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Ezio Auditore da Firenze

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"Ho vissuto la mia vita come meglio ho potuto, senza conoscerne lo scopo, ma attratto come una falena da una luna distante. E qui, alfine, scopro una strana verità. Sono solo un tramite per un messaggio che elude la mia comprensione."
―Ezio Auditore da Firenze sulla sua vita, 1512[src]
Ezio Auditore da Firenze
ACi Ezio Auditore da Firenze.png
Informazioni biografiche
Nato

24 giugno 1459
Firenze,
Repubblica fiorentina[1]

Morto

30 novembre 1524 (65 anni)
Firenze,
Repubblica fiorentina[2]

Periodo storico

Rinascimento

Informazioni politiche
Affiliazioni

Assassini
Famiglia Auditore

Altre informazioni
Appare in

Lineage
Assassin's Creed II
Rinascimento
Discovery
Brotherhood
Fratellanza
Project Legacy
Ascendance
La crociata Segreta Revelations
Revelations (romanzo)
Embers
Assassin's Creed III (Citato)
Recollection
Memories
Discover Your Legacy
fumetto francese

Attore

Devon Bostick (Lineage)

Doppiatore

Renato Novara
Diego Baldoin (Revelations, Embers)

Ezio Auditore da Firenze (24 giugno 1459 - 30 novembre 1524) è stato un nobile fiorentino che divenne uno dei più grandi Mentori dell'Ordine degli Assassini.

Antenato di Clay Kaczmarek, William e Desmond Miles[1][3], Ezio non era a conoscenza della sua eredità di Assassino fino a 17 anni, quando il padre e i due fratelli, Federico e Petruccio, vennero uccisi. Ezio fuggì da Firenze e si rifugiò a Villa Auditore, nel borgo di Monteriggioni.

Scoperta la sua eredità di famiglia dallo zio, Mario Auditore, Ezio iniziò il suo addestramento da Assassino e la sua ricerca di vendetta contro il Gran Maestro dell'Ordine dei Templari, Rodrigo Borgia, che aveva ordinato l'esecuzione della famiglia. Durante la sua ricerca di vendetta, Ezio riuscì a recuperare le pagine del Codice di Altaïr per la prima volta da Domenico Auditore, e salvò le città di Firenze e Venezia dal controllo dei Templari. Riuscì inoltre ad assicurare il viaggio di Cristoforo Colombo verso il "Nuovo Mondo".[4] Dopo la morte dello zio per mano di Cesare Borgia, Ezio liberò Roma dal controllo dei Borgia, contribuendo a diffondere gli ideali del Rinascimento in tutta Italia.

Pochi anni dopo, Ezio trovò una lettera del padre riguardante una Biblioteca nascosta a Masyaf, in cui si trovava una fonte di saggezza inestimabile per gli Assassini. Arrivato alla fortezza, scoprì che era controllata dai Templari. Dopo essere fuggito, viaggiò verso Costantinopoli per recuperare le cinque Chiavi necessarie per aprire la Biblioteca.

In seguito si ritirò in una villa in Toscana assieme alla moglie Sofia Sartor e ai suoi due figli Flavia e Marcello. Morì a Firenze il 30 novembre 1524.

Biografia

Giovinezza

Eziolineagechess.png

Un giovane Ezio Auditore.

Ezio Auditore nacque il 24 giugno 1459 da Giovanni e Maria Auditore. Fu il secondogenito della famiglia, fratello minore di Federico e maggiore di Petruccio. Fino all'età di 17 anni, Ezio visse una vita fatta di lusso e agiatezze, essendo un membro della nobiltà fiorentina, anche se in segreto suo padre era un Assassino. Da giovane, Ezio era un apprendista banchiere presso Giovanni Tornabuoni, presumibilmente per prendere più avanti il comando della banca degli Auditore.[1][5]

Nel 1476, Ezio, suo fratello Federico e degli amici stavano affrontando Vieri de' Pazzi e il suo gruppo. Ezio riuscì a sconfiggere molti di loro, ma Vieri riuscì a fuggire prima che Ezio potesse colpirlo. Poco prima dello scontro Vieri aveva lanciato una pietra in faccia ad Ezio, ferendolo e provocandogli una cicatrice. Federico, quindi, gli consigliò di andare a visitarsi dal loro medico di famiglia. Quindi, dopo aver derubato gli uomini di Vieri rimasti sconfitti, si recarono dal medico, che curò la ferita.[1]Assassin's Creed II - Sequenza 1: Beata Ignoranza</ref>

Lasciato il dottore, a Federico, guardando la chiesa di Santa Trinita, venne l'idea di fare una gara a chi arrivava per primo sul tetto. Ezio vinse, ed i due si arrampicarono sul campanile, dove contemplarono Firenze. Realizzando che era vicino alla casa della sua fidanzata, Cristina Vespucci, Ezio si recò da lei, e vi trascorse la notte. Tuttavia, la mattina dopo, il padre di Cristina scoprì Ezio, che riuscì però a fuggire dalle guardie. Ezio scappò fino a Palazzo Auditore, dove incontrò il padre Giovanni, che lo richiamò, per poi ammettere però che gli ricordava lui alla sua età. Dopodiché, Giovanni lo incaricò di consegnare una lettera a Lorenzo de' Medici, che però era partito per Careggi. Tornato a casa e informato dell'assenza di Lorenzo, il padre, che era in compagnia del gonfaloniere di giustizia Uberto Alberti, chiese ad Ezio di aiutare gli altri membri della famiglia.[1]

Ezio trovò il fratello minore Petruccio fuori dalla casa, che gli chiese di recuperare delle piume dai tetti, promettendo di ritornare a letto se Ezio gliele avesse recuperate. Finita la ricerca delle piume, Ezio trovò la sorella Claudia molto turbata dopo aver scoperto che il suo ragazzo, Duccio de Luca, le era stato infedele. Quindi, dopo averlo trovato, Ezio diede una lezione a Duccio, intimandogli di stare lontano dalla sorella. Tornato nuovamente al palazzo, Maria, la madre di Ezio, gli chiese di accompagnarla a recuperare dei quadri commissionati ad un giovane pittore che aveva conosciuto, Leonardo da Vinci. Mentre tornavano a casa, Leonardo ed Ezio conversarono, stringendo amicizia.[1]

Esecuzione della famiglia

"Ti ucciderò per ciò che hai fatto!"
―Ezio a Uberto Alberti dopo l'uccisione della famiglia[src]
Eredità Di Famiglia 4.png

Ezio indossa le vesti da Assassino del padre.

Aiutata la madre, ad Ezio fu affidato dal padre il compito di consegnare due lettere e prelevarne una terza da una colombaia non lontana dal palazzo. Ezio accettò, e dopo aver fatto due incontri insoliti con i destinatari delle lettere, un mercenario, un ladro e una cortigiana, Ezio recuperò la lettera della colombaia, e vide delle guardie correre attraverso Firenze. Completato il compito, Ezio tornò a casa, trovandola a soqquadro. Il padre e i fratelli erano scomparsi, mentre la madre e la sorella si erano nascoste. Scoperto dalla governante Annetta che le guardie avevano arrestato Giovanni e i figli, Ezio si diresse verso Palazzo della Signoria, dove erano detenuti. Riuscito a scalare il palazzo, riuscì a parlare con il padre dalla finestra della prigione. Giovanni incaricò Ezio di trovare un baule nascosto in una stanza segreta, prendere tutto il contenuto, e consegnare una lettera a Uberto Alberti. Così facendo, Ezio riuscì a trovare le vesti del padre, una spada, una lama e una polsiera avvolti da una pergamena, e la lettera che portò ad Uberto nonostante gli attacchi da parte delle guardie intente ad ucciderlo. Il gonfaloniere gli assicurò il rilascio della famiglia, grazie a quei documenti che contenevano le prove della loro innocenza. Ezio, stanco, si diresse a casa di Cristina, dove si addormentò tra le sue braccia.

L&#039;Ultimo Rimasto 1.png

L'esecuzione degli Auditore.

Il giorno seguente, Ezio si recò in Piazza della Signoria, dove Uberto presiedeva il processo agli Auditore. Giovanni protestò sostenendo la sua innocenza, citando i documenti consegnati ad Alberti la sera precedente. Tuttavia, il gonfaloniere finse di non saperne nulla. Ezio urlò che Uberto stava mentendo, ma ciò non poté impedire la morte della famiglia, ed Ezio poté solamente guardare impotente l'impiccagione del padre e dei fratelli. Mentre tentava di avvicinarsi freneticamente verso Uberto, fu fermato dalle guardie, a cui venne ordinato di ucciderlo. Su sollecitazione di uno dei compagni di Giovanni, un ladro, Ezio riuscì a fuggire dalle guardie. Alcune ore dopo, Ezio raggiunse Cristina, e le chiese di accompagnarlo a dare l'ultimo saluto alla sua famiglia. Arrivati in Piazza della Signoria, videro che i corpi erano già stati deposti e, interrogata una guardia, i due scoprirono che stavano per essere gettati nell'Arno. Arrivati in fretta al fiume, Ezio sgattaiolò dietro le guardie, e trasportò i corpi su una barca, sulla quale si allontanò. Seppellì i corpi vicino alle mura di Firenze, e chiese a Cristina di fuggire con lui, ma lei rifiutò, perché ciò significava abbandonare la sua famiglia. La mattina dopo, Ezio incontrò Annetta, che gli spiegò dove incontrarsi: a casa della sorella Paola.[1][6]

Assassinio di Uberto Alberti

"Gli Auditore non sono morti! Io ci sono ancora! Io! Ezio! Ezio Auditore!"
―Ezio dopo aver ucciso Uberto[src]

Paola, che all'insaputa di Ezio era un'Assassina, accettò di aiutare Ezio nella sua ricerca di vendetta, insegnandogli come nascondersi tra la folla per non essere notato e a rubare. Terminato quindi l'addestramento, indirizzò Ezio alla bottega dell'amico Leonardo da Vinci per riparare la Lama Celata del padre Giovanni. Arrivato da Leonardo, quest'ultimo riuscì a ripararla grazie alla pagina del Codice che Ezio aveva con sé. Dopo averla restituita ad Ezio una guardia, dopo essersi fatta aprire la porta, ordinò a Leonardo di seguirlo per fargli delle domande. La guardia iniziò a picchiare Leonardo per avere delle informazioni su Ezio, che prese le difese dell'amico assassinandola alle spalle.[1]

Giudice, Giuria, Boia 3.png

Ezio assassina Uberto Alberti.

Tornato da Paola, quest'ultima informa Ezio che Uberto sarà presente alla mostra del Verrocchio, nel chiostro di Santa Croce. Infiltratosi nel chiostro, Ezio attaccò in un impeto di rabbia Uberto, pugnalandolo al petto più volte, per poi proclamare alla folla che gli Auditore non erano morti. Una volta ucciso Uberto, Ezio riprese i documenti che gli aveva consegnato prima della morte dei familiari. Ezio prese anche una lettera in cui Uberto, riferendosi alla sua famiglia, ammette di aver giustiziato gli Auditore dopo l'offerta di soldi e terreni. Ezio fece anche in modo che la moglie ricevesse la lettera, per non abbassarsi al livello di Uberto.[1]

Ricerca dei Templari

Scoperta delle proprie origini

Ezio, ora l'uomo più ricercato di Firenze, lasciò la città con la madre e la sorella nella speranza di poter partire per la Spagna, dopo essersi fermati per pochi giorni alla villa di famiglia nel borgo di Monteriggioni. Poco prima di raggiungere il borgo i tre vennero bloccati da Vieri de' Pazzi e dai suoi uomini, che vennero però fermati dal tempestivo intervento dello zio di Ezio, Mario Auditore, e dai suoi mercenari. Mario informò Ezio dell'esistenza degli Assassini, tentando di coinvolgere anche il nipote nell'Ordine, rivelandogli anche che i suoi antenati, incluso Giovanni, facevano parte di esso. Tuttavia, Ezio rifiutò di venire coinvolto, pensando solamente a portare la sua famiglia al sicuro in Spagna, proteggendosi in caso di attacco con le abilità ottenute nell'addestramento impartitogli. Arrabbiato, Mario lasciò Monteriggioni per partire verso San Gimignano, dove Vieri de' Pazzi si era stabilito assieme alle sue truppe, che da tempo cercavano di prendere Monteriggioni. Preso dai sensi di colpa e riconoscendo che la sua presenza era una delle ragioni dei continui scontri con Vieri, Ezio raggiunse a San Gimignano lo zio Mario.[1]

Incontratisi fuori dalla città, Ezio si unì a Mario e ai suoi mercenari nell'assalto, aspettando la notte per attaccare Vieri de' Pazzi. Una volta inoltrati nella città, Ezio spiò un incontro tra Rodrigo Borgia, Vieri, il padre Francesco e lo zio Jacopo. Subito dopo la fine dell'incontro, Mario attaccò gli uomini di Vieri, ed Ezio ne approfittò per scontrarsi direttamente con lui sulle mura di San Gimignano, riuscendo ad ucciderlo dopo un duello. Ezio, poco prima che Vieri morisse, gli chiese delle spiegazioni, ma Vieri si rifiutò di dargliele. Infuriato, Ezio si sfogò sul corpo di Vieri, insultandolo fino a quando lo zio lo calmò, ricordandogli di avere rispetto per la morte.[1]

Congiura dei Pazzi

Addio Francesco 5.png

Ezio assassina Francesco de' Pazzi.

Dopo la morte di Vieri, Ezio ritornò a Firenze nel 1478 per raccogliere informazioni sulle trame dei Pazzi. Grazie all'aiuto del ladro La Volpe, Ezio scoprì una congiura che prevedeva la morte di Lorenzo de' Medici e suo fratello Giuliano. Anche se non riuscì a salvare Giuliano, Ezio riuscì ad impedire l'uccisione di Lorenzo, salvandolo da Francesco de' Pazzi e dai soldati dei Templari. Tuttavia, i Pazzi riuscirono a trascinare Firenze in un clima di guerra civile. Dopo aver scortato Lorenzo al sicuro, nel suo palazzo, Ezio apprese da Poliziano che Francesco de' Pazzi aveva attaccato Palazzo della Signoria. Mentre le truppe dei Pazzi e quelle dei Medici combattevano per le strade, Ezio inseguì e uccise Francesco, anche se Jacopo de' Pazzi e gli altri cospiratori riuscirono a salvarsi.[1]

Scoperto che i congiurati dei Pazzi si erano rifugiati nelle campagne toscane nella zona di San Gimignano, Ezio riuscì con l'aiuto dei mercenari dello zio ad uccidere Antonio Maffei, Stefano da Bagnone, Bernardo Baroncelli e Francesco Salviati, ricevendo da loro informazioni sul nascondiglio di Jacopo de' Pazzi. Grazie ad esse, Ezio riuscì a pedinare Jacopo fino ad un antico teatro fuori dalle mura. Una volta arrivati, Ezio spiò l'incontro tra Jacopo, Rodrigo Borgia e un mercante veneziano, Emilio Barbarigo. Dopo aver pugnalato Jacopo per punire il suo fallimento a Firenze, il Borgia fece catturare Ezio, di cui aveva già previsto la presenza. Tuttavia, dopo che il Borgia ed Emilio abbandonarono il teatro, Ezio riuscì a liberarsi e uccidere tutti i soldati, prima di dare il colpo di grazia a Jacopo.[1]

Cospirazione veneziana

Completata la vendetta nei confronti dei congiurati, Ezio tornò da Lorenzo nel 1480, annunciandogli il suo successo. Prima di partire da Firenze per andare a Venezia, dove Ezio aveva intenzione di recarsi per uccidere Emilio, Lorenzo gli diede un regalo: la Cappa medicea, che gli garantiva l'indulgenza delle guardie fiorentine. Ezio passò dalla bottega di Leonardo per farsi tradurre una pagina del Codice, scoprendo però che anche lui era partito alla volta di Venezia. Dopo aver incontrato Leonardo sugli Appennini, Ezio lo accompagnò lungo la strada, dove si dovettero però separare per sfuggire ad un attacco da parte dei soldati di Rodrigo Borgia.[1]

Rincontratisi in un porto in Romagna, i due si stavano per imbarcare verso Venezia, ma Ezio non poté salire perché sprovvisto di lasciapassare. Nello stesso momento, i due sentirono gli urli di una donna, rimasta intrappolata su uno scoglio. Ezio si affrettò a salvarla, e la donna, la contessa Caterina Sforza, convinse il capitano della nave a far imbarcare Ezio. Una volta arrivati a Venezia, Ezio e Leonardo vennero accolti da un uomo chiamato Alvise, che li accompagnò a fare un giro della città.[1]

Ezio trasporta Rosa.png

Ezio porta in salvo Rosa.

Arrivati alla nuova bottega di Leonardo, Ezio si recò a Palazzo della Seta per escogitare un modo per uccidere Emilio Barbarigo. Nello stesso momento, un gruppo di ladri arrivò, distraendo le guardie, mentre una ragazza approfittò della confusione per scalare il palazzo, ma venne colpita da un arciere. Ezio si offrì quindi di portare in salvo dalle guardie la ragazza, di nome Rosa, aiutato dal ladro Ugo. Arrivati alla Gilda dei Ladri di Venezia, Ezio conobbe Antonio, il loro capo, anche lui desideroso della morte di Emilio.[1]

Dopo quattro anni di pianificazione, Ezio riuscì ad infiltrarsi a Palazzo della Seta, dove, prima di riuscire ad assassinare Emilio, origliò un discorso tra lui Carlo Grimaldi, un membro del Consiglio dei X venuto a discutere di un incontro. Il giorno dopo, Ezio pedinò Carlo all'incontro con altri Templari, e scoprì che essi avevano intenzione di avvelenare con della cantarella il doge Giovanni Mocenigo. Avvertito Antonio, i due cercarono un modo per entrare nel Palazzo Ducale, senza avere successo. Scoraggiato, Antonio affermò che solo un uccello poteva entrare, ricordando ad Ezio un'invenzione di Leonardo: la Macchina volante, che aveva portato con sé da Firenze. Dopo una prova di volo fallita, Leonardo tentò di rivedere i progetti, senza successo. Arrabbiato, lanciò un foglio nel camino, che iniziò a fluttuare sospeso in aria dal calore. Leonardo intuì che per far volare a lungo Ezio ci volevano dei falò accesi lungo la città.[1]

Battesimo Dell&#039;Aria 8.png

Ezio uccide Carlo Grimaldi.

Una volta uccise le guardie, i ladri di Antonio procederono ad appiccare falò in tutta la città, che riuscirono a dare ad Ezio la spinta necessaria per volare fino a Palazzo Ducale. Tuttavia, Ezio arrivò troppo tardi per salvare il doge, che era già stato avvelenato. Carlo iniziò ad allontanarsi, mentre urlava alle guardie che Ezio aveva ucciso il doge. Esse accorsero contro Ezio, che si liberò di loro per poi uccidere Carlo, prima di fuggire dal Palazzo.[1]

Un anno dopo, Ezio, divenuto il ricercato numero uno di Venezia, tornò alla bottega di Leonardo per chiedergli una maschera carnevalesca e farsi tradurre la pagina del Codice che Carlo aveva con sé, contenente i progetti di una pistola. Leonardo disse ad Ezio che poteva incontrare Antonio per discutere sul nuovo doge Templare nel bordello di Sorella Teodora. Arrivato a La Rosa della Virtù, i tre iniziarono ad elaborare un piano per uccidere il nuovo doge Marco Barbarigo, arrivando alla conclusione che Ezio doveva vincere una maschera d'oro nei giochi di Carnevale per entrare al ballo privato del doge. Ezio riuscì a vincere tutte le prove, ma il giudice, corrotto, assegnò il premio a Dante Moro, la guardia del corpo di di Silvio Barbarigo. Tuttavia, Ezio riuscì a rubare la maschera da Dante e, una volta entrato al ballo, riuscì ad uccidere Marco con la nuova pistola.[1]

Dopo la morte di Marco, Ezio rintracciò Silvio Barbarigo e Dante Moro, che avevano occupato l'Arsenale con un esercito di mercenari. Avendo bisogno anche lui di un suo esercito, Ezio cercò aiuto dal generale Bartolomeo d'Alviano. Tuttavia, Bartolomeo e i suoi uomini erano stati catturato da Silvio in seguito ad un attacco al suo quartier generale. Ezio riuscì a liberare Bartolomeo, e assieme si allearono per sconfiggere Silvio. Per prima cosa, Ezio salvò i mercenari che erano stati catturati, per poi farli rimanere nei dintorni dell'Arsenale, inducendo quindi i soldati di Silvio ad uscire. A quel punto, dopo aver lanciato il segnale d'attacco, i mercenari crearono scompiglio nell'Arsenale, dando a Ezio l'occasione di uccidere Dante e Silvio. Prima di morire, i due rivelarono che l'obiettivo dei Templari non era conquistare la posizione di doge, bensì di imbarcarsi per Cipro, per motivi che rimasero sconosciuti a Ezio.[1]

Primi anni da Assassino

Introduzione nell'Ordine

"Sono trascorsi più di dieci anni da che vidi morire mio padre e i miei fratelli. Dieci anni a caccia di responsabili. E ora sono così vicino... ma non abbastanza da capire il senso di tutto questo."
―Ezio parla della sua vita da Assassino[src]

Due anni dopo la morte di Silvio e Dante, il giorno del ventottesimo compleanno di Ezio, Rosa gli portò il registro di navigazione dell'Arsenale, in cui era scritto che la nave dei Templari farà ritorno il giorno seguente da Cipro. Arrivata la nave, Ezio pedinò un corriere dei Templari sceso dalla nave, che aveva con sé un Frutto dell'Eden. Dopo aver pedinato il corriere, Ezio lo uccise e prese il suo posto, portando il Frutto dell'Eden direttamente a Rodrigo Borgia. Finalmente faccia a faccia con il responsabile della morte del suo padre e dei fratelli, Ezio chiese al Gran Maestro dei Templari come mai non fosse apparso il "profeta" di cui si parlava nel Codice. Rodrigo gli rispose indicando sé stesso come il profeta, e diede battaglia a Ezio. Durante la battaglia Rodrigo, messo in difficoltà, chiamò in suo aiuto le guardie.[1]

Adattarsi 10.png

Ezio riceve il marchio degli Assassini.

Ezio si trovò in inferiorità numerica e stava per essere sopraffatto, quando intervennero tempestivamente Mario Auditore, Antonio, Paola, Teodora, La Volpe e Bartolomeo, che salvarono Ezio, anche se Rodrigo riuscì però a fuggire. I vecchi amici rivelarono ad Ezio che tutti loro erano degli Assassini. Assieme a loro ce ne era un altro, Niccolò Machiavelli, che disse a Ezio che era lui il "profeta". Mario aggiunse che nel corso degli anni avevano tutti aiutato Ezio per introdurlo nell'Ordine degli Assassini, e che ora era giunto il momento. Quella notte, si incontrarono di nuovo, ed Ezio venne formalmente introdotto nell'Ordine. Ad Ezio venne inoltre marchiato l'anulare sinistro.[1]

Battaglia di Forlì

In seguito alla cerimonia, gli Assassini esaminarono la Mela nel laboratorio di Leonardo. Dopo essersi attivata in seguito al tocco della mano di Ezio, gli Assassini compresero la sua potenza e pericolosità, e decidettero di custodirla a Forlì, governata dall'alleata Caterina Sforza. Ezio e Machiavelli si recarono a Forlì, dove vennero accolti fuori città da Caterina. Mentre si avviavano verso la città, tuttavia, appresero che si trovava sotto assedio, guidato dai fratelli Ludovico e Checco Orsi.[1]

Trovate le porte della città chiuse, Ezio cercò un'altra strada, mentre Caterina distraeva le guardie.[1]

La pelle dell&#039;Orsi 5.png

Ezio vede Savonarola prendere la Mela prima di svenire.

Ezio riuscì ad infiltrarsi in città e aprire le porte, facendo entrare Caterina e Niccolò. I tre arrivano quindi alla Rocca di Ravaldino, dove scoprono che i figli di Caterina, Ottaviano e Bianca erano stati presi in ostaggio. Salvata Bianca Riario da alcuni soldati ed il fratello Ottaviano da Ludovico Orsi, Ezio tornò vittorioso a Forlì, dove scopre però che in sua assenza Checco Orsi era riuscito ad impadronirsi della Mela dell'Eden. Ezio riuscì a raggiungerlo fuori delle porte della città, dove lo uccise. Tuttavia, Checco riuscì a pugnalare Ezio un attimo prima di morire. Prima di svenire in seguito al colpo, Ezio riuscì a vedere un monaco raccogliere la Mela.[1]

Le guardie cittadine trovarono Ezio accanto al cadavere di Checco, e lo riportarono a Forlì, dove Caterina si prese cura di lui. Ripresi i sensi, Ezio spiegò rapidamente a Caterina che aveva visto la Mela essere presa da un monaco dagli abiti scuri con un dito mancante. Caterina indirizzò Ezio a cercare in un convento fuori città, e prima di andare gli consegnò una mappa del defunto marito, contenente le posizioni delle pagine del Codice. Arrivato, Ezio non vi trovò il monaco, ma incontrò fratello O'Callahan, che gli consigliò a cercare nell'abbazia di San Mercuriale, al centro di Forlì. Una volta arrivato, un monaco lo riconobbe come l'uccisore di Stefano da Bagnone, e spaventato fuggì. Ezio riuscì a bloccarlo, e, una volta convinto che non aveva cattive intenzioni, disse a Ezio il nome del monaco: Girolamo Savonarola.[1]

Viaggio in Spagna

Mentre era sulle tracce di Savonarola, Ezio venne invitato da Antonio ad un incontro a Venezia. Lì incontrò Antonio assieme ad un altro uomo, Luis de Santángel. Luis era alla ricerca di un sicario che potesse sorvegliare un incontro tra il suo amico Cristoforo Colombo e Rodrigo Borgia, temendo che si trattasse di una trappola. Fu così, ma Ezio riuscì a salvare Cristoforo, che gli spiegò che Rodrigo era interessato ai suoi piani di navigazione verso Ovest.[7]

Luis e Cristoforo dissero poi a Ezio che i Templari erano in possesso dell'atlante di Colombo, in cui vi era spiegato il piano di viaggio. Ezio riuscì a tornare in possesso dell'atlante e lo portò indietro ai due. Luis informò Ezio che gli Assassini spagnoli erano stati catturati dal comandante dell'Inquisizione Tomás de Torquemada. Sentendo il dovere di salvarli, Ezio lasciò perdere temporaneamente la ricerca della Mela e partì per la Spagna, in cui vi erano due contatti di Antonio.[7]

Dopo essere arrivato in Spagna, Ezio si incontrò con i due contatti, e venne diretto alla locale Gilda dei Ladri. Quando arrivò, però, la trovò vuota, cadendo in un'imboscata tesagli dall'Inquisizione. Una volta scappato attraverso le fogne, Ezio incontrò Raphael Sánchez, che si rivelò un Assassino.[7]

Raphael informò Ezio del luogo dove venivano tenuti prigionieri gli Assassini catturati, ed Ezio si precipitò a salvarli. Poco prima di essere messi al rogo dall'Inquisizione, Ezio uccise tutte le guardie e li liberò. Raphael disse poi a Ezio che è stato Gaspar Martínez ad eseguire l'ordine di Torquemada di catturare gli Assassini. Ezio rintracciò Gaspar e lo trovò assieme a Torquemada e una guardia, mentre sorvegliavano un Assassino imprigionato.[7]

Torquemada rivelò all'Assassino catturato che era stato Rodrigo Borgia a ordinargi di catturare gli Assassini spagnoli, poiché erano degli infedeli. Dopodiché, la guardia uccise l'Assassino, e il gruppo si divise, lasciando Gaspar da solo.

Ezio si fece avanti, e gli chiese che cosa ne sapeva dei Templari, ma Gaspar disse di non saperne nulla, dicendo che erano caduti duecento anni prima. Ezio lo uccise, e gli trovò addosso i nomi di altri sei Assassini imprigionati. Dopo aver liberato il primo della lista, Ezio lo riportò da Raphael, e lo informò dell'esistenza della lista. Tuttavia, gli altri Assassini si trovavano a Saragozza.[7]

Arrivati in città, Raphael chiese a Ezio di trovare il giudice dell'Inquisizione Pedro Llorente, che si trovava dalla parte opposta della città. Una volta arrivato, Ezio vi trovò anche Torquemada. Lì, un Assassino stava subendo delle torture, e, dopo aver rifiutato di convertirsi, venne ucciso.[7]

Ezio origliò la seguente conversazione, e si sbrigò a localizzare i rimanenti cinque Assassini. Quattro di essi erano tenuti prigionieri all'interno delle catacombe, mentre l'ultimo all'interno di una chiesa. Dopo averli salvati tutti, Ezio uccise Pedro Llorente.

Tornato da Raphael, Ezio gli chiese se poteva fare ritorno in Italia, ma Raphael aveva ancora bisogno di aiuto contro gli Inquisitori a Granada. Ezio accettò di autarlo assassinando una spia Templare in città, scoprendo inoltre che anche Luis Santangel era un Assassino.[7]

Ezio stava per tornare in Italia, ma venne nuovamente ostacolato dai Templari. Venne costretto a difendere Luis da altri di loro, e scoprì che Raphael era stato catturato.

Ezio partì per salvare Raphael, e si infiltrò nella fortezza di Torquemada. Dopo una veloce conversazione tra Ezio e Torquemada, quest'ultimo chiuse le porte che li separavano, scampando così all'affrontare l'Assassino.[7]

Tornato da Raphael e Luis, Ezio disse loro che non credeva che Torquemada fosse un Templare, ma semplicemente un uomo che seguiva ciecamente le istruzioni di Rodrigo Borgia. Ezio poté finalmente partire per l'Italia per riprendere le ricerche della Mela, e chiese a Luis e Raphael di tenerlo informato sul viaggio di Colombo.[7]

Falò delle Vanità

Fatto ritorno dalla Spagna, Ezio riprese immediatamente la ricerca della Mela. Tornato a Firenze nel 1492, si imbatté fuori dalla basilica di Santa Maria del Carmine in un monaco che stava scappando da degli uomini del Borgia, che stavano investigando riguardo alla Mela. Realizzato che anche i Borgia sapevano che Savonarola fosse in possesso della Mela, Ezio si arrampicò sul tetto che dava al cortile della basilica, dove un uomo, chiamato Savonarola dalle guardie, veniva tenuto sotto interrogatorio dagli uomini di Rodrigo. Avendo visto abbastanza, Ezio uccise gli aggressori, e, dopo aver notato che il monaco era in possesso di tutte le dita, scoprì che il monaco si chiamava Marcello Savonarola, cugino di Girolamo. Marcello indicò a Ezio che il cugino si dovrebbe trovare a Venezia, ed Ezio partì immediatamente.

Arrivato a Venezia, Ezio venne accolto da Teodora, che gli disse di aver sentito un araldo che predicava sulla fine del mondo, e informò Ezio anche degli ultimi avvenimenti accaduti mentre Ezio era in viaggio: Lorenzo de' Medici era morto e Rodrigo Borgia era diventato papa, prendendo il nome di Alessandro VI.

Teodora mostrò a Ezio la piazza dove il monaco teneva di solito i suoi discorsi, e lo lasciò lì ad attendere. Il monaco si fece vedere dopo poco tempo, e iniziò i suoi sermoni rivolti alla folla. Finito il discorso, Ezio riuscì ad avvicinarsi al monaco e a parlare con lui in disparte, fingendo di essere anche lui un sostenitore della causa di Savonarola, ma senza ottenere risposte precise. Giorni dopo, Ezio venne contattato dall'araldo, che lo portò con sé a un altro dei suoi discorsi, in cui urlò alla folla che Savonarola era riuscito a prendere il controllo di una città. All'improvviso, una voce si alzò, denunciando gli scempi contro la cultura che Savonarola stava attuando a Firenze. Ezio si avvicinò all'uomo, che si identificò come Piero de' Medici, il figlio di Lorenzo. La folla insorse contro Piero, ed Ezio fu costretto ad aiutarlo, facendo saltare la sua copertura. Dopo un breve combattimento, terminato con la morte dell'araldo e la fuga dei suoi seguaci, Piero si recò da Agostino Barbarigo per chiedergli di sorvegliare sulla presenza di altri seguaci in città, mentre Ezio partì nuovamente verso Firenze.

Arrivato a Firenze, Ezio si incontrò con Niccolò Machiavelli, con cui iniziò ad agire per fermare Savonarola, anche grazie all'aiuto dei loro alleati in città: Paola e La Volpe. Ezio iniziò ad eliminare i luogotenenti di Savonarola in città, mentre Paola e La Volpe organizzavano una rivolta popolare. Dopo aver ucciso i seguaci di Savonarola, il popolo, arrabbiato col monaco, si recò nel 1498 a Palazzo Pitti, dove risiedeva Savonarola, reclamando la fine dei falò. Savonarola tentò allora di fermare la folla sfruttando la Mela ma, prima di poterla attivare, Ezio lanciò un pugnale contro la sua mano, riuscendo a fargli cadere di mano la Mela. Mentre Savonarola veniva catturato dalla folla, un soldato di Rodrigo Borgia, anche lui interessato alla Mela, ne approfittò per rubarla, ma venne inseguito e ucciso da Ezio, che tornò in possesso del Frutto dell'Eden. Savonarola venne condannato al rogo in Piazza della Signoria, ma Ezio decise che nessuno meritava di morire soffrendo così tanto.[1]

Giustizia popolare 5.png

Ezio parla ai fiorentini.

L'Assassino salì quindi sul palco, e pugnalò Savonarola alla gola. Poi guardò la folla, sbalordita, e tenne un discorso rivolto a loro, chiedendo loro di seguire la propria strada, a scegliere ciò che è giusto o sbagliato con la propria testa, invitandoli a non perdere la propria libertà. Lasciò poi il palco assieme a Mario, Niccolò, Paola e La Volpe.[1]

Guerra contro i Borgia

Scontro in Vaticano

"Pensavo... Pensavo di aver superato tutto questo. E invece no. Ho atteso troppo a lungo, perso troppe cose. Requiescat in pace, bastardo!"
―Ezio a Rodrigo Borgia[src]

Nel dicembre 1499, gli Assassini si incontrarono a Villa Auditore, con la Mela dell'Eden e con il Codice finalmente completato. Combinando i due oggetti, scoprirono che la posizione della Cripta era Roma, sotto al Vaticano. Sfortunatamente, Rodrigo Borgia era diventato papa nel 1492, ottenendo quindi l'accesso ad un altro Frutto dell'Eden, il Bastone. Per nulla scoraggiato, Ezio partì per Roma con l'intenzione di uccidere Rodrigo.[1]

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Rodrigo usa il Bastone contro Ezio nella Cappella Sistina.

Sconfitte le guardie poste lungo il Passetto di Borgo, Ezio riuscì a infiltrarsi all'interno della Cappella Sistina, dove Rodrigo stava celebrando la Messa. Prima di venire ucciso, Rodrigo riuscì ad utilizzare il Bastone per scaraventare via Ezio, sprigionando la sua energia nella stanza, facendo crollare a terra i presenti. Tuttavia, Ezio ne rimase praticamente immune, poiché aveva con sé la Mela. Ezio la prese quindi in mano, e, come fece Al Mualim nella battaglia contro Altaïr, creò delle sue copie illusorie grazie al potere della Mela, e si fronteggiarono. Durante il combattimento, però, Rodrigo riuscì ad atterrare nuovamente Ezio, riuscendo a prendere la Mela. Rodrigo utilizzò il Bastone per far levitare Ezio, e lo pugnalò all'addome, per poi lasciarlo svenuto mentre si recava nella Cripta. Tuttavia, Ezio riprese conoscenza, e, una volta entrato nella Cripta, vide Rodrigo tentare invano di aprire la porta. Ezio gettò le sue armi a terra, offrendo a Rodrigo uno scontro alla pari, dal quale l'Assassino risultò vincitore. Ezio decise però di risparmiare Rodrigo, poiché ucciderlo non gli avrebbe ridato la sua famiglia.[1]

Entrato nella Cripta, Ezio si trovò di fronte un ologramma di una donna che si identificò come "Minerva", un membro di Coloro che vennero prima. Ezio rimase ulteriormente confuso quando l'ologramma si rivolse ad un uomo invisibile, chiamato Desmond, prima di sparire improvvisamente, lasciandolo con molte domande senza risposta.[1]

Uscito dalla Cripta Ezio tentò di recuperare il Bastone, che però scese nelle profondità della terra. Lo zio Mario lo aveva raggiunto nel frattempo e insieme uscirono fuori dalla basilica, per poi arrampicarsi su una torre che dava sul Tevere. Ezio aveva intenzione di gettarvi la Mela, ma non ne era pienamente convinto, così lo zio si offerse di tenerla al sicuro con sé, dicendogli che ci avrebbero pensato in seguito. I due partirono poi verso Monteriggioni.[8]

Assedio di Monteriggioni

Durante il viaggio di ritorno, Ezio parlò a suo zio del suo incontro con Minerva e delle cose che aveva detto, per poi tranquillizzarsi al pensiero che le sue battaglie erano giunte alla fine. Quella sera, Ezio parlò di nuovo dei fatti della Cripta, questa volta a Machiavelli, alla sorella, alla madre, e a Caterina Sforza, che era venuta a Monteriggioni per cercare sostegno contro l'esercito pontificio che marciava su Forlì. Machiavelli si arrabbiò con Ezio per aver risparmiato Rodrigo, e partì velocemente per Roma. Quella notte, Ezio tornò nella sua stanza, dove trascorse la notte in compagnia di Caterina.[8]

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Ezio difende Monteriggioni.

La mattina seguente, Cesare Borgia, figlio di Rodrigo e capitano generale delle forze papali, assediò Monteriggioni. Prendendo di sorpresa gli Assassini, le forze di Cesare distrussero gran parte del borgo, prima che Ezio poté raggiungere i cannoni e rispondere al fuoco, distruggendo gran parte dell'equipaggiamento dell'esercito. Tuttavia, gli sforzi di Ezio servirono solamente a salvare alcuni cittadini, e Cesare riuscì ad entrare comunque nel borgo, portando con sé anche Mario e Caterina, che erano stati fatti prigionieri durante lo scontro. Vedendo suo zio in difficoltà, Ezio corse sui tetti nel vano tentativo di salvarli, ma venne colpito da degli archibugieri, facendolo cadere a terra. Allo stesso tempo, Cesare "invitò" Ezio a venire a Roma, sparando con la sua pistola a Mario, uccidendolo.[8]

Ezio, che era sopravvissuto e aveva ripreso conoscenza, continuò a combattere tra le strade, aiutato dai mercenari dello zio. Raggiunta Villa Auditore e riuscito a entrare nel Santuario, Ezio e i cittadini sopravvissuti riuscirono a fuggire da Monteriggioni grazie a un passaggio segreto, celato dietro la statua di Altaïr. Dopo essere usciti dal passaggio, Ezio, nonostante le ferite, prese un cavallo e partì per Roma. Tuttavia, durante il viaggio svenne, cadendo dal cavallo.[8]

Trasferimento a Roma

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Margherita dei Campi cura Ezio.

Ezio riprese conoscenza a Roma, mentre veniva curata da una donna, Margherita dei Campi, che gli disse che un uomo lo aveva portato da lei, e che gli aveva dato dei nuovi abiti, oltre a dirle di riferire a Ezio di contattare Machiavelli presso il Mausoleo di Augusto. Dopo aver lasciato la casa della donna, Ezio cercò un dottore per alleviare il dolore delle ferite. Mentre si stava recando da Machiavelli però, incontrò delle guardie che volevano "far vedere come funzionano le cose sotto i Borgia" a un cittadino. Ezio le seguì, riuscendo a salvare l'uomo, la cui moglie era stata impiccata da un alleato dei Borgia conosciuto come Il Carnefice. Dopo averlo raggiunto e ucciso, Ezio incontrò Machiavelli. Da lui, Ezio scoprì che sotto i Borgia Roma era caduta in rovina, e che i suoi cittadini erano oppressi da loro. Machiavelli gli parlò anche di Cesare Borgia, il figlio di Rodrigo, e responsabile della morte di Mario Auditore.[8]

I due incontrarono poi Fabio Orsini, cugino di Bartolomeo d'Alviano, costretto a servire Cesare Borgia. Fabio diede agli Assassini un magazzino sull'Isola Tiberina, nella speranza che ne facciano buon uso. Da qui, Ezio partì per organizzare i contatti con gli alleati in città. Viaggiò alla Rosa in Fiore, nel tentativo di ottenere sostegno e supporto dalle cortigiane. Tuttavia, quando arrivò, apprese che Madonna Solari, la madama del bordello, era stata rapita dai Cento Occhi, dei ladri al servizio di Cesare, e che volevano un riscatto. Ottenuti i soldi, Ezio si recò dai rapitori, ma venne ingannato. Madonna Solari venne uccisa dopo il pagamento del riscatto, ma Ezio uccise i ladri. Sopravvissuto alla battaglia, Ezio fece ritorno alla Rosa in Fiore, dove incontrò la madre e la sorella che lo stavano cercando. Senza nessuno al loro comando, le cortigiane si rivolsero a Claudia per fungere loro da Matrona. Ezio accettò la decisione di Claudia, anche se con grande riluttanza. Ezio si occupò poi di ottenere il sostegno dei ladri di La Volpe, che erano in guerra con i Cento Occhi, dei mercenari di Bartolomeo, che erano in guerra con i francesi e i Borgia.[8]

Infiltrazione a Castel Sant'Angelo

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Ezio parla con La Volpe e Caterina.

Dopo aver ricevuto le informazioni da Claudia, La Volpe e Bartolomeo, che indicavano che Caterina era stata imprigionata a Castel Sant'Angelo, Ezio partì con l'intenzione di salvarla, dopo che Machiavelli gli chiese, in caso gli capitasse l'opportunità, di uccidere Cesare e Rodrigo.[8]

Infiltratosi nel castello, Ezio scalò le mura della fortezza, e, dopo aver constatato l'assenza di Rodrigo e aver visto Cesare partire per Urbino, si concentrò su Caterina. Spiando da una finestra, vide che Lucrezia Borgia, sorella di Cesare, aveva la chiave della cella di Caterina. Recuperata la chiave e liberata Caterina, i due fuggirono. Mentre attraversavano Ponte Sant'Angelo, Ezio ordinò a Caterina di cavalcare fino all'Isola Tiberina, mentre lui distraeva le guardie. Una tempestiva esplosione proveniente da Castel Sant'Angelo fece rientrare le guardie, permettendogli di fuggire. Fatto ritorno alla loro base, Ezio decise di approfittare dell'assenza di Cesare per liberare Roma dall'oppressione dei Borgia. Nonostante i dubbi di Machiavelli, i due decisero di iniziare a reclutare i cittadini ribelli di Roma nella Confraternita, dando quindi inizio alla liberazione di Roma.[8]

Espansione della Confraternita

Nel corso di un anno, Ezio reclutò molti cittadini di Roma, aggiungendoli ad altri membri dell'Ordine all'interno della sua gilda; membri come Francesco Vecellio, il cui mentore aveva tradito l'Ordine per Lucrezia Borgia e suo figlio. Gli adepti combattevano e venivano addestrati con Ezio, per venire poi assegnati a delle missioni in tutta Europa e a Calicut, in India. Si fece inoltre aiutare da loro per uccidere degli agenti Templari, come Malfatto e Silvestro Sabbatini.[8]

Ezio incontrò anche il suo vecchio amico Leonardo da Vinci, che lo informò che era stato obbligato a fabbricare ai Borgia un gran numero di macchine da guerra. Leonardo, avendo memorizzato tutte le invenzioni del Codice, riuscì anche a ricostruire molti delle armi che Ezio perse a Monteriggioni. In seguito a quell'incontro, Ezio si impegnò anche a distruggere tutte le macchine da guerra di Leonardo.[8]

Ricerca del Banchiere

Per tagliare i finanziamenti alle campagne militari di Cesare, Ezio decise di uccidere colui che gli forniva il denaro. Dalle cortigiane di Claudia, Ezio scoprì che un senatore, Egidio Troche, era in debito con il banchiere di Cesare, e decise di contattarlo. Ezio riuscì a salvare Egidio dalle guardie dei Borgia e, dopo averlo portato al sicuro, provvedé a procurargli il denaro necessario ad estinguere il debito. Egidio condusse quindi l'Assassino dal suo bersaglio. Ezio seguì Egidio da un capitano dei Borgia, che prese in consegna i suoi soldi per contarli. Ezio ne approfittò per ucciderlo, e, una volta preso il suo posto, arrivò a una festa lussuriosa organizzata dal banchiere, Juan Borgia il Maggiore. Ezio consegnò il denaro e procedette ad infiltrarsi nella festa, dove riuscì ad uccidere Juan da una panchina, per poi fuggire.[8]

Scoperto che le guardie di Cesare erano arrivate alla Rosa in Fiore, Ezio corse a proteggere la sua famiglia, arrivando tardi per salvarli: Claudia aveva già ucciso tutte le guardie.

Guerra contro i francesi

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Ezio discute con Bartolomeo sulla battaglia contro i francesi.

Dopo la morte del banchiere, Ezio si recò alla caserma di Bartolomeo d'Alviano, dove scoprì che la moglie di Bartolomeo, Pantasilea Baglioni, era stata rapita dal Barone di Valois, comandante degli alleati francesi di Cesare a Roma che chiedeva la resa di Bartolomeo in cambio della libertà della moglie. Bartolomeo non riuscì ad ideare nessun piano per salvarla, e decise di consegnarsi. Tuttavia, Ezio ebbe un'altra idea. Uccisi molti soldati francesi, i mercenari di Bartolomeo indossarono le loro armature, facendosi passare per una pattuglia francese che scortava Bartolomeo d'Alviano al Castro Pretorio, base delle operazioni dei francesi.[8]

Una volta entrati nella fortezza, Bartolomeo ed Ezio si trovarono faccia a faccia con il barone, quando Ezio diede il segnale di attaccare. Scoppiata la battaglia, mentre Bartolomeo e i suoi mercenari combattevano le forze francesi, Ezio inseguì nell'accampamento Octavian e Pantasilea, riuscendo ad ucciderlo e salvare la donna.[8]

La chiave di Castel Sant'Angelo

Non molto tempo dopo la vittoria contro il Barone di Valois, Ezio si recò alla Volpe Addormentata per raccogliere informazioni su Pietro Rossi, un attore amante di Lucrezia che possedeva una chiave per entrare al Castello. Ezio e La Volpe discuterono sui sospetti che Machiavelli avesse tradito gli Assassini, basati sull'attacco a Monteriggioni e sull'assenza di Rodrigo a Castel Sant'Angelo. La Volpe venne poi informata che le guardie erano venute a conoscenza delle postazioni dei ladri in città, e che erano stati attaccati. I due partirono quindi verso le postazioni attaccate, venendo a sapere dai ladri che Micheletto Corella, il sicario personale di Cesare, aveva intenzione di uccidere Pietro durante una rappresentazione della Passione in programma al Colosseo. La Volpe chiese poi a Ezio di uccidere Machiavelli, aggiungendo che, se non l'avesse fatto, ci avrebbe pensato lui. Localizzati Cesare e Micheletto alle porte della città, Ezio assistette all'omicidio di Francesco Troche, il fratello di Egidio colpevole di aver riferito al fratello dei piani militari di Cesare. Ezio seguì poi Micheletto, con l'intento di recuperare i costumi di scena per infiltrarsi nella recita. Mentre lo seguiva, Ezio fece recuperare i costumi dai suoi adepti man mano che venivano consegnati.

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Ezio porta in salvo Pietro.

Infine, Micheletto arrivò al Colosseo, il luogo della recita. Scalato l'esterno dell'edificio, Ezio uccise gli archibugieri di Micheletto e scese dietro le quinte, dove si cambiò d'abito. Ezio si infiltrò nella rappresentazione, e raggiunse Micheletto, ma gli risparmiò la vita dopo aver appreso che Pietro era stato avvelenato come misura di precauzione. Quindi, Ezio corré via dal Colosseo con Pietro tra le braccia, mentre gli altri Assassini e alcuni mercenari gli coprivano la ritirata. Dopo aver portato Pietro da un dottore e ricevute da lui le chiavi del Castello, Ezio vide e riconobbe un ladro di Monteriggioni, che era presente all'assedio, che fuggì alla vista dell'Assassino. Dopo averlo catturato, scoprì che era lui il traditore, e non Machiavelli. Ezio corse quindi all'Isola Tiberina, riuscendo a fermare in tempo La Volpe, che stava per uccidere Machiavelli.

Ezio fece riunire poi gli Assassini nel covo, dove si tenne la cerimonia d'iniziazione all'Ordine di Claudia. Machiavelli prese poi la parola, lasciando il ruolo di Mentore degli Assassini ad Ezio, meritevole di aver riorganizzato con ottimi risultati l'Ordine e di aver combattuto abilmente i Borgia a Roma.

Caduta dei Borgia

Con i sostenitori di Cesare morti, la Confraternita e i suoi alleati avevano distrutto il potere dei Borgia. Ezio venne informato che Cesare era tornato a Roma, e che voleva incontrare sua padre a Castel Sant'Angelo. Dopo essersi nuovamente infiltrato nel Castello, Ezio vide Rodrigo tentare di avvelenare il figlio facendogli mangiare una mela avvelenata. Cesare e Rodrigo discuterono poi sulle azioni di Ezio, che gli aveva tagliato le risorse. Rodrigo aggiunse anche di aver preso la Mela dell'Eden, quando Lucrezia irruppe avvertendo Cesare del tentativo di avvelenamento. Quest'ultimo, a quel punto, uccise il padre, e si fece dire da Lucrezia dove il padre avesse nascosto la Mela. Dopodiché, Cesare andò di corsa a prenderla. Ezio entrò nel Castello, dando a Rodrigo l'ultima benedizione. Lucrezia disse anche a lui il nascondiglio della Mela, ed uscì dalla fortezza.

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Ezio mostra la Mela ai suoi alleati.

Ezio arrivò alla Basilica di San Pietro, riuscendo a prendere la Mela per primo, ma venne presto raggiunto da Cesare, assieme a delle guardie papali. Utilizzando la Mela, Ezio fece morire le due guardie, per poi fuggire. Nei giorni successivi, assieme ai suoi compagni, si impegnò a uccidere i sostenitori che Cesare aveva ancora a Roma. Infine, gli Assassini raggiunsero Cesare in persona con alcuni dei suoi uomini, in attesa dei rinforzi delle truppe di Micheletto. Le forze di Cesare vennero sconfitte, anche se il loro comandante si era messo al sicuro dietro la porta della città. Tuttavia, venne arrestato da Fabio Orsini su ordine di papa Giulio II. Mentre veniva trascinato via, Cesare urlò che le catene non lo avrebbero trattenuto, e che non sarebbe morto per mano d'uomo.

Nonostante la sua vittoria, Ezio rimase turbato dal commento di Cesare, e, mentre parlava con Leonardo da Vinci, gli confessò la sua preoccupazione. Su suggerimento di Leonardo, Ezio decise di esaminare la Mela per capire se le minacce di Cesare erano vere. Dopo averla consultata, partì immediatamente. Prima di andarsene, Ezio lasciò a Leonardo un regalo d'addio: uno scrigno pieno di denaro, in compenso della morte del suo mecenate.

Ricerca di Cesare Borgia

Consigliere del Papa

Giulio II: Cesare Borgia è stato trasferito senza problemi in una delle loro più robuste rocche!
Ezio: Dove?
Giulio II: Ah, questa è un'informazione riservata anche a voi.
—Giulio II ed Ezio[src]

Correndo dal covo sull'Isola Tiberina, Ezio si diresse verso Castel Sant'Angelo, dove si trovò in mezzo a una scena di confusione di massa. Interrogando una guardia, Ezio apprese che Cesare era fuggito, probabilmente con l'aiuto di un infiltrato. Deducendo che il miglior modo per lasciare Roma era fuggire navigando il Tevere, Ezio corse al porto vicino a Castel Sant'Angelo.

Il porto era pieno di persone quando arrivò, quindi Ezio decise di utilizzare la Mela dell'Eden per scoprire dove era Cesare. La Mela indicò una caravella con le vele rosse al molo sei, ma, quando Ezio arrivò, vide che la nave era già partita. Salito su un'altra nave, Ezio pagò il capitano della nave per persuaderlo a partire con lui. Ezio venne sorpreso di vedere che il capitano della nave era Claudio, l'ex ladro della Volpe.

Le navi navigarono verso Ostia, dove la nave di Claudio riuscì a raggiungerli. Ammainate le vele, Ezio e Claudio salirono a bordo dell'altra nave, dove sopraffecero l'equipaggio, mentre Cesare guardava impotente dalla cassa in legno dove si era nascosto. Una volta catturato, Cesare venne rispedito a Roma.

Nel 1504 Ezio divenne il consigliere di papa Giulio II, e, durante un incontro, Giulio II ricevette una lettera che indicava che Cesare Borgia era stato consegnato a Re Ferdinando II di Aragona e alla moglie Isabella I di Castiglia. Quando Ezio gli chiese dove si trovava, Giulio si rifiutò di rispondergli, per prevenire un possibile attentato di Ezio alla vita del capo dei Templari. Durante la conversazione, Ezio suggerì con noncuranza il nome di "Guardie Svizzere" al contingente di mercenari svizzeri che Giulio II stava pensando di assumere come guardie del corpo personali.

Il giorno seguente, Ezio organizzò una riunione con La Volpe, Bartolomeo, Machiavelli e Claudia per discutere su come trovare i sostenitori dei Borgia rimasti nascosti in Italia. Insieme formularono un piano per controllare i sostenitori irriducibili fino al momento di colpire.

Dopo l'incontro, Ezio e Machiavelli incontrarono le due principali amanti di Rodrigo: Vannozza dei Cattanei e Giulia Farnese, e anche la moglie di Cesare: Carlotta d'Albret. Mentre andavano a trovare Giulia, Ezio e Machiavelli notarono che erano inseguiti da una donna, da quando avevano lasciato il palazzo di Vannozza. Dopo essere passati per i tetti, gli Assassini riuscirono a seminare la loro inseguitrice.

Durante questa missione, Machiavelli chiese ripetutamente a Ezio di utilizzare la Mela per localizzare Cesare, ma Ezio rifiutò sempre, non volendo diventare dipendente dal suo potere, perdendo le sue capacità.

Gli ultimi sostenitori di Cesare

Dopo aver lasciato il palazzo di Carlotta, Ezio e Machiavelli incontrarono Bruno, una delle spie di Machiavelli, che informò i due che i Borgia li avevano pedinati, per essere sicuri della loro assenza mentre rapivano Claudia Auditore. Dopo aver saputo il loro nascondiglio, i due si recarono velocemente a liberarla dai suoi rapitori, solo per scoprire di essersi trovati in trappola; Bruno lavorava per i Borgia da molto tempo.

Arrivati al nascondiglio degli irriducibili dei Borgia, Ezio vide Claudia seduta su una sedia, mezza svestita e ferita. Il capo degli irriducibili puntò un pugnale alla gola di Claudia e minacciò di ucciderla se Ezio non avesse lasciato Roma una volta per tutte. Ezio si rifiutò, e insieme a Machiavelli, riuscì a salvare la sorella e ad uccidere gli irriducibili.

Dopo aver salvato Claudia, Ezio scoprì che Micheletto si era rifugiato nella Ludus Magnus di Zagarolo, a est di Roma. Mettendo insieme un esercito di un centinaio di adepti e ladri, le forze di Ezio circondarono e sopraffecero rapidamente i duecentocinquanta uomini comandati da Micheletto. Portato Micheletto a Firenze, lo imprigionarono nella cella in cima a Palazzo della Signoria, la stessa che aveva ospitato Giovanni Auditore 28 anni prima. Lì, Machiavelli, Amerigo Vespucci e Piero Soderini torturarono Micheletto, senza però venire a sapere qualcosa da lui. Machiavelli promise di continuare nei suoi tentativi di ottenere informazioni da lui, e si separò da Ezio, costretto a tornare a Roma.

Il nascondiglio della Mela

Giorni dopo, Ezio venne svegliato nelle prime ore della mattina da Machiavelli, che lo informò che Micheletto era fuggito da Palazzo della Signoria con l'aiuto di un prete alleato dei Borgia e degli irriducibili. Ezio si rese rapidamente conto che la fuga avrebbe potuto dare loro un vantaggio, se avessero potuto seguire Micheletto fin dal suo padrone Cesare. Convocata una riunione di emergenza, Ezio organizzò una caccia all'uomo per Micheletto, concentrandosi sulle zone vicino a Roma e a Ostia. Più tardi, Ezio decise di utilizzare la Mela per individuare Micheletto, ma la Mela gli mostrò ancora una volta la stessa immagine vaga di un castello spagnolo, senza aggiungere altro.

Ezio venne confuso dal rifiuto della Mela, e, su consiglio di Machiavelli, Ezio chiese alla Mela perché non gli stava mostrando ciò che voleva. Il Frutto dell'Eden disse a Ezio che per lui era giunto il momento di rinunciare ad essa, in modo che le generazioni future possano farne uso, ma indicò anche dove era nascosto Micheletto. Come regalo di addio, la Mela informò gli Assassini che Micheletto Corella stava per viaggiare verso la Spagna partendo dal porto di Napoli.

Prima di andare a Napoli, Ezio e Machiavelli decisero di nascondere la Mela. Entrati nel Colosseo, i due Assassini si fecero strada attraverso la vecchia Tana di Romolo, grazie alla quale raggiunsero l'ingresso del Tempio di Giunone. Entrati nel Tempio, Ezio pose la Mela sul piedistallo centrale, per poi uscire. Quando la porta si chiuse dietro di lui, sia Ezio che Niccolò notarono che la porta sembrava svanire, prendendo l'aspetto delle mura.

La scomparsa di da Vinci

Rapimento di Leonardo

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Ezio e Leonardo osservano un ritratto di donna sorridente.

Mentre Cesare si era rifugiato presso il cognato Giovanni III d'Albret, Ezio fece ritorno a Roma. Durante la permanenza in città, Ezio incontrò Leonardo per cercare un passaggio per tornare in Spagna. Leonardo gli disse che conosceva un capitano, di cui però non ricordava il nome. Mentre era lì i due discuterono su degli scritti dei discepoli di Pitagora, che presentavano simboli simili a quelli della Mela. Dopodiché, Leonardo voleva accompagnare Ezio al porto, ma non poté lasciare lo studio incustodito. Ezio si offrì di riportare indietro l'apprendista di Leonardo: Salaì.

Ezio trovò Salaì a La Volpe Addormentata, mentre giocava ai dadi. Dopo un'iniziale resistenza, Salaì accettò di tornare alla bottega del maestro con Ezio. Una volta fuori, tre uomini indossanti delle toghe, che stavano giocando con Salaì, pedinarono i due. Salaì allora si girò, dicendo loro che aveva smesso di giocare. A quel punto i tre, supportati da altri, attaccarono Ezio e Salaì. Una volta sconfitti i nemici, Salaì riconobbe Ezio, osservando che c'era un solo uomo dotato di quelle abilità a Roma. I due andarono poi al laboratorio di Leonardo.

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Il messaggio di Leonardo: Dipinti della Villa.

Elusi i gruppi di Ermetisti tra loro e il laboratorio, Ezio e Salaì riuscirono a tornare, trovando il laboratorio distrutto e Leonardo scomparso. Salaì informò Ezio con rammarico di non conoscere la posizione del Tempio di Pitagora. Guardando verso il pavimento con tristezza, Salai notò una scritta, che suggeriva di cercare i dipinti di Leonardo che erano conservati a Villa Auditore, che contenevano indizi per localizzare il tempio. In un primo momento Ezio fu rinunciatario, commentando che tutti i dipinti erano stati bruciati durante l'assedio, ma Salai rispose dicendo che ne erano stati distrutti solo due: uno, che non era di Leonardo, era stato venduto da Salaì stesso per acquistare un farsetto, mentre i restanti cinque erano tutti nelle mani di Lucrezia Borgia, ora duchessa di Ferrara.

Ricerca dei quadri

"Mi risulta che abbiate cinque tele di Leonardo da Vinci che m'appartengono. Le rivoglio."
―Ezio Auditore a Lucrezia Borgia[src]
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Ezio seduce Lucrezia.

Ezio si recò quindi alla Delizia di Belriguardo, dove scalò le mura esterne del palazzo. Subito dopo ascoltò Lucrezia, preoccupata per la sua vita, ordinare alle guardie la massima allerta. Infiltratosi nel palazzo attraverso le scuderie, Ezio si confrontò con Lucrezia per riottenere i quadri rubati, dicendole che non era venuto per prendere la sua vita. Di buon grado, Lucrezia disse a Ezio che tre dei quadri erano stati venduti a Francesco Colonna, mentre il quinto era nelle mani di un amante di Lucrezia, Patrizio. Una volta ordinato ai suoi uomini di caricare l'Annunciazione di Leonardo su un carro fuori dal palazzo, Lucrezia venne poi spinta contro il muro da Ezio, che iniziò a baciarle il collo. Ezio poi si allontanò da Lucrezia, che era stata però legata alle tende. Lucrezia chiamò subito le guardie, che spinsero Ezio a fuggire velocemente dal palazzo. Riuscito a uscire, Ezio trovò il quadro proprio fuori le mura.

Tornato a Roma, Ezio si diresse al Vaticano, dove seguì Patrizio, che sperava di poter vendere il suo Ritratto di musico agli Ermetisti. Ezio osservò Ercole Massimo sminuire Patrizio per i suoi pensieri razzisti su Lucrezia Borgia, e lo uccise quando tentò di distruggere il quadro, in preda alla rabbia. Ezio poi inseguì l'ermetico a cui Ercole aveva assegnato il compito di trasportare il dipinto, recuperandolo.

Duccio: Ezio Auditore. Vivi in questo letamaio di città, anziché nella bella Firenze? Come sei caduto in basso.
Ezio: Adesso ti conviene chiudere il becco e darmi ciò che voglio. I tre dipinti di da Vinci.
―Duccio e Ezio[src]
Buon Viaggio 5.png

Ezio interroga Duccio.

Ezio si recò poi a casa di Francesco Colonna, per scoprire che la casa gli era stata sequestrata dalle banche. Gli fu detto però che i dipinti di da Vinci erano stati venduti a un mercante fiorentino, che stava per salpare al porto fluviale. Arrivato al porto, Ezio scoprì che il mercante non era altro che il vecchio fidanzato della sorella, Duccio de Luca. Duccio, riconosciuto Ezio, iniziò subito a offendere Ezio, dicendogli che viveva in un "letamaio di città" come Roma, e che la sorella si era decisa di "aprire le gambe" alla Rosa in Fiore. Provocato, Ezio rifilò a Duccio un forte pugno al volto. Duccio ordinò quindi ai suoi amici di attaccare Ezio, anche se riuscì facilmente a tenere testa ai suoi aggressori. Dopo averlo sconfitto, Ezio ottenne tutte le informazioni che voleva da Duccio, che tuttavia continuò a insultare Claudia, ricevendo un altro pugno da Ezio, che lo fece svenire.

Una volta sconfitto Duccio, Ezio andò alla barca del commerciante, occupata dagli Ermetisti, per recuperare il terzo dipinto, la Dama con l'ermellino. Ezio li eliminò rapidamente senza essere visto, riuscendo a ottenere anche il terzo quadro. Si diresse poi verso La Rosa in Fiore, per riprendersi gli ultimi due quadri rimasti, che erano stati acquistati da un cardinale per venire messi in mostra all'interno di Castel Sant'Angelo.

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Ezio entra all'esposizione d'arte.

Una volta raggiunta la Rosa in Fiore, Ezio salutò calorosamente la sorella, trascurando di parlarle del suo incontro con Duccio. Da lei, Ezio apprese che l'accesso all'esposizione all'interno di Castel Sant'Angelo richiedeva un invito, anche se sapeva dove avrebbe potuto ottenerne uno. Ezio allora si infiltrò nei pressi della casa di un di un nobile che aveva l'invito, ma non trovò nulla, anche se scoprì subito dopo che il nobile era andato alla mostra senza l'invito, e che un messaggero stava andando a portarglielo. Ezio inseguì e raggiunse il corriere, ottenendo l'invito. Si ricongiunse poi con delle cortigiane di Claudia, e si fece aiutare per entrare senza farsi notare, dicendo loro che avrebbe segnato i quadri da rubare.

Ezio segnò il primo quadro, il San Girolamo, dopo aver distratto le guardie che lo stavano sorvegliando all'esterno dell'edificio. Dopo averlo segnato, Ezio procedette quindi a infiltrarsi all'interno di Castel Sant'Angelo. Usando la stessa strada che aveva preso per salvare Caterina anni prima, Ezio riuscì a entrare nelle stanze superiori. Dopo aver segnato il secondo quadro, l'Adorazione dei Magi, Ezio fuggì rapidamente, mentre le cortigiane rubavano i quadri.

Salaì: Leonardo fa anche esperimenti con gli inchiostri, fra cui uno che svanisce! Ma l'inchiostro invisibile non si può vedere, giusto? Ezio, usate il vostro dono!
Ezio: Sai anche di quello?
―Salaì, mentre parla con Ezio, rivela la parlantina di Leonardo[src]
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Ezio e Salai cercano di capire l'ubicazione della cripta.

Ezio tornò alla bottega di Leonardo, dove i cinque dipinti erano stati portati. All'interno vi trovò Salaì, che stava già cercando qualsiasi indizio che portasse alla posizione del tempio, senza però trovare nulla. Salaì era sul punto di rinunciare, quando Ezio gli chiese se Leonardo potrebbe aver nascosto le sue ricerche. Salaì si ricordò che Leonardo aveva sperimentato degli inchiostri invisibili, e propose a Ezio di usare il suo dono dell'Occhio dell'aquila per trovare eventuali indizi. Ezio fece come gli venne chiesto, trovando dei piccoli disegni in ogni dipinto.

Dopo aver ispezionato tutti i dipinti, Ezio copiò tutti i disegni, mettendoli su un tavolo. Nonostante mancassero dei pezzi della mappa, andati distrutti nell'attacco a Monteriggioni, Ezio riordinò i pezzi della mappa, riuscendo quindi a trovare l'ingresso delle catacombe in cui c'era il Tempio di Pitagora. Immediatamente, Ezio partì per salvare l'amico.

Il tempio di Pitagora

Leonardo: Quelli non sono simboli pitagorici. 43 39 19 N 75 27 42 W. Niente. Il Culto di Ermete si sbaglia, il numero non ha senso.
Ezio: Esso non è destinato a noi.
―Ezio e Leonardo nel Tempio di Pitagora[src]

Entrato nelle catacombe, Ezio si recò verso il tempio. Mentre lo faceva, sentì Ercole Massimo picchiare Leonardo, nel tentativo di fargli aprire la porta del tempio. Ezio corse in suo soccorso, e ordinò agli Ermetisti di fermarsi. Dopo un breve scambio di parole, venne attaccato dai tirapiedi di Ercole. Affrontati e uccisi gli uomini, Ezio salì da Ercole, uccidendolo con la Lama Celata. Liberato Leonardo, Ezio gli suggerì di andarsene, ma Leonardo lo contraddisse, dicendo che il "numero" che gli Ermetisti cercavano doveva essere distrutto per evitare che qualcun'altro lo scopra. Ezio accettò, e i due si inoltrarono nel Tempio.

Il Tempio Di Pitagora 6.png

Ezio e Leonardo nel tempio di Pitagora.

In ogni stanza del Tempio, Ezio e Leonardo si trovarono di fronte a degli enigmi. Nella prima sala, Ezio dovette orientare una serie di fasci di luce, mentre nella seconda dovette reindirizzare il flusso d'aria in un grande meccanismo. Nell'ultima sala, Ezio dovette attivare delle leve, che fecero cadere del liquido incandescente in un percorso. Una volta completato il percorso, il pavimento al centro si abbassò, rivelando un grande piedistallo circolare. Ezio e Leonardo riconobbero i simboli sul piedistallo come quelli mostrati loro dalla Mela, anche se erano nell'ordine sbagliato. Leonardo ruotò i pezzi del pilastro in modo che le immagini combaciassero, aprendo la porta dell'ultima stanza del Tempio.

Entrato nell'ultima stanza, Ezio riconobbe un'architettura che aveva già visto nel Tempio di Giunone. Quindi, Ezio andò verso il piedistallo centrale, mettendovi la sua mano sopra. Una luce splendente si attivò lungo il piedistallo, e pochi secondi dopo l'intera stanza si era illuminata. Davanti a loro si ripetevano sei numeri e due lettere: 43 39 19 N 75 27 42 W. Anche se Leonardo definì i numeri come inutili, Ezio capì che i numeri non erano destinati alla sua generazione. Quando Ezio gli disse che i numeri non erano per loro, Leonardo gli chiese se gli nascondeva qualcosa, ma Ezio fu abile a cambiare discorso, iniziando a parlare dei futuri lavori di Leonardo.

La fine dei Borgia

Ricerca in Spagna

Arrivati a Napoli il 24 giugno 1506, Ezio, Leonardo e Machiavelli chiesero a molte persone locali se avessero visto Micheletto. Fortunatamente, i tre incontrarono una cortigiana chiamata Camilla, che disse loro di aver trascorso la scorsa notte con un uomo che corrispondeva alla descrizione di Micheletto. Lei li indirizzò al porto, da cui partirono per Valencia.

Il viaggio durò cinque giorni, durante i quali il mare era particolarmente ostile, facendo perdere ai tre la possibilità di raggiungere Micheletto. Una volta arrivati, riuscirono a localizzare rapidamente Micheletto al Lupo Solitario, una locanda frequentata da criminali. Una volta arrivati, i tre entrarono, solo per venire subito attaccati da dieci uomini, i cui occhi erano già abituati all'oscurità della locanda. Ezio e Machiavelli combatterono contro gli uomini, mentre Leonardo si nascose dietro al bancone. A un certo punto, Ezio venne preso da dietro e strangolato da Micheletto, ma una colpo allo stomaco del pugnale di Machiavelli costrinse Micheletto a lasciare la presa e fuggire.

Anche se Micheletto era fuggito, uno dei suoi subalterni era sopravvissuto all'attacco degli Assassini, e disse loro la destinazione di Micheletto: il Castillo de la Mota. Il giorno successivo, dopo un breve riposo, i tre partirono verso il Castillo.

Arrivarono troppo tardi. Ezio venne a sapere da una guardia che Cesare era fuggito, anche se non erano ancora sicuri di come fosse riuscito a scappare. Ezio chiese immediatamente un cavallo fresco, ma la stanchezza di Leonardo e i consigli di Machiavelli lo convinsero a riposarsi. Il mese seguente, rientrati a Valencia, i tre trovarono la città preda di Cesare. Scoraggiati dalla piega degli avvenimenti, gli Assassini pianificarono la loro prossima mossa. Leonardo ebbe allora un'idea, chiedendo loro di raccogliere zolfo, nitrato di potassio e carbone, e delle lastre sottili di acciaio. Ottenuti i materiali, in breve tempo Leonardo riuscì a costruire una ventina di piccole bombe a mano, che dovevano essere gettate sulle postazioni nemiche dopo aver acceso la miccia. Leonardo poi disse a Ezio e Machiavelli che doveva tornare in Italia, avendo nostalgia di casa.

Attacco a Valencia

Ezio e Niccolò erano determinati a distruggere il nuovo esercito di Cesare, e insieme elaborarono un piano. Mentre Machiavelli si fece strada verso il campo degli irriducibili, Ezio si diresse al porto. Puntando la prima nave, Ezio accese la miccia e la gettò nella stiva, dubbioso del potere distruttivo che poteva avere un'arma tanto piccola. Ezio si sorprese quando la bomba esplose, distruggendo l'albero della nave da guerra, mentre le schegge di legno volavano in aria. Ezio continuò a bersagliare le navi di Cesare, e in diversi casi l'esplosione della bomba iniziale venne seguita dalla detonazione della polvere da sparo contenuta nella nave. Una di queste esplosioni, grazie alla polvere da sparo, fu talmente potente da distruggere le due navi al suo fianco. Tutto sommato, Ezio riuscì a distruggere dodici navi con solo dieci bombe. Si ricongiunse poi con Machiavelli, all'angolo della strada dove si trovava il Lupo Solitario.

Salendo sul tetto dell'edificio, Ezio e Machiavelli si affacciarono sul cortile interno, dove Cesare e Micheletto stavano discutendo sulle svolte recenti degli avvenimenti. Cesare, rabbioso, sminuì Micheletto, incolpandolo per quello che era successo. Micheletto tentò allora di ucciderlo, ma Cesare, dopo essersi liberato, tirò rapidamente fuori una delle sue pistole dalla cintura, sparando a Micheletto, rovinando completamente il suo volto. Ezio tornò indietro, sperando di catturare Cesare mentre lasciava l'edificio, anche se Machiavelli, che si era proteso in avanti per ottenere una vista migliore, fece cadere una tegola, richiamando l'attenzione di Cesare.

Tirando fuori la sua seconda pistola altrettanto rapidamente come aveva fatto con la prima, Cesare sparò all'assassino, colpendo Machiavelli alla spalla.

Il primo pensiero di Ezio era inseguire Cesare, ma vedendo la grave ferita di Machiavelli, preferì occuparsi dell'amico. Trovato un medico, i due appresero che la pallottola aveva attraversato la spalla, e che Machiavelli sarebbe guarito nel giro di due settimane. Prima che Ezio partì per inseguire Cesare, Machiavelli, in procinto di tornare a Roma, gli augurò buona fortuna.

Assedio di Viana

Cesare: Come hai fatto a trovarmi?
Ezio: La Mela che hai rubato a Mario Auditore m'ha condotto fin qui.
―Cesare Borgia ed Ezio Auditore[src]

Nel 1507, Ezio localizzò Cesare Borgia, che stava comandando le forze del cognato Giovanni III d'Albret, assediando la città di Viana. Ezio ingaggiò Cesare in battaglia, ma venne quasi sopraffatto dai soldati di Cesare. Riuscito a sopravvivere a un attacco di artiglieria, Ezio rincorse Cesare, dirigendosi verso la città.

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Ezio getta Cesare dalle mura del Castello di Viana.

Alla fine, riuscito a salire su una delle torri d'assedio delle forze di Cesare, Ezio impegnò in combattimento Cesare sui bastioni delle mura. Nonostante l'aiuto di alcuni soldati durante il duello, Ezio fu in grado di rompere l'armatura di Cesare e sopraffarlo. Quando Cesare, rabbioso, ripeté che nessun uomo avrebbe potuto ucciderlo, Ezio rispose freddamente che lo avrebbe lasciato nelle mani del fato, prima di gettare Cesare dai bastioni della città, uccidendolo.

Anni dopo, Ezio fece ritorno al Santuario sotto Villa Auditore, per lasciare un indizio della parola d'accesso che proteggeva l'ingresso del Tempio di Giunone, come gli aveva suggerito l'amico Leonardo in precedenza. L'indizio era visibile solo a chi possedeva l'Occhio dell'aquila.

Ricerca delle Chiavi di Masyaf

Scoperta di un nuovo stimolo

Con la morte di Cesare Borgia, le ambizioni dello Stato Pontificio per l'Italia erano terminate. Quindi, Ezio si concentrò sulle questioni interne dell'Ordine. Creò quindi una fitta rete di comunicazioni per gli Assassini che si estendeva da Venezia alla Sicilia, per poi lavorare su nuovi metodi di addestramento degli Assassini.

Nel 1510, tornato a Monteriggioni, Ezio trovò tra i documenti dello zio Mario una lettera scritta dal padre Giovanni un anno prima della sua nascita, che menzionava una biblioteca nascosta sotto Masyaf, colma di una saggezza inestimabile. Ezio partì quindi per la Siria nel maggio 1510. Arrivato a Bari, Ezio si imbarcò su una nave, una fregata chiamata Anaan, e partì per Corfù.

Durante il tragitto, la fregata venne attaccata dai pirati, il cui obiettivo era il carico di spezie che la nave stava trasportando. Ezio si unì all'equipaggio per respingere i pirati, e insieme catturarono il loro capitano, un uomo di cui Ezio scoprì più tardi il nome, Al-Scarab. L'Anaan arrivò quindi a Corfù, ed Ezio si poté preparare alla partenza per Atene, per poi fare scalo a Creta prima di arrivare a Cipro. Poco dopo la partenza da Creta, la nave di Ezio affrontò una tempesta, e venne costretta ad attraccare a Chio per delle riparazioni.

Finalmente, Ezio arrivò a Cipro, dove poté esplorare l'isola, compreso l'Archivio Templare. Tuttavia, quando fu costretto a rimandare più volte la sua partenza, divenne chiaro che le autorità veneziane presenti sull'isola stavano intervenendo per rallentare il suo viaggio. Ezio prese in mano la situazione, e decise di acquistare un'imbarcazione di tasca sua.

Appena si crearono le condizioni adatte alla navigazione, Ezio venne attaccato da un uomo misterioso, il cui volto gli era famigliare. Il rumore della battaglia tra i due attirò l'attenzione delle guardie, e a quel punto Ezio, aiutato dal suo assalitore, sconfisse le guardie. Quando cadde l'ultima guardia, Ezio venne pugnalato al fianco e cadde privo di coscienza. Quando si svegliò, si ritrovò su una nave diretta ad Acri, al cui comando vi era proprio quel pirata che aveva catturato in precedenza, che lo aveva portato con sé sulla nave.

Ezio arrivò ad Acri dieci mesi dopo la sua partenza da Roma. Dopo una settimana di soggiorno in città ospite della famiglia di Al-Scarab, Ezio scoprì che la strada per Masyaf era piena di banditi e mercenari. Scrisse una lettera a Claudia, in cui le chiese, in caso di fallimento e morte, di non cercare vendetta, ma di continuare la ricerca della verità. Ezio partì poi alla volta di Masyaf.

Arrivo a Masyaf

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Ezio arriva a Masyaf.

Una volta arrivato a Masyaf nel marzo 1511, Ezio scoprì che la città era controllata dai Templari, comandati da Leandros. In netta inferiorità numerica, Ezio venne catturato dai Templari e portato sulla cima di una torre nella fortezza. Mentre Leandros si trovava alle spalle di Ezio per impiccarlo, quest'ultimo lo colpì, e dopo aver messo la corda attorno al Templare, Ezio lo utilizzò come base di appoggio per calarsi con la fune, riuscendo quindi a sfuggire ai Templari.

Scalato il mastio di Masyaf, Ezio si tuffò in un passaggio subacqueo, che lo condusse al corridoio che portava alla biblioteca di Altaïr, dove scoprì da un lavoratore che Leandros era in possesso del diario di Niccolò Polo, i cui contenuti conducevano alle Chiavi necessarie per aprire la porta. Ezio uscì quindi dalla fortezza, iniziando a pedinare un gruppo di Templari che lo portarono da Leandros.

Ezio si lanciò quindi all'inseguimento di Leandros, prima aggrappandosi a una corda che pendeva dal retro della sua carrozza, per poi riuscire a salire su un'altra, che era venuta in supporto del Templare. Ezio uccise il guidatore, e si scontrò con la carrozza di Leandros. Tuttavia, la carovana di Ezio cadde fuori dalla strada dopo un'esplosione causata da una bomba. Nonostante la caduta, Ezio riuscì a sopravvivere, e, anche se ferito, riuscì a farsi strada furtivamente nel villaggio, uccidere Leandros e recuperare il Diario di Niccolò Polo, che parlava di alcune Chiavi per accedere alla biblioteca.

Arrivo a Costantinopoli

Leggendo il diario di Niccolò, Ezio scoprì che queste chiavi erano nascoste a Costantinopoli, capitale dell'Impero Ottomano. Arrivato a Costantinopoli, dopo aver conversato con un ragazzo che disse di essere un giovane studente, scoprì dal capo della gilda locale, Yusuf Tazim, che i Templari stavano conquistando poco a poco Costantinopoli, e che costituivano ancora una minaccia per gli Assassini.
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Yusuf accoglie Ezio.

Yusuf condusse Ezio nella loro sede, e chiese a Ezio di procurarsi del nuovo equipaggiamento. Quando i due si incontrarono di nuovo, Yusuf diede a Ezio la Lama Uncinata ottomana, e gli insegnò come utilizzarla. I due si aiutarono poi a difendere e riconquistare due dei covi degli Assassini attaccati dai Templari.

Ezio, alla ricerca delle chiavi nascoste, decise di iniziare dalla vecchia stazione commerciale di Niccolò Polo. Yusuf indirizzò Ezio da Piri Reis, un altro Maestro Assassino presente in città, che gli indicò il vecchio edificio, ora trasformato in libreria dalla veneziana Sofia Sartor, una donna che aveva già catturato l'interesse di Ezio sull'imbarcazione su cui aveva viaggiato da Rodi per arrivare in città. Trovato un passaggio segreto, Ezio si inoltrò in una caverna sotterranea, dove, dopo aver eliminato i capi Templari che presiedevano i lavori, trovò un passaggio che lo condusse alla prima chiave e ad una mappa, che indicava alcuni libri antichi nascosti.

Ricerca dei Bizantini

Dopo aver trovato la prima chiave, Ezio continuò ad aiutare gli Assassini, stabilendo una relazione con le Athingane e aiutando altri membri dell'Ordine a uccidere un traditore. Tempo dopo, incontrò Yusuf, che gli disse di aver scoperto che i bizantini intendevano attaccare il principe Solimano al Palazzo Topkapı. Ezio, Yusuf, e gli altri Assassini si recarono al Palazzo, dove stordirono dei menestrelli incaricati di intrattenere la festa tenuta quella sera. Preso il posto dei menestrelli, gli Assassini riuscirono a proteggere Solimano dagli agenti bizantini. Solimano chiese poi a Ezio di incontrarlo in seguito.

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Ezio parla con Solimano.

Dopo averlo incontrato nuovamente, Solimano assegnò a Ezio il compito di sorvegliare un incontro tra lui, il principe Ahmet e Tarik Barleti, il capo del corpo dei Giannizzeri, che non erano riusciti a proteggere Solimano. Nell'incontro, Solimano mise in evidenza che i Giannizzeri non erano stati in grado di proteggere il palazzo, e chiese a Ezio di tenere d'occhio i movimenti di Tarik. Durante la sua investigazione, Ezio scoprì che Tarik era implicato in un commercio di armi da fuoco con Manuele Paleologo, erede al trono dell'Impero Bizantino e membro dei Templari, e il suo socio Shahkulu.

Scoperti i traffici di armi, Solimano assegnò a Ezio il compito di uccidere Tarik, colpevole di aver tradito il sultano. Ucciso un Giannizzero e rubata la sua divisa, Ezio si infiltrò nell'accampamento dei Giannizzeri, dove riuscì ad assassinare Tarik, solo per scoprire però che in realtà non stava aiutando Manuele, ma aveva inviato i suoi uomini assieme alle armi solo per colpire i bizantini dove si sentivano più sicuri, in Cappadocia. Prima di morire, Tarik chiese a Ezio di sconfiggere i bizantini. Riferita la notizia a Solimano, quest'ultimo gli fece preparare una nave per raggiungere i Templari in Cappadocia.

Viaggio in Cappadocia

Mentre indagava sui bizantini, Ezio era entrato in possesso delle restanti Chiavi di Masyaf rimaste nascoste in città tranne l'ultima, ancora in possesso di Manuele Paleologo. Mentre si stava recando al porto, Ezio venne fermato da Yusuf, che gli disse che i Giannizzeri avevano teso la Grande Catena per bloccare un'eventuale fuga di Ezio da Costantinopoli, ricercato per l'omicidio di Tarik. Yusuf diede quindi a Ezio una Bomba molto potente per distruggere la torre a cui era ancorata la catena.

Una volta distrutta la torre grazie alla bomba di Yusuf, Ezio utilizzò una fune tesa per sfuggire alle macerie e arrivare alle banchine del porto. Una volta bruciate con il fuoco greco le navi dei Giannizzeri, Ezio utilizzò i loro resti per farsi strada nel Corno d'Oro e raggiungere la nave di Piri Reis, con cui salpò per la Cappadocia.

Arrivato in Cappadocia, Ezio si mise alla ricerca delle spie inviate da Tarik, riuscendo a trovare Dilara, che però gli spiegò che le restanti spie erano state catturate dai Bizantini. Poco tempo dopo però, anche la stessa Dilara venne catturata, ma Ezio riuscì a liberarla prima che potesse venire torturata da Shahkulu. Assieme si diressero poi verso la piazza della città, dove Shakulu stava torturando altre spie. Ezio sfruttò l'occasione, e riuscì a salvare le spie e uccidere Shakulu.

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Ezio di fronte a Manuele.

Dopodiché, Ezio si diresse al magazzino di polvere da sparo dove, una volta uccise le guardie, fece esplodere la polvere, gettando la città nel panico e costruendosi l'occasione per trovare Manuele. Una volta individuato, lo inseguì e lo uccise, recuperando l'ultima Chiave. Subito dopo averlo ucciso, Ezio venne raggiunto da Ahmet, lo zio di Solimano.

Rivelatosi essere il capo dei Templari, Ahmet chiese a Ezio di consegnargli le Chiavi, minacciandolo di uccidere Sofia se si fosse rifiutato. Infuriato e preoccupato per Sofia, Ezio andò via dalla città, caduta nel panico, e tornò a Costantinopoli in nave.

Confronto con Ahmet

"Fratelli. Sorelle. L'intera città si solleva contro di noi. Mentre l'omicida di Yusuf aspetta e vigila dall'Arsenale. Ridendo. Combattete con me. E mostrategli che cosa significa provocare gli Assassini."
―Ezio agli Assassini, prima di assaltare l'Arsenale[src]
Discovery 3.png

Ezio raduna gli Assassini.

Arrivato a Costantinopoli, Ezio si diresse velocemente alla bottega di Sofia, dove trovò il posto in completo disordine e Yusuf, a cui aveva chiesto di proteggere Sofia mentre era in Cappadocia, morto. In cerca di vendetta, Ezio chiese agli Assassini di combattere con lui per sconfiggere Ahmet all'Arsenale. Fattosi strada attraverso le guardie, Ezio raggiunse Ahmet, che chiese a Ezio di portare le chiavi alla Torre di Galata, per scambiarle con la vita di Sofia. Tornato al Covo e raccolte le Chiavi, Ezio chiese ai suoi compagni Assassini di proteggerlo durante lo scambio. Arrivati alla torre, Ezio diede ad Ahmet le Chiavi, per poi dirigersi verso Sofia, tenuta prigioniera sulla cima della torre. Scalata la torre, Ezio scoprì però che la donna tenuta prigioniera non era Sofia, ma Azize, un'Assassina che era stata catturata dai bizantini durante l'attacco alla libreria. Dalla cima della torre riuscì però a vedere Sofia mentre veniva appesa con una corda su un albero, prossima al morire strangolata. Paracadutatosi dalla cima della torre verso il cortile, Ezio riuscì a salvare Sofia. Assicuratosi che la donna stesse bene, i due partirono su un carro all'inseguimento di Ahmet, che stava lasciando Costantinopoli.

In seguito all'inseguimento in carrozza in cui Ezio dovette uccidere i Bizantini che si frapponevano tra lui e Ahmet, Ezio raggiunse il carro del principe, ma i due caddero in un precipizio. Nel volo, Ezio e Ahmet duellarono, e infine Ezio riuscì ad aprire un paracadute per salvarsi, ma Ahmet si aggrappò alla sua gamba, e i due caddero a terra. Nonostante le ferite, entrambi si rialzarono, quando però arrivò Selim, padre di Solimano e fratello di Ahmet. Selim spiegò ad Ahmet che il padre, Bayezid II, aveva infine scelto lui come successore, e immediatamente gli mise le mani alla gola, per poi gettarlo nel mare. Selim si rivolse poi a Ezio, a cui disse di averlo risparmiato solo per le considerazioni su di lui fatte dal figlio. Dopodiché, gli intimò di andarsene da Costantinopoli e non farvi più ritorno. Sentendosi colpito dalle parole di Selim, Ezio lo attaccò, ma venne fermato in tempo da Sofia prima che potesse colpire.

Ritorno a Masyaf

"Sono solo un tramite per un messaggio che elude la mia comprensione. Chi siamo noi, benedetti a tal punto da condividere le nostre storie così? Da parlarci attraverso i secoli? Forse risponderai a tutte le mie domande. Forse sarai colui che alla fine darà un qualche valore a tutta questa sofferenza."
―Ezio Auditore da Firenze all'ologramma di Desmond[src]

Molte settimane dopo, in seguito a un lungo viaggio, Ezio e Sofia arrivarono a Masyaf, ormai abbandonata anche dai Bizantini. Entrati nella fortezza, i due si diressero alla porta della Biblioteca. Una volta collocate le Chiavi, Ezio vi entrò, mentre Sofia rimase fuori ad aspettarlo. Nella Biblioteca trovò lo scheletro di Altaïr, che aveva in mano un altro Sigillo della memoria. Grazie a questo Sigillo, Ezio scoprì che Altaïr aveva nascosto all'interno della Biblioteca la Mela dell'Eden  in suo possesso, mentre aveva fatto portare i libri ad Alessandria.

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Ezio parla con Desmond.

Ezio si diresse verso la Mela, ma, influenzato anche da ciò che aveva visto nei ricordi di Altaïr, capì di aver visto abbastanza nella sua vita. Subito dopo, la Mela diede un impulso, che gli fece tornare in mente il nome di Desmond, che aveva udito da Minerva nella Cripta. Rivolgendosi a Desmond, mentre si levava i bracciali e la spada di dosso, gli parlò della sua fortuna di fare da tramite per il messaggio che doveva ricevere, e lo incoraggiò a porre fine alla sofferenza provocata dalla guerra tra Assassini e Templari. Ezio mise una mano sulla spalla dell'ologramma di Desmond che si era creato davanti a lui, e gli disse di ascoltare.

Ultima visita a Costantinopoli

Usciti dalla Biblioteca, Ezio e Sofia tornarono a Costantinopoli per sistemare gli affari rimasti in sospeso in città, grazie all'intercessione di Solimano, che convinse il padre Selim a dargli il permesso di potervi restare per un breve periodo.

Ezio si assicurò che Dogan, il nuovo Mentore degli Assassini turchi, fosse in grado di comandare la gilda locale, per poi mediare nella vendita della libreria di Sofia ad Azize, l'Assassina catturata da Ahmet. La libreria divenne quindi un'altra sede degli Assassini, ed Ezio decise di nascondervi le cinque Chiavi di Masyaf, proprio all'interno della stessa stanza in cui trovò la prima, nei sotterranei accessibili dal cortile.

Ultimi anni e morte

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Ezio muore sulla panca.

"Quando ero giovane, avevo la libertà, ma non la vedevo. Avevo il tempo, ma non lo sapevo. E avevo l'amore, ma non lo provavo."
―Ezio Auditore da Firenze[src]

In seguito Ezio si sposò con Sofia a Venezia, con cui tornò in Toscana, dove andò a vivere in una villa nelle campagne. Da Sofia ebbe due figli: Flavia e Marcello.

Ezio morì a 65 anni su una panchina nella Piazza del Duomo di Firenze per un attacco di cuore. Le ultime cose che vide furono Sofia e Flavia sorridenti.

Eredità

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La statua di Ezio nell'ufficio del Mentore di Dubai.

I suoi discendenti continuarono ad avere un ruolo importante all'interno dell'Ordine per almeno cinquant'anni dopo la sua morte.

Una statua di Ezio può essere trovata nell'ufficio di Dubai del "Mentore".

Nel 2012, uno dei suoi discendenti, Desmond Miles, rivisse i suoi ricordi per aiutare gli Assassini ad apprendere del disastro imminente che Minerva gli predisse, e per scoprire l'ubicazione della sua Mela dell'Eden.

Caratteristiche e personalità

Ezio venne allevato come nobile fiorentino. A differenza di Altaïr, fu allevato senza conoscere l'esistenza degli Assassini. Abile seduttore ed uomo scherzoso, Ezio possedeva delle doti acrobatiche superiori a quelle dei suoi coetanei, eccetto del fratello. Viene da un ambiente ricco ed aveva molti amici fino alla morte del padre e dei fratelli. Costretto a proteggere madre e sorella, Ezio divenne un Assassino, in cerca di vendetta contro le persone implicate nell'omicidio del padre.

Inizialmente, Ezio permise alle emozioni di ottenere la meglio su di lui, arrivando a mancare di rispetto al cadavere di Vieri de' Pazzi dopo la sua morte. Tuttavia, Ezio in seguito riuscì a controllarsi. Quando, tempo dopo, affrontò Rodrigo Borgia, consapevole del suo ruolo da Assassino, aveva già smesso di utilizzare la vendetta come motivazione per uccidere. Inoltre, risparmiò le vite di alcuni bersagli di cui riteneva che non fosse necessaria la loro morte, come Rodrigo Borgia e Micheletto Corella.

Omicidi commessi

Curiosità

Assassin's Creed II

  • Il nome di Ezio ha significato e origini simili a quello di Altaïr: quest'ultimo significa "aquila volante", mentre Ezio deriva dalla parola greca "aquila".
  • La voce database di Ezio in Assassin's Creed II rivela alcuni dettagli della sua vita prima di diventare un Assassino, senza parlare della sua vita nell'Ordine, presente nel database in Assassin's Creed: Brotherhood.
  • Durante il gioco, Ezio si abbassa il cappuccio durante alcune sequenze video.
  • Come Altaïr e Desmond, Ezio ha una cicatrice sulla sua bocca. Se la procurò nella missione "Ragazzate", quando Vieri de' Pazzi gli lanciò una pietra in faccia.
  • Ezio venne gravemente ferito in battaglia due volte. La prima fu quando Checco Orsi pugnalò Ezio in fin di vita. La seconda volta fu invece quando, durante l'assedio di Monteriggioni, venne colpito da due colpi di archibugio alla spalla sinistra e allo stomaco.
  • Se il giocatore sceglie di scaricare e giocare prima la Sequenza 13 della Sequenza 12, la barba di Ezio scompare fino a quando il giocatore uccide Checco Orsi.
  • In un glitch del gioco molto raro, dopo aver completato la missione di mimetizzazione per Paola, il cappuccio di Ezio appare abbassato quando dovrebbe essere alzato. Questo mostra che il modello del personaggio di Ezio ha i capelli corti, come Desmond.

Assassin's Creed II: Discovery

  • Il nome di Ezio è leggermente errato in Assassin's Creed II: Discovery. Nel gioco, la sua biografia lo elenca come "Ezio Auditore de Firenze", invece di "Ezio Auditore da Firenze".
  • Nonostante sia ambientato dopo la Battaglia di Forlì, Ezio non ha la barba.
  • Nel gioco si precisa che Ezio è ateo.

Assassin's Creed: Brotherhood

  • Anche se Ezio ha ricevuto il marchio sull'anulare quando venne introdotto nell'Ordine, in Brotherhood esso manca, probabilmente per via di una svista.
  • In Assassin's Creed: Brotherhood, viene rivelato che Ezio conosce il francese, che gli fu insegnato da due ragazze a Firenze.
    • Durante la sua infiltrazione nell'accampamento del Barone di Valois, nella versione inglese del gioco, ad Ezio viene chiesto (per via del suo strano accento) da quale parte della Francia proveniva. Lui risponde "Montréal", in riferimento a Ubisoft Montréal, la divisione Ubisoft responsabile della serie di Assassin's Creed.
  • L'unica volta che si può giocare con Ezio a torso nudo, è quando si combatte nel sotterraneo della Caserma in Assassin's Creed: Brotherhood.
  • Nella copertina, in alcune immagini di Assassin's Creed: Brotherhood, e nel trailer in computer grafica mostrato all'E3, Ezio viene mostrato con due polsiere identiche, anche se nel gioco non è possibile ottenere due polsiere uguali.
  • Nel romanzo di Brotherhood, Ezio perde tutte le armi del Codice (la Pistola, la Lama Avvelenata e la seconda Lama Celata) durante l'attacco alla Villa. Nel gioco, invece, Ezio perde solamente l'Armatura di Altaïr e la seconda Lama Celata.
  • Ezio può compiere un salto ascensionale dopo l'attacco alla Villa, ma richiede il Guanto da Salto di Leonardo.
  • Nel terzo ricordo di Cristina, che si svolge nel 1478, Ezio indossa l'armatura di metallo e la Cappa Medicea, tuttavia questo è impossibile, in quanto la cappa gli è stata donata da Lorenzo de' Medici nel 1480, cioè 2 anni dopo.

Assassin's Creed: Revelations

  • Ezio, come negli altri capitoli in cui compare, cambia il proprio abito da Assassino, a differenza di Altaïr Ibn-La Ahad.
  • Ezio non possiede più una cappa.
  • Ezio non possiede più neanche il guanto marrone che indossava nella mano destra.
  • Il colore originale delle nuove vesti di Ezio non è più bianco assassino, come negli altri capitoli, ma è grigio.
  • Ezio non ha più la fibia degli Assassini.

Altro

  • Il Costume di Ezio può essere sbloccato in Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate via Uplay per 30 punti.
  • Una versione Sackboy di Ezio può essere acquistata per LittleBigPlanet tramite il PlayStation Store.
  • In PlayStation Home, gli abiti da Assassino di Ezio in Assassin's Creed II possono essere comprati come vestito.
  • Su Xbox 360, un Avatar raffigurante Ezio in Brotherhood può essere acquistato per 400 Microsoft Points.
  • Il volto di Ezio rimane quasi inalterato in Assassin's Creed II e Assassin's Creed: Brotherhood. In Assassin's Creed: Revelations, il suo volto cambia notevolmente: i capelli e la barba sono neri e quest'ultima è più lunga; ha più rughe e alcuni lineamenti sono diversi, nonostante passino solamente quattro anni dalla fine di Brotherhood.
  • A differenza di Desmond e Altaïr, Ezio è alto 182 cm e pesa 75 kg, a differenza dei 77 kg dei due sopracitati.
  • Ezio Auditore compare anche come personaggio in Soulcalibur V.
  • In Assassin's Creed II, Ezio si abbassa spesso il cappuccio quando entra nelle abitazioni per discutere sul da farsi, mentre in Assassin's Creed: Brotherhood lo tiene quasi sempre alzato.
  • In Assassin's Creed: Syndicate, nel teatro Alhambra, è presente un quadro che raffigura Ezio mentre bacia una giovane donna.

Galleria

Note

Inoltre su Fandom

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