celata - la sua più potente espansione della lama celata.[5]

La Spada dell'Eden

"Una marea nera si alza da est, un'armata tanto grande e potente da far tremare la terra stessa. A guidarli è Temujin, meglio noto con il nome di Genghis Khan. Spazza le pianure come una furia, conquista e sottomette chiunque gli sbarri la strada. Qualunque motivo lo animi, deve essere fermato."
―Altaïr decide di partire per la Mongolia[src]

Intorno al 1217, Altaïr si accorse che i territori conquistati dalla Confraternita erano minacciati dalla continua espansione dell'esercito mongolo di Genghis Khan nei territori occidentali del Levante; il Mentore era a conoscenza della devastazione che l'armata del conquistatore si lasciava dietro man mano che avanzava e sapeva inoltre che l'arma prediletta dell'imperatore Khan era nientemeno che una spada dell'Eden - un manufatto della Prima Civilizzazione potente tanto quanto la sua Mela.[5]

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Altaïr in compagnia di Qulan Gal.

Dunque decise di partire per i territori mongoli, uccidere Genghis Khan e prendere la sua spada dell'Eden; ancora una volta lasciò a Malik la guida temporanea della Confraternita. Alla spedizione presero parte anche Maria e suo figlio Darim, con cui dieci anni dopo riuscì raggiunse la devastata città di Xing-gin. Lì entrarono in contatto con Qulan Gal, importante esponente del distaccamento di Assassini mongoli operante nei territori imperiali.[5] Con costui, si recarono presso l'accampamento del generale Jochi Khan - primogenito del Gran Khan eliminato da Darim.[7]

Solo dopo raggiunsero quello del conquistatore. Quindi mandarono Darim in avanscoperta, facendogli individuare la tenda di Khan. Dopo, il Mentore levantino e Gal procedettero ad infiltrarsi sfruttando l'abilità da balestriere di Darim come copertura; fallirono quando Altaïr attirò erroneamente l'attenzione di una sentinella che lo ferì ad una gamba. Il soldato venne tempestivamente ucciso da Gal, che riportò il suo confratello fuori dal campo. L'anziano Mentore incaricò quindi Darim di sostituirlo. La missione ebbe successo: Darim uccise l'imperatore mentre questi tentava la fuga e la squadra recuperò la sua spada.[3]

Esilio

Ritorno a Masyaf

Altaïr: Ce la fai a camminare, amico mio?
Malik: Per te posso camminare.
―Altaïr libera Malik dalle galere di Masyaf[src]

Dopo aver rubato la spada di Genghis Khan ed averla consegnata al ramo mongolo della Confraternita, Altaïr e Maria scelsero di soggiornare per un breve periodo nei territori imperiali, mentre Darim sarebbe tornato a Masyaf per continuare il suo addestramento. Circa un mese dopo, anche l'anziano Mentore decise di rientrare a casa e pertanto inviò un messaggio a Malik con l'ordine di posizionare il confratello Rauf alle porte del villaggio. Al suo arrivo però, Altaïr venne accolto da una giovane spia di nome Swami, che giustificò la sua presenza dichiarando il recente decesso di Rauf per la febbre. Seppur riluttante, decise di seguire il giovane Assassino.[3]

Mentre questi li conduceva verso il castello gli raccontò dell'incarcerazione di Malik per via dell'omicidio del suo secondogenito Sef e di come, in mancanza di una guida, la Confraternita aveva formato un consiglio il cui verdetto ricadde sull'elezione a Mentore di Abbas Sofian. Sconvolto dalle notizie, Altaïr chiese di poter parlare con il suo eterno rivale, il quale gli concesse udienza il giorno dopo. Altaïr fece richiesta di riavere il suo titolo in nome del Credo, ricevendo però un sarcastico rifiuto da parte del nuovo Mentore - egli sostenne che il Credo non valeva più nulla per gli Assassini.[3]

Tornatosene nei suoi alloggi, il deposto Mentore scelse, su suggerimento di Maria, di chiedere a Malik spiegazioni sugli avvenimenti degli ultimi anni. L'Assassino si infiltrò quindi nelle galere del castello, liberando il suo confratello ridotto ad uno stato di completa degenerazione. Portatolo di nascosto nei suoi alloggi, Altaïr gli chiese la verità sulla sua deposizione e sulla morte di suo figlio: durante la sua assenza, Abbas aveva ordinato a Swami di uccidere Sef e di nascondere l'arma del delitto sotto al letto di Malik, che venne ingiustamente accusato di tradimento. Quindi Abbas si era fatto eleggere Mentore da un consiglio formato dai più ingenui Assassini.[3]

Fuga in Persia

Maria: Frena il tuo desiderio di vendetta, Altaïr. Dì la verità, ed essi capiranno i loro errori.
Altaïr: Ha giustiziato nostro figlio minore, Maria! Merita di morire!
―Altaïr e Maria discutono dopo aver appreso del tradimento di Abbas[src]
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Altaïr e Maria parlano della morte del figlio Sef.

Venuto a conoscenza del reale svolgersi del golpe di Abbas, e di come questi aveva corrotto la Confraternita perdendo tutto ciò che avevano conquistato, Altaïr chiese una nuova udienza ad Abbas programmando di ucciderlo e vendicare la morte di suo figlio Sef. Scrisse inoltre una lettera a Darim, raccontandogli quanto appreso da Malik. Il giorno dell'incontro però, Maria lo dissuase della sua vendetta facendogli notare come essa non fosse un mezzo onorevole per riacquistare il suo titolo di Mentore.[2]

Quindi si recarono assieme dal Mentore corrotto. Non appena li vide, questi fece consegnare loro un sacco di iuta contenente la testa di Malik appena mozzata da Swami. A quel punto Abbas fece richiesta ad Altaïr di cedergli la Mela dell'Eden in cambio del referto sulla condanna a morte del suo secondogenito. L'anziano Assassino accettò porgendo il manufatto, che Swami fu incaricato di prendere. Ma mentre la spia si accingeva a coglierlo, rivelò che prima di uccidere Sef gli disse che era stato lo stesso Altaïr ad ordinarlo, facendogli credere che suo padre lo avesse tradito.[2]

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Altaïr e Darim, inseguiti da Abbas, fuggono dal villaggio.

Accecato dalla furia, il deposto Mentore utilizzò la Mela per prendere il controllo della mente di Swami ed indurlo al suicidio. Sfortunatamente, Maria si frappose tra i due, permettendo al più giovane di riprendersi ed infilzarle l'addome con la sua daga. Fulmineamente, Altaïr rispose penetrando la gola di Swami con la sua lama celata; dato l'ultimo, struggente addio al suo amore perduto, Altaïr fuggì dagli Assassini che si erano mobilitati per ucciderlo. Si ricongiunse infine a suo figlio Darim, rubando con lui due cavalli e fuggendo verso i confini persiani dell'impero mongolo.[2]

Permanenza ad Alamut

Decisi a raggiungere i confini occidentali della Persia, Altaïr e Darim presero con loro anche la moglie i figli di Sef; insieme conseguirono sei mesi di viaggio fino a raggiungere Alamut - una vecchia fortezza della Confraternita perduta dopo un assedio mongolo non adeguatamente affrontato. Trovato un alloggio stabile, Altaïr, affranto e depresso per la morte di Maria e la sua incapacità nel reclamare il titolo di Mentore, decise di lasciarsi tutto alle spalle e di dedicare anima e corpo nei suoi studi della Mela dell'Eden. Passati un paio di anni, la moglie e i figli di Sef decisero di andare ad Alessandria.[3]

Lì i nipoti di Altaïr sarebbero divenuti importanti membri del ramo egiziano della Confraternita; anche Darim ben presto decise di viaggiare in Europa per fornire supporto ai rami dei regni che lì si erano eradicati. Rimasto solo, il deposto Mentore ampliò grazie alla Mela le sue conoscenze di medicina, spionaggio e pianificazione. Venne inoltre a sapere che sotto al castello della principessa di Alamut, si ergeva un tempietto della Prima Civilizzazione. Avventurandosi al suo interno, Altaïr rivenne sei sigilli della memoria: Frutti dell'Eden capaci di registrare le memorie. Ne utilizzò solo cinque, incidendovi i ricordi più significativi della sua vita.[3]

Il ritorno del Mentore

Altaïr: Ma non era un codardo, Abbas. Riscattò il proprio onore.
Abbas: Spero ci sia un'altra vita dopo questa. Così lo rivedrò, e saprò la verità sui suoi ultimi giorni. E quando verrà la tua ora, noi ti troveremo, e allora non ci saranno più dubbi.
―Le ultime parole di Abbas[src]
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Altaïr raduna gli Assassini a lui fedeli.

Per oltre vent'anni Altaïr rimase ad Alamut a studiare la Mela, abbandonandola soltanto in seguito alla decisione di continuare personalmente la diffusione del Credo nei territori medio orientali, in un piccolo tentativo di ricostruire la Confraternita distrutta da Abbas. Errò per diverso tempo in numerose città, fondando piccole gilde di Assassini e continuando nel frattempo le sue analisi sul manufatto, che alla fine padroneggiò quasi completamente. Una notte del 1247 si accampò accanto ad un pozzo sotto al castello di Masyaf, venendo svegliato il giorno dopo da un mercante di nome Mukhlis.[3]

Con quest'ultimo uccise una banda di barbari capitanata da un tale di nome Bayhas, il quale intendeva derubarli. Tuttavia l'anzianità del Mentore comportò anche numerose ferite e una grande fatica nel sostenere lo scontro; alla fine svenne per via di un'insolazione. Si riprese dopo tre giorni grazie alle cure di Aalia, la moglie di Mukhlis, il quale lo informò dello stato brado della Confraternita e lo pregò di tornare a guidare gli Assassini, che invece di proteggere il popolo, avevano iniziato ad abusarne, permettendo inoltre ai briganti di scorrazzare nel loro territorio.[3]

Stanco del suo esilio volontario e di vedere i suoi Assassini alla mercé della corruzione, il mattino dopo Altaïr si mise in cammino verso il castello di Masyaf, raggiungendolo solo verso la sera.[3] Alle porte del villaggio trovò un piccolo gruppo di Assassini contrari ai dogmi di Abbas, i quali una volta riconosciuto il loro vero Mentore, permisero ad Altaïr di entrare al villaggio e radunare gli Assassini a lui fedeli. Da lì Altaïr diede vita ad un massiccio attacco al castello, sopprimendo velocemente tutti gli Assassini fedeli ad Abbas.[2]

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Altaïr parla l'ultima volta con Abbas.

Uccise anche tre dei suoi capitani, risparmiandone però un quarto che aveva dimostrato di vivere ancora secondo il Credo e gli aveva aperto i cancelli del castello. Accolto con gioia dagli Assassini nei giardini inferiori, neutralizzò gli ultimi confratelli infedeli e si ritrovò faccia a faccia con Abbas. Quindi dopo un breve dialogo, lo uccise con la sua pistola celata. Nei suoi ultimi momenti, Altaïr narrò ancora una volta ad Abbas del suicidio di suo padre, descrivendolo come un uomo che aveva riscattato l'onore perduto. Ostinato a non credere, Abbas esalò il suo ultimo respiro e morì.[2]

Ultimi anni e morte

"È giunta la mia ora. Non passa momento senza che pensi a questo, temendo la mia sorte. So che il mio corpo si decomporrà e tornerà alla terra. Ma la mia anima? La mia identità? Cosa resterà di me? Temo che svanirà tutto, che non ci sia un aldilà, né che ci si possa reincarnare. Semplicemente è finita. Per sempre."
―Altaïr nell'ultima pagina del suo Codice[src]

Riconquistato il suo titolo di Mentore, Altaïr mobilitò i suoi confratelli in tutta la Terra Santa per ricostruire la Confraternita. Tuttavia pochi giorni dopo la morte di Abbas, un'armata di barbari capitanata da un generale noto come Fahad - padre di Bayhas - tentò di cingere d'assedio il castello di Masyaf. Conscio che gli Assassini non erano ancora pronti a respingere un tale assalto, il Mentore tentò un negoziato. Dopo aver esposto al comandante barbaro le azioni immorali di suo figlio, lo convinse a non assediare la cittadella ed a lasciare la valle in cerca di maggior fortuna.[3]

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Altaïr affida il Codice a Niccolò Polo.

Sollevato dall'esito della trattativa, Altaïr tornò a guidare gli Assassini nella loro ripresa; nel giro di pochi anni riacquistarono l'influenza perduta, estendendosi fino al confine bizantino e riconquistando persino l'Archivio Templare di Cipro. Poi Darim tornò a Masyaf per aiutare suo padre nella gestione della Confraternita; Altaïr nel frattempo aveva scritto innumerevoli libri su ciò che aveva appreso studiando la Mela. Decise infine di racchiudere tutto il suo sapere in un solo luogo.[3]

Difatti nei sotterranei del castello fece costruire una biblioteca, la quale aveva anche la funzione di cripta per custodire la sua Mela dell'Eden. Ne progettò personalmente i cancelli, realizzandoli con un materiale indurito grazie al potere della Mela. Inoltre ideò l'apertura della biblioteca in modo che i cancelli potessero sollevarsi soltanto riunendo cinque dei suoi sigilli della memoria nella costellazione dell'aquila, disegnata insieme ad altre tre sulla porta. Nel 1257 giunsero a Masyaf gli esploratori italiani Niccolò e Maffeo Polo, su invito di Darim.[2]

Al primo dei due fratelli, Altaïr narrò la sua storia; Niccolò fu talmente appassionato dalla vita del Mentore levantino da scrivere una sua biografia intitolata La Crociata Segreta. Alla fine entrambi gli esploratori italiani entrarono a far parte della Confraternita, addestrati personalmente da Altaïr. Lo stesso anno del loro arrivo, Niccolò e Maffeo decisero di partire per Costantinopoli con lo scopo di fondare un nuovo ramo degli Assassini, per poi tornare a Venezia e fare lo stesso. Il Mentore fornì loro dei cavalli e delle scorte per il viaggio, decidendo di donare il suo Codice a Niccolò.[2]

Tuttavia mentre i due si accingevano a partire, Altaïr venne avvisato che un'avanguardia di mongoli guidati da Hülegü Khan era riuscita ad entrare al villaggio.[7] Quindi fu costretto a respingere personalmente la prima fase dell'assedio sfruttando il potere della Mela; nonostante l'intoppo entrambi i Polo riuscirono a fuggire prima del contrattaco mongolo - poco prima che partissero Altaïr donò loro anche le cinque chavi della sua biblioteca.[2] Quando però comprese che il generale Khan era in possesso della spada dell'Eden di suo nonno[7], capì che Masyaf non avrebbe resistito.[2]

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Gli ultimi momenti di Altaïr.

Pertanto ordinò l'immediata evacuazione del castello e della cittadella, incaricando i suoi confratelli di viaggiare nel mondo e completare la diffusione del Credo da lui iniziata. Quindi diede l'ultimo saluto a suo figlio Darim, e ormai prossimo al decesso si rinchiuse dentro la sua biblioteca. Lì pose la Mela dell'Eden su un piedistallo che aveva fatto costruire appositamente e si sedette sulla sua sedia. Dunque estrasse il sesto e ultimo sigillo della memoria trovato ad Alamut, e dopo avervi inciso i suoi ultimi istanti, Altaïr Ibn-La'Ahad esalò l'ultimo respiro e morì.[2]

Eredità

"Altaïr Ibn La'Ahad. Ci ha riunito, poi ci ha reso liberi."
―Ezio Auditore descrive le gesta di Altaïr[src]

Considerato un leggendario ed eroico Mentore, probabilmente Altaïr si rivelò essere l'Assassino più importante della storia: fu lui ad iniziare e a concludere l'espansione a livello globale della Confraternita, indirizzandola verso lo scopo di preservare la libertà umana per forgiare la pace secondo dettami di uguaglianza e fratellanza. Fu anche lui a studiare ed a rivoluzionare completamente gli usi ed i costumi dei suoi confratelli, che nel corso della storia mutarono leggermente sino a formare la Confraternita moderna.[5] È importante notare come nonostante il passare dei secoli, il suo nome venne sempre rammentato dai Maestri Assassini ai loro discepoli.[8]

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La mappa nascosta dal Codice di Altaïr.

Il suo famoso Codice passò negli anni in mano a persone di grande influenza, sia membri della Confraternita che non. Dopo i fratelli Polo infatti entrò in possesso dell'imperatore cinese Kublai Khan, che successivamente lo donò al giovane Assassino italiano Marco Polo. Durante i suoi ultimi anni questi lo passò al confratello Dante Alighieri per studiarlo, giacché Altaïr aveva utilizzato una particolare cifratura segreta per scrivere il tomo.[5]

Dante lo passò a sua volta al giovane apprendista Domenico Auditore, che durante un'incursione pirata alla sua nave decise di separare le sue pagine e di spargerle tra le sue casse di merce. Successivamente Domenico si trasferì a Monteriggioni, dove costruì un santuario in cui era presente una grande statua di Altaïr. Dietro questa vi era l'unico esemplare di armatura costruita con la Mela dell'Eden, ottenuta in circostanteze misteriose dall'Assassino italiano. I discendenti di Domenico, ed in particolare Mario, Giovanni ed Ezio Auditore passarono molti decadi a cercare di ricomporre il Codice del Mentore siriano; Ezio ci riuscì nel 1499.[5]

In particolare il giovane Assassino italiano aveva scoperto che Altaïr aveva scritto le pagine del tomo in modo che, posizionate in una certa sequenza e reagendo con una Mela dell'Eden, mostrassero una mappa del mondo con la posizione di vari templi della Prima Civilizzazione.[5] Qualche anno dopo Ezio divenne il Mentore degli Assassini italiani, scrivendo come Altaïr, la storia della Confraternita.[9] In particolare nel 1510 l'Auditore trovò una lettera scritta da suo padre Giovanni, in cui si accennava alla leggendaria biblioteca di Altaïr. Dunque il Mentore italiano decise di avventurarsi in Medio Oriente, riuscendo a radunare nel giro di tre anni a radunare le cinque chiavi di Masyaf che i Polo avevano nascosto a Costantinopoli.[2]

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Ezio ritrova le spoglie di Altaïr.

Con queste in suo possesso riuscì ad aprire la biblioteca di Altaïr, trovando e dando l'estrema unzione alle spoglie del leggendario Mentore levantino. Ezio provò anche ad impossessarsi della Mela dell'Eden nascosta nella cripta, ritendo però una scelta più saggia lasciarla lì dov'era.[2] Il grande Auditore si rivelò quindi Il Profeta che la Mela aveva indicato ad Altaïr durante il suo esilio ad Alamut, colui che avrebbe dovuto fungere da tramite per un importantissimo messaggio da passare attraverso i secoli.[3]

Sempre nel corso del rinascimento visse anche Iskender, discendente di Altaïr e Mentore del ramo egiziano con base a Il Cairo.[2] Nei secoli successivi molti ricordi di Altaïr furono rivissuti dal discendente Desmond Miles attraverso la tecnologia Animus delle Abstergo Industries - multinazionale farmaceutica gestita dai Templari.[1][6][5] In particolare durante l'ottobre 2012 Desmond cercò di raggiungere il giunto sincronico con Altaïr, suo antenato da parte materna, e con Ezio Auditore, suo antenato da lato paterno.[2]

Alla fine vi riuscì quando rivisse il momento in cui Ezio ritrovò le spoglie di Altaïr nella sua biblioteca; alla fine venne catapultato nel Nexus, dove dopo un incontro con Giove, venne risvegliato dal coma in cui era caduto riportato nel suo corpo.[2] Desmond però morì il 21 dicembre 2012[10] e il suo corpo venne recuperato dai Templari. Il materiale genetico del ragazzo venne portato alla Abstergo Entertainment di Montréal, dove gli sviluppatori analizzarono la vita di Altaïr con l'intento di realizzarci dei prodotto ludici. Tuttavia venne subito scartato perché definito un rinnegato freddo e calcolatore.[11] Nel 2014 un episodio della sua vita venne riprogrammato con il titolo Omicidio nel Levante per il lancio del sistema Helix.[8]

Caratteristiche e personalità

Malik: Non accetto le tue scuse.
Altaïr: Comprendo.
Malik: No, non comprendi. Non accetto le tue scuse perché tu non sei più l'uomo che venne con me nel Tempio di Salomone.
—Malik mostra ad Altaïr il suo cambiamento[src]
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Altaïr accetta con umiltà la promozione a Maestro Assassino.

Cresciuto secondo le severe regole della Confraternita e orfano di entrambi i genitori, Altaïr in gioventù si dimostrò un ragazzo molto diligente, ambizioso e umile. Non soffrì mai particolarmente della mancanza dei genitori, ritrovando una figura paterna nel Mentore Rashid -anche se il ragazzo definiva il suo amore per lui debole e disonesto. Promosso ad uno dei ranghi più prestigiosi ad appena vent'anni, Altaïr divenne presto uno degli Assassini più rispettati e temuti della Confraternita, seppur continuasse a mantenere un comportamento molto umile e rispettoso verso i suoi confratelli.

Ma ben presto cambiò radicalmente, giacché la morte di Adha, il fallimento del suo recupero e l'esplodere del suo grande desiderio di vendetta lo fecero chiudere in se stesso. Da quel momento Altaïr sviluppò un grande egocentrismo, adornandolo con un carattere ribelle, esuberante, pretenzioso, caparbio e irrispettoso verso il Credo; durante il recupero della Mela alla rovine di Salomone ritenne addirittura che le sue metodologie fossero superiori alle tradizioni della Confraternita. Ciò fu causa del suo degradamento al rango di novizio, nonché di uno dei suoi più grandi fallimenti.

Inviato ad uccidere nove Templari come occasione di riscatto, Altaïr maturò considerevolmente il suo carattere, condizionato dai pensieri e dalle teorie che le ultime parole di ciascuna delle sue vittime gli infondevano in mente. Imparò a controllare il suo ego e la sua arroganza, tornando ad essere l'Assassino umile e pacato di un tempo. Divenne anche molto saggio, caratteristica che gli concesse di occupare de facto il posto di Mentore. Salito a capo della Confraternita fece di tutto per modificarne la struttura, trasmettendo il Credo non solo come una filosofia ma anche come uno stile di vita.

La sua naturale predisposizione al comando fece sì che riuscisse a garantire agli Assassini un posto nel mondo, tanto che fu lui a gettare le basi per la moderna Confraternita. Guidato da forti desideri di pace e libertà, ma anche da un'insaziabile sete di conoscenza e cultura, Altaïr dedicò quasi metà della sua vita a comprendere la natura della Mela dell'Eden. Anche se in età avanzata riuscì ad ottenere una padronanza straordinaria sui poteri del manufatto, col tempo iniziò ad odiarlo - la Mela era infatti stata la causa principale della morte di sua moglie Maria e del suo esilio da Masyaf.

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Un furente Altaïr tenta di indurre Swami al suicidio.

Tentò molte di sbarazzarsene, contrastato però dal forte desiderio di studiarla ancora e saziare la sua sete di conoscenza. Quantunque però fosse una persona gentile, dal cuore nobile e dotata di un forte autocontrollo, in molte occasioni si abbandonò ad istinti vendicativi o ad omicidi senza scrupoli: non esitò ad esempio ad usare la Mela per costringere Swami a suicidarsi o ad uccidere Abbas nonostante la loro vecchia amicizia. Risalito al rango di Mentore, Altaïr si lasciò alle spalle gli anni di dolore vissuti, vivendo i suoi ultimi giorni nella felicità di vedere la Confraternita progredire in tutto il mondo.

Equipaggiamento ed abilità

Rashid: Pare che dovrò trovare un altro. Peccato. Avevi mostrato un grande potenziale.
Altaïr: Credo che se ce ne fosse un altro lo avreste impiegato da tempo.
―Rashid commenta le abilità di Altaïr[src]
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Altaïr esegue un salto della fede.

Cresciuto nella Confraternita e rivestito del rango più prestigioso che si potesse desiderare, nel corso della sua vita Altaïr si rivelò essere un sicario formidabile. Temprato da anni e anni di allenamento, dimostrava una grande padronanza delle tecniche di corsa acrobatica caratteristiche degli Assassini, riuscendo a scalare senza fatica minareti delle grandi moschee musulmane o le roccaforti dell'esercito cristiano. Oltre ad una fluida e allenata capacità di correre da un tetto all'altro, si dimostrò capace di superare senza difficoltà qualsiasi ostacolo gli si parasse davanti.

Come tutti gli Assassini era anche abilitato ad eseguire il caratteristico movimento ascensionale noto come salto della fede; Altaïr fu anche l'unico Assassino conosciuto ad utilizzarne una variante inversa. Anche in termini di combattimento si rivelò un temibile ed ostico avversario, rivelandosi capace di tenere testa anche a più avversari contemporaneamente ed eliminarli senza difficoltà. Come tutti i suoi confratelli vissuti nel medioevo, il suo equipaggiamento era composto dalla lama celata, una spada, una daga e circa quindici pugnali da lancio. Durante la ricerca del Calice utilizzava anche un rampino e prototipi primordiali di bombe. In seguito ai suoi studi della Mela, aggiunse anche una seconda lama celata, una lama avvelenata e la pistola celata.

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Altaïr combatte contro i Templari.

Il suo stile di combattimento era principalmente votato allo sviluppo di contrattacchi letali, anche se utilizzava molto spesso attacchi da sfondamento o schivate per sorprendere il nemico. In qualità di membro della Confraternita era anche addestrato in scassinamenti, furti, ricognizioni e qualsiasi cosa potesse tornargli utile nel completamento di una missione. La sua abilità più straordinaria risiedeva però nell'occhio dell'aquila: un extrasenso che gli permetteva di cogliere ogni dettaglio del mondo circostante.

Vita sentimentale

"Trent'anni fa lasciai che la passione avesse la meglio. E la ferita che ne derivò non s'è ancora sanata."
―Altaïr parla a Maria della sua vendetta per Adha[src]

Nonostante avesse una personalità fredda e autoritaria, nonché conducesse una vita totalmente dedita alla Confraternita, Altaïr cadde in amore per ben due volte. La prima con Adha, l'artefatto di cui gli venne commissionato il recupero durante l'avvento della terza crociata. Già prima del salvataggio di Gerusalemme, Altaïr rivelò di aver avuto a che fare con lei durante uno dei suoi incarichi passati. L'Assassino credeva che il loro rapporto si limitasse ad una semplice, rendendosi conto di amarla veramente soltanto quando la donna morì sotto i suoi occhi.

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Altaïr e Maria condividono un momento romantico.

Pertanto si dedicò per mesi alla ricerca dei responsabili, non provando però alcune soddisfazione nel saziare la sua sete di vendetta. Come scrisse nel suo Codice anni dopo, si ripromise di non perseguire più avventure sentimentali e di dedicarsi unicamente alla Confraternita. Tale promessa venne però a mancare dopo l'esperienza vissuta a Cipro insieme a Maria. Infatti, nonostante fossero un Assassino e una Templare e avessero inizialmente un rapporto molto ostico, alla fine capirono di amarsi l'un l'altra e si sposarono. Negli anni seguenti ebbero anche due figli, Darim e Sef; Altaïr soffrì per molti anni a causa della morte della sua consorte.

Omicidi commessi

Curiosità

  • Come Desmond ed Ezio, anche Altaïr possiede una cicatrice sul labbro destro; si presume che se lo sia procurato durante un allenamento oppure nel momento in cui Abbas, da giovane lo attaccò con una spada.
    • La sua voce americana in Assassin's Creed è completamente diversa da tutte le altre, ed è stato fatto intenzionalmente. La ragione di ciò non è stata affermata da Ubisoft.
  • La connessione tra Altaïr e le aquile non è affatto casuale. Lui prende il nome dalla stella più brillante della costellazione Aquila: Altaïr per l'appunto.
    • Aquila, tradotta in latino, si collega al nome di Ezio.
  • In Assassin's Creed: The Fall, quando esplode il Bastone dell'Eden, Nikolai Orelov nella sua visione vede anche una Mela dell'Eden sulla quale si distingue il riflesso di Altaïr.[12]
  • Ci sono diverse pronunce per il nome "Altaïr". In arabo, suona per lo più come 'Al-tha-ir' o 'Al-tha-ir', con una pronuncia sottile della 'r' nel retro del nome. Inversamente, Desmond pronuncia il nome di 'Al-ta-ïr' con la "t" ed una "r" più marcata.
  • Il costume di Altaïr può essere sbloccato in Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, semplicemente inserendo la password corretta nella schermata Extra. Può anche essere sbloccato per Prince of Persia. Gli utenti devono registrarsi presso il sito web di Ubisoft e quindi collegare l'account sul Gametarg Xbox 360 o su PSN.
  • Gli abiti di Altaïr sono disponibili per Uplay sia per Assassin's Creed II (per 30 unità) e per Assassin's Creed: Brotherhood (per 20 unità).
    • L'anulare di Ezio sparirà quando questo abito viene indossato, poiché viene dai ricordi originali di Altaïr, ed è lo stesso che viene usato nel ricordo represso in cui Altaïr insegue Maria a San Giovanni d'Acri durante Assassin's Creed II.
    • Nonostante il dito mozzato, la faccia di Ezio rimane la stessa. Tuttavia, se quest'ultimo ha la barba, essa sparirà.
    • Se, in Assassin's Creed II, si va fuori dai limiti cadendo in acqua, prima di perdere la sincronizzazione, si rimarrà a galla. Ciò è spiegato da Rebecca, che invia a Lucy il manuale dell'Animus 2.0, dove spiega che ha risolto il problema del fatto che non si possa nuotare.
  • Neca ha creato una action figure di Altaïr, articolata e dettagliata.
  • In Assassin's Creed: Revelations si possono sbloccare le vesti di Altair giovane pre-ordinando il gioco o acquistando il DLC L'Archivio Perduto, e quelle di Altaïr anziano completando la Sequenza 8 con il 100% di sincronizzazione.
    • In Assassin's Creed: Revelations, diversamente dagli altri giochi della serie, se si indossano le vesti di Altair la faccia di Ezio rimarrà invariata.
  • Nel trailer di Assassin's Creed, Altair è equipaggiato con una balestra, ma essa non si può usare nel gioco.
  • In Assassin's Creed III è possibile ottenre la veste di Altaïr, a condizione che la trama principale venga completata al 100% di sincronizzazione.

Galleria

Note

Inoltre su Fandom

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