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Niccolò di Pitigliano

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"Il mio bersaglio è anziano e non sospetta nulla. Presto la vecchiaia lo condurrà alla tomba, ma voglio essere io a ucciderlo."
―Francesco Vecellio parla di Niccolò[src]
Niccolò di Pitigliano
ACPL Niccolò di Pitigliano.jpg
Informazioni biografiche
Nato

Ottobre 1442
Contea di Pitigliano

Morto

Gennaio 1510
Lonigo, Repubblica di Venezia

Informazioni politiche
Affiliazioni

Repubblica di Venezia
Templari

Altre informazioni

Niccolò Orsini di Pitigliano (ottobre 1442 - gennaio 1510) è stato un conte e condottiero italiano al servizio della Serenissima Repubblica di Venezia, nonché un alleato dell'Ordine dei Templari. Possedette anche un Frutti dell'Eden risalente alla Prima Civilizzazione noto come Sindone, che gli venne sottratta nel 1510, anno della sua morte, dall'Assassino Francesco Vecellio, suo carnefice.

Biografia

Carriera militare

Niccolò nacque nell'ottobre 1542, nella contea di Pitigliano. Egli era anche un membro del potente casato italiano degli Orsini, detentore di diversi feudi nello Stato Pontificio e nella Serenissima Repubblica di Venezia. La sua famiglia privilegiata gli concesse un'infanzia agiata e sfarzosa, finché non venne arruolato nel reggimento militare di Jacopo Piccinino, poi si mise al soldo di Firenze contro Ferdinando I, che aveva appoggiato la congiura dei Pazzi. Partecipò anche alla guerra di Ferrara del 1482 e all’assedio di Nola del 1494.

Venne fatto prigioniero da Carlo VIII e come tale partecipò alla battaglia di Fornovo, riuscendo però a liberarsi durante la battaglia. Subito dopo si mise al soldo della Repubblica di Venezia con il grado, dal 1496, di capitano generale delle forze della Serenissima , distinguendosi nella conquista di Cremona. In seguito restò sempre al servizio dei veneziani che concessero lui in dono i feudi di Leno, Malpaga, Asola e Ghedi, ove si fece costruire un imponente palazzo e, all'interno della chiesa di Santa Maria, lo splendido monumento funebre.

Ultimi anni e morte

"Dovrei essere morto! La lama dell’Assassino mi ha infilzato, eppure respiro ancora. La Sindone! Ero certo che l’avrebbe trovata, eppure ne avverto ancora la presenza: mi parla!"
―Niccolò durante i suoi ultimi momenti[src]

Nel 1509 Niccolò partecipò alla battaglia di Agnadello, schierandosi con la Serenissima repubblica veneziana. Combattè la lega di Cambrai organozzata da Luigi XII a fianco del collega - segretamente membro della Confraternita degli Assassini - Bartolomeo d'Alviano. Lo scontro tuttavia si rivelò un disastro per la coalizione italiana, salvatasi in buona parte solo grazie ad una ritirata di fortuna approntata da Bartolomeo, che riuscì a conquistarsi la fiducia dei cittadini di Agnadello. Tempo dopo ed in circostanze sconosciute, Niccolò entrò in contatto con i Templari, i quali gli affidarono la custodia della Sindone.

In quello stesso periodo venne ricompensato per i suoi servizi militari alla Serenissima con le signorie di diverse province del medesimo territorio, donategli dal doge Leonardo Loredan. Niccolò scelse dunque di trasferirsi a Lonigo, trasferendosi in una grande reggia che arricchì con il patrimonio di opere d'arte che aveva trafugato ai francesi durante la sua carriera. Da quel momento si diede alla vita mondana, sperperando le sue ricchezze in ricevimenti, cortigiane e mercenari per la sua guardia personale.

Tuttavia nel 1510 l'Assassino Francesco Vecellio ottenne l'incarico do ucciderlo e di sottrargli la Sindone; pertanto il sicario si preoccupò dapprima di scatenargli contro l'opinione pubblica per poi recidere tutte le sue alleanze politiche e clericali. Solo dopo aver tagliato ogni possibile via di fuga a Niccolò, Vecellio assaltò la sua tenuta con un gruppo di Assassini, uccidendolo con la sua lama celata. Niccolò provò però a curarsi con la Sindone, che tuttavia distrusse irrimediabilmente il suo corpo. Dopo una morte lenta e brutale, Pitiglino vide nei suoi ultimi momenti, Vecellio mentre gli strappava il manufatto di dosso.

Galleria

Fonti

Inoltre su Fandom

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