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Muhammad XII di Granada

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Muhamad XII di Granada.

Muhammad XII di Granada (1459 - 1528) conosciuto anche come Abu 'Abd Allāh Muhammad o Boadbil di Granada e soprannominato El Chico, è stato l'ultimo sultano ufficiale del regno musulmano di Granada in Spagna. Vissuto durante il fermento rinascimentale, subì diverse sconfitte da parte dei regni cristiani della penisola iberica: la più cocente fu ad opera del regno della regina Isabella I di Castiglia, che comportò la disfatta finale dei musulmani in Spagna e in Europa. Fu anche un alleato della Confraternita degli Assassini, seppur avesse ideologie contrapposte alle loro.

Biografia

Complotto di Dār al- orra

Muhammad nacque a Granada in una precaria situazione familiare: suo padre Abu l-Hasan 'Ali infatti aveva ripudiato la madre biologica del bambino, poiché innamoratosi perdutamente di una cristiana nota come Isabel de Solìs. Pertanto la madre di Muhammad iniziò a perpetrare una vendetta contro il marito, coinvolgendo anche i suoi figli e istigandoli inoltre a ribellarsi contro il padre; quindi Boadbil e suo fratello Yusuf si trasferirono a Guadix, dove il giovane principe venne nominato sultano.

Inoltre si allearono con la potente famiglia Banū Sarrāj, il cui capo Yūsuf ibn Kumasa era considerato un uomo spietato come pochi. Sfruttarono in particolare l'odio che Kumasa nutriva per il visir sultanale Abū al-Qāsim Bannigas, sospettato di essere un traditore ed un alleato dei castigliani. Tutte queste tensioni all'interno del regno musulmano sfociarono infine in un golpe che vide la detronizzazione di Abu l-Hasan 'Ali e l'ascesa di Boadbil con il nome di Muhammad XII.

Prigionia

Asceso al trono, durante la primavera del 1483 Muhammad iniziò una serie di campagne militari votate all'espansione del sultanato lungo i territori delle corone cristiane. In primo luogo sventò un attacco da parte del marchese Alonso Cárdenas, diretto a Malag su ordine dell'élite aristocratica di Castiglia: costoro vennero fermati lungo le strettoie di Axarquia da un imponente esercito arabo che catturò oltre settemila soldati cristiani portandoli a Granada come schiavi. Il mese successivo Muhammad decise di attaccare Lucena, governata da un giovane ed inesperto Diego Fernández de Córdoba.

Nonostante avesse previsto una facile vittoria, il sultano venne tradito da un suo vassallo che rivelò ai castigliani di Lucena il piano d'attacco. Fu per questo che l'esercito di settecento cavalieri e novemila fanti comandati da Boabdil fu incapace di varcare le mura fortificate del feudo. Alla fine l'esercito arabo venne sconfitto da un attacco a sorpresa del conte di Cabra, che era stato chiamato in aiuto per affrontare i nasridi. Durante la battaglia molti validi generali e importanti nobili granadini furono massacrati e Muhammad venne catturato dai castigliani e rinchiuso al castello di Porcuna.

Ciò lasciò il trono di Granada gravemente vulnerabile, tanto che il padre di Boadbil riuscì a salire nuovamente al comando, venendo nuovamente detronizzato da suo fratello che succedette al nipote col nome di Muhammad XIII al-Zaghal. Alla fine nel 1487 Boadbil stipulò un umiliante patto con Ferdinando II di Aragona: sarebbe stato liberato a condizione di di diventare vassallo della Castiglia e non soccorrere Malaga, che i re cattolici avevano intenzione di assediare. Fu anche costretto a pagare un tributo in oro ed consegnare in ostaggio suo figlio ed erede il principe Ahmad.

Riconquista del trono

Ritornato a Granada, Muhammad detronizzò in breve suo zio al-Zhagal e riprese la sua attività di sultano: il legame stabilito con i regnanti della Spagna cristiana tuttavia gli impedirono di proseguire con le sue ambizioni espansionistiche, tanto che come da patto non intervenne per difendere Malaga, che venne definitivamente conquistata nell'agosto del 1487 dai castigliani. Non decise di uccidere lo zio, ma di esiliarlo dai confini del sultanato - precisamente in Almeria.

Muhammad quindi iniziò ad occuparsi di consolidare il suo stato interno, creando patti commerciali con gli altri sovrani musulmani: in particolare iniziò a scambiarsi doni con gli hafsidi di Tunisi e merinidi del Marocco, con i quali collaborarono sia commercialmente che militarmente per allargare i possedimenti del mondo musulmano. Tuttavia alla fine molti di questi rapporti furono interrotti per timore di alienarsi le ire dei sovrani cattolici, il cui unico vero imminente pericolo arabo era rappresentato dall'Impero Ottomano in espansione.

Caduta di Granada

La riconquista del trono granadino portò al secondo regno di Muhammad XII, che fu anche l'ultimo a rappresentare il dominio arabo in Spagna: con la caduta dei mori spagnoli venne consolidata la totale prevalenza cristiana in Europa. Difatti quando il sultano rifiutò di sottomettere Granada a Isabella I di Castiglia si scatenò un conflitto tra i due regni.

L'esercito arabo non ottenne nessuna vittoria contro il ben più imponente esercito spagnolo, che nel 1487 espugnò Almeria e Guadix, e due anni dopo Almuñécar e Salobreña. A peggiorare la situazione delle cocenti sconfitte, Muhammad massacrò la famiglia Banū Sarrāj - sua alleata durante la deposizione di suo padre dal trono - poiché sospettata di patteggiare per i castigliani.

Dopo una breve pausa dei conflitti dovuta all'inquisizione spagnola, la guerra riprese nel 1491: in quell'anno Granada venne occupata dagli spagnoli. Muhammad tuttavia venne catturato dai cavalieri dell'Ordine dei Templari e imprigionato nel suo castello di Alhambra. In tal modo non poteva dichiarare la resa a Isabella, mantenendo instabile la situazione politica spagnola a favore dei Templari.

Con la situazione economica precaria del suo regno, il sultano aveva deciso di rassegnarsi all'eventuale resa contro gli spagnoli. Alla fine venne liberato dal membro del ramo italiano della Confraternita degli Assassini Ezio Auditore da Firenze, che lo convinse ad arrendersi a Isabella. Quindi Boadbil firmò il trattato di Granada, facendo riesumare le tombe dei suoi antenati dal cimitero sultanale e abbandonando Granada insieme alla sua famiglia.

Ultimi anni e morte

Muhammad XII visse i suoi ultimi anni in esilio, dentro un palazzotto che la corte castigliana gli aveva concesso ad Apuljarras. Gli venne anche riconsegnato suo figlio Ahmad, ed insieme alla sua famiglia si trasferì prima nella residenza donatagli dai cattolici, e poi un castello costruito a Fez con gli ultimi residui del suo patrimonio. Alla fine morì dentro al suo nuovo palazzo nel 1528.

Fonti

Inoltre su Fandom

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