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Assassini romani

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Gli Assassini romani erano uno dei più antichi rami dell'Ordine degli Assassini, già operanti nel I secolo a.C. La loro attività si concentrò principalmente nel monitoraggio delle attività svolte dalla Repubblica romana, segretamente gestita dai Templari.

Tra gli Assassini romani di maggiore rilievo vi furono Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, che insieme ad altri otto confratelli uccisero il sovrano Gaio Giulio Cesare, alleato dei Templari, alle idi del marzo 44 a.C. Tre anni dopo un'altro Assassino del ramo romano, Leonius, uccise l'imperatore Caligola divenendo uno degli sicari più famosi della storia dell'Ordine.

Ebbero anche un ruolo molto rilevante nella protezione di alcuni siti della Prima Civilizzazione come il Tempio di Giunone e nella ricerca dell'Ankh, un manufatto a loro risalente. Incaricato di trovare quest'ultimo, vi era l'Assassino gallo-romano Aquilus.

Storia

Repubblica romana

Le origini del ramo romano sono pressoché sconosciute, ma molto probabilmente venne fondato da un diplomatico di nome Lugos, promotore di un istituzione politica al tempo nota come Liberalis Circulum. Lugos era anche in possesso dell'Ankh, un manufatto in grado di resuscitare i morti per un breve periodo. Tuttavia durante un viaggio lungo il Mediterraneo, la sua nave affondò in una tempesta e l'Ankh venne perduto.

Anni dopo il ramo romano iniziò ad operare anche all'interno dei vari organi istituzionali della repubblica. Uno di loro, Marco Giunio Bruto, scoprì anche una caverna sotto il Campidoglio, rivelatasi il Tempio di Giunone, un sito della Prima Civilizzazione. La esplorarono diverse volte, finché Bruto non ebbe un incontro con una misteriosa entità al suo interno. Da quel giorno gli Assassini romani si adoperarono con tutte le loro forze per uccidere il despota romano Gaio Giulio Cesare, un rilevante alleato dei Templari.

L'evento si compì alle idi del 15 marzo 44 a.C., quando gli Assassini uccisero il dittatore in Senato. Successivamente ebbero un'amnistia provvisoria da parte di Marco Antonio, che alla morte di Cesare era diventato il capo dello stato. Antonio decise di sfruttare le circostanze: il 20 marzo parlò duramente contro gli Assassini durante l'elogio funebre di Cesare, fomentando una rivolta cittadina contro di loro.

PL Filippi, Macedonia.png

La Sindone copre Bruto.

Ritrovandosi l'impero schierato contro di loro, Bruto guidò gli Assassini romani in una disperata fuga verso Oriente. Stazionarono ad Atene, dove si adoperarono a formare un esercito per contrastare la legione di Ottaviano, erede del trono cesariano.

Sebbene avessero amplificato di molto le loro truppe, gli Assassini vennero sconfitti nelle due battaglie di Filippi. In preda alla disperazione Bruto si suicidò. Il suo corpo venne poi avvolto nella Sindone, in un tentativo di rianimarlo. Tuttavia il Frutto dell'Eden non portò i risultati sperati. Anni doppo, nel 41 d.C l'Assassino romano Leonius uccise l'imperatore Caligola con una daga. L'episodio rese Leonius uno dei membri più famosi della storia della confraternita. 

Ricerca dell'Ankh

Aquilus 2.jpg

Aquilus nella tenda di Gracco.

Due secoli dopo la morte di Caligola per mano di Leonius, gli Assassini romani iniziarono a concentrarsi sulla ricerca dell'Ankh, il Frutto dell'Eden che tempo prima era in possesso di Lugos. Inoltre si espansero sino alle terre galliche, stabilendo anche una base a Lugdunum. Ad occupare un ruolo fondamentale nella ricerca del manufatto vi fu l'Assassino gallo-romano Aquilus, sicario di due importantissimi Templari: il senatore Caio e il generale Tito.

Nel 259 d.C. Aquilus raggiunse l'accampamento di un'altro Templare: il comandante Gracco. Tuttavia venne tratto in un imboscata, svenendo a cuasa di una ferita infertagli all'addome. A salvarlo fu l'intervento di un contingente alamanno guidato da suo cugino e confratello Accipiter, che completò la missione al suo posto. Quando si risvegliò, Accipiter gli donò l'Ankh. Ottenuto il prezioso manufatto, Aquilus si mise in viaggio per Lugdunum, sua terra natia.

Lì si recò alla residenza di suo padre Lucius, che intanto stava discutendo con il senatore Caïus Fulvus Vultur. Consegnato l'Ankh a Weke, il servo di famiglia, l'Assassino si recò in salotto per la cena. Quella stessa sera Weke lo informò di un'alleanza tra i Templari ed il parroco cittadino, Faustin. Sotto le pressanti minacce di Aquilus, il prete rivelò l'identità di un suo complice: il senatore Vultur.

Aquilus assassina Vultur.png

Aquilus dopo aver ucciso Vultur.

Allarmato, Aquilus uccise il Templare e tornò in fretta a casa di suo padre, trovandolo però morto. Mentre gli porgeva gli ultimi saluti, l'Assassino sentì i gemiti di un morente Weke. Nelle sue ultime parole, Weke rivelò che Vultur aveva rubato l'Ankh, portandolo con se a Roma. Così Aquilus si mise in viaggio verso Roma, e in piena notte riuscì ad infiltrarsi nella residenza del senatore, uccidendolo e recuperando il manufatto. Dopodiché tornò nel suo piccolo podere in Gallia, dove venne accolto da sua moglie Valeria.

Felici di rivedersi i due si abbandonarono all'amore e il giorno successivo iniziarono ad ispezionare l'Ankh. Involontariamente, attivarono un meccanismo che proiettò un ologramma di Lucius. Quest'ultimo iniziò a raccontare la storia del naufragio di Lugos anni prima, affermando che solo i suoi discendenti potevano fermare i Templari. Ma prima che l'ologramma potesse rivelare dei dettagli in merito, dei soldati romani irruppero in casa e catturarono sia Aquilus che Valeria, intendendo deportarli a Roma. Durante il tragitto, però, intervenne Accipiter che attaccò la legione nel tentativo di salvare il cugino, che tuttavia morì durante lo scontro. Valeria in seguito ebbe un figlio, e tenne con se l'Ankh; del Frutto dell'Eden non si seppe più nulla.

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