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Assassini italiani

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"Non vi serve nessuno che vi dica cosa fare; né Savonarola, né i Medici. Siamo liberi di seguire la nostra strada. Alcuni vorranno rubarvi questa libertà, e molti di voi ci rinuncerebbero volentieri. Ma è la facoltà di scegliere ciò che riteniamo giusto a renderci uomini."
―Ezio Auditore da Firenze ai cittadini di Firenze, 1498[src]

Gli Assassini italiani sono stati il ramo degli Assassini operante nei territori della penisola italiana, ramo maggiore dell'Ordine in Europa durante il Rinascimento.

Nel XV e XVI secolo, gli Assassini italiani si opposero principalmente ai piani del Gran Maestro Rodrigo Borgia e più tardi di quelli del figlio del Gran Maestro, Cesare Borgia, entrambi intenzionati ad unire l'Italia sotto il dominio Templare. In questo periodo il più grande Assassino fu il Mentore Ezio Auditore da Firenze, principale artefice della sconfitta dei Templari in Europa.

Storia

Fondazione

Altaïr: Dunque, ora dove andrete?
Niccolò: Tornerò a Costantinopoli per un poco. Vi stabilirò una gilda prima di far ritorno a Venezia.
―Altaïr e Niccolò Polo a Masyaf[src]
Passaggio Di Testimone 1.png

Altaïr consegna il Codice ai Polo.

Nel 1257, Niccolò Polo e il fratello Maffeo vennero invitati a Masyaf, sede degli Assassini nel Levante, da Darim Ibn-La'Ahad, figlio del Mentore Altaïr Ibn-La'Ahad. Dopo averli addestrati perché diventassero Assassini, l'anziano Mentore affidò loro il compito di fondare nuove gilde e di custodire il suo Codice. Inoltre consegnò loro le chiavi della sua biblioteca, che dovevano anche servire a trasmettere un messaggio, sotto forma dei ricordi dei principali momenti della vita di Altaïr, al "Profeta".[1][2]

Quando i Mongoli attaccarono la fortezza, i Polo lasciarono Masyaf. Vennero tuttavia attaccati da una pattuglia mongola e persero il Codice. In seguito si recarono a Costantinopoli, dove fondarono un nuovo ramo dell'Ordine l'anno seguente. Nel 1259, i Polo si recano nell'impero Mongolo alla ricerca del Codice, ma non lo trovarono.[1]

Tornati a Venezia nel 1269, i Polo fondarono il ramo italiano dell'Ordine. Uno dei primi Assassini fu Marco Polo, il figlio di Niccolò.[3] In seguito, i tre si recarono nuovamente in Cina: nel 1275 Marco riuscì a recuperare il Codice, che si trovava a Shangdu.[4] Gli Assassini tornarono in Italia, portando con loro il Codice, nel 1295.[3]

Nascita degli Auditore

"Ben presto fui in grado di lasciarmi alle spalle ogni legge e illusione. Compresi che l'umanità viene sfruttata dai potenti, e che noi, gente del popolo, meritiamo la libertà."
―Domenico Auditore sugli insegnamenti di Dante[src]

Marco Polo affidò poi il Codice ad un altro Assassino, Dante Alighieri. Successivamente, Dante cominciò ad addestrare un giovane, che avrebbe poi assunto il nome di Domenico Auditore, figlio di un Assassino. Era previsto che Domenico accompagnasse Dante in Spagna, dove il poeta avrebbe potuto mettere al sicuro il Codice, ma i Templari uccisero Dante prima che potesse partire, nel 1321.[3]

Domenico partì quindi per la Spagna da solo, ma venne attaccato da pirati assoldati dai Templari nel porto di Otranto. Per evitare che il Codice cadesse in mano loro, Domenico ne disseminò le pagine nelle casse di mercanzia che aveva attorno.[3]

Sia Marco Polo che il padre di Domenico vennero uccisi nel 1324. Utilizzando il denaro offertogli da Marco, Domenico si recò a Firenze e prese lezioni di architettura, letteratura e musica per fingersi un nobile fiorentino. Scelse come nome di famiglia Auditore. In seguito acquistò e ristrutturò una villa nel borgo di Monteriggioni. La villa, che sarebbe diventata Villa Auditore, divenne la nuova base dell'Ordine in Italia. Successivamente Domenico, insieme al figlio Renato, si dedicò alla lotta contro i Templari e alla ricerca del Codice. In un momento imprecisato della sua vita, Domenico entrò in possesso dell'armatura di Altaïr, che nascose nel Santuario fatto costruire sotto la villa per onorare la memoria dell'Ordine degli Assassini. La grata che proteggeva l'armatura si sarebbe sollevata soltanto quando nei piedistalli delle altre sei statue fossero stati posizionati i rispettivi sigilli, nascosti nelle tombe degli Assassini.[3]

PL Monteriggioni, Italia.png

Gli Assassini esaminano la Sindone.

Nel XIV secolo, gli Assassini sottrassero ai Templari un antico artefatto noto come Sindone. Un Auditore scelse poi di nascondere il Frutto dell'Eden nel borgo di Monteriggioni in quanto reputato un luogo ben protetto.[5][6]

La Confraternita continuò a crescere e nel 1454 era già abbastanza estesa. Non tutti i suoi membri vivevano a Monteriggioni, governata da Mario Auditore: ad esempio il fratello di Mario, Giovanni, viveva a Firenze. Sempre in quell'anno, Mario ed altri membri della Confraternita definirono insieme nuovi bersagli, sapendo che ogni morte avrebbe influenzato l'equilibrio politico italiano. In quell'anno, inoltre, i fiorentini attaccarono la città. Interrogando una spia catturata, Mario scoprì che stavano cercando la Sindone. L'Assassino recuperò l'antico artefatto nei sotterranei sotto Monteriggioni e lo affidò al fratello Giovanni per farlo nascondere in un luogo più sicuro.[6]

Negli anni seguenti, Mario continuò a guidare l'Ordine, mentre il fratello Giovanni operava principalmente in solitaria dopo essersi alleato con la potente famiglia Medici, che governava Firenze.[3][7]

Cospirazioni Templari

"Dicerie. Su un evento importante che causerà un cambio di potere."
―Giovanni Auditore riporta le sue scoperte a Lorenzo de' Medici[src]

Nel 1476, il nuovo Gran Maestro dei Templari in Europa, il cardinale Rodrigo Borgia, ideò diverse congiure che avevano come obiettivo il controllo dell'intera Italia. Il primo Assassino a rendersi conto del pericolo fu Giovanni Auditore, che cercò di fermare i Templari. Inizialmente cercò di uccidere Rodrigo, ma il Gran Maestro fuggì. In seguito si recò a Milano, visto che i Templari volevano eliminare il duca, importante alleato della famiglia Medici. Tuttavia, giunse solo in tempo per assistere all'assassinio. Non poté nemmeno interrogare uno dei congiurati, in quanto tutti furono uccisi o fuggirono.[7]

Giovanni a Venezia.png

Giovanni a Venezia.

In seguito, Giovanni cercò di indagare su altre congiure in atto: si recò quindi a Venezia, e dopo essersi infiltrato nel Palazzo ducale scoprì che i Barbarigo si erano alleati col Borgia per prendere il potere. In seguito andò a Roma, dove scoprì che il papa Sisto IV appoggiava una congiura che doveva rovesciare i Medici. Dopo aver nuovamente fallito ad assassinare Rodrigo Borgia ed essere stato ferito, Giovanni tornò a Firenze.[7]

Congiura dei Pazzi a Firenze

Articolo principale: Congiura dei Pazzi
"Ezio, ti ringrazio per aver mantenuto in vita un poco più a lungo questo mio sogno."
―Lorenzo de' Medici ad Ezio Auditore[src]

Giovanni, sapendo che le sue azioni lo avevano reso un importante bersaglio per i Templari, tentò quindi di fermarli facendo imprigionare Francesco de' Pazzi, coinvolto nella congiura che si stava preparando contro i Medici. I Templari tuttavia approfittarono di un'assenza di Lorenzo de' Medici per far arrestare e condannare a morte Giovanni e i suoi figli, il 29 dicembre.[3]

L'unico sopravvissuto fu Ezio Auditore da Firenze, secondogenito di Giovanni. Ezio si rifugiò per pochi giorni in bordello chiamato La Rosa Colta, gestito da Paola, un'Assassina. Dopo aver recuperato i documenti del padre relativi alle congiure che si stavano preparando in Italia e ucciso il Gonfaloniere Uberto Alberti, coinvolto nella morte del padre, il 31 dicembre, Ezio fuggì a Monteriggioni con la madre Maria e la sorella Claudia.[3]

Ezio accettò di proseguire le azioni del padre come Assassino ed aiutò lo zio a fronteggiare la minaccia rappresentata dall'esercito che la famiglia Pazzi stava ammassando nei pressi di San Gimignano. Nel 1477, durante l'attacco degli Assassini alla città, Ezio riuscì ad ascoltare una conversazione tra il Gran Maestro e i Pazzi: Vieri de' Pazzi avrebbe coordinato i mercenari a San Gimignano, Francesco de' Pazzi avrebbe coordinato le forze a Firenze per colpire e Jacopo de' Pazzi avrebbe poi calmato la cittadinanza. Mentre Rodrigo, Francesco e Jacopo lasciavano la città, Vieri andò ad aiutare le guardie che combattevano contro i mercenari di Mario: venne però ucciso da Ezio. Vieri morì senza rivelare dettagli della cospirazione in atto.[3]

In seguito, Mario mostrò ad Ezio le poche pagine del Codice che lui, Giovanni e i loro antenati erano riusciti a recuperare: Ezio consegnò allo zio una pagina che aveva trovato tra i documenti del padre. Inoltre Mario spiegò al nipote che le pagine accennavano a "qualcosa di potente e nascosto sotto terra". Inoltre, Ezio notò che una specie di mappa attraversava tutte le pagine. Più tardi, Mario mostrò ad Ezio il Santuario.[3]

Lupi Travestiti Da Agnelli 8.png

Ezio combatte contro Francesco.

Ezio giunse a Firenze il 25 aprile 1478. Lì, con l'aiuto di La Volpe, segretamente un Assassino, il giovane scoprì che i Templari intendevano uccidere Lorenzo e Giuliano de' Medici il giorno seguente, durante la messa nella chiesa di Santa Maria del Fiore.[3]

Il giorno seguente, Ezio si recò davanti al duomo. Quando i Templari attaccarono, Ezio difese Lorenzo, ma non riuscì ad impedire che Francesco de' Pazzi uccidesse Giuliano de' Medici. In seguito, quando i Templari fuggirono, Ezio scortò Lorenzo sino a Palazzo Medici. La sera stessa Ezio raggiunse Piazza della Signoria ed assassinò Francesco de' Pazzi. Jacopo de' Pazzi cercò di sollevare i fiorentini contro i Medici, ma quando il cadavere di Francesco venne mostrato da Palazzo della Signoria, fuggì. In seguito anche gli altri partecipanti alla congiura dei Pazzi fuggirono da Firenze.[3]

Caccia ai congiurati dei Pazzi

"Se cospirano con Jacopo, saranno sicuramente coinvolti nel complotto contro la mia famiglia. Ditemi i loro nomi."
―Ezio a Lorenzo de' Medici[src]
Quattro Bersagli 2.png

Ezio parla con il Magnifico.

Più tardi nello stesso anno, Ezio incontrò Lorenzo de' Medici sul Ponte Vecchio. Il signore di Firenze ringraziò l'Assassino e gli consegnò una pagina del Codice. Inoltre gli diede i nomi dei congiurati che Ezio stava cercando: oltre a Francesco de' Pazzi, Antonio Maffei, l'arcivescovo Francesco Salviati, Stefano da Bagnone e Bernardo Baroncelli.

Ezio raggiunse quindi Monteriggioni. Mario lo informò del fatto che i suoi mercenari erano sulle tracce dei congiurati, ed Ezio chiese allo zio di impedire ai mercenari di attaccare, in quanto voleva ucciderli personalmente per vendicare la morte del padre e apprendere altre informazioni.[3]

Solo Jacopo de' Pazzi era riuscito a nascondersi bene: gli altri si erano rifugiati nella campagna toscana. Tra il 1478 e il 1479, Ezio uccise prima Antonio Maffei, rifugiatosi in in cima alla torre più alta della città, da dove lanciava folli prediche al popolo, poi il 12 aprile 1479 Francesco Salviati, nascosto nella sua villa, in seguito Stefano da Bagnone, nell'abbazia di Monte Oliveto Maggiore, e infine il 3 maggio Bernardo Baroncelli, che si era nascosto a San Gimignano. Grazie alle informazioni apprese dalle vittime, Ezio cercò Jacopo nei pressi della chiesa di Santa Maria Assunta la sera del 3 gennaio 1480.[3]

Jacopo, seguito da Ezio, si recò all'antico teatro romano, dove incontrò Rodrigo Borgia e un Barbarigo. Il Borgia accusò Jacopo del fallimento della congiura e lo ferì mortalmente. In seguito, fece catturare Ezio dalle guardie presenti e, dopo aver ordinato loro di uccidere l'Assassino, lasciò l'anfiteatro con il Barbarigo. Ezio tuttavia uccise le guardie e poi pose fine alle sofferenze di Jacopo.[3]

Controllo di Venezia

Articolo principale: Cospirazione veneziana
"Ci sono ancora altri che devo trovare. Stanno già piantando i loro artigli nel cuore di Venezia."
―Ezio Auditore, dopo aver ucciso i congiurati dei Pazzi[src]

Ezio giunse a Venezia in compagnia dell'amico Leonardo da Vinci nel 1481. Dopo aver appreso dove abitava Emilio Barbarigo, l'uomo che aveva visto con il Borgia, Ezio cercò di capire come avrebbe potuto infiltrarsi nella sua abitazione, il Palazzo della Seta. In quel momento, un gruppo di ladri attaccò il palazzo, venendo però sconfitti dalle guardie. Ezio salvò una ladra ferita, di nome Rosa, ed aiutò gli altri ladri a trasportarla alla loro gilda. Dopo esservi giunto, Ezio incontrò il loro capo, Antonio de' Magianis: l'uomo dimostrò di essere a conoscenza delle azioni di Ezio in Toscana e gli propose un'alleanza contro il Barbarigo. Ezio accettò, senza sapere che anche Antonio era un Assassino.[3]

Tutto Passa 9.png

Ezio assassina Emilio.

Dopo vari anni, l'11 settembre 1485, i ladri ed Ezio attaccarono il Palazzo della Seta. Dopo essersi infiltrato nel palazzo, Ezio ascoltò una conversazione tra Emilio Barbarigo e Carlo Grimaldi, un altro Templare e membro del Consiglio dei Dieci. Apprese così che tre giorni dopo ci sarebbe stato un incontro al quale avrebbe partecipato anche il Gran Maestro. Dopo che Carlo ebbe lasciato il palazzo, Ezio assassinò Emilio prima che potesse fuggire, avendo appreso da Carlo la presenza di Ezio a Venezia.[3]

Il 14 settembre dello stesso anno, Ezio si recò nei pressi della chiesa di Santo Stefano. Lì vide Carlo Grimaldi incontrare Silvio Barbarigo. I due si diressero poi verso Piazza San Marco, dove incontrarono Marco Barbarigo. Marco disse loro che Emilio era morto per mano di Ezio e che quindi tutti i loro piani andavano ripensati. Poco dopo, i Templari incontrarono Rodrigo Borgia, che spiegò loro il nuovo piano: il doge sarebbe morto la sera stessa e Marco avrebbe poi preso il suo posto. Silvio avrebbe procurato un potente veleno, la cantarella, e Carlo avrebbe poi dovuto avvelenare il doge. Ezio ad un certo punto perse di vista il gruppo, e si recò quindi da Antonio per elaborare un piano insieme a lui.[3]

Ezio informò rapidamente Antonio della situazione. I due Assassini si resero rapidamente conto che non era facile infiltrarsi nel Palazzo ducale senza farsi notare. Quando Antonio commentò che "bisognerebbe essere un'uccello per entrare", Ezio si ricordò della macchina volante di Leonardo da Vinci. La sera stessa, Ezio usò la macchina per raggiungere il tetto del Palazzo ducale. Quando arrivò nella sala dov'era il doge, tuttavia, il Mocenigo era già stato avvelenato. Carlo Grimaldi cercò di fuggire, accusando l'Assassino dell'omicidio. Ezio riuscì ad ucciderlo, poi lasciò Venezia perché ricercato per l'assassinio del Doge. A Giovanni Mocenigo succedette Marco Barbarigo, come avevano previsto i Templari.[3]

Assassinio del Doge Templare

Antonio: Ezio, l'abbiamo già fatto una volta. E questo nuovo Doge Templare è peggiore dell'ultimo. A parte che non lascia mai il Palazzo.
Teodora: Si, tranne... stanotte. Non si perderebbe mai il Carnevale.
―Antonio e Teodora parlano con Ezio[src]

Ezio fece ritorno a Venezia nel febbraio 1486: il Carnevale gli permetteva di girare con una maschera e di non essere riconosciuto. Dopo aver ottenuto una nuova arma, la Pistola Celata, costruita da Leonardo grazie ad un progetto di Altaïr contenuto nel Codice, Ezio si diresse nel sestiere di Dorsoduro, dove si trovava il bordello La Rosa della Virtù. Il 15 febbraio vi incontrò Antonio e Teodora, una suora che aveva lasciato il convento per aprire il bordello ritenendo che "non è solo l'anima a richiedere conforto". Anche se Ezio non lo sapeva, Teodora era un'Assassina.[3]

Esplosioni 8.png

Gli ultimi momenti di Marco Barbarigo.

Il nuovo Doge, principalmente per paura di essere assassinato, restava sempre a palazzo. Tuttavia, Teodora fece notare che Marco Barbarigo non avrebbe mai rinunciato alle celebrazioni del Carnevale, quella sera stessa. Ezio avrebbe potuto entrare alla festa dogale se fosse stato in possesso di una maschera d'oro, offerta al vincitore dei giochi di carnevale.[3]

Ezio partecipò ai giochi e vinse, ma l'organizzatore venne corrotto da Silvio Barbarigo e la maschera venne vinta da Dante Moro. Ezio la rubò e la usò per introdursi alla festa, dove incontrò Teodora. La suora gli suggerì di usare la pistola celata per uccidere il Doge: in tal modo non si sarebbe esposto troppo per raggiungere l'imbarcazione dogale. Il rumore dello sparo sarebbe stato coperto da quello dei fuochi d'artificio.[3]

Malgrado le guardie avessero cominciato a cercarlo quando Dante Moro era arrivato alla festa, Ezio riuscì ad assassinare il Doge Templare ed a fuggire.[3]

Conflitto nell'Arsenale

Antonio: Abbiamo trovato Silvio Barbarigo. È fuggito all'Arsenale.
Agostino: Ah! Fuggito? Vuoi dire che l'ha occupato con almeno duecento mercenari.
―Antonio ed Agostino parlano con Ezio[src]

Qualche mese dopo, Ezio si recò al Palazzo della Seta, diventato la nuova sede della gilda dei ladri di Venezia, per parlare con Antonio e Agostino Barbarigo, fratello di Marco e alleato degli Assassini. Antonio era il nuovo Doge di Venezia, anche se il Comitato dei Quarantuno doveva ancora ratificare la sua nomina, ma la situazione era resa più difficile dal fatto che Silvio Barbarigo aveva occupato l'Arsenale con un esercito mercenario.[3]

Combattente In Gabbia 2.png

Ezio parla con Bartolomeo.

Quando Ezio commentò che in tal caso anche a lui serviva un esercito, Antonio gli consigliò di cercare il condottiero Bartolomeo d'Alviano, che era impegnato a combattere contro Silvio e i suoi uomini. Anche se Antonio non lo rivelò ad Ezio, anche Bartolomeo era un Assassino. Dopo aver liberato Bartolomeo e i suoi uomini, Ezio tornò al quartier generale del condottiero, che gli spiegò il suo piano: mentre i mercenari provocavano dei tumulti nel sestiere facendo uscire la maggior parte degli uomini di Silvio dall'Arsenale, Ezio si sarebbe infiltrato e avrebbe ucciso il suo bersaglio.[3]

Il piano funzionò: l'11 luglio, Ezio riuscì ad entrare nell'Arsenale mentre gli uomini di Bartolomeo sbaragliavano i mercenari di Silvio, e in seguito raggiunse ed uccise Silvio Barbarigo e Dante Moro. I due stavano fuggendo verso una nave in procinto di salpare. Mentre i due morivano, Ezio chiese loro dove intendevano andare, visto che era convinto che il Barbarigo volesse essere il nuovo Doge. Silvio morì senza rispondergli, ma fu Dante Moro a rivelarlo: la loro destinazione era Cipro. Ezio si conto che l'occupazione dell'Arsenale era solo un diversivo, e decidette di capire il perché.[3]

Il Profeta

La Mela dell'Eden

"Il Profeta apparirà quando il secondo Frutto sarà portato alla città fluttuante."
―Profezia nascosta nel Codice di Altaïr[src]

La Confraternita continuava ad estendersi: nel 1475 avevano mandato una spia alla corte imperiale di Mosca, Ridolfo Fioravanti, raggiunto poi nel 1487 da Pietro Antonio Solari. I due mandarono regolarmente i loro rapporti in Italia sino al 1493.[8][9]

Il 24 giugno 1488, Rosa fece sapere ad Ezio che una nave Templare salpata due anni prima per Cipro sarebbe tornata a Venezia il giorno seguente. Vennero interrotti da Leonardo, che informò Ezio della sua ultima scoperta: su alcune pagine del Codice c'era un messaggio nascosto, secondo il quale il "Profeta" sarebbe apparso a Venezia quando vi fosse stato portato il secondo Frutto dell'Eden menzionato in un'altra annotazione del Codice. Ezio capì quindi che uno degli scopi delle congiure Templari era quello di ottenere i due Frutti ed aprire la Cripta, anch'essa menzionata dalla "profezia".[3]

Il giorno seguente si recò all'Arsenale e, mentre attendeva che i Templari sbarcassero, Ezio vide che anche lo zio Mario Auditore stava spiando l'imbarcazione giunta da Cipro. Non riuscì però a sapere perché lo zio fosse lì, in quanto scelse di pedinare una guardia a cui era stato affidato il Frutto. Quando l'agile raggiunse altre guardie con lo stemma della famiglia Borgia, Ezio apprese che il Gran Maestro si trovava a Venezia per farsi consegnare il Frutto. L'Assassino decise quindi di uccidere il corriere e di prendere il suo posto per raggiungere Rodrigo Borgia e assassinarlo.[3]

Quando raggiunsero Rodrigo, Ezio uccise le guardie che lo avevano accompagnato sino a lì, rendendo nota la sua presenta al Templare. Quando gli fece notare che nessun Profeta era apparso, il Borgia rispose che era lui il Profeta e reclamò il Frutto, che chiamò "Mela". I due cominciarono quindi a combattere. Ad un certo punto dello scontro, Rodrigo chiese ad Ezio come mai fosse venuto senza "tutti gli altri". Quando il giovane chiese spiegazioni, il Templare lo schernì dicendogli che non sapeva nulla, per poi chiamare in suo aiuto altre guardie.[3]

Ezio venne poi raggiunto durante lo scontro da Mario Auditore, La Volpe, Antonio de' Magianis e Bartolomeo d'Alviano. Sorpreso, Ezio chiese loro perché fossero lì, ma Volpe gli rispose che avrebbero rimandato le spiegazioni a dopo. Quando tutte le sue guardie furono sconfitte, Rodrigo fuggì. Ezio avrebbe voluto inseguirlo, ma Teodora, che li aveva raggiunti insieme a Paola, lo fermò. Ezio chiese nuovamente loro perché fossero lì, e a rispondergli fu un uomo appena giunto: erano lì per ottenere la Mela e veder apparire il Profeta, così com'era stato previsto dalla profezia del Codice.[3]

Adattarsi 10.png

Ezio iniziato nell'Ordine.

Ezio protestò dicendo che non era apparso nessun profeta, e Machiavelli gli rispose che non era vero: contrariamente a quanto pensavano, Ezio era lì. Quando aggiunse che era colui che cercavano dall'inizio, Ezio gli chiese chi fosse: l'uomo si presentò come Niccolò Machiavelli, un Assassino. Rivelò inoltre che anche tutti gli altri - Paola, La Volpe, Antonio, Teodora, Bartolomeo - erano Assassini. Davanti allo stupore di Ezio, Mario gli disse che lo avevano guidato per anni, preparandolo affinché potesse entrare definitivamente a far parte dell'Ordine degli Assassini.[3]

La sera stessa, gli Assassini si riunirono in cima ad un campanile nei pressi del Ponte di Rialto per iniziare Ezio nell'Ordine.[3]

Battaglia di Forlì

Articolo principale: Battaglia di Forlì
Leonardo: Non deve mai cadere nelle mani sbagliate. Le menti instabili ne sarebbero soggiogate.
Ezio: Sicuro. E lo Spagnolo non si placherà pur di impossessarsene.
―Leonardo ed Ezio dopo aver esaminato la Mela[src]

Dopo aver ottenuto la Mela, Ezio, Machiavelli e Mario si recarono alla bottega di Leonardo da Vinci a Venezia per fargli esaminare il Frutto. Leonardo riuscì solo a stabilire che era fatta con materiali che "non dovrebbero esistere", malgrado fosse "un manufatto molto antico". Ezio in seguito la attivò semplicemente toccandola. Quando riuscì a disattivarla, gli Assassini concordarono sul fatto che la Mela andava nascosta. Mario suggerì di nasconderla a Forlì, città protetta da mura e cannoni e governata da una loro alleata, Caterina Sforza.[3]

Quando giunsero all'avamposto veneziano i Romagna, Ezio e Machiavelli vennero accolti da Caterina Sforza, che aveva con sé una scorta. Mentre si dirigevano verso Forlì, Ezio venne a sapere da Caterina e Niccolò che il marito di Caterina, Girolamo Riario, era stato un Templare ed aveva stilato una mappa con la posizione delle pagine del Codice rimaste. Caterina, ritenendolo "un pessimo padre e una noia a letto", lo aveva fatto assassinare dopo essersi alleata con gli Assassini.[3]

Quando giunsero nei pressi della città, appresero che i fratelli Checco e Ludovico Orsi avevano attaccato la città. Machiavelli disse che era senza dubbio lo Spagnolo che li aveva assoldati per recuperare la mappa delle pagine del Codice. Malgrado fossero stati attaccati dalle truppe degli Orsi, già entrati in città, i tre raggiunsero la Rocca di Ravaldino. Una volta giunti lì, videro i fratelli Orsi giungere ai piedi delle fortificazioni. I due fecero sapere che avevano rapito due figli di Caterina, Bianca e Ottaviano Riario, e che li avrebbero uccisi se non fossero state consegnate loro la mappa e la Mela. Ezio, dopo aver affidato il Frutto dell'Eden a Caterina, uscì dalla città e salvò i figli di Caterina, uccidendo poi Ludovico Orsi. Morendo, Ludovico disse all'Assassino che grazie a lui il Maestro avrebbe ottenuto ciò che cercava. Ezio capì cosa volesse dire l'uomo solo quando tornò alla cittadella: approfittando dell'assenza di Ezio, Checco Orsi aveva attaccato e si era impossessato della Mela.[3]

La pelle dell'Orsi 2.png

Ezio recupera la Mela dopo aver ucciso Checco Orsi.

Ezio si lanciò quindi all'inseguimento di Checco, che si era diretto verso gli Appennini. Riuscì poi a raggiungerlo ed a ucciderlo. Con le sue ultime forze, Checco pugnalò con il suo coltello Ezio nello stomaco. L'Assassino, poco prima di svenire, vide un monaco con nove dita recuperare la Mela dell'Eden.[3]

Ezio si risvegliò a Forlì qualche giorno dopo: era stato ritrovato dalle truppe di Caterina che lo avevano riportato in città. Caterina, che si era presa cura di lui, gli diede la mappa con la posizione delle pagine del Codice e gli consigliò di cercare il monaco nell'abbazia nelle paludi romagnole.[3]

Ezio in seguito si recò all'abbazia di San Mercuriale, e interrogando l'abate scoprì che il monaco che cercava era Girolamo Savonarola.[3]

Falò delle Vanità

Articolo principale: Falò delle Vanità
Ezio: Dunque è vero? Savonarola ha preso il controllo di Firenze?
Machiavelli: Sì. Certamente con l'aiuto di quell'empio manufatto. [...] Ad un tratto, l'uomo un tempo disprezzato da tutti è divenuto l'idolo della gente.
―Ezio e Niccolò Machiavelli[src]

Nel 1492, dopo un viaggio in Spagna per aiutare i confratelli iberici minacciati dall'Inquisizione,[10] Ezio tornò in Italia. Mentre continuava la ricerca di Savonarola, Ezio ottenne l'armatura di Altaïr dopo essere entrato in possesso dei sigilli degli Assassini esplorando le loro tombe. In seguito apprese che nel 1492 Rodrigo era diventato Papa con il nome di Alessandro IV, e che alla morte di Lorenzo de' Medici era seguito un periodo caotico in cui si Savonarola si era imposto come nuovo signore di Firenze.[3]

Nel 1497, Ezio tornò a Firenze. Incontrò poi Niccolò Machiavelli nel distretto di Oltrarno. L'altro Assassino gli spiegò che Savonarola aveva usato la Mela per affascinare i cittadini più influenti e facoltosi, che si assicuravano che la gente comune fosse costretta a seguire il suo volere. Savonarola aveva inoltre tentato di tornare nuovamente al Medioevo, facendo bruciare in enormi falò le opere rinascimentali. A complicare la situazione, Rodrigo aveva appreso che Savonarola era in possesso del Frutto e inviava regolarmente i soldati dello stato pontificio a Firenze perché la rubassero.[3]

Rendendosi conto che un assalto diretto a Palazzo Pitti, dove si era stabilito Savonarola, sarebbe stato impossibile, Ezio ideò un piano: avrebbe ucciso i luogotenenti del monaco, permettendo così agli Assassini di liberare la città distretto per distretto. Machiavelli approvò il piano. Ezio uccise i nove luogotenenti tra il 1497 e il 1498, liberando così il distretto di Oltrarno, il distretto di Santa Maria Novella, il distretto di San Marco e il distretto di San Giovanni. Dopo la morte di tutti i luogotenenti di un distretto, Machiavelli, Paola e La Volpe convincevano i cittadini a ribellarsi contro Savonarola.[3]

Giustizia popolare 5.png

Ezio tiene un discorso dopo aver finito Savonarola.

Finalmente, il 23 maggio 1498, una folla inferocita si radunò di fronte a Palazzo Pitti. Savonarola cercò di utilizzare la Mela per soggiogarla, ma Ezio Auditore gli fece cadere di mano il Frutto grazie ad un pugnale da lancio. Mentre la folla portava via il monaco, un agile al servizio dei Borgia recuperò la Mela che era caduta a terra. Ezio lo inseguì e lo uccise, rientrando in possesso del manufatto, e poi si recò a Piazza della Signoria. Lì era stato costruito un rogo per Savonarola. Ezio, reputando che nessuno meritava una morte tanto dolorosa, lo uccise. In seguito si rivolse ai cittadini presenti, incitandoli a scegliere da sé il proprio futuro, al posto di affidarsi a un potente, in quanto, disse, è la facoltà di scegliere ciò che riteniamo giusto a renderci uomini. In seguito, Ezio si riunì a Mario, La Volpe, Paola e Machiavelli, che erano sulla piazza.[3]

Il Codice completo

Nel 1497, l'Assassino Perotto Calderon era già un corriere al servizio dei Borgia. Ciò gli permetteva di leggere ed eventualmente modificare i messaggi che gli erano affidati. Trasmetteva poi le informazioni all'Ordine attraverso un giovane apprendista, Francesco Vecellio. Tuttavia, portando i messaggi a Lucrezia Borgia, che all'epoca risiedeva al convento di San Sisto, si innamorò della donna. Alla fine, Lucrezia rimase incinta: non si sa se di Perotto o del fratello, Cesare Borgia.[11]

Quando nacque, nel marzo 1498, il bambino era malformato e non sarebbe vissuto che per pochi giorni: per salvare il piccolo Giovanni, Perotto si ricordò che il suo Ordine possedeva la Sindone, all'epoca custodita ad Agnadello. I suoi confratelli cercarono di fermarlo, ma Perotto combatté contro di loro e vinse, raggiungendo Agnadello. In seguito riuscì ad usare la Sindone per curare il bambino che considerava suo figlio, ma gli altri Assassini lo uccisero considerando che avesse tradito la Confraternita e il neonato venne affidato ai Borgia.[11]

"No! Non può essere! La Cripta... Sembra che la Cripta sia a Roma."
―Ezio Auditore analizzando il Codice[src]

Nell'anno seguente, Ezio recuperò le ultime pagine del Codice grazie alla mappa di Riario e le fece decifrare a Leonardo, che aveva accettato l'invito di Mario a recarsi alla Villa. Nel 1499, quando tutti gli Assassini che avevano aiutato Ezio a partire dal 1476 si riunirono a Villa Auditore, tutte le pagine del Codice erano state appese sulla parete del Codice, nello studio di Mario.[3]

La X segna il posto 3.png

Gli Assassini osservano le pagine del Codice.

Ezio, utilizzando l'abilità sovrannaturale nota come occhio dell'aquila, ruotò le pagine affinché il disegno che le attraversava tutte diventasse chiaro. Sbalordito, Ezio notò che si trattata di una mappa del mondo su cui erano segnati continenti che, commentò, non esistevano. Machiavelli replicò dicendo che probabilmente era continenti ancora da scoprire, o piuttosto da riscoprire. Ezio in seguito riuscì a capire dove fosse la Cripta menzionata dalla Profezia: a Roma. Ciò era probabilmente una delle ragioni per la quale Rodrigo aveva cercato di diventare Papa. Mario capì quindi che l'altro Frutto menzionato dal Codice, il "Bastone", era probabilmente lo Scettro Papale.[3]

Antonio fece notare che, visto che aveva ideato un piano così complesso, probabilmente anche Rodrigo sapeva quelle cose. Ezio decise quindi di recarsi a Roma per trovare la Cripta, mentre gli altri Assassini avrebbero creato disordine in città permettendogli di agire indisturbato.[3]

Confronto in Vaticano

Articolo principale: Confronto in Vaticano
Ezio: Voi siete... gli dei.
Minerva: No. Non dei. Siamo solo venuti... prima. [...] Non intendo parlare con te, bensì attraverso di te. Tu sei il profeta. La tua parte l'hai fatta.
―Ezio e Minerva[src]

Il 28 dicembre 1499, dopo essere giunto a Roma, Ezio si diresse verso il Vaticano. Scalò le mura esterne di Castel Sant'Angelo e si fece strada combattendo verso il Passetto di Borgo, che poi usò per raggiungere il Vaticano.[3]

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Ezio si confronta con Rodrigo.

Ezio raggiunse infine la Cappella Sistina, dove il Papa stava celebrando la messa, e lo assassinò. Rodrigo tuttavia riuscì a resistere grazie ai poteri del Bastone, a cui Ezio era immune perché aveva la Mela.[3]

In seguito, Ezio utilizzò la Mela per creare delle copie di sé stesso che lo aiutarono a combattere il Borgia. L'Assassino riuscì a sconfiggere il Gran Maestro, che però utilizzò i poteri del Bastone per rendersi invisibile, riuscendo così a sottrarre la Mela ad Ezio ed a immobilizzarlo. Rodrigo in seguito pugnalò Ezio e lo lasciò cadere sul pavimento della cappella. Mentre sveniva, Ezio vide Rodrigo dirigersi verso l'altare con entrambi i Frutti.[3]

L'armatura di Altaïr aveva impedito che la pugnalata fosse letale e poco dopo Ezio rinvenne. Grazie all'occhio dell'aquila, Ezio scoprì come far funzionare il meccanismo che apriva l'ingresso della Cripta. Scendendo una breve scalinata, Ezio si ritrovò in una struttura edificata con uno stile che non aveva mai visto: si trattava di una struttura della Prima Civilizzazione.[3]

Quando raggiunse l'anticamera della Cripta, vide che Rodrigo non era riuscito ad accedervi e stava tempestando di pugni la porta. Ezio lo sfidò ad un combattimento a mani nude senza trucchi, armi o antichi manufatti, e Rodrigo accettò. Mentre combattevano, il Templare rivelò all'Assassino che secondo lui nella Cripta si trovava Dio. Era inoltre convito che i due Frutti dell'Eden servissero a controllarlo, cosa che gli avrebbe garantito un enorme potere. Infine, Rodrigo rivelò di non credere alla dottrina della Chiesa cattolica, considerando inoltre che ogni testo religioso fosse costituito da menzogne e superstizioni: si era fatto eleggere Papa solo perché questo gli avrebbe garantito, oltre al potere papale, l'accesso al Bastone e alla Cripta.[3]

Ezio riuscì poi a sconfiggere il Papa. Scelse tuttavia di risparmiarlo, in quanto ucciderlo non avrebbe riportato indietro la sua famiglia. Era inoltre convinto che la scoperta di non essere il Profeta avessero colpito Rodrigo più di quanto avrebbe potuto fare la morte. Ezio raggiunse poi il Bastone combinato con la Mela e lo attivò, cosa che Rodrigo non era riuscito a fare. Anche se nessuno dei due lo sapeva, ciò era dovuto al fatto che solo Ezio possedeva i geni della Prima Civilizzazione. La Mela proiettò sul muro dei raggi di luce che formavano lo stesso disegno di quelli proiettati sul Codice, svelando così una porta segreta che si aprì. Dopo aver recuperato la Mela e le armi, Ezio si diresse verso l'entrata della stanza.[3]

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Ezio mostra la Mela a Minerva.

Dopo un breve corridoio, Ezio giunse in una stanza dove gli apparve quello che più tardi descrisse come "un quadro in grado di muoversi": un ologramma di Minerva. La figura lo accolse chiamandolo Profeta, e gli chiese di mostrargli la Mela, che poi toccò, forse alterandola in qualche modo. In seguito, si presentò come Minerva, conosciuta anche come Merva e Mera, così come Giunone, un tempo era chiamata Uni e Giove Tinia. Davanti alla sorpresa di Ezio, che chiese se lei e gli altri fossero dei, la donna si mise a ridere, dicendo che erano solo "venuti prima". Aggiunse poi che gli umani avevano pensato la stessa cosa quando erano ancora presenti sulla terra. Ezio, faticando a comprendere ciò che diceva Minerva, chiese altre spiegazioni. La donna lo zittì, dicendo che il messaggio non era rivolto a lui. La cosa confuse ancora di più Ezio, visto che nessun altro era lì: quando lo fece notare, la donna gli rispose che lui era solo il tramite del messaggio, non il destinatario. L'Assassino non capì, ma non replicò: non sapeva che il 15 settembre 2012, il suo discendente Desmond Miles avrebbe ascoltato il messaggio rivivendo i suoi ricordi attraverso l'Animus.[3]

Minerva spiegò quindi che molti millenni prima una catastrofe si era abbattuta sulla terra, e che una catastrofe simile sarebbe accaduta nel futuro prossimo del destinatario del messaggio. Vi era comunque una speranza: avrebbe potuto trovare i templi costruiti da chi sapeva rifiutare la guerra, e utilizzare le loro scoperte per salvare il mondo. Dopo aver detto che il messaggio era stato recapitato, la donna aggiunse "Il resto è in mano tua, Desmond." Ezio, non sapendo chi fosse Desmond, chiese altre spiegazioni, ma l'ologramma scomparve.[3] Confuso ma convinto che la sua opera fosse terminata, Ezio uscì dalla stanza. Dopo essere tornato nell'anticamera, scoprì che Rodrigo era fuggito, abbandonando il Bastone. Quando provò a recuperarlo, il Frutto sprofondò nel terreno. In seguito, Ezio fuggì dal Vaticano con lo zio Mario che lo aveva raggiunto per aiutarlo. Non riuscendo decidere se sbarazzarsi o meno della Mela gettandola nel Tevere, Ezio la affidò allo zio, che l'avrebbe conservata per lui sino a quando non avesse preso una decisione.[8]

Scontro con i Borgia

Assedio di Monteriggioni

Articolo principale: Assedio di Monteriggioni
"Il Papa mi ha parlato di te e del tuo piccolo gruppo di Assassini. [...] Tutto questo sangue versato andrà in qualche modo deterso. Dunque consideralo un invito da parte della mia famiglia... alla tua."
―Cesare Borgia ad Ezio[src]

Mario ed Ezio raggiunsero Monteriggioni dopo pochi giorni di viaggio, il 1 gennaio 1500. La sera stessa, gli Assassini e Caterina Sforza, giunta a Monteriggioni dopo la conquista di Forlì da parte delle forze papali, si riunirono nello studio. Lì, Ezio li informò di quanto accaduto nella Cripta Vaticana. Machiavelli si compiacque del fatto che la struttura della Prima Civilizzazione non contenesse una terribile arma, ma quando apprese che Rodrigo era ancora vivo decise di partire per Roma, dicendo ad Ezio che avrebbero patito le conseguenze di quest'atto.[8]

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Monteriggioni sotto attacco.

Il mattino seguente, l'Esercito dello Stato Pontificio attaccò Monteriggioni. Cesare Borgia, il figlio del Papa e capitano generale dell'esercito, aveva deciso di attaccare la roccaforte degli Assassini dopo aver appreso degli eventi accaduti pochi giorni prima in Vaticano. Ezio, che aveva passato la notte con Caterina Sforza che intendeva così rinsaldare l'alleanza con gli Assassini per farsi aiutare a riprendere Forlì, si rese conto che il borgo era stato attaccato quando una palla di cannone distrusse un muro della sua camera e l'armatura di Altaïr. Mentre Caterina si diresse a guidare i suoi uomini, Ezio raggiunse lo zio. Mario decise di guidare i mercenari ad un attacco frontale, mentre affidò ad Ezio il compito di dare agli abitanti di Monteriggioni il tempo di fuggire attraverso le gallerie sotterranee del borgo, il cui ingresso era nel Santuario.[8]

Ezio raggiunse quindi i bastioni. Lì usò i cannoni per respingere gli attaccanti, ma dopo poco dovette abbandonare la sua postazione per combattere contro gli uomini dei Borgia che avevano raggiunto le mura grazie alle torri d'assedio. Riuscì ad impedire che i soldati scendessero nelle strade, ma non poté fare nulla quando la porta venne sfondata. Mario, che era stato sconfitto ed era ferito, cadde a terra poco dopo essere entrato. Venne poi seguito da Cesare Borgia, accompagnato da Octavian de Valois, Juan Borgia il Maggiore e Lucrezia Borgia, che avevano catturato Caterina. Cesare sottrasse la Mela a Mario e lo uccise, mentre Ezio, ferito dagli archibugieri, svenne e cadde dai tetti.[8]

Quando rinvenne, Ezio si fece strada verso il Santuario combattendo contro i soldati che avevano invaso il borgo. Malgrado alcune guardie fossero riuscite a seguirli, gli abitanti di Monteriggioni raggiunsero la campagna toscana all'esterno delle mura. Ezio, malgrado fosse ferito e armato solo della Lama Celata e di una spada, scelse di recarsi a Roma per aiutare Machiavelli nella sua lotta contro i Borgia. Chiese invece alla madre e alla sorella di rifugiarsi a Firenze. Durante il viaggio, tuttavia, Ezio svenne e cadde da cavallo. Venne poi trovato da Machiavelli, tornato indietro dopo aver saputo dell'attacco, e portato a Roma.[8]

Liberazione di Roma

Articolo principale: Liberazione di Roma
"Guarda la città, il fulcro del potere dei Borgia e dei Templari. Uccidere un solo uomo non cambierà nulla. Dobbiamo estirpare la fonte del loro potere."
―Ezio Auditore a Niccolò Machiavelli[src]

Ezio, dopo essersi ripreso dalle ferite riportate nell'attacco, incontrò Machiavelli nei pressi del Mausoleo di Augusto. Successivamente, Ezio spiegò a Machiavelli che intendeva liberare Roma dalla tirannia dei Borgia prima di attaccare Cesare o Rodrigo: fu per questo che bruciò una delle dodici torri dei Borgia che erano il simbolo dell'oppressione papale. I due in seguito si recarono sull'isola Tiberina, dove si trovava il loro nuovo covo. Dopo aver informato Machiavelli del fatto che i Templari erano in possesso della Mela dell'Eden e avevano catturato Caterina Sforza, Ezio lasciò il covo con l'intenzione di "farsi degli amici": intendeva rinsaldare le alleanze con mercenari e cortigiane, e creare un'alleanza coi ladri che sino a quel momento non avevano voluto trattare con loro.[8]

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Gli Assassini riuniti nel covo dell'isola Tiberina.

Ezio riuscì ad allearsi con i ladri guidati dalla Volpe dopo averlo aiutato, ad avere il sostegno dei mercenari di Bartolomeo d'Alviano dopo aver liberato la zona intorno alla caserma dall'influenza dei Borgia e ad ottenere l'aiuto delle cortigiane di Roma dopo che la sorella Claudia divenne matrona della Rosa in Fiore.[8]

Nel 1501, Ezio si infiltrò a Castel Sant'Angelo per uccidere Cesare e Rodrigo e liberare Caterina Sforza. Tuttavia, il Papa non era al Castello e Cesare partì per Urbino prima che l'Assassino potesse ucciderlo. Tuttavia, Ezio riuscì a liberare Caterina. Dopo essere tornato al covo sull'isola Tiberina, Ezio parlò con i suoi alleati: Machiavelli avrebbe voluto colpire subito, ma Caterina fece notare che Cesare comandava un esercito enorme e che gli Assassini avrebbero sicuramente fallito. Ezio se ne rendeva conto e scelse quindi di operare a Roma, erodendo l'influenza dei Borgia e rafforzando quella degli Assassini. Secondo lui, per vincere lo scontro gli Assassini avevano bisogno di combattenti leali. Pensava perciò di reclutare coloro che erano stati "disarmati dai Borgia".[8]

Malgrado non fosse convinto, Machiavelli accettò di addestrare delle reclute. Ezio in seguito salvò dei cittadini attaccati dai soldati dei Borgia nelle aree già liberate dall'influenza templare dopo che Ezio aveva ucciso i capitani e bruciato le torri. Nell'anno seguente, Ezio uccise alcuni agenti Templari e continuò a rafforzare la Confraternita.[8][12]

Molto importanti furono le missioni svolte in tutta Europa per contrastare l'influenza Templare: oltre a generici contratti, si occuparono anche di azioni importanti che influenzarono molto l'equilibrio politico dell'epoca.[9][12]

Al'inizio del XVI secolo, lo storico tedesco Conradus Celtis era intenzionato a pubblicare un libro sugli Assassini che rivelava, insieme a molte invenzioni, delle informazioni sulla Confraternita: un gruppo di Assassini italiani lo convinse a rinunciare al suo progetto informandolo del fatto che utilizzavano una vasto arsenale di armi. Nel 1502, l'elettore di Sassonia Federico III decise di fondare l'università di Wittenberg, che sarebbe diventata un centro della Riforma protestante. I Borgia cercarono di corromperlo, ma gli Assassini rubarono il denaro e poco dopo l'università ricevette una generosa donazione.[8][9]

In Inghilterra, gli Assassini italiani cercarono di evitare che i Templari spodestassero re Enrico VII. Uccisero quindi Margherita di York, coinvolta nelle congiure Templari, facendo credere che fosse morta naturalmente, e molti altri congiurati. Oltre ad indebolire notevolmente l'influenza Templare sventando importanti congiure ed alleanze, gli Assassini ricevettero un seggio nella Camera Stellata del regno d'Inghilterra come ringraziamento da parte del re per il loro operato.[8][9]

Nel 1503, inoltre, gli Assassini rinforzarono la loro presenza in Russia. Ezio inviò diversi adepti a Mosca sulle tracce di Pietro Antonio Solari, che non mandava rapporti in Italia da dieci anni. Gli Assassini italiani scoprirono che lo zar, dopo aver appreso che Solari e Ridolfo Fioravanti erano spie, aveva fatto uccidere il primo ed accusare il secondo. Fioravanti era però riuscito a fuggire. Riportato a Roma e interrogato, rivelò che lo zar credeva di essere prossimo allo scoprire un complotto. Alcuni Assassini ebbero quindi compito di far credere che Ridolfo e Solari erano legati alla setta dei Strigolniki, in modo che Ivan non approfondisse le sue ricerche mentre gli Assassini cercavano di non farsi notare dalle autorità.[8][9]

Sempre in quegli anni, gli Assassini italiani si preoccuparono anche dell'influenza dei Borgia in Francia: infatti il re Luigi XII era un loro alleato e un suo lontano cugino, Octavian de Valois, comandava un esercito francese di stanza a Roma. Inoltre molti ministri che comandavano in assenza del sovrano erano uomini dei Borgia. Quando appresero che un confratello era stato catturato, un gruppo di Assassini italiani si recò a Parigi per interrogare l'arcivescovo e cardinale Georges d'Amboise, che spaventato fornì loro una lista di ministri Templari. Gli Assassini italiani ne uccisero tre, rallentando i piani di Cesare e apprendendo dove fosse imprigionato il loro confratello. Quando lo salvarono, disse che non aveva rivelato informazioni importanti e li mise in guardia contro gli Orsini, morendo poco dopo a causa delle torture subite.[8][9]

Sempre con l'intento di indebolire i Borgia, gli Assassini italiani decisero di concentrarsi sui legami del Papa con Massimiliano I d'Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero. L'imperatore aveva subito pesanti sconfitte ad opera di mercenari svizzeri durante la guerra sveva e gli Assassini sapevano che non avrebbe apprezzato di apprendere che i Borgia si servivano proprio di mercenari svizzeri per la guardia papale. Rapirono quindi alcuni comandanti che portarono al cospetto dell'Imperatore, che reagì come previsto e smise di finanziare i Borgia mentre indagava. In seguito gli Assassini riuscirono anche a rinforzare i loro legami con l'Impero.[8][9]

Gli Assassini italiani si spinsero anche al di là dell'Europa: in quegli stessi anni aiutarono gli Assassini indiani a fronteggiare la minaccia rappresentata da Pedro Álvares Cabral, mandato a Calcutta da Manuele I del Portogallo per estirpare la presenza degli Assassini in città. Con l'aiuto degli adepti di Ezio, gli Assassini fronteggiarono e sconfissero Cabral. In seguito, gli Assassini cercarono di capire da cosa fosse motivato l'attacco: decisero quindi di investigare in Portogallo. Interrogando membri delle corti di Portogallo e Castiglia, gli Assassini scoprirono che i Borgia e la Spagna influenzavano le decisioni del Portogallo, e che si stava preparando una spedizione contro gli Assassini a Calcutta guidata da Vasco da Gama. Malgrado inizialmente non fossero riusciti a sconfiggerlo, in seguito uccisero i suoi capitani e rafforzarono la loro presenza in città. Preoccupati per l'influenza Templare in Portogallo, gli Assassini italiani cercarono di impedire che Manuele facesse quanto chiesto dai Borgia armando gli oppositori. Nello stesso periodo inoltre gli Assassini italiani cominciarono ad avvelenare Isabella I di Castiglia, che aveva stretto un'alleanza con i Borgia.[8][9]

Gli Assassini italiani collaborarono anche con gli Assassini turchi per far cessare la guerra turco-veneziana cominciata nel 1499, malgrado i Borgia avessero cercato di impedire la pace. A Costantinopoli, inoltre, un gruppo di adepti romani si introdusse nella bottega di Piri Reis e rubò una mappa delle coste del Nuovo Mondo che sarebbe stata loro utile per stabilire una loro presenza nelle colonie. Sempre nell'Impero Ottomano gli Assassini italiani si mescolarono agli ebrei cacciati dai regni di Spagna e Portogallo che erano accolti dal sultano Bayezid II. Dopo aver ucciso le spie di Ferdinando II di Aragona, alcuni Assassini presero il loro posto per fondare una nuova gilda.[8][9]

Nel frattempo molti gruppi di Assassini in Italia combattevano direttamente contro i Borgia: uno di questi era guidato da Francesco Vecellio e comprendeva tra gli altri Tessa Varzi e Cipriano Enu. Insieme, questi Assassini compirono diverse missioni: le prime si svolsero nei territori conquistati da Cesare o che prendeva di mira, quali Piombino, Massa Marittima e Camerino. In seguito, Ezio affidò loro il compito di proteggere potenziali bersagli dei Borgia, quali gli astronomi Domenico Maria Novara e Niccolò Copernico e l'ambasciatore veneziano Antonio Giustinian.[12]

In seguito svolsero diversi compiti che richiedevano le abilità di Tessa con i veleni: la loro missione più importante fu quella di uccidere Agostino Barbarigo, doge di Venezia, che aveva tradito gli Assassini alleandosi con i Borgia. In seguito gli Assassini si assicurarono che il suo successore sapesse perché Agostino era morto. In seguito, il gruppo di Assassini di Francesco attaccò i mercenari del marchese e Templare Charles de la Motte giunti a Roma. Malgrado i loro iniziali successi, in seguito le forze combinate dei francesi e dei Borgia riuscirono ad uccidere molti membri della Confraternita, tra cui Tessa.[12]

Nell'estate 1503, quando Ezio scelse di colpire, i Templari erano già seriamente indeboliti e la morte di pochi di loro li avrebbe sconfitti definitivamente. Prima di colpire Cesare, tuttavia, l'Assassino intendeva privarlo di fondi e truppe, obbligandolo così a tornare a Roma. La Volpe non conosceva l'identità del finanziatore di Cesare, noto solo come "Il Banchiere". Claudia tuttavia conosceva un senatore debitore del Banchiere e che avrebbe potuto servire ad Ezio per arrivare a lui.[8]

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Ezio assassina Juan Borgia il Maggiore.

Il 1 agosto 1503, Ezio riuscì a raggiungere la festa del "Banchiere" di Cesare Borgia, Juan Borgia il Maggiore, con l'aiuto del senatore Egidio Troche. Ezio riuscì ad assassinare il cardinale e a fuggire, non riuscendo però ad uccidere Rodrigo e Cesare, che lasciarono la festa prima che l'Assassino potesse fuggire. Dopo essere tornato alla Rosa in Fiore, dove alcune cortigiane avevano portato il denaro che aveva usato per introdursi alla festa, scoprì che le donne erano state seguite da alcune guardie dei Borgia. Quando entrò nel bordello, tuttavia, scoprì che la sorella aveva ucciso da sola le guardie e si rese conto dell'abilità e dell'utilità delle azioni delle sorella per la causa degli Assassini.[8]

Più tardi nello stesso mese, inoltre, Ezio aiutò Bartolomeo d'Alviano nella lotta contro i Francesi uccidendo il loro generale, Octavian de Valois, causando la partenza delle truppe francesi da Roma. Ciò privò i Borgia di un importante sostegno militare, nonché di un valido alleato.[8]

Sempre nel mese di agosto Ezio collaborò con Volpe per scoprire dove si trovasse Pietro Rossi, l'amante di Lucrezia in possesso della chiave di Castel Sant'Angelo. Avendo appreso che Cesare aveva ordinato a Micheletto Corella di ucciderlo, Ezio e le sue reclute infiltrarono la rappresentazione che si svolgeva al Colosseo e fermarono Micheletto. Come ringraziamento per averlo salvato, Pietro consegnò la chiave all'Assassino. Poco dopo Ezio identificò anche la spia, un ladro di nome Paganino. Dopo aver impedito a Volpe di uccidere Machiavelli, che il capo della gilda dei ladri considerava il traditore, gli Assassini si riunirono nel covo dell'isola Tiberina.[8]

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Ezio proclamato Mentore.

Dopo aver iniziato Claudia all'interno dell'Ordine in riconoscimento del suo contributo alla causa degli Assassini, Machiavelli si rivolse a tutti gli Assassini presenti. Riconoscendo l'utilità delle azioni di Ezio, Machiavelli lo proclamò Mentore della Confraternita, lasciandogli la guida del ramo italiano dell'Ordine. In seguito, gli Assassini salirono sul tetto del covo per eseguire un salto della fede nel Tevere come parte della cerimonia di iniziazione di Claudia. Dopo essere rimasti soli, Machiavelli spiegò ad Ezio di averlo aiutato sin dall'inizio: era stato lui a portarlo a Roma, a causare l'esplosione che gli aveva permesso di fuggire dal Castello e aveva inviato i mercenari a proteggerlo al Colosseo. Vennero interrotti dall'arrivo di una spia che li informò del ritorno di Cesare a Roma. Machiavelli consigliò ad Ezio di uccidere il Papa e suo figlio, ed Ezio approvò.[8]

Il 18 agosto, Ezio si infiltrò a Castel Sant'Angelo per uccidere Rodrigo e Cesare. Durante la discussione tra padre e figlio, Rodrigo cercò di avvelenare il figlio facendogli mangiare una mela avvelenata perché era ormai stanco delle azioni di Cesare. Quando Lucrezia giunse nella stanza per avvertire il fratello che il Papa si era fatto consegnare della cantarella, Cesare sputò il veleno inghiottito e obbligò il padre a mangiare la mela avvelenata. Sperando di salvare il padre, Lucrezia rivelò al fratello il nascondiglio della Mela. Cesare lasciò subito la stanza e poco dopo Ezio, che aveva assistito a tutta la scena, entrò da una finestra aperta. Rodrigo era ormai morto e Lucrezia, per vendicarsi in qualche modo del fratello, rivelò anche ad Ezio dove si trovava la Mela: nel padiglione del cortile della Basilica di San Pietro. Ezio riuscì a raggiungere la Basilica prima di Cesare e recuperò il Frutto dell'Eden, scappando poi dal Vaticano.[8]

Nei mesi seguenti, gli Assassini italiani cercarono di evitare che Cesare facesse eleggere un nuovo Papa che gli avrebbe permesso di mantenere la carica di capitano generale: fondamentale fu l'uso della Mela dell'Eden da parte di Ezio che permise di decimare le forze Templari. Nel dicembre dello stesso anno, infine, Giulio II fece arrestare Cesare.[8]

Ricerca di Cesare

Alle origini dell'Ordine

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