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Francesco Vecellio

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"A volte vorrei dedicarmi alla progettazione, alla pittura, ma non ho tempo. Ora sono un soldato in prima linea."
―Francesco Vecellio[src]
Francesco Vecellio
ACM Francesco Vecellio.png
Informazioni biografiche
Nato

1475
Pieve di Cadore,
Repubblica di Venezia

Morto

1560
Pieve di Cadore,
Repubblica di Venezia

Periodo storico

Rinascimento

Informazioni politiche
Affiliazioni

Assassini

Altre informazioni
Appare in

Project Legacy
Memories

Francesco Vecellio (1475 - 1560) è stato un pittore italiano ed un membro del ramo italiano dell'Ordine degli Assassini.

Francesco nacque a Pieve di Cadore nel 1475. I suoi genitori vennero uccisi in una rivolta pochi anni dopo la sua nascita, e pertanto entrò nell'Ordine degli Assassini per diritto di nascita. Questi lo affidarono alle cure di Perotto Calderon, un Assassino infiltrato alla corte dei Borgia sotto le vesti di un corriere. Tuttavia dopo il tradimento del suo maestro, causato da una relazione segreta con la Templare Lucrezia Borgia, Francesco venne incaricato di ucciderlo insieme ad un altro gruppo di confratelli.

Successivamente all'assassinio di Perotto, Francesco divenne un apprendista del Maestro Assassino Ezio Auditore da Firenze, che dopo averlo addestrato lo mise a capo di una squadra. Dunque Francesco passò tutto il 1503 a compiere missioni in tutta Italia, insieme ai suoi compagni Cipriano Enu e Tessa Varzi. Tuttavia dopo una disastrosa missione in cui persero la vita sia Enu che Tessa, Francesco iniziò ad operare in solitaria. Tra i suoi omicidi più noti vi è quello del signore di Lonigo, Niccolò di Pitigliano, che custodiva un Frutto dell'Eden noto come Sindone.

Negli ultimi anni della sua vita iniziò a conseguire anche una carriera da pittore, anche se non divenne mai famoso come suo fratello minore Tiziano. Francesco morì a Pieve di Cadore nel 1560, all'età di ottantacinque anni. Nel 2012 le Abstergo Industries estrassero i suoi ricordi dalla memoria genetica di suo discendente, cosicché potessero analizzarli attraverso il Data Dump Scanner.

Biografia

Giovinezza

"In un certo sento, io ho già un figlio. Si chiama Francesco, uno dei membri più giovani della Confraternita. Anche se non è ancora adulto, è un sostituto promettente."
―Perotto Calderon parla di Francesco[src]
PL Mentore.jpg

Francesco di fronte agli Assassini.

Di origini veneziane, Francesco Vecellio nacque a Pieve di Cadore nel 1475, in una famiglia affiliata all'Ordine degli Assassini. Quando i suoi genitori morirono nel mezzo di una rivolta[1] venne preso in custodia dalla Confraternita e affidato a Perotto Calderon, un Assassino che era infiltrato alla corte dei Borgia a Roma. Da subito si dimostrò un allievo molto capace, suscitando l'ammirazione del suo maestro, il quale lo definì un aggiunta straordinaria per l'Ordine.[2]

Tuttavia, Francesco venne spesso criticato da Perotto per il suo perfezionismo e il suo zelo verso le lezioni che gli impartiva. Sebbene passassero la maggior parte della giornata ad allenarsi, Perotto considerava importante anche lasciare che Francesco giocasse con dei bambini della sua età. Pertanto tra una lezione e l'altra lo portò spesso in un villaggio poco fuori la città, tenendolo d'occhio mentre simulava una parata con gli altri bambini.[2]

PL Il sostituto.jpg

Francesco recupera uno dei rapporti di Perotto.

Nel 1498, quando Perotto venne infiltrato alla corte dei Borgia sotto le vesti di un corriere, Francesco fu incaricato di agire da tramite tra il suo maestro e l'Ordine, consegnando i rapporti di Perotto. Nonostante la nuova missione di quest'ultimo, Francesco continuò ad allenarvisi progredendo ogni giorno di più, come denotato dal suo maestro.[3]

Tuttavia, quando Perotto iniziò una relazione segreta con la Templare Lucrezia Borgia, la rapidità di Francesco nel consegnare i suoi rapporti iniziò a preoccuparlo. Il giovane Assassino non ammise mai di aver scoperto il suo segreto del suo maestro, anche se ad un certo punto iniziò a mostrargli una prematura diffidenza, inscenando una falso senso di malessere; Perotto non gli credette mai. A tal punto, Lucrezia suggerì di avvelenare Francesco, ma Perotto si rifiutò sempre di fargli del male.[3]

Tradimento di Perotto

"Ho esaurito quasi ogni risorsa per mitigare la punizione di Perotto per i suoi crimini, ma temo ci sia poco che io possa fare. Stanotte gli daremo la caccia. Sia dannata la sua pazzia... tutto questo per una puttana Borgia?"
―Francesco parla del tradimento di Perotto[src]

Verso gli ultimi mesi del 1498, Francesco venne coinvolto nella caccia a Perotto. Questi infatti aveva rotto tutti e tre i principi del Credo in un disperato tentativo di salvare il figlio avuto insieme a Lucrezia, il quale era nato gravemente malformato e pertanto gli erano stati diagnosticati pochi giorni di vita. Sebbene Francesco sia stato profondamente ferito dalle scelte fatte dal suo maestro, diede maggiormente la colpa a Lucrezia, accusandola di averlo sedotto. Francesco tentò in tutti i modi di convincere gli Assassini a risparmiare Perotto, ma a causa della sua giovane età e la gravità delle azioni compiute dal suo maestro, le sue obbiezioni vennero respinte e lo condannarono a morte.[3]

PL Senza ritegno.jpg

Francesco e gli Assassini combattono le guardie dei Borgia.

Oltretutto lo assegnarono alla stessa squadra incaricata di uccidere Perotto. Mentre gli davano la caccia, Francesco e i suoi confratelli si imbatterono in un gruppo di soldati dei Borgia in fin di vita. Francesco lo definì un lavoro molto approssimativo, in quanto alcuni soldati continuavano ad inseguire Perotto nonostante le ferite. Infine furono costretti a concludere il lavoro del traditore, uccidendo i militi ancora vivi.[3]

Sebbene Francesco non avesse mai ucciso prima d'ora, si dimostrò capace di stare in mezzo alla mischia. Tuttavia per poco non si ritrovò una lama in faccia, se non fosse stato per gli Assassini più esperti che lo proteggevano laddove potevano. Concluso lo scontro con i soldati, Francesco e gli altri Assassini capirono che Perotto intendeva raggiungere Agnadello per utilizzare uno dei Frutti dell'Eden in possesso della Confraternita, la Sindone, per cercare di guarire suo figlio. Una volta giunti in città, si recarono a casa di Rinaldo Vitturi, il custode del manufatto.[3]

Trovarono la casa vuota ma con il manufatto riposto nel suo contenitore; di Perotto però nessuna traccia. Ma facendo domande alla gente del posto, Francesco e i suoi compagni scoprirono che il loro bersaglio si era accampato fuori città. Così gli Assassini circondarono l'accampamento di Perotto, e sebbene Francesco non fosse motivato ad attaccarlo, scoccò comunque qualche freccia contro di lui. Nonostante le vittime causate dall'abilità di Perotto con l'arco, alla fine Francesco e gli altri lo travolsero e lo uccisero.[3]

Liberazione di Roma

"Stiamo lottando per opporci a Cesare Borgia il quale, con la sua famiglia corrotta, controlla la Chiesa e la città."
―Francesco parla della liberazione di Roma[src]
PL La retta via.jpg

Francesco si allena con Ezio.

Nel 1501, tre anni dopo la morte del suo primo mentore, Francesco venne trasferito a Roma per essere addestrato dal Maestro Assassino Ezio Auditore da Firenze. Sotto la sua guida, imparò tecniche avanzate di corsa acrobatica, borseggio e mimetizzazione. Inoltre entrò in stretta competizione con tutti gli allievi di Ezio, due dei quali - che sarebbero stati i suoi futuri compagni di squadra - lo sconfissero durante le lezioni.[4]

Durante lo svolgersi degli allenamenti, Francesco fece richiesta di un equipaggiamento più avanzato. In particolare il giovane apprendista desiderava poter maneggiare una pistola celata come quella di Ezio. Quest'ultimo tuttavia non glielo concesse, poiché non lo riteneva pronto per un'arma di tale portata. Pertanto lo mandò da un alleato dell'Ordine, Leonardo da Vinci. Questi costruì per Francesco il primo esemplare di balestra celata; l'Assassino lo descrisse come un uomo piuttosto singolare, interessato più alla scienza e all'arte che alla politica.[4]

Una volta completato il suo addestramento, Francesco venne messo a capo di un gruppo di Assassini il cui scopo era quello di distruggere l'influenza di Cesare Borgia sull'Italia. In particolare egli scelse come compagni l'abilissimo arciere Cipriano Enu e la maestra di veleni Tessa Varzi. Una volta selezionata la sua squadra, Francesco venne mandato insieme ai suoi compagni a Piombino, dove incendiarono le navi con a bordo i tesori della signoria che Cesare si stava facendo trasportare a Roma. Successivamente si spostarono a Massa Marittima, dove respinsero un convoglio dei Borgia intento ad appropriarsi dei giacimenti di alluminio locali.[4]

PL Tregua.jpg

Francesco parla con Rinaldo ad Agnadello.

Francesco tornò anche ad Agnadello, nonostante il rimorso provato una volta entrato nel luogo di morte di Perotto. Lì incontrarono Rinaldo Vitturi, il vecchio custode della Sindone; questi era a capo di una squadra di Assassini veterani. Francesco propose loro di rientrare nell'Ordine come custodi del manufatto, tuttavia la risposta che ottenne è sconosciuta.[4]

Una volta tornati a Roma furono incaricati di proteggere gli astronomi Domenico Novara e Niccolò Copernico da un probabile attentato dei Borgia - infatti i due stavano facendo scoperte astronomiche scomode per lo Stato Pontificio. Messi al sicuro i due astronomi, si concentrarono su un appuntamento che il Papa aveva organizzato tra una dama di corte e l'ambasciatore veneziano Antonio Giustinian. Temendo per un attentato ai danni di quest'ultimo, Francesco prese il suo posto e come previsto la sua accompagnatrice si rivelò un sicario.[4]

Grazie all'appoggio di Enu, riuscì fortunatamente a sopravvivere all'agguato e ad estorcere delle informazioni alla donna. Completata la missione, Francesco e la sua squadra ottennero la fiducia di Giustinian, che promise di continuare la sua campagna contro i Borgia. Francesco e la squadra parteciparono anche alla difesa di Camerino, dove salvarono alcuni soldati nemici che Cesare voleva uccidere solo per il suo divertimento personale.[4]

PL In difesa della Duchessa.jpg

Francesco e gli Assassini difendono la duchessa Gonzaga.

Rientrati a Roma sfumarono un agguato organizzato da Cesare ai danni della duchessa di Urbino Elisabetta Gonzaga, in quanto vedeva come un insulto la sua partecipazione al giubileo papale. Dopo averla sedata con una delle miscele di Tessa, Francesco e gli Assassini la misero in viaggio per Mantova.[4] Collaborarono anche con la Templare traditrice Fiora Cavazza per eliminare gli agenti Templari Rocco Tiepolo, Cahin, Caha e Baltasar de Silva.[5]

Nel 1503 Francesco iniziò a cercare il figlio del suo defunto maestro, Giovanni, sopravvissuto alla sua malattia grazie alla Sindone e cresciuto da Cesare Borgia in persona. Per rintracciarlo, Francesco legò un messaggio ad un piccione, chiedendo a Giovanni un incontro alla fontana. Lo avvertì anche che per trovarlo avrebbe dovuto usare gli "altri occhi". Il piccolo si presentò alla'incontro, dove alcuni ladri tentarono però di derubarlo. Fortunatamente Francesco salvò il piccolo, eliminando i furfanti con un doppio assassinio in volo; infine iniziò Giovanni nell'Ordine.[6]

La disfida di Barletta

" Non abbiamo una via d’uscita. Stiamo per morire! Inciampo sui corpi dei miei Fratelli. Così tanti morti! Ho fallito."
―Francesco sul tetto della locanda incendiata[src]
PL La disfida di Barletta.jpg

Francesco e gli Assassini si infiltrano nell'avamposto francese di Barletta.

Nel 1503 il marchese Templare Charles de la Motte mise in dubbio il valore dei mercenari italiani e per dimostrare la superiorità di quelli francesi indisse un torneo a cavallo contro i soldati dei Borgia; la gara avrebbe avuto luogo a Barletta. Su ordine di Ezio, Francesco e la sua squadra avrebbero dovuto fare di tutto per far perdere i francesi, così da danneggiare i rapporti diplomatici tra Cesare e re Luigi XII.[4]

Pertanto durante la notte, Francesco, Enu e Tessa si infiltrarono nel campo dei mercenari francesi di stanza a Barletta, cospargendo le loro provviste alimentari di polvere soporifera. Così facendo non sarebbero stati nelle condizioni di gareggiare, ed infatti la mattina dopo i concorrenti italiani ottennero una vittoria schiacciante su de la Motte ed i suoi mercenari. Poco tempo dopo, la squadra capitanata da Vecellio venne incaricata di eliminare il Doge veneziano e Templare Agostino Barbarigo, che non aveva mantenuto la promessa fatta ad Ezio anni prima: non seguire le orme di suo fratello Marco e di stare lontano dalle trame dei Borgia.[4]

Infatti egli era divenuto uno stretto alleato di Cesare, opprimendo i veneziani con una scorretta politica finanziaria e giudiziaria. Ma piuttosto che ucciderlo direttamente, Francesco optò per uno dei piani ideati da Tessa: inviarono quattro lettere di minaccia ad Agostino, cospargendo ognuna con un potente e letale veleno. Una volta morto, Francesco e la sua squadra si assicurarono che il futuro doge, Leonardo Loredan, fosse messo al corrente dei rischi che comportavano delle relazioni con i Borgia.[4]

Tempo dopo, gli Assassini scoprirono che Charles de la Motte aveva ottenuto dai Borgia il permesso di entrare a Roma con la sua legione, molto probabilmente con l'obiettivo di stanarli. Così Francesco divise un gruppo di Assassini in due squadre, ed insieme si sparsero per Roma eliminando tutti i soldati francesi. Tuttavia cascarono direttamente nella trappola ideata dai Templari. Usciti allo scoperto, Francesco ed i suoi vennero sopraffatti dalle forze combinate dei Borgia e dei francesi. Così cercarono rifugio dentro una locanda, che venne però messa a fuoco dai nemici.[4]

PL Corsa contro il tempo.jpg

Francesco ed Enu sul tetto della locanda.

Cercarono di mettersi in contatto con Ezio per ricevere rinforzi, ma dato il poco tempo a disposizione, tentarono una fuga disperata attraverso il tetto dell'edificio in fiamme - molti Assassini, tra cui Tessa, morirono tra le fiamme durante la fuga. Soltanto Francesco ed Enu riuscirono a raggiungere il tetto della locanda incendiata.[4]

Lì il giovane Assassino cercò disperatamente di guarire una colpo di proiettile che Enu si era ritrovato sul collo. Tuttavia, ben presto vennero circondati dai soldati nemici e si arresero al loro destino. Il silenzio venne rotto da una grande esplosione e non si sa come, Francesco riuscì a salvarsi, ma il destino di Enu è sconosciuto.[4]

Caccia a Lonigo

"Il mio bersaglio è anziano e non sospetta nulla. Presto la vecchiaia lo condurrà alla tomba, ma voglio essere io a ucciderlo."
―Francesco parla del suo nuovo barsaglio[src]

Sopravvissuto all'attacco alla locanda, Francesco chiese il permesso ad Ezio per poter uccidere de la Motte e vendicare la morte della sua squadra. Il Mentore, sebbene gli avesse detto che la vendetta era una motivazione che poteva spingerlo a compiere scelte difficili, non approvò la richiesta di Francesco, lo considerava ancora giovane ed inesperto per compiere da solo missioni tanto rischiose. Francesco insistette, ma Ezio declinò ancora la richiesta, dicendo invece che si sarebbe occupato di persona del Templare francese.[7]

Francesco a Lonigo.png

Francesco ottiene informazioni a Lonigo.

Una volta vista soddisfatta la sua sete di vendetta, Francesco continuò ad allenarsi con Ezio, il quale iniziò a pretendere da lui un maggiore autocontrollo delle proprie emozioni. Solo nel 1510 Francesco aveva acquisito abbastanza esperienza per poter compiere delle missioni in solitaria.[7]

Quello stesso anno gli venne assegnata un importantissima missione: uccidere Niccolò di Pitigliano, signore di Lonigo e alleato dei Templari, nonché possessore di uno dei Frutti dell'Eden, la Sindone. Così Francesco iniziò a raccogliere informazioni sul suo bersaglio, frequentando le taverne in cui stazionavano i suoi soldati, i suoi bordelli preferiti ed intercettando alcuni corrieri. Da queste ricognizioni, scoprì che Niccolò non era per niente benvoluto dalla popolazione e che aveva mantenuto dei contatti con dei nobili romani.[7]

Successivamente iniziò a studiare la vita privata di Niccolò, denotando principalmente che organizzava molto spesso eventi alla sua reggia e che aveva uno zelante corpo militare. Appreso ogni dettagli sulle abitudini di Niccolò, Francesco iniziò a distruggere la sua influenza su Lonigo. Per prima cosa corruppe dei banditori perché diffondessero malsane dicerie sul conto di Niccolò; ciò bastò a Francesco per scatenare l'opinione pubblica contro di lui. Poi eliminò i suoi contatti politici e clericali in città, per concludere con la razzia dei suoi convogli carichi di tesori.[7]

Mani Insanguinate PL.jpg

Francesco si confronta con Niccolò.

Terminato il processo di diffamazione, Francesco compì un giro di perlustrazione all'interno della villa del suo bersaglio, limitandone il più possibile le vie di fuga. Giunto il giorno dell'assassinio, chiamò in aiuto alcuni dei suoi apprendisti e confratelli Assassini più esperti, i quali distrassero la guardia di Niccolò, così da dargli l'occasione di ucciderlo indisturbato.[7]

L'Assassino tuttavia si limitò a ferirlo gravemente, così da indurlo a guarirsi con la Sindone. Tuttavia il disperato tentativo di guarire di Niccolò, si trasformò presto in una morte brutale. Tornato dal suo bersaglio in fin di vita, Francesco prese possesso della Sindone e tornò a Roma.[7]

Ultimi anni e morte

"Francesco Vecellio? Il giovane pittore? Non lo avrei mai immaginato."
―Fiora Cavazza dopo aver scoperto che Francesco era un Assassino[src]

Anni dopo, Francesco iniziò a conseguire anche un carriera da pittore, anche se raggiunse mai lo stesso successo di suo fratello minore Tiziano. Nel 1524, creò una pala d'altare per la Chiesa della Difesa, a San Vito di Cadore. Nel 1540, dipinse un polittico a Candide e negli ultimi mesi dello stesso anno venne di decorare le ante d'organo di San Salvatore a Venezia.[1]

Dipinse anche un annunciazione di San Nicola di Bari, ma la sua opera in assoluto più famosa è la tela Sant'Antonio fa trovare il cuore dell'usuraio nel forziere. Attorno al 1550 si trasferì a Venezia, dove creò diverse collezioni di dipinti per le gallerie d'arte cittadine. Solo nell'ultimo ventennio tornò nel suo paese di origine, Pieve di Cadore. Lì svolse alcuni incarichi politici e amministrativi, finché non morì di vecchiaia nel 1560.[1]

Caratteristiche e personalità

"Insegno delle tattiche a Francesco, ma è sorpreso dalla mia brutalità. Quel suo eccessivo senso dell’onore e del gioco pulito. Un giorno imparerà una dura lezione."
―Perotto parla di Francesco[src]
PL Fuoco di copertura.jpg

Francesco e Tessa durante una missione.

Durante la sua gioventù, Francesco venne descritto da Perotto come un bambino molto saggio per la sua età, tanto che a volte disse che parlava quasi come un adulto. L'Assassino aveva anche notato che Francesco era molto incline al senso dell'onore e al gioco pulito, cosa che secondo lui un giorno gli avrebbe impartito una dura lezione.

Ma nonostante tutto, Perotto descrisse il suo allievo come un apprendista devoto ed appassionato. Durante l'addestramento, Perotto notò in Francesco anche un perfezionismo quasi maniacale: il giovane gli chiedeva ogni volta di ripetere le lezioni che non aveva capito e non gli permetteva di proseguire finché non era sicuro di averle assimilate appieno.

Questo comportamento causò molto spesso irritazione nell'Assassino più anziano. Francesco possedeva anche uno scarso autocontrollo delle proprie emozioni, come dimostrava spesso durante le lezioni di scherma con Perotto, quando attaccava quest'ultimo con rabbia e foga di batterlo - per questo i suoi attacchi risultavano molto facili da intercettare. Il suo maestro gli spiegò spesso che coinvolgere le emozioni durante una lezione poteva risultare una grave debolezza.

Anche sotto la guida di Ezio, Francesco continuò a risultare irritabile e impaziente dopo aver perso contro le altre reclute. Inoltre Francesco aveva molto a cuore Perotto, al quale doveva tanto poiché secondo gli aveva insegnato a "comportarsi ed a parlare come un uomo". Come tale, ha duramente accusato Lucrezia per il tradimento di Perotto e il suo disperato tentativo di salvare suo figlio con la Sindone. Francesco si dimostrò protettivo anche nei confronti della sua squadra e di tutti i suoi confratelli Assassini.

Infatti quando molti di loro morirono durante l'attacco alla locanda nel 1503, il senso di colpa e la sete di vendetta lo fecero sprofondare in una profonda depressione. Molti anni dopo aver perso la squadra, Francesco divenne molto freddo e calcolatore, perdendo in parte il senso dell'onore che lo aveva caratterizzato negli anni precedenti. Infatti divenne disposto a tutto pur di portare a termine una missione, tanto che non esitò ad uccidere informatori scomodi o a ferire gravemente le sue vittime durante gli interrogatori.

PL L'inventore.jpg

Francesco con Leonardo da Vinci.

Tuttavia non perse il suo perfezionismo, tanto che egli stesso si definì eccessivo ma attento ai dettagli quando dovette ridurre le vie di fuga di Niccolò di Pitigliano. Nonostante avesse dedicato la sua vita intera agli Assassini, Francesco era anche un appassionato di arte.

Molto probabilmente decise di intraprendere una futura carriera da pittore in seguito al suo incontro con Leonardo da Vinci. Francesco dimostrò la sua passione per l'arte anche durante le razzie attuate ai danni di Pitigliano: decise di tenere per se tutti le sculture e le opere d'arte ottenute.

Curiosità

  • Durante l'addestramento con Ezio, Francesco potava una doppia lama celata, nonostante all'epoca soltanto i Maestri Assassini ne portassero due.

Galleria

Note

Inoltre su Fandom

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