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Marco Giunio Bruto

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Marco Giunio Bruto
Marco Giunio Bruto.jpg
Informazioni biografiche
Nato

85 a.C
Roma, Repubblica Romana

Morto

23 Ottobre 42 a.C
Filippi, Grecia

Periodo storico

Repubblica Romana

Informazioni politiche
Affiliazioni

Assassini

Altre informazioni
Appare in

Brotherhood (Citato)
Project Legacy

Marco Giunio Bruto (85 a.C - 42 a.C), spesso indicato semplicemente come Bruto, è stato un politico della tarda Repubblica Romana e un membro degli Assassini romani. Ha avuto un ruolo in primo piano nella cospirazione contro il dittatore Giulio Cesare.

Biografia

Primi anni di vita

Bruto nacque da Marco Giunio Bruto, detto il Vecchio, e Servilia Caepionis. Suo padre venne ucciso da Pompeo Magno, per aver preso parte alla ribellione di Lepido, mentre sua madre divenne amante di Giulio Cesare. Alcune fonti riferiscono alla possibilità di Cesare essere il vero padre di Bruto.

Nel 45 a.C. Bruto entrò a far parte del senato di Roma e nell'Ordine degli Assassini, poichè molti suoi confratelli Assassini condividevano il suo ruolo da senatore e da liberatore. Nello stesso anno, i senatori romani temevano l'aumentare del potere di Giulio Cesare come dittatore e gli Assassini cominciarono a pianificare un piano scoprendo che la repubblica era segretamente guidata dai Templari, alleati di Cesare.

Scoperta del Tempio di Giunone

Per qualche tempo la mente di Bruto fu ossessionata da una caverna misteriosa che si trovava sotto il Campidoglio. Successivamente scoprì che quella caverna fu sigillata dalla Prima Civilizzazione.

Bruto disegnò una mappa del Tempio, e dopo le riunioni per assassinare Giulio Cesare, decise di visitarlo da solo imbattendosi in una figura splendente. Uscito dal Tempio scrisse delle pergamene su cui descrisse il tempio e la figura che incontrò.

Assassinio di Gaio Giulio Cesare

Bruto insieme ai suoi compagni Assassini e senatori pianificavano il piano per l'assassinio dell'imperatore Giulio Cesare nel mese di marzo.

Alla fine gli Assassini idearono il piano e decisero anche il giorno, ma la moglie di Cesare sapeva del complotto e faceva di tutto per impedire a Cesare di andare al senato, così gli assassini potevano pensare che li avevano scoperti, ma Cesare andò lo stesso. Entrato nel senato gli Assassini attaccarono subito.

Cesare prima di morire voleva vedere chi era almeno uno dei responsabili, e quando vide Bruto alla fine morì.

Esilio in Oriente

Dopo l'assassinio di Giulio Cesare, gli assassini ebbero un'amnistia provvisoria da parte di Marco Antonio che alla morte di Cesare era diventato il capo dello stato. Tuttavia, la città stessa era contro di loro, perché la maggior parte della popolazione amava Cesare.

Antonio decise di sfruttare le circostanze e il 20 marzo parlò duramente contro gli assassini durante l'elogio funebre di Cesare. Poiché Roma non li vedeva più come i salvatori della Repubblica (si erano autoproclamati liberatores) e rischiavano l'accusa di tradimento, Bruto e gli altri cospiratori fuggirono in Oriente, Bruto però decise di collaborare con Marco Antonio per mantenere l'ordine nell'impero.

Scontro contro Antonio e Ottaviano

Ad Atene, Bruto si dedicò allo studio della filosofia e, cosa non meno importante, alla ricerca di fondi e al reclutamento di soldati per formare Legione romana. Antonio e il nipote di Cesare, Ottaviano erano determinati a inseguire lui e Cassio per vendicare la morte di Cesare.

Gli eserciti di Antonio e di Ottaviano fecero la loro apparizione nell'estate del 42 a.C. Il 3 ottobre, la Prima Battaglia di Filippi non fornì un risultato decisivo. Gli uomini di Bruto sconfissero Ottaviano, ma Antonio aveva sconfitto Cassio. Cassio si era allora suicidato, senza sapere della vittoria del suo alleato.

Morte

Il 23 ottobre entrambi gli eserciti si raggrupparono e combatterono nella Seconda battaglia di Filippi il 23 ottobre, dove Bruto venne sconfitto. Bruto fugge ma decide di suicidarsi.

Dopo la morte di Bruto, i suoi seguaci riuniti a Filippi in macedonia, hanno ricoperto il corpo di Bruto con la Sindone sperando che egli potesse tornare in vita. Pur non avendola mai usata prima di allora e non conoscendo appieno il suo potere, gli Assassini riuscirono a far muovere Bruto per qualche istante. Tuttavia, il suo corpo non reagiva in alcun modo alle parole dei suoi compagni. Bruto morì dunque una seconda volta. In seguito il corpo di Bruto fu coperto da un semplice telo, mentre la Sindone fu riposta in uno scrigno di legno.

Eredità

La sua armatura sarà scoperta nel Rinascimento dai Seguaci di Romolo e successivamente recuperata dall'Assassino Ezio Auditore da Firenze durante il suo soggiorno a Roma. Inoltre, molti ricordi della sua memoria saranno rivissuti dall'Assassino Giovanni Borgia, dopo essere stato guarito dalla Sindone.

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