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Assassini egiziani

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Gli Assassini egiziani erano il ramo di Assassini operante in Egitto. Occuparono un ruolo fondamentale nella custodia dello Scettro di Aset, un Frutto dell'Eden.

Storia

Origini

Le origini degli Assassini egiziani sono pressoché sconosciute, ma molto probabilmente vi si insediarono in un periodo antecedente al I secolo a.C. In questo periodo, tra i loro principali bersagli vi era la regina Cleopatra, salita al potere grazie ai suoi alleati Templari. La regina morì il 12 agosto del 30 a.C. avvelenata da una vipera dell'Assassina Amunet.[1]

Molti secoli dopo, Darim Ibn-La'Ahad, figlio del Mentore del ramo levantino Altaïr Ibn-La'Ahad, si trasferì con la sua famiglia ad Alessandria unendosi alla confraternita egiziana. I discendenti del fratello di Darim, Sef, divennero membri influenti di questo ramo.[2][3]

Dinastia Bahri

Caccia allo scettro

Numa al Tempio di Philae.png

Numa e l'Assassino analizzano i geroglifici.

Dal XIV secolo gli Assassini egiziani iniziarono ad appoggiare i ribelli mamelucchi, svolgendo un ruolo fondamentale nella caduta del sultanato degli Ayyubid, segretamente gestito dai Templari. Durante questo periodo scoprirono anche l'esistenza dello Scettro di Aset, un manufatto risalente alla Prima Civilizzazione. Incaricati di compiere ricerche in merito, furono Numa Al'Khamsin e il suo apprendista Ali Al-Ghrabe.

I due vennero convocati nel 1340 da un anziano confratello custode del Tempio di Philae. Giunti lì, gli vennero mostrati gli antichi geroglifici e le opere ritraenti lo scettro, descritto come un potente e antico artefatto in grado di manipolare le menti degli uomini. Come primo luogo in cui iniziare le ricerche, i due vennero spediti a depe

, dove era avvenuto il furto del manufatto.
Gli venne anche donato un indizio, che risolto insieme ad Ali, si rivelò l'emblema dei Templari. I due vi giunsero dopo due giorni di navigazione attraverso il Nilo, e per iniziare Numa si recò ad un Hammam in cerca di informazioni.

Monitorando i Templari

Fingendosi un soldato del sultano, rivelò ad un gruppo di mercanti delle informazioni false: il sultano aveva ingannato i ladri facendo rubare loro una copia del manufatto. A quel punto un uomo chiamato Hasdin Al-Bellal si allontanò sospetto; seguendolo, Numa giunse alla dimora di Bachir Al-Djallil. Tornato alla sua barca, l'Assassino incaricò il suo apprendista di recuperare informazioni su Al-Djallil.

El Cakr assassina Bachir.png

Numa attacca Al-Djallil.

Il giovane adepto tornò il giorno dopo, esponendo al suo maestro quanto appreso durante le sue indagini: Bachir Al-Djallil era un ricco mercante di seta con a carico molti reati rimasti impuntiti, restio riguardo all'uscita dalla sua dimora. Da diverso tempo inoltre stava ammettendo in casa solo uomini non appartenenti alla guardia del sultano.

Alle prime luci della mattina, Numa si infiltrò nella dimora del ricco mercante e una volta neutralizzato il servo del suo bersaglio, Izmir, si recò nelle stanze da notte. Lì trovò il suo bersaglio, e legandolo ad una sedia lo minacciò di infliggergli atroci torture con la sua lama celata. Impaurito, Al-Djallil rivelò al suo inquisitore che i Templari nascondevano lo Scettro di Aset nelle rovine di Karnak. Scoperto ciò Numa uccise il mercante.

Scomparsa dello scettro

Ucciso Al-Djallil, Numa tornò dal suo apprendista, mettendosi in viaggio per Karnak il giorno stesso. Durante il tragitto, i due Assassini discussero spesso del recente assassinio del sultano mamelucco e del ruolo che stavano giocando contro i Templari in questo improvviso cambio di potere. Giunsero a Karnak in una notte del 1341, sbarcando vicino al Tempio di Amon. Stabilito il luogo in cui accamparsi, i due iniziarono un giro di perlustrazione attorno al villaggio, quando Ali notò degli uomini con degli scudi crociati sulla schiena.

Numa affronta i Templari.jpg

Numa affronta i Templari a Karnak.

Quindi Numa elaborò un piano, secondo cui Ali le avrebbe distratte con un apparente incendio, mentre lui avrebbe cercato indisturbato lo Scettro. Tuttavia i Templari riuscirono a scoprire l'Assassino mentre si infliltrava nelle rovine, e pertanto Numa venne costretto al combattimento. Mentre il suo maestro affrontava i Templari, Ali rovistò tra il cadavere di un cavaliere, recuperando dalle sue bisacce l'Ankh e credendo che fosse lo Scettro, ordinò a Numa la ritirata. Così i due Assassini fuggirono da Karnak con il Frutto dell'Eden.

Due giorni dopo, Numa raggiunse l'alto consiglio mamelucco ad Il Cairo, informandolo di aver recuperato lo Scettro. I funzionari del sultano gli ordinarono di consegnarlo immediatamente, ma l'Assassino rispose che sarebbe rimasto in mano della sua Confraternita sinché non ci fosse stato un nuovo erede al trono a cui affidarlo. Giudicando la risposta di El Cakr come un atto di tradimento, il consiglio mamelucco lo fece rinchiudere in prigione. Numa condivise la cella con Leila, agente Templare e sicario del sultano Al-Nasir Muhammad. I due collaborarono durante la fuga e dopo aver passato la notte insieme, si separarono. Pochi giorno, Numa raggiunse Ali al Tempio di Edfu, dove questi era riuscito a trovare lo Scettro di Aset, stranamente incustodito dai Templari.

Ma arrivato lì, trovò il suo apprendista con svariate ferite. Nonostante questi tentò di sviare il suo maestro dalla verità, alla fine rivelò di essere stato torturato e che i Templari gli avevano teso un'imboscata organizzata da Leila. Questa uccise Numa, ma risparmiò Ali. In preda alla rabbia, il giovane Assassino tentò di scappare con lo scettro, che aveva messo di nascosto tra le sue bende. Però fu costretto a gettarlo in un burrone, per impedire che i Templari lo trovassero con lui una volta scoperto l'inganno. Ali morì poco dopo per intossicazione alimentare; il destino dello scettro rimane sconosciuto.

Rinascimento e XVIII secolo

Nel XVI secolo, un Assassino di nome Iskender salì al rango di Mentore del ramo egiziano; quest'ultimo era un discendente del leggendario Altaïr Ibn-La'Ahad. I suoi adepti collaborarono con gli Assassini turchi per recuperare due sigilli della memoria presenti ad Alessandria, prima che i Templari ne prendessero il possesso.

Nel 1511 Iskender venne arrestato dalle autorità di Alessandria, venendo successivamente condannato a morte. Fortunatamente delle reclute ottomane inviate da Costantinopoli dal Mentore degli Assassini italiani Ezio Auditore da Firenze lo salvarono quando era ancora nella sua cella.

Secoli più tardi, al termine della sconvolgente Rivoluzione francese, un Assassino egiziano di nome Al Mualim ricevette dai suoi confratelli francesi il nucleo di potere della testa di Saint-Denis, un potente manufatto che Arno Dorian recuperò nel tempio dei Precursori a Franciade.

Note

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