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Liberazione di Roma

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"Appena prima della morte di papa Alessandro VI, Cesare Borgia cominciò a perdere la sua presa su Roma. Anche se non ne troverai traccia nei libri di storia, sospettiamo che un potente movimento sotterraneo agì per rovesciare la corrotta dinastia."
―Introduzione di un capitolo nel DDS delle Abstergo Industries[src]

La liberazione di Roma ha avuto luogo nel Rinascimento, all'inizio del sedicesimo secolo, periodo durante il quale la città di Roma fu liberata dalla tirannia della famiglia Borgia dagli Assassini italiani.

Tra il gennaio 1500 e il dicembre 1503, gli Assassini erosero l'influenza Templare, portando il Rinascimento e la prosperità a Roma.

Il principale artefice della caduta dei Borgia fu Ezio Auditore da Firenze, Maestro Assassino e dal 1503 capo della Confraternita.

Antefatto

Nel 1492, il Gran Maestro dei Templari in Europa, Rodrigo Borgia, venne eletto Papa. Ciò permise ai Templari di prendere il controllo di Roma e dello Stato Pontificio.[1]

I Borgia controllavano la città attraverso le dodici torri affidate a un capitano a loro fedele. Inoltre i Borgia controllavano i Seguaci di Romolo, che servivano a spingere il popolo nelle braccia della Chiesa, e la banda di ladri nota come "Cento Occhi". I Borgia inoltre erano serviti da diversi uomini a loro fedeli.[2]

La città era entrata in un periodo di declino culturale ed economico. I principali monumenti cadevano in rovina e la maggior parte delle botteghe erano chiuse.[2]

Risveglio della Roma sotterranea

"Guarda la città, il fulcro del potere dei Borgia e dei Templari. Uccidere un solo uomo non cambierà nulla. Dobbiamo estirpare la fonte del loro potere."
―Ezio Auditore a Niccolò Machiavelli[src]

Nel gennaio 1500, dopo l'assedio di Monteriggioni, giunse a Roma il Maestro Assassino Ezio Auditore da Firenze. Dopo essersi ripreso dalle ferite riportate durante l'attacco, Ezio seppe dalla donna che lo aveva curato, Margherita dei Campi, che era atteso da Niccolò Machiavelli. Tuttavia il fiorentino sentì parlare alcune guardie che erano intenzionate a punire un uomo che si era opposto ai Borgia. Dopo aver pedinato le guardie sino a Piazza del Popolo, le uccise quando attaccarono l'uomo.[3] Dopo aver saputo dall'uomo che un agente dei Borgia noto come "Il Carnefice" aveva ucciso sua moglie, Ezio decise di uccidere il Templare, che viveva nei paraggi.[4]

Il Forestiero 1.png

Ezio incontra Niccolò.

Dopo aver ucciso il Carnefice,[4] Ezio incontrò Machiavelli davanti al Mausoleo di Augusto. Machiavelli gli spiegò che la situazione della città: i Borgia controllavano completamente Roma, e la loro oppressione era rappresentata dalle torri erette nella città. Ezio decise "lanciare un segnale" e per questo uccise il capitano di una torre, Jacopo de Grassi, per poi incendiare la torre. In seguito, Ezio spiegò a Machiavelli che per sconfiggere i Templari dovevano prima annientare la loro influenza.[5]

Successivamente, mentre si dirigevano verso il Colosseo per incontrare una spia di Machiavelli, questi spiegò all'altro Assassino che il popolo non si ribellava al governo papale, in quanto Rodrigo riusciva ad ingannare i cittadini "piuttosto facilmente". Gli Assassini avevano degli alleati in città, ma Machiavelli commentò questo fatto dicendo che non sapeva per quanto tempo gli alleati sarebbero rimasti tali. Dopo essere giunti al Colosseo, gli Assassini salvarono il contatto che era stato attaccato dalle guardie e appresero che l'uomo non era riuscito a sottrarre la lettera al corriere dei Borgia. Fu Ezio ad inseguirlo e ad ottenere la lettera.[6]

Sottosuolo Di Roma 3.png

Fabio Orsini, Machiavelli ed Ezio nel covo sull'isola Tiberina.

Dopo essere stato assalito da una decina di seguaci di Romolo alle terme di Traiano, dove avrebbe dovuto incontrare Machiavelli,[7] Ezio esplorò le rovine della Domus Aurea, una delle loro tane.[8] Dopo esserne uscito, incontrò Machiavelli che gli spiegò chi fossero gli uomini che lo avevano assalito. La lettera codificata che Ezio aveva recuperato dal corriere era probabilmente una prova del sostegno dei Borgia ai seguaci di Romolo, ma Machiavelli non conosceva la codifica utilizzata.[9]

In seguito, Machiavelli accompagnò Ezio sino a un magazzino sull'isola Tiberina, messo a disposizione da Fabio Orsini, che sarebbe diventato il loro covo. Quando Machiavelli propose di pianificare l'attacco ai Borgia, Ezio gli fece notare che non conosceva la situazione del nemico dicendogli che i Templari erano in possesso della Mela dell'Eden e avevano catturato Caterina Sforza. Dopo aver saputo che i principali alleati degli Assassini a Roma erano i mercenari e le cortigiane, visto che i ladri non volevano trattare con loro, Ezio lasciò il covo con l'intenzione di "farsi degli amici".[9]

Gilda dei ladri

"Come mai bussi alla mia porta? Aspetta, conosco già la risposta. Vuoi che metta le mie spie al tuo servizio."
―La Volpe ad Ezio[src]

La prima gilda a cui Ezio si recò fu quella dei ladri. Giunto alla loro sede, un vecchio edificio nel distretto del foro, incontrò La Volpe, un Assassino che aveva comandato la gilda dei ladri fiorentini per anni. La Volpe comprese subito che Ezio aveva bisogno delle sue spie nella lotta contro i Borgia, ma rifiutò di aiutarlo in quanto riteneva Machiavelli un traditore. Era infatti convinto che durante i viaggi a fianco di Cesare Borgia come ambasciatore fiorentino Machiavelli avesse tradito gli Assassini. Ezio, per nulla convinto, accettò di seguire Volpe per spiare un incontro tra Machiavelli e una guardia.[10]

Doppio Gioco 9.png

Ezio parla con La Volpe all'interno della Volpe Addormentata.

Dopo aver visto realmente Machiavelli parlare con una guardia dei Borgia, Ezio non poté confrontarsi con La Volpe in quanto i ladri di quest'ultimo attaccarono le guardie presenti all'incontro. Ezio aiutò i ladri a uccidere le ultime guardie, salvando così un giovane ladro ferito, Claudio, che poi scortò sino ad un luogo sicuro. Dopo aver ridotto la sua notorietà, Ezio incontrò nuovamente La Volpe presso la gilda dei ladri.[10]

Volpe scelse di fidarsi di Ezio, in quanto aveva salvato Claudio, e gli chiese di occuparsi di ristrutturare la gilda dei ladri, che divenne una taverna, La Volpe Addormentata. La taverna non sollevava sospetti ed era frequentata anche dalle guardie cittadine. Nella taverna si poteva anche giocare d'azzardo, e i ladri si assicuravano che gli uomini dei Borgia perdessero sempre. La Volpe accettò di usare le sue spie per cercare la Mela, e in cambio chiese a Ezio di svolgere diversi compiti a Roma per aiutare la gilda nella lotta contro i Cento Occhi, una banda di ladri al servizio di Cesare.[10]

I mercenari di d'Alviano

"Siamo stati attaccati da entrambi i fronti. I Borgia da una parte, i Francesi dall'altra. Tuttavia, la posizione dei Borgia è debole. Se riuscissi a sconfiggerli, noi potremmo concentrare le forze sui Francesi."
―Pantasilea ad Ezio[src]

Ezio in seguito si recò alla caserma di Bartolomeo d'Alviano, un Assassino e condottiero che si era stabilito nel distretto rurale e che combatteva l'esercito francese guidato da Octavien de Valois, alleato di Cesare. La vicinanza di una torre dei Borgia obbligava però i mercenari a combattere su più fronti. Quando giunse alla caserma, Ezio venne accolto da Bartolomeo, che contrariamente a Machiavelli disse ad Ezio di non aver alcun problema nello scontro. Quando l'uomo uscì dall'edificio per aiutare i suoi mercenari, tuttavia, Pantasilea Baglioni, la moglie di Bartolomeo, spiegò la verità ad Ezio e gli chiese di aiutare i mercenari.[11]

Tra L'Incudine E Il Martello 1.png

Bartolomeo ed Ezio nella caserma.

Quando Ezio raggiunse i mercenari che combattevano contro i Borgia il capitano, Battista Borgia, fuggì verso la torre, venendo però ucciso dall'Assassino. In seguito Ezio incendiò la torre, facendo fuggire gli uomini dei Borgia. Quando tornò alla caserma, Bartolomeo gli chiese di approvare i piani di un architetto per rinforzare l'edificio. Ezio accettò, chiedendo però di venire a conoscenza degli spostamenti di Cesare e Rodrigo. Successivamente Pantasilea spiegò ad Ezio che poteva ricevere dei messaggi da Machiavelli grazie alle colombaie. Ogni messaggio avrebbe dato all'Assassino il nome di un'importante Templare a Roma, che avrebbe poi potuto eliminare ottenendo "un risultato maggiore che da una battaglia".[11]

La Rosa in Fiore

"So come gestire una attività. Ho seguito gli affari dello zio per anni."
―Claudia ad Ezio[src]

L'ultima fazione con cui Ezio voleva collaborare erano le cortigiane. Il bordello più importante di Roma era La Rosa in Fiore, nel distretto del centro. La proprietaria, Madonna Solari, non si era schierata né con i Templari, né con gli Assassini, cercando solo di favorire sé stessa. Quando giunse al bordello Ezio scoprì che la donna era stata rapita da mercanti di schiavi che chiedevano un riscatto. Ezio propose alle cortigiane di occuparsene. I mercanti di schiavi tuttavia non liberarono la donna dopo aver ricevuto il riscatto, uccidendola di fronte all'Assassino. Ezio uccise i banditi e recuperò il denaro prima di tornare alla Rosa in Fiore.[12]

Il Prezzo Del Riscatto 11.png

Ezio parla con Claudia e Maria all'interno della Rosa in Fiore.

Quando raggiunse il bordello scoprì che la sorella Claudia e la madre Maria erano giunte a Roma per aiutarlo al posto di rifugiarsi a Firenze. Quando appresero la morte di Madonna Solari, le cortigiane dissero ad Ezio che senza matrona sarebbero state costrette a chiudere. A questo punto Claudia propose di gestire lei l'attività grazie all'esperienza accumulata negli anni precedenti quando si occupava degli affari di Monteriggioni. Ezio non fu contento della proposta, ma accettò perché non aveva altre alternative. L'Assassino pretese però che la sorella cercasse di ottenere informazioni su Caterina Sforza grazie alle cortigiane. In seguito ristrutturò il bordello con i soldi del riscatto.[12]

La Rosa in Fiore divenne rapidamente il bordello più popolare di Roma e un'importante fonte di informazioni per l'Ordine degli Assassini. I Borgia e i loro alleati, tuttavia, causavano molti problemi alle cortigiane. Fu per questo che Maria chiese al figlio di aiutarle e di scoprire quali cortigiane avevano ancora contatti con i Templari. Ezio accettò, e la madre gli disse di parlare con le cortigiane di cui si fidava per ricevere altre informazioni.[12]

Lotta contro i Templari

Liberazione di Caterina Sforza

Intelligenza Collettiva 2.png

Gli Assassini riuniti nel covo dell'isola Tiberina.

Nel 1501, Machiavelli disse ad Ezio di aver ottenuto i nomi di diversi agenti Templari presenti a Roma. Malgrado fosse in grado di dare ad Ezio solo indicazioni generiche, consigliò ad Ezio di cercare segni di malcontento dei dintorni. In seguito i due raggiunsero i capi delle fazioni, venuti sull'isola Tiberina per parlare con Ezio.[13]

Bartolomeo disse che sia Cesare che Rodrigo si trovavano a Castel Sant'Angelo, La Volpe li informò del fatto che la Mela era stata affidata a qualcuno per essere studiata, e Claudia aggiunse che Caterina Sforza sarebbe stata trasferita al Castello la settimana seguente. Gli Assassini decisero quindi di attaccare i Templari infiltrandosi a Castel Sant'Angelo, e tutti sottolinearono il fatto che il Gran Maestro e suo figlio dovevano morire. Ezio però scelse di fare della liberazione di Caterina il suo obiettivo primario.[13]

Successivamente Ezio incontrò un architetto. Costui spiegò all'Assassino che poteva ristrutturare le strutture in vendita nelle aree liberate dall'influenza dei Borgia. Ciò gli avrebbe apportato una rendita, in quanto i mercanti avrebbero pagato regolarmente l'affitto.[13]

"Caterina è un potente alleato. Se la aiutiamo ora che è debole, saprà esserci riconoscente."
―Ezio a Machiavelli[src]

La settimana seguente, Ezio e Machiavelli si recarono nei pressi di Ponte Sant'Angelo. Lì i due Assassini videro Lucrezia Borgia scendere dalla sua carrozza con alcune guardie che tenevano prigioniera Caterina Sforza. Lucrezia mostrò la prigioniera ai cittadini che si erano riuniti vicino al ponte e disse che avrebbe fatto incarcerare chiunque si sarebbe opposto al volere della sua famiglia. Poi, fece scortare Caterina Sforza nelle prigioni di Castel Sant'Angelo da alcune guardie.[14]

Infiltrazione 2.png

Cesare e i suoi alleati a Castel Sant'Angelo.

Ezio spiegò a Machiavelli che se avessero liberato Caterina, lei si sarebbe mostrata riconoscente e avrebbe saputo aiutarli. Niccolò pensava invece che la cosa più importante fosse uccidere Cesare e Rodrigo. Ezio riuscì ad infiltrarsi facilmente a Castel Sant'Angelo senza farsi individuare. Ad un certo punto vide Cesare parlare con i suoi alleati: il giovane capitano generale disse loro di non obbedire alla Chiesa, ma solo a lui, per poi allontanarsi. Juan Borgia il Maggiore disse che Cesare aveva lasciato loro il compito di controllare Roma, e Micheletto Corella rispose che era "in ottime mani".[14]

Mentre scalava le mura interne del castello, Ezio ascoltò una conversazione tra Cesare e Lucrezia, venendo a sapere che Rodrigo non era a Castel Sant'Angelo. Poco dopo inoltre Cesare partì per Urbino, privando Ezio della possibilità di assassinarlo. L'Assassino si disse che probabilmente Machiavelli sarebbe rimasto deluso dall'esito dell'infiltrazione.[14]

Successivamente Ezio raggiunse la cella di Caterina. La donna fu sorpresa nel vedere l'Assassino, che non poté aprire la cella in quanto l'unica chiave era in possesso di Lucrezia. Ezio si diresse quindi verso gli appartamenti della famiglia papale, in cima al castello. Lì riuscì a catturare Lucrezia e, dopo essere riuscito ad avere la meglio sulla combattività della donna, l'Assassino riuscì a condurre Lucrezia davanti alla cella di Caterina Sforza, che recuperò personalmente la chiave nascosta nel corsetto della Borgia. Dopodiché, stanca delle opposizioni di Lucrezia, Caterina scaraventò la donna contro le sbarre della cella, lasciandola svenuta al suo interno.[15]

Ezio in seguito scortò Caterina sino alle scuderie del castello.[16] Lì i due montarono a cavallo e fuggirono verso ponte Sant'Angelo. Una volta superato il ponte, Ezio smontò per affrontare le guardie in modo da permettere a Caterina di raggiungere il covo dell'isola Tiberina. Lo scontro venne interrotto quando, dopo un'esplosione a Castel Sant'Angelo, alle guardie venne dato l'ordine di rientrare al castello.[17]

Nuovi Assassini

"Io dico di operare qui. A Roma. Erodere l'influenza dei Borgia e rafforzare la nostra. [...] I Borgia privano il popolo di tutto per mantenere il potere. Lo recluteremo per la nostra causa."
―Ezio a Machiavelli[src]

Ezio in seguito fece ritorno al covo dell'isola Tiberina. Machiavelli avrebbe voluto colpire subito, ma Caterina fece notare che Cesare comandava un esercito enorme e che gli Assassini avrebbero sicuramente fallito. Ezio se ne rendeva conto e scelse quindi di operare a Roma, erodendo l'influenza dei Borgia e rafforzando quella degli Assassini. Secondo lui, per vincere lo scontro gli Assassini avevano bisogno di combattenti leali. Pensava perciò di reclutare coloro che erano stati "disarmati dai Borgia".[18]

Uomo Del Popolo 5.png

Ezio recluta un Assassino.

Malgrado non fosse convinto, Machiavelli lasciò ad Ezio il compito di cercare le prime reclute. Ezio reclutò i primi due nuovi apprendisti nel distretto del centro, già liberato dall'influenza dei Borgia. Gli uomini e le donne che Ezio salvò dalle guardie accettarono volentieri di unirsi all'Ordine degli Assassini per contribuire alla lotta contro i Borgia.[18] In seguito Ezio addestrò i nuovi Assassini, che uccisero su suo ordine diversi agenti Templari, tra cui Malfatto[19] e lo schiavista Silvestro Sabbatini.[20]

Nell'anno seguente, Ezio continuò ad accrescere la forza degli Assassini a discapito dei Borgia, uccidendo molti agenti Templari, reclutando e addestrando Assassini che mandò in missione in tutta Europa e restaurando le zone di Roma che erano state liberate dall'influenza templare dopo la morte per mano di Ezio del capitano di una torre dei Borgia. Ciò permise alla città, in particolare al distretto del centro, di tornare a prosperare. Ezio aiutò inoltre le cortigiane della Rosa in fiore e i ladri di La Volpe. In particolare, aiutò i ladri uccidendo i capi dei Cento Occhi, provocandone lo scioglimento.[2][21]

Caduta dei Borgia

Morte del Banchiere

"Se gli tagliamo i fondi, Cesare perderà l'esercito e tornerà senza uomini. Quindi, vi chiedo, da dove prende il denaro?"
―Ezio ai suoi alleati[src]

Nel 1503, Ezio tornò a Roma dopo aver distrutto le macchine belliche e incontrò i suoi alleati nel covo dell'isola Tiberina. Ezio espose il suo piano agli altri Assassini: intendeva privare Cesare di fondi e truppe, obbligandolo così a tornare a Roma e rendendolo vulnerabile ad un eventuale attacco. La Volpe non conosceva l'identità del finanziatore di Cesare, noto solo come "Il Banchiere". Claudia tuttavia conosceva un uomo debitore del Banchiere e che avrebbe potuto servire ad Ezio per arrivare a lui.[22]

Machiavelli fece però notare che i soldati francesi comandati dal barone di Valois proteggevano il Castello. Ezio rispose che intendeva eliminare il barone, e in tal caso avrebbe potuto penetrare facilmente a Castel Sant'Angelo. La Volpe era inoltre a conoscenza di un ingresso secondario del Castello, di cui Pietro Rossi, un amante di Lucrezia, possedeva la chiave.[22]

In Fuga Dai Debiti 5.png

Ezio scorta Egidio.

Il 1 agosto 1503, Ezio si recò alla Rosa in Fiore per sapere dove trovare il senatore Egidio Troche a cui Claudia aveva accennato durante la riunione. La sorella gli disse di cercare al Campidoglio. Dopo esservi giunto, Ezio salvò il senatore da delle guardie mandate dal Banchiere perché Egidio non aveva pagato i suoi debiti. L'Assassino lo scortò sino ad un luogo sicuro e poi gli spiegò che doveva trovare il Banchiere. Egidio, ringraziandolo per averlo salvato, gli disse che doveva consegnare il giorno stesso del denaro al Banchiere, aggiungendo però di non avere abbastanza soldi.[23] Ezio diede all'uomo i 3000 fiorini necessari per pagare il debito del senatore, chiedendo in cambio che Egidio riferisse a Maria Auditore quali politici erano al servizio dei Borgia.[24]

Poco dopo, Egidio raggiunse il luogo dove aveva appuntamento con delle guardie al servizio del Banchiere. Ezio seguì il gruppo dai tetti sino al Pantheon. Lì Egidio consegnò il denaro a un capitano, Luigi Torcelli, che entrò nell'edificio per contare il denaro. Ezio si introdusse nel Pantheon dall'oculo e uccise Luigi, recuperando poi la sua armatura per travestirsi da guardia.[24] Dopo essere uscito dal tempio, Ezio impedì alle guardie di uccidere Egidio e poi, ascoltandoli parlare, riuscì a raggiungere il luogo dove si sarebbe tenuta la festa del Bachiere: Trastevere.[25]

Ezio consegnò il denaro ad una guardia e poi si allontanò. Subito dopo arrivò un capitano che informò le altre guardie della morte di Luigi. Le guardi capirono quindi che l'uomo che aveva portato il denaro a Trastevere era un impostore. Malgrado il gran numero di guardie, Ezio riuscì a seguire le guardie che trasportavano lo scrigno con il denaro mimetizzandosi tra le cortigiane che la sorella Claudia aveva mandato alla festa.[26]

Entrata E Uscita 8.png

Ezio assassina Juan Borgia il Maggiore.

Il corriere raggiunse quindi il Banchiere: si trattava del cardinale Juan Borgia il Maggiore. Ezio seguì il cardinale, mentre alcune cortigiane recuperavano lo scrigno per portarlo alla Rosa in Fiore. Il cardinale, sempre seguito da Ezio, raggiunse quindi il piazzale davanti ad una chiesa. Lì ascoltò un discorso di Cesare Borgia, che disse di essere intenzionato a conquistare l'Italia. Ezio riuscì poi ad ascoltare una conversazione tra Cesare e il padre: Rodrigo temeva che le ambizioni del figlio rovinassero il delicato equilibrio che si era formato tra gli stati italiani. Cesare ignorò le obiezioni del Papa, ed entrambi lasciarono la festa. Ezio riuscì però ad assassinare Juan. Con le sue ultime parole, Juan disse all'Assassino che non si pentiva delle sue azioni.[26]

Ezio fuggì dalla festa e raggiunse la Rosa in Fiore. Lì alcune cortigiane gli dissero che erano state seguite da alcune guardie che erano poi entrate nel bordello. Ezio entrò nell'edificio e scoprì che la sorella aveva ucciso le guardie. L'Assassino si rese quindi conto dell'abilità e dell'utilità delle azioni delle sorella per la causa degli Assassini.[27]

Successivamente, Egidio si recò alla Rosa in Fiore per parlare con Maria Auditore. La donna ordinò a diverse cortigiane di aiutare il figlio nell'eliminare i politici e gli ambasciatori che avevano legami con i Borgia. Ezio inoltre riuscì ad impedire che una lettera di Rodrigo sugli eventi romani arrivasse a Cesare.[2]

Come avevano previsto gli Assassini Rodrigo, ormai stanco, ordinò che i fondi destinati a Cesare venissero reindirizzati al proprio banchiere, Agostino Chigi.[28]

Schermaglie nel distretto rurale

"Cesare ha convinto Re Luigi ad affidargli un intero esercito per sconfiggermi. La cosa mi lusinga."
―Bartolomeo ad Ezio[src]

Sempre nell'agosto 1503, Ezio si recò alla caserma di d'Alviano intenzionato ad uccidere il generale francese, il barone Octavian de Valois. Bartolomeo disse ad Ezio che i suoi mercenari non avevano bisogno di aiuto venendo però interrotto da un attacco delle truppe francesi. Ezio riuscì a chiudere le porte della caserma, impedendo alle truppe del barone di entrarvi. Poco dopo si presentò il barone di Valois: aveva rapito la moglie di Bartolomeo, Pantasilea, e chiedeva la resa di Bartolomeo entro l'alba. Dopo aver esaminato il campo francese, il Castro Pretorio, Bartolomeo si rese conto di non poter attaccare i francesi in quanto i mercenari non sarebbero riusciti a scalare i bastioni.[29]

Au Revoir 8.png

Ezio parla con Bartolomeo.

Ezio tuttavia ideò un piano e Bartolomeo ordinò quindi la ritirata. Dopo essere tornati alla caserma, Ezio espose il suo piano a Bartolomeo: visto che l'unico vero problema era penetrare nel campo, Ezio pensava di travestire un gruppo di mercenari da soldati francesi, riuscendo così a penetrare nel campo. Ezio uccise quindi venti soldati francesi e i mercenari recuperarono le armature dai cadaveri.[30] Il mattino seguente, Ezio raggiunse i mercenari che si stavano travestendo ed espose i dettagli del suo piano a Bartolomeo: il condottiero avrebbe finto di essersi arreso, e i mercenari sarebbero così giunti nel cuore del campo francese.[31]

Dopo aver raggiunto il Barone, Ezio diede il segnale dell'attacco sparando in aria con la sua Pistola Celata.[31] In seguito, mentre i mercenari attaccavano le truppe francesi, Ezio raggiunse e uccise il Octavien de Valois prima di liberare Pantasilea.[32] Dopo la morte del Barone, le truppe francesi abbandonarono Roma, privando Cesare di un importante appoggio militare.[2]

L'assassino Templare

Ladro: Pietro verrà assassinato questa sera. Cesare ha incaricato il suo macellaio.
Volpe: Micheletto. Il migliore di Roma. Non ha mai fallito.
―La Volpe parla con una delle sue spie[src]

Più tardi nello stesso mese, Ezio si recò alla Volpe Addormentata per sapere dove trovare Pietro Rossi, l'amante di Lucrezia in possesso di una chiave che apriva un ingresso secondario del Castello. La Volpe disse ad Ezio di aver già messo le sue spie alla ricerca di Pietro, ma lo informò anche del fatto che qualcuno aveva detto a Rodrigo di non essere a Castel Sant'Angelo il giorno in cui Ezio si sarebbe infiltrato nella fortezza per liberare Caterina Sforza. Poco dopo giunse inoltre un ladro che disse a Volpe che i Borgia sapevano dove si trovavano le spie dei Borgia: un motivo un più per sospettare che Machiavelli di tradimento, visto che aveva chiesto informazioni sulla ricerca di Pietro.[33]

Successivamente i due Assassini andarono a salvare tutte le spie di Volpe in pericolo: da loro appresero che Pietro, un attore, avrebbe recitato quella sera stessa. Cesare Borgia, geloso della relazione di Pietro con la sorella Lucrezia, aveva ordinato al suo "macellaio", Micheletto Corella, di uccidere l'uomo. Pietro sarebbe stato appeso ad una croce e Micheletto lo avrebbe ucciso con una lancia.[33] L'ultimo ladro apprese loro che Micheletto era nei pressi della porta a est delle terme di Traiano e che intendeva far travestire i suoi uomini per far sembrare il tutto un incidente. Tuttavia le spie non sapevano dove si trovasse Pietro. Ezio scelse quindi di pedinare Micheletto sino alla rappresentazione. La Volpe disse ad Ezio che senza dubbio Machiavelli aveva tradito gli Assassini e che, se Ezio non avesse fatto ciò che andava fatto, se ne sarebbe occupato personalmente.[34]

Sacro E Profano 4.png

Cesare, Micheletto e Francesco Troche.

Ezio si diresse quindi verso la porta Nomentana e lì vide Cesare far uccidere Francesco Troche per aver rivelato i suoi piani per la Romagna al fratello Egidio che a sua volta li aveva rivelati all'ambasciatore veneziano. Poco dopo, Cesare si allontanò e Micheletto consegnò i costumi ai suoi uomini. Non potendo contare sui ladri di Volpe, Ezio usò i suoi apprendisti per uccidere e sostituire gli uomini di Micheletto. Ezio seguì poi il Templare sino al luogo in cui si teneva la rappresentazione: il Colosseo.[34]

Malgrado le numerose guardie che sorvegliavano l'anfiteatro per ordine di Micheletto, Ezio riuscì a scalare il Colosseo e, dopo aver ucciso gli archibugieri presenti, raggiunse i suoi apprendisti. Dopo aver rivestito il costume da centurione romano, Ezio entrò in scena insieme ai suoi uomini, utilizzando l'occhio dell'aquila per identificare Micheletto. Con grande sorpresa di quest'ultimo, Ezio scelse di non ucciderlo. Il Templare gli disse però che era arrivato troppo tardi: Pietro era stato avvelenato.[35] Ezio ordinò quindi agli apprendisti di far scendere Pietro, che recitava il ruolo di Gesù, dalla croce. Grazie all'aiuto di un gruppo di mercenari giunti in suo soccorso, Ezio riuscì a portare Pietro dal medico più vicino.[36]

Mentre il medico curava Pietro, Ezio indossò nuovamente le sue vesti da Assassino. In seguito pretese da Pietro la chiave del Castello: l'attore cercò di negare di possederla, ma la consegnò all'Assassino quando questi gli disse che Cesare Borgia era al corrente della sua relazione con Lucrezia. Poco dopo, Ezio notò un ladro, Paganino, che aveva visto Ezio far fuggire gli abitanti di Monteriggioni durante l'assedio grazie alle gallerie sotterranee. Dopo aver visto che Ezio lo aveva notato, il ladro fuggì, ma venne raggiunto da Ezio. L'Assassino notò che Paganino teneva in mano una lettera con il sigillo dei Borgia e capì che era lui ad aver tradito l'Ordine, non Machiavelli. Ezio non riuscì però ad interrogarlo, visto che Paganino si suicidò conficcandosi la lama celata di Ezio nella gola.[36]

Ezio si rese quindi conto di dover impedire a La Volpe di uccidere Machiavelli. Riuscì a raggiungerlo quando stava per colpire Niccolò, e gli spiegò brevemente la situazione. Vennero raggiunti dopo poco da Machiavelli, che li aveva notati e dimostrò di essere al corrente delle azioni recenti di Ezio commentando che alla rappresentazione al Colosseo c'era stato un fuori programma: Gesù Cristo era "resuscitato con tre giorni di anticipo".[36]

Ascensione 5.png

Ezio proclamato Mentore.

Successivamente, Ezio entrò nel covo dell'isola Tiberina, dove incontrò la Volpe. Ezio chiese a Volpe di portare Claudia al covo, ritenendo che fosse giunto il momento di iniziarla. Dopo l'iniziazione della donna, Machiavelli riconobbe davanti a tutti gli Assassini quanto le azioni di Ezio avessero aiutato la loro causa e per questo decise di lasciargli la guida degli Assassini italiani, proclamandolo Mentore.[37]

In seguito, gli Assassini salirono sul tetto del covo per eseguire un salto della fede nel Tevere come parte della cerimonia di iniziazione di Claudia. Dopo essere rimasti soli, Machiavelli spiegò ad Ezio di averlo aiutato sin dall'inizio: era stato lui a portarlo a Roma, a causare l'esplosione che gli aveva permesso di fuggire dal Castello e aveva inviato i mercenari a proteggerlo al Colosseo. Vennero interrotti dall'arrivo di una spia che li informò del ritorno di Cesare a Roma. Machiavelli consigliò ad Ezio di uccidere il Papa e suo figlio, ed Ezio approvò. Prima che il nuovo Mentore eseguisse il salto della fede, Niccolò gli disse che un giorno avrebbe scritto un libro su di lui. Ezio gli rispose di farlo breve.[37]

Morte di Rodrigo

"Padre. Non capite? Io ho il pieno controllo di tutto. Se voglio vivere, vivo. Se voglio prendere, prendo. Se voglio che voi moriate, voi morite!"
―Cesare al padre Rodrigo prima di ucciderlo[src]

Nell'agosto 1503, Roma era profondamente cambiata rispetto al gennaio 1500. Una volta annientata l'influenza Templare sulla città, principalmente tramite la distruzione delle torri dei Borgia, Roma aveva fiorito con l'aiuto degli Assassini. Dopo la morte dei loro capi, si erano inoltre sciolti i Cento Occhi e i seguaci di Romolo. I Borgia non avevano più un solido appoggio economico e militare, cosa che permetteva agli Assassini di colpire.[2]

Il 18 agosto, Ezio Auditore si infiltrò nuovamente a Castel Sant'Angelo con l'intenzione di affrontare Rodrigo. Dopo essere penetrato nell'edificio principale usando la chiave ottenuta da Pietro Rossi, Ezio si fece strada tra i piani sino a raggiungere il piano nobile. Tornato all'esterno, raggiunse una finestra dell'appartamento papale e poté così assistere al confronto tra Rodrigo e Cesare.[38] Il giovane comandate dell'esercito papale, appena giunto al Castello, chiese spiegazioni al padre sulla scomparsa dei fondi e di molte sue truppe. Rodrigo spiegò al figlio che non intendeva più aiutarlo, ma Cesare disse che avrebbe usato il Frutto dell'Eden facendo a meno dell'appoggio papale. Il Gran Maestro aspettò che il figlio mordesse una mela avvelenata prima di informarlo della morte del Barone di Valois.[39]

Una Mela Al Giorno... 4.png

Cesare affronta Rodrigo.

Davanti alla sorpresa del figlio, che aveva immediatamente pensato che Rodrigo fosse il responsabile, il Papa disse a Cesare che era stato ucciso dagli Assassini e aggiunse che la responsabilità degli eventi recenti era sua, in quanto aveva deciso di attaccare Monteriggioni. Cesare intimò al Gran Maestro di farsi da parte quando questi gli ricordò che era lui a possedere la Mela dell'Eden. I due vennero interrotti da Lucrezia, che dopo aver appreso che il Papa si era fatto consegnare della cantarella, un potente veleno, aveva compreso le intenzioni del padre. Non aveva però previsto la reazione del fratello: Cesare sputò la maggior parte del veleno ingerito e obbligò il padre a mangiare la mela avvelenata.[39]

Sperando di salvare il padre, Lucrezia rivelò al fratello il nascondiglio della Mela. Cesare lasciò subito la stanza e poco dopo Ezio, che aveva assistito a tutta la scena, entrò da una finestra aperta. Rodrigo era ormai morto, e l'Assassino gli diede la benedizione finale prima di chiudere gli occhi del cadavere. Lucrezia, per vendicarsi in qualche modo del fratello, rivelò anche ad Ezio dove si trovava la Mela: nel padiglione del cortile della Basilica di San Pietro.[39]

Ezio e Cesare giunsero alla porta del Castello allo stesso momento: Cesare riuscì tuttavia a chiudere la porta dietro di sé, obbligando l'Assassino a cercare un'altra uscita. Dopo aver lasciato il Castello, Ezio corse verso la Basilica, e malgrado il fatto che tutta la guardia papale lo stava cercando riuscì a raggiungere la Basilica prima di Cesare. Grazie all'occhio dell'aquila Ezio identificò il nascondiglio della Mela: il Pignone, enorme statua bronzea posta al centro del cortile.[39]

Cesare giunse subito dopo che Ezio aveva recuperato la Mela: non essendo in grado di combattere perché indebolito dal veleno, ordinò alle due guardie che lo accompagnavano di uccidere l'Assassino. Il Mentore, tuttavia, usò la Mela per obbligare le guardie ad uccidersi tra loro. Cesare si allontanò chiamando le guardie, che però non impedirono all'Assassino di scappare dal Vaticano.[40]

Roma libera

"Non dobbiamo permettere che [Cesare Borgia] riunisca i suoi seguaci superstiti. Saranno settimane cruciali."
―Niccolò Machiavelli agli altri Assassini[src]
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Gli Assassini riuniti sull'isola Tiberina.

Poco tempo dopo, Ezio tornò al covo sull'isola Tiberina dove si erano riuniti gli altri Assassini. Il Mentore li informò della morte di Rodrigo, e Machiavelli disse che sarebbero state settimane cruciali. Bartolomeo lì informò del fatto che i suoi mercenari avrebbero pattugliato le strade, ma si lamentò del fatto che sarebbe servito un esercito. Mostrando la Mela, Ezio rispose che ne avevano uno.[41]

La notizia della morte di Rodrigo si diffuse rapidamente a Roma, che rischiò di piombare nel caos. Mentre la Chiesa si preparava ad organizzare il conclave, che si sarebbe svolto nel settembre 1503, sotto la minaccia di tre diversi eserciti - l'esercito papale, l'esercito francese e quello spagnolo - gli Assassini cercavano di evitare che anche il Papa successivo fosse un Templare.[2]

Sempre nell'agosto 1503, Ezio si recò al Campidoglio, dove Cesare stava incontrando i capitani delle guardie a lui rimaste fedeli. Anche Cesare sapeva che le settime seguenti sarebbero state molte importanti e voleva che gli Assassini non potessero agire. Le guardie si sentivano tuttavia impotenti contro di loro, e le armate di Cesare in Romagna comandate da Micheletto non erano ancora giunte a Roma. L'incontro fu interrotto dall'arrivo di Ezio: mentre Cesare fuggiva, l'Assassino usò la Mela dell'Eden sui soldati: mentre quelli più vicini a lui morivano, quelli più lontani impazzivano e combattevano l'uno contro l'altro. Ezio riuscì poi ad eliminare i capitani, riducendo il potere dell'esercito di Cesare a Roma.[41]

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Ezio usa la Mela contro gli uomini di Cesare.

I cardinali riuniti in conclave elessero papa Francesco Todeschini-Piccolomini, che prese il nome di Pio III, il 22 settembre. Malgrado ciò, i cardinali cominciarono già ad accordarsi sul suo successore. Fu per questo che alla fine del mese Cesare, che non era riuscito ad imporre un candidato che gli permettesse di continuare le sue conquiste in Italia, decise di incontrare i suoi sostenitori.[42]

Ezio seppe dell'incontro grazie alla sorella Claudia: le sue cortigiane avevano costretto il cardinale Georges d'Amboise a rivelare l'informazione. Ezio seguì quindi il cardinale sino all'incontro che si teneva nel Colosseo: lì i cardinali fecero sapere a Cesare che nel prossimo conclave si sarebbero accordati per votare Giuliano della Rovere. Ezio li interruppe entrando nel Colosseo brandendo la Mela. Malgrado il fatto che non fosse riuscito ad eliminare Cesare, Ezio uccise tutte le guardie presenti, indebolendo ulteriormente l'influenza di Cesare a Roma.[42]

Pio III morì dopo un pontificato durato poco meno di un mese. Come avevano deciso, i cardinali elessero papa della Rovere, il 1 novembre 1503. Cesare, perso definitivamente l'appoggio della Chiesa, riunì nel dicembre dello stesso anno i suoi uomini rimasti a Roma. Templari e Assassini si scontrarono a Piazza del Popolo. Il giovane capitano generale, che dopo aver visto gli Assassini arrivare si era rifugiato fuori dalla porta, schernì gli Assassini che combattevano. Quando ormai tutte le guardie di Cesare erano state sconfitte, giunse un battaglione di guardie papali. Contrariamente alle aspettative di Cesare, non si trattava di rinforzi guidati da Micheletto: erano truppe comandate da Fabio Orsini che lo arrestarono per ordine del nuovo Papa. Mentre le guardie lo portavano via, Cesare urlò che nessun uomo poteva ucciderlo, e che non sarebbe stato trattenuto dalle catene.[43]

Conseguenze

Assassini

"Ho creato la Confraternita perché durasse, con o senza di me."
―Ezio Auditore da Firenze[src]
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Gli Assassini riuniti per combattere contro i Borgia.

Gli Assassini italiani si erano notevolmente rinforzati negli ultimi quattro anni, diventando un gruppo ben organizzato e ramificato. Erano in effetti diventati il ramo dell'Ordine più potente in Europa, e compivano missioni in tutta Europa, spingendosi sino a Mosca, Costantinopoli e Calcutta. Numerosi Assassini si erano uniti all'Ordine, che si era fatto potenti alleati, come il re d'Inghilterra Enrico VII e Massimiliano I d'Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, nella sua battaglia contro i Templari.[2]

La caduta dei Borgia portò inoltre un nuovo, potente alleato per gli Assassini in Italia: il nuovo papa, Giulio II.[44]

Ezio tuttavia rimase preoccupato per il futuro: su suggerimento del suo amico Leonardo da Vinci, usò il Frutto dell'Eden per sapere se Cesare sarebbe realmente fuggito di prigione. Quando vide la fuga dell'uomo grazie all'artefatto, scelse quindi di mettersi alla ricerca di Cesare per ucciderlo[43] nonostante il parere contrario del Papa.[44] La ricerca, che lo occupò per i successivi tre anni, lo portò lontano da Roma, sino a Viana, dove il 12 marzo 1507 uccise Cesare, nel frattempo fuggito in Navarra.[45]

Più tardi nello stesso anno, Ezio nascose la Mela dell'Eden, che gli era stata così utile nelle ultime battaglie a Roma, nel tempio di Giunone sotto al Campidoglio.[2]

Templari

La morte di Rodrigo e l'imprigionamento di Cesare tolsero ai Templari, indeboliti non solo a Roma ma in tutta Europa, ogni possibilità di controllare a breve Roma, la Chiesa e lo Stato Pontificio.[2]

Dieci anni più tardi, nel 1513, i Templari non erano ancora ritornati ad essere forti come alla fine del XV secolo: alla morte di Giulio II fu infatti eletto Papa Leone X, figlio di Lorenzo de' Medici e alleato degli Assassini.[46]

Cesare Borgia

"No! Non finirà così! Le catene non mi tratterranno! Non morirò per mano d'uomo!"
―Cesare durante l'arresto[src]
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Cesare arrestato dalle guardie papali.

Cesare venne imprigionato a Castel Sant'Angelo. Riuscì a fuggire e, benché fosse poi stato nuovamente catturato, il Papa si rese conto che bisognava rinchiuderlo in una prigione più sicura. Fu per questo che fece trasferire Cesare in Spagna, nel Castillo de la Mota. Il Templare riuscì comunque a fuggirne nel 1506 e si rifugiò in Navarra presso il cognato Giovanni III per sfuggire ad Ezio Auditore, che era sulle sue tracce.[44]

Nel 1507, Cesare si mise a capo dell'esercito di Navarra per attaccare Viana, sperando di riottenere dopo la vittoria l'appoggio francese, che gli avrebbe permesso di riconquistare l'Italia. Cesare guidò personalmente l'attacco e fu uno dei primi a raggiungere le mura del castello. Venne tuttavia raggiunto da Ezio Auditore e, malgrado l'aiuto dei soldati di Navarra, sconfitto dal Mentore. Cesare gridò che nessun uomo poteva ucciderlo ed Ezio gli rispose che lo avrebbe lasciato "nelle mani del fato", lanciandolo giù dai bastioni del Castello.[45]

Roma

Grazie alle azioni degli Assassini, Roma era cambiata. Città corrotta, dove vi erano molti assassinii e il denaro comprava il perdono anche dei crimini peggiori, mentre i cittadini erano poveri e spaventati dai servitori dei Borgia, Roma era stata ricostruita, distretto dopo distretto: le botteghe erano nuovamente aperte, la povertà era meno presente in città e i cittadini non erano più oppressi. I monumenti della città vennero restaurati, e Roma si avviava verso un'epoca migliore portata dal Rinascimento come aveva già fatto il resto dell'Italia.[2]

Galleria

Note

  1. Assassin's Creed II
  2. 2,00 2,01 2,02 2,03 2,04 2,05 2,06 2,07 2,08 2,09 2,10 Assassin's Creed: Brotherhood
  3. Come nuovo... - Assassin's Creed: Brotherhood
  4. 4,0 4,1 Ottima esecuzione - Assassin's Creed: Brotherhood
  5. Il forestiero - Assassin's Creed: Brotherhood
  6. C'è posta per me - Assassin's Creed: Brotherhood
  7. Crepi il lupo - Assassin's Creed: Brotherhood
  8. Le sale di Nerone - Assassin's Creed: Brotherhood
  9. 9,0 9,1 Sottosuolo di Roma - Assassin's Creed: Brotherhood
  10. 10,0 10,1 10,2 Doppio gioco - Assassin's Creed: Brotherhood
  11. 11,0 11,1 Tra l'incudine e il martello - Assassin's Creed: Brotherhood
  12. 12,0 12,1 12,2 Il prezzo del riscatto - Assassin's Creed: Brotherhood
  13. 13,0 13,1 13,2 Intelligenza collettiva - Assassin's Creed: Brotherhood
  14. 14,0 14,1 14,2 Infiltrazione - Assassin's Creed: Brotherhood
  15. Femme fatale - Assassin's Creed: Brotherhood
  16. Un pesante fardello - Assassin's Creed: Brotherhood
  17. Guardiano di Forlì - Assassin's Creed: Brotherhood
  18. 18,0 18,1 Uomo del popolo - Assassin's Creed: Brotherhood
  19. Maniaco omicida - Assassin's Creed: Brotherhood
  20. Carico umano - Assassin's Creed: Brotherhood
  21. Assassin's Creed: Project Legacy - Roma: Capitolo 3 - Francesco Vecellio
  22. 22,0 22,1 Il piano - Assassin's Creed: Brotherhood
  23. In fuga dai debiti - Assassin's Creed: Brotherhood
  24. 24,0 24,1 Va' dove ti porta il conio - Assassin's Creed: Brotherhood
  25. Paese che vai... - Assassin's Creed: Brotherhood
  26. 26,0 26,1 Entrata e uscita - Assassin's Creed: Brotherhood
  27. Documenti preziosi - Assassin's Creed: Brotherhood
  28. Assassin's Creed: Enciclopedia
  29. Difensore - Assassin's Creed: Brotherhood
  30. Bacio alla francese - Assassin's Creed: Brotherhood
  31. 31,0 31,1 Cavallo di Troia - Assassin's Creed: Brotherhood
  32. Au revoir - Assassin's Creed: Brotherhood
  33. 33,0 33,1 Zittire la talpa - Assassin's Creed: Brotherhood
  34. 34,0 34,1 Sacro e profano - Assassin's Creed: Brotherhood
  35. Dietro le quinte - Assassin's Creed: Brotherhood
  36. 36,0 36,1 36,2 Intervento - Assassin's Creed: Brotherhood
  37. 37,0 37,1 Ascensione - Assassin's Creed: Brotherhood
  38. Requiem - Assassin's Creed: Brotherhood
  39. 39,0 39,1 39,2 39,3 Una mela al giorno... - Assassin's Creed: Brotherhood
  40. La Mela dell'Eden - Assassin's Creed: Brotherhood
  41. 41,0 41,1 Smilitarizzazione - Assassin's Creed: Brotherhood
  42. 42,0 42,1 Vedo rosso - Assassin's Creed: Brotherhood
  43. 43,0 43,1 Tutte le strade portano a... - Assassin's Creed: Brotherhood
  44. 44,0 44,1 44,2 Assassin's Creed: Fratellanza
  45. 45,0 45,1 Pax romana - Assassin's Creed: Brotherhood
  46. Assassin's Creed: Revelations (romanzo)

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