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Cripta Auditore

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Cripta Auditore porta esterna notte.png

L'entrata della cripta.

Cripta Auditore era il luogo dove erano custodite le spoglie di Domenico Auditore, il trisnonno dell'Assassino Ezio Auditore da Firenze, nonché il primo a prendere il cognome di Auditore, e di suo figlio Renato.

Storia

Rendere Ossequio 2.png

Una delle targhe incise sui muri della cripta.

Cripta Auditore fu fatta costruire nel sottosuolo del borgo di Monteriggioni intorno al 1330, nello stesso periodo in cui fu eretta Villa Auditore. Le gallerie attraverso la quale si snodava la cripta contenevano delle targhe di pietra su cui Domenico descrisse la sua vita e l'origine della famiglia Auditore.[1]

Giovanni Auditore, uno dei nipoti di Domenico, esplorò la cripta di famiglia quando era molto giovane.[2] Suo figlio Ezio invece visitò Cripta Auditore durante il suo soggiorno a Monteriggioni.[1]

Durante l'assedio di Monteriggioni del gennaio 1500, gli abitanti di Monteriggioni utilizzarono le gallerie che attraversavano Cripta Auditore per lasciare la città sfuggendo alle truppe guidate da Cesare Borgia.[3]

Nel 2012, gli Assassini Desmond Miles e Lucy Stillman utilizzarono le gallerie che passavano attraverso la cripta per raggiungere il Santuario, la cui entrata dello studio di Mario Auditore era bloccata dall'interno.[3]

Targhe

Nelle gallerie che attraversano la cripta della famiglia Auditore erano presenti sette targhe di marmo. Se lette in ordine, le targhe descrivono alcuni eventi importanti della vita di Domenico Auditore e ciò che lo spinse a prendere il cognome di Auditore.

Venezia, 1296

"Sono cresciuto in una piccola casa affacciata sulla laguna veneziana, circondata dalle spumeggianti onde del mare. A malapena sapevo camminare, quando divenni un marinaio. Mi imbarcai, prima come mozzo sull'Atlantico, quindi su navi che trasportavano merci per conto del benefattore di mio padre, messer Marco Polo. Mi piaceva quella vita."

A riva

"Un giorno, mentre ero in porto a cercare lavoro, mi innamorai. Lei non aveva nemmeno vent'anni, ma nei suoi occhi vidi riflesso il mondo intero, avvolto da una luce più chiara e splendente del sole. Alla fine ripresi il mare, ma il mio cuore era rimasto a terra, con la ragazza che era diventata mia moglie, e con il nostro figlioletto."

Diritto di nascita

"Un pomeriggio d'estate, messer Polo mi chiamò nel suo studio. Mio padre era già lì, accanto a un uomo più anziano, che indossava una strana cappa e ci scrutava.

Fu in quel momento che la mia vita cambiò: mio padre mi rivelò di essere un Assassino. Si sfilò un anello e mi mostrò uno strano segno sul dito, spiegandomi che la mia famiglia discendeva da un antico ordine sorto per proteggere l'umanità.

Quindi tacque; io stesso non preferii parola. Fu messer Polo che ruppe il silenzio e avanzò di un passo: mi disse che lo straniero incappucciato sarebbe diventato il mio maestro, e in cambio io l'avrei condotto attraverso il Mediterraneo, fino in Spagna. Questo fu il principio del mio apprendistato con Dante Alighieri, e il principio della rovina della mia felicità."

Un Mentore

"Durante la preparazione del viaggio, messere Alighieri e io ci incontrammo spesso. All'inizio discutevamo di come procurarci i rifornimenti; in seguito affrontammo questioni nobili, come la vita, l'amore, l'onore e la giustizia.

Mi insegnò che la società è strutturata in modo da controllare i propri membri, evitando loro di riflettere, o di vedere. Ben presto fui in grado di lasciarmi alle spalle ogni legge e illusione. Comprese che l'umanità viene sfruttata dai potenti, e che noi, gente del popolo, meritiamo la libertà.

Fu allora che Dante iniziò a mostrarmi le pagine di un volume che messer Polo aveva riportato dal suo viaggio presso la corte di Genghis Khan. Il manoscritto, chiamato il Codice, parlava del nostro ordine, gli Assassini."

Un addio inaspettato

"Il viaggio che avevamo pianificato non ebbe mai luogo. Di ritorno a Ravenna, dove dovevamo radunare i suoi averi, Dante morì. Costernato per la morte del mio mentore, mi recai a informarne messer Polo e mio padre. Ma prima che potessi aprir bocca, venni introdotto nello studio e mio padre, pallido in volto, chiuse la porta alle mie spalle.

Sconvolto, ascoltai in silenzio le sue parole. Dante voleva portare il Codice in Spagna, al sicuro. Ma qualcuno lo spiava. I nemici degli Assassini, i Cavalieri Templari, esistevano ancora.

Rammentai le storie che mi aveva raccontato sui Templari, e capii: Dante era stato ucciso. I Templari sapevano del Codice, e sapevano di noi. Tremante, mio padre mi ordinò di prendere il Codice e di partire subito per la Spagna, con mia moglie e mio figlio.

Messer Polo, mentre mi conduceva alla porta, mi mise in mano un pezzetto di carta con sopra scritto un numero. Quel numero mi garantiva da parte sua un credito pari a più ducati di quanti ne avessi mai visti nella vita, in qualsiasi banca in Italia."

In mare

"Salpammo quella notte, con la nave carica di merci da vendere sui mercati di Barcellona. Da principio, tutto filò liscio. Poi, per evitare una tempesta, gettammo l'ancora al porto di Otranto. Avvolti nell'oscurità, giunsero i pirati. Non li vidi finché non salirono a bordo della nave.

Mi nascosi con la mia famiglia nella stiva. Tirai fuori il Codice, ne lacerai la copertina in pelle e infine ne ruppi la rilegatura. le pagine scivolarono silenziosamente a terra. Le disseminai fra gli scrigni e le casse dirette al mercato.

Gli uomini che ci scovarono erano ubriachi, lo sentivo dal fiato. Quando mi chiesero del Codice, compresi chi li mandava. Trattenendo la mia rabbia, dissi di averlo gettato fuoribordo.

Iniziarono a ridere. In due mi tenevano a terra, ghignando, mentre gli altri strappavano le vesti di dosso a mia moglie. Implorò pietà, finché alla fine la sua voce si spense. Quando ebbero finito, la gettarono in mare.

Rubarono il carico e affondarono la nave; io fui lasciato in balia delle onde, aggrappato a un frammento del ponte.

Riuscii a raggiungere la riva con mio figlio. Il mattino seguente, la marea mi riportò il cadavere di mia moglie."

Un nuovo nome

"Non rividi mai più il mare.

Giunto a Firenze, affittai una stanzetta e mi recai in banca. Avevo memorizzato il numero di messer Polo.

Con l'ingente somma di denaro che avevo a mia disposizione, mi recai a Venezia a cercare mio padre. Tornai a Firenze il giorno dopo: Polo e mio padre erano già morti.

Da allora colleziono trattati di architettura, studio i classici e prendo lezioni di canto. Ho preso il nome di Auditore, fingendomi un nobile della corte fiorentina. Accolto come uno di loro, ho indossato la maschera della nobiltà costruendo questa villa per me e per mio figlio.

Poi, ho iniziato la caccia. Ho cresciuto mio figlio insegnandogli a combattere, per trovare il Codice e uccidere i Templari. Insieme avremmo vendicato l'onore di mia moglie e la morte di mio padre, due torti che mai sarebbero stati pienamente riparati.

All'Auditore che sta leggendo, ricorda che non sei un nobile. Non sei uno degli ingannatori, sei un uomo del popolo. Vendicaci!"

Curiosità

  • In Assassin's Creed: Brotherhood, la porta che conduce alla cripta non è presente durante la prima sequenza genetica, ma lo è nei tempi moderni.

Galleria

Note

Inoltre su Fandom

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