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"Agiamo nell'ombra per servire la luce, siamo Assassini. Nulla è reale, tutto è lecito"
―Motto degli Assassini[src]
Assassini
Logoassassini
Informazioni organizzazione
Titolo massimo

Mentore

Sedi

In tutto il mondo

Fazioni correlate
Religione

Varie

Informazioni storiche
Data fondazione

Preistoria

Data riorganizzazione

1191

Ulteriori informazioni
Membri in rilievo

Gli Assassini, anche noti come Confraternita degli Assassini, sono un ordine di sicari il cui scopo è preservare la pace e il libero arbitrio del genere umano. Essi sono attivi sin dall'alba del dominio degli uomini sulla Terra, e conseguono una secolare guerra contro l'Ordine dei Templari. Il loro operato influì molto su eventi che segnarono la storia del mondo, seppur nessuna documentazione storica faccia cenno alla Confraternita negli anni successivi al Medioevo. Per conseguire il loro scopo essi utilizzarono molto spesso i Frutti dell'Eden della Prima Civilizzazione.

Le loro prime linee dinastiche discendono con tutta probabilità da Adamo ed Eva, due umani che si ribellarono al dominio della Prima Civilizzazione. Dopo la loro creazione iniziarono a stanziarsi lungo i terrori dell'Europa e dell'Asia. In un arco di secoli che va dal IV secolo a.C al XII secolo d.C operarono nel corso del dominio romano sull'Europa e nelle crociate in Terra Santa. Nello svolgersi di quest'ultime battaglie, visse un leggendario Mentore Assassino di nome Altaïr Ibn-La'Ahad, che rivoluzionò lo stile di vita e gli ideali della Confraternita, espandendola in tutto il mondo. Negli ultimi due secoli del medioevo, si distinsero tre distaccamenti della Confraternita in particolare: il ramo egiziano, quello mongolo e quello francese.

Il primo per il loro ruolo avuto nella custodia di un manufatto della Prima Civilizzazione noto come Scettro di Aset, il secondo per aver abbattuto il potentissimo impero della dinastia Khan, e l'ultimo per aver distrutto la figura pubblica dell'Ordine dei Templari. Tuttavia gli Assassini trovarono l'apice del loro potere nel corso del rinascimento, in particolare grazie al distaccamento italiano guidato dal Mentore Ezio Auditore da Firenze. Quest'ultimo fu responsabile della disfatta europea dei Templari tra il XV e il XVI secolo.

Ezio inoltre fu il Mentore che iniziò ad espandere gli ideali della Confraternita nei nuovi territori scoperti oltreoceano, mandando di volta in volta i suoi confratelli con il compito di fondare gilde permanenti in quei luoghi. La prima di queste si eradicò nelle Indie Occidentali, ottenendo il supporto delle tribù native dei maya e dei taino; successivamente al loro si aggregarono anche i maroon che liberavano nelle piantagioni degli schiavisti. La Confraternita caraibica si distinse in particolar modo nell'età d'oro della pirateria.

Da essa vennero a formarsi anche gli Assassini coloniali, che ebbero un ruolo centrale nella lotta ai Templari e nella ricerca dei Frutti dell'Eden nel corso della guerra franco-indiana e la guerra di indipendenza americana. Contemporaneamente a loro si adoperarono in Europa gli Assassini francesi, che si occuparono di controllare il dilagare dalla rivoluzione locale. Nel corso del XVIII secolo ebbero la loro importanza anche i rami operanti ad Haiti e in Louisiana, i quali contribuirono ad accrescere l'influenza degli Assassini.

Odiernamente sono sparsi in tutto il globo, abbandonando la rigida divisione in rami e operando come un singolo organismo. Tuttavia dopo la Grande Purga furono totalmente decimati dai Templari; solo poche cellule sopravvissero e continuarono a rimanere operative. Dai primi mesi del 2014 gli Assassini sono riusciti però a risollevare la loro situazione, alleandosi con il potentissimo collettivo di hacker degli Iniziati. Grazie a quest'ultimi riuscirono a trovare i mezzi e le risorse per contrastare il Progetto Phoenix mosso dai Templari delle Abstergo Industries.

Ideali e filosofia

Credo

"Dire che nulla è reale significa comprendere che le fondamenta della società sono fragili, e che dobbiamo essere i pastori della nostra stessa civiltà. Dire che tutto è lecito, invece, significa capire che siamo noi gli architetti delle nostre azioni, e che dobbiamo convivere con le loro conseguenze, sia gloriose, sia tragiche."
―Ezio Auditore da Firenze descrive il Credo[src]

Ogni Assassino appartenente alla Confraternita segue in maniera molto zelante un sistema di valori che governano tutta la sua vita. Questo insieme filosofico è racchiuso nel Credo degli Assassini, composto essenzialmente da tre dogmi:

  • Trattenere la lama dalla carne degli innocenti.
  • Nascondersi in piena vista.
  • Mai compromettere la Confraternita.

Formalmente nel corso del XV secolo venne aggiunta una quarta regola, ossia il divieto di uccidere per vendetta. Tuttavia è ignoto se cotale regola sia stata ufficialmente riconosciuta dagli Assassini all'interno dei dogmi fondamentali. Il Credo permea in ogni aspetto della vita quotidiana dalla Confraternita, guidando e influenzando la loro lotta per la pace assoluta. Essi in particolare lo interpretano secondo un ideale politico e strategico, nella convinzione che la morte di un loro bersaglio Templare o loro associato sia votata ad un bene superiore per milioni di persone. Molto spesso il Credo venne anche usato come mezzo di giustificazione per gli Assassini.

Infatti sostenevano di lottare per conto di coloro che non avevano la conoscenza, le risorse e le capacità per opporsi a uomini ben più ricchi e influenti. Il Mentore italiano Ezio Auditore da Firenze descrisse la natura originale del Credo, dicendo che esso si prefiggeva come un semplice osservazione della natura della realtà. Ma con il passare degli anni tuttavia il Credo divenne sempre più una libera interpretazione per molti Assassini: Edward Kenway ad esempio lo descrisse come una manifestazione primordiale della saggezza, mentre Arno Dorian come un avvertimento contro il fanatismo e l'eccessiva dedizione ad un ideale.

Nonostante il Credo mostri le benevole intenzioni della Confraternita, era anche suscettibile a filosofie non salutari e corruzione. In particolare Altaïr Ibn-La'Ahad individuò ben tre paradossi che caratterizzano lo stile di vita dell'Ordine:

  • Vogliamo instaurare la pace, ma per farlo uccidiamo.
  • Vogliamo allargare la mente degli uomini, ma imponiamo l'ubbidienza ad un maestro e regole ferree.
  • Vogliamo rendere noto a tutti quanto sia pericolosa la fede cieca, eppure noi stessi la pratichiamo.

Molti Assassini oltre a lui riconobbero l'ironia del loro operato su vari livelli. Ad esempio Desmond Miles li descrisse come "i bravi ragazzi", ricevendo per tutta risposta da Rebecca Crane e Shaun Hastings il rammento della loro usanza omicida. Crane in particolare si difese dicendo che uccidere era ovviamente sbagliato, ma che a volte era l'unica soluzione per cambiare in meglio le cose. Questi paradossi o in generale il lato negativo della filosofia della Confraternita furono molto spesso la causa del tradimento o della fuga di molti loro membri.

Il rinnegato Assassino Nikolai Orelov soprattutto trasmise a suo figlio Innokenti il suo pensiero riguardo alla filosofia dei suoi vecchi confratelli: essi erano uomini che vivevano di leggi troppo antiche e scorrette, che applicavano sulla loro vita su quella degli innocenti. Il loro discendente, il Templare ed ex-Assassino Daniel Cross, acquisì questa nozioni rivivendo i ricordi di entrambi gli Orelov attraverso l'Animus, pensando a sua volta che gli Assassini fossero anarchici, e che la loro anarchia non avrebbe mai potuto portare ad un mondo unificato.

Obiettivi

"In passato entrambe le fazioni avevano come scopo la pace. L'unica differenza erano i metodi con cui ottenerla. [...] Fu solo dopo che Altaïr introdusse il nuovo ideale del libero arbitrio nella Confraternita, che il conflitto si esacerbò in tutto il mondo."
―Il Maestro Templare Juhani Otso Berg parla degli obiettivi degli Assassini[src]

La Confraternita degli Assassini nel corso della sua lunga storia ha conseguito numerosi obiettivi, di cui il maggiore e più importante per loro era la pace assoluta e la conservazione del libero arbitrio degli uomini. Il portare avanti questo scopo li ha portati a fronteggiare tutte le autorità che si imponevano tiranneggiando gli altri e praticando ingiustizia verso il prossimo. Pertanto cercarono sempre di ottenere il consenso del popolo umano, sperando di motivarlo ad agire secondo i propri ideali, la loro natura ed evolvere imparando dai propri errori. I loro nobili scopi li posero tuttavia in confronto diretto contro i Cavalieri Templari, che a differenza loro vedevano la pace assoluta nel controllo della mente umana, nelle regole e nell'ordine.

Anche se la pace e il libero arbitrio sono da sempre i loro obiettivi fondamentali, gli Assassini nel corso della storia hanno anche conseguito e portato a termini diversi scopi, come ad esempio la conoscenza e la giustizia. Altri Assassini invece seguirono per diverso tempo obiettivi personali come la vendetta o la protezione dei propri cari. In altri casi casi ancora, principalmente nell'era moderna, si dedicarono alla protezione e alla messa in sicurezza delle loro cellule superstiti. Nel corso del XVIII secolo il Gran Maestro Haytham Kenway pensò ai Templari come una "realizzazione della verità", mentre gli Assassini come una sua "reazione".

Neutralità

Nel corso del loro eterno scontro con i Templari, gli Assassini cercarono di mantenere rapporti il più neutrali possibili con le fazioni esterne al loro conflitto. Ad esempio nel XV secolo non intervennero in alcun modo per fermare la conquista ottomana della Valacchia e l'oppressione del popolo da parte del sultanato turco - ciò fu causa del tradimento di Vali cel Tradat originario appunto di una nobile casato di Valacchia sterminato dagli invasori. Tuttavia nel corso della storia strinsero spesso alleanze con importanti famiglie rinascimentali come i Medici o con uomini di una certa influenza quali il rivoluzionario russo Vladimir Lenin

La loro neutralità è denotabile dal fatto che raramente uccisero figure non associate ai Templari: un esempio evidente è Tomás de Torquemada, che risparmiarono in quanto unicamente pedina dell'Ordine nemico. Ma nonostante ciò, gli Assassini sacrificarono spesso altri ideali della società per perseguire nella loro missione di pace; questo senza il minimo riguardo per le conseguenze delle proprie azioni.

Durante la sua missione in Medio Oriente ad esempio, Ezio Auditore non si fece scrupoli a sfruttare il malcontento popolare per scatenare una rivolta al porto di Teodosio a Costantinopoli, unicamente per infiltrarsi all'Arsenale cittadino. Sempre Ezio Auditore causò a Derinkuyu una gigantesca esplosione che uccise centinaia di innocenti con lo scopo di attirare fuori il suo bersaglio. Ma il danno più disastroso che gli Assassini causarono inconsapevolmente alla civiltà fu nel 1775, quando Achille Davenport inviò il suo allievo Shay Cormac in missione a Lisbona; il giovane Assassino causò il gigantesco sisma che distrusse la città intera e buona parte dei territori circostanti.

Usi e costumi

Metodi

"Culture, religioni e lingue dividono da sempre i popoli. Ma c'è qualcosa nel Credo degli Assassini che supera ogni confine."
Mary Read sul rapporto tra la società e il Credo[src]

Nel corso della storia gli Assassini applicarono diverse metodologie per ogni aspetto particolare del loro operato generale, alcuni di essi mutati con il tempo. Nel frangente del reclutamento, inizialmente garantivano l'accesso alla Confraternita unicamente per diritto di nascita. Solo durante il folclore del rinascimento italiano, Ezio Auditore introdusse una vera e propria forma di reclutamento della popolazione sfruttando ogni mezzo a sua disposizione. Egli iniziò salvando i cittadini indifesi che subivano angherie da parte delle milizie cittadine, invitandoli nella Confraternita dopo averli aiutati.

Inizialmente molte reclute, come lo stesso Ezio nei suoi primi anni sotto le vesti come di discepolo del Credo, sceglievano di unirsi agli Assassini unicamente per ottenere giustizia personale contro le corrotte dinastie che li avevano oppressi. Nella maggior parte dei casi, solo dopo conseguivano una maturazione che li portava ad abbracciare i veri ideali della Confraternita. Quest'ultima iniziava ad assegnare specifici bersagli da assassinare solo una volta che riteneva i propri adepti pronti e ottimamente addestrati. Rimuovere opposizioni scomode attraverso l'omicidio era infatti il loro metodo prediletto, incoraggiando contemporaneamente un forte rispetto per il culto dei defunti.

Ma nel corso della storia la Confraternita si è cimentata anche in operazioni di grande segretezza, come lo spionaggio, il furto di manufatti o rifornimenti, sostegno segreto ad altre fazioni, riciclo di fondi per finanziamenti di spedizioni o nuove attrezzature e anche atti di sabotaggio. Ma nonostante molte di queste azioni rispecchiassero in pieno il secondo principio del Credo, più volte gli Assassini decisero di agire apertamente e in piena vista, come a Costantinopoli nel XVI secolo. Essi erano anche molto pignoli nella selezione dei loro bersagli, assicurandosi che la loro morte avrebbe effettivamente portato un miglioramento alla società.

Solo dopo commissionavano un contratto di assassinio ad un loro sicario. Ai tempi di Altaïr inoltre per provare l'effettiva morte del target assegnato era usanza mostrare al rafiq cittadino una piuma intinta del suo sangue. Successivamente abbandonarono questa usanza sostituendola con un approfondito sopralluogo della politica e dei costumi contemporanei alle varie epoche. Nel corso del medioevo raccogliere informazioni sui bersagli era compito di reclute di basso livello o di informatori specializzati nel settore. Quest'ultimi osservavano il popolo alla ricerca di segni di corruzione o appartenenza ai Templari.

Passavano poi quanto raccolto agli Assassini predisposti per uccidere. Ma nonostante il loro servizio a coloro che senza il loro intervento sarebbero vissuti nella sofferenza, gli Assassini erano incredibilmente temuti dalla popolazione a causa della loro rinomata reputazione nell'uccidere persone nel bel mezzo di eventi importanti o in luoghi con grande affluenza di civili. Anche quando l'omicidio pubblico venne abrogato da Altaïr gli Assassini non smisero di essere temuti per via delle loro metodologie segrete.

Introduzione

"Dall'oscurità entrerai nella luce, dalla luce tornerai nell'oscurità. Sei pronto a compiere la via dell'aquila?"
―Il rito di iniziazione degli Assassini francesi[src]

Quando un Assassino non entrava nella Confraternita per diritto di nascita, bensì per reclutamento, veniva ufficialmente iniziato nella Confraternita durante una particolare cerimonia. Dopo che l'adepto si era dichiarato discepolo del Credo e aveva completato il suo addestramento, veniva riconosciuto dalla Confraternita come Assassino maturo e pronto per la sua introduzione ufficiale. Nel corso delle Crociate, era usanza tra gli Assassini introdurre un nuovo confratello tra loro mozzandogli l'anulare sinistro: ciò sia come giuramento di fedeltà che come sacrificio per il corretto funzionamento della lama celata.

Iniziazione a Roma 2

L'iniziazione di un Assassino.

Altaïr decise di abolire questa pratica di introduzione durante il suo mandato da Mentore, giacché la considerava una falsa promessa del paradiso. La cerimonia rinascimentale prevedeva invece la vestizione dell'uniforme tipica degli Assassini da parte dell'iniziato e il successivo giuramento di fedeltà al Credo. In quel periodo invece dell'amputazione veniva semplicemente marchiato a fuoco l'anulare sinistro; infine per completare il rito il neo Assassino si gettava nel suo primo salto della fede.

Durante il XVIII secolo invece, gli Assassini francesi adoperarono un nuovo rito di iniziazione. Il loro adepto veniva presentato al cospetto del Consiglio degli Assassini, ingerendo da un calice recante lo stemma della Confraternita un liquido allucinogeno che gli faceva vivere un processo di morte spirituale e rinascita come un Assassino. A quel punto i membri del Consiglio pronunciavano i principi del Credo, e il Mentore chiudeva la cerimonia con la conferma dell'avvenuta iniziazione. Anche nei tempi moderni è presente una formale cerimonia di iniziazione, anche se è sufficiente donare anche una lama celata ad un allievo per introdurlo ufficialmente nella Confraternita.

Addestramento

"Quello che mi spaventava era l'addestramento. Sudore, lacrime e ogni tanto un labbro spaccato."
―Desmond Miles parla dell'addestramento degli Assassini[src]

Oltre alla totale comprensione del Credo, un'altra parte fondamentale della vita di un Assassino era un rigidissimo e lunghissimo addestramento, in quanto passavano gran parte della loro esistenza ad uccidere. Coloro che diventavano membri effettivi tramite reclutamento imparavano direttamente sul campo con il supporto dei confratelli più esperti, mentre chi vi entrava per diritto di nascita venivano allenati già fin dalla tenera età ad osservare l'ambiente circostante e ad agire in anticipo rispetto al proprio avversario. Le tre chiavi del loro addestramento era la corsa acrobatica, il combattimento e la mimetizzazione.

Le Rovine Di Cerros 3

Connor esegue la corsa acrobatica tra gli alberi.

La prima fase dell'allenamento per la corsa acrobatica consisteva nell'acquisizione della capacità di mantenere in corsa una velocità costante e un respiro regolare, ciò anche per tempi molto prolungati. Solo successivamente venivano insegnate le movenze necessarie a scalare anche il più imponente degli edifici ed a raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili. Tecniche particolari di questo frangente dell'addestramento degli Assassini sono il salto ascensionale e il salto della fede, quest'ultimo era un movimento ascensionale iniziante da grandi altezze e terminante o in acqua o in materiali morbidi.

Facoltativamente veniva tramandata anche la corsa su muro. Con il tempo gli Assassini impararono ad applicare le loro tecniche di corsa acrobatica anche su elementi naturali come alberi o formazioni rocciose. Il fatto che cotali mosse fossero estranee alla popolazione giocò molto a vantaggio degli Assassini, in quanto grazie ad essa potevano sfuggire alla maggior parte delle guardie e operare con una miglior circospezione. Il combattimento invece serviva loro nel caso in cui la loro copertura saltasse o venissero scoperti mentre cercavano di restare in incognito.

Crepi Il Lupo 3

Ezio combatte contro i seguaci di Romolo.

In alcuni casi sfruttarono le loro abilità da guerrieri anche per veri e propri confronti in campo aperto. A differenza della corsa acrobatica il combattimento non prevedeva insegnamenti particolare, in quanto ogni Assassino combatteva secondo il proprio stile e con le armi che preferiva o per cui era più portato. Solo la lama celata era parte dell'equipaggiamento di ogni Assassino, giacché ogni ramo della Confraternita si adattava alle armi e agli stili di combattimento della terra in cui operavano.

Ad esempio il ramo cinese prediligeva le arti combattive del kung fu, mentre quello francese la classica scherma di brigata nazionale. Ma l'arma più potente in assoluto di ogni Assassino era la mimetizzazione, tanto che lo stesso Credo comandava loro di seguire uno stile di vita sobrio e lontano dalla notorietà. Avevano vari modi di mimetizzarsi: tra la folla, su una panca, sott'acqua o tra l'erba alta, sfruttando ripari e anche covoni di fieno.

L'insegnamento principale che gli veniva tramandato era infatti quello di colpire il bersaglio nell'ombra per poi svanire con altrettanta circospezione. Oltre a queste tre facoltà distintive per la Confraternita e per il suo rigido addestramento, gli Assassini erano addestrati anche in furti, manovre di scasso e tutto ciò che potesse aiutarli nel completamento di una missione.

Equipaggiamento

Nel corso dei secoli gli Assassini hanno utilizzato moltissime attrezzature, che variavano in base all'epoca e al luogo in cui operava ogni loro singolo ramo. Per iniziare essi indossavano un uniforme distintiva completa di cappuccio per la mimetizzazione, quest'ultimo occasionalmente munito di un becco ad uncino simile a quello di un aquila - rapace cui gli Assassini si sono sempre ispirati nel corso della storia. Ordinariamente il loro vestiario era interamente bianco con delle semplici cotte di maglia e foderi per le armi. Ma con l'andare degli anni iniziarono ad abbandonare tali formalità ed iniziarono ad adattarsi agli abiti locali e in voga all'epoca, pur tuttavia mantenendo tratti loro distintivi come il cappuccio.

Iniziarono anche ad optare per colori diversi, ad esempio l'Assassina cinese Shao Jun, vissuta nel corso del rinascimento, indossava un uniforme nera con toni di rosso e bianco, mentre Arno Dorian indossava un cappotto blu notte tipico dei rappresentanti del terzo stato nella rivoluzione francese. Per quanto riguarda invece le loro armi, nel tempo antico erano muniti di un equipaggiamento standard comprendente: una lama celata, una sciabola, dei pugnali da lancio e una spada corta. Solo negli anni successivi iniziarono ad utilizzare anche armi da fuoco, granate, esplosivi vari, veleno, l'arco e molti altri tipi di armi a distanza.

Alcuni Assassini utilizzavano anche armi distintive delle loro origine, come Connor che brandiva un tomahawk per via delle sue origini Kanien'kehá:ka o la stessa Shao Jun, che fu l'inventrice e la prima utilizzatrice del dardo da corda - che successivamente sarebbe diventata un'arma iconica per molti rami degli Assassini. L'arma principale di ogni membro della Confraternita rimaneva però la lama celata, che nel corso dei secoli subì diverse modifiche e miglioramenti. Il primo a modificarla sostanzialmente fu Altaïr, che durante il suo mandato da Mentore decise di fabbricarla con una lega metallica più resistente, l'acciaio di Damasco.

La tragedia di Jacques de Molay 7

La lama celata di Thomas de Carneillon.

Sul bracciale venne aggiunta una placca metallica in grado di deviare i colpi, e agli Assassini più esperti era concesso di portare due lame per eseguire dei doppi assassinii. Negli anni successivi, Altaïr ideò la lama avvelenata, che permetteva di inoculare veleno nelle vittime. Il veleno era contenuto nella cavità della lama, che doveva essere molto resistente per evitare di rompersi. Un'altra invenzione fu la pistola celata. Invece nel rinascimento Leonardo da Vinci modificò nuovamente l'arma progettandola per sparare dardi avvelenati.

Costruì anche il primo prototipo di balestra celata per l'Assassino Francesco Vecellio. Contemporaneamente, a Confraternita turca ideò una propria variante della lama celata che chiamarono lama uncinata, grazie alla quale poterono agevolare i loro spostamenti rendendoli più rapidi e comodi da effettuare. Nel XVIII idearono anche una lama che poteva staccarsi dal bracciale ed essere usata come coltello. Nello stesso periodo gli Assassini francesi utilizzavano come espansione propria la lama fantasma, una versione ridotta della balestra celata capace di sparare dardi letali e del furore.

Funerale

"Che la morte ti dia la pace che cercavi. Requiescat in pace."
―Mario Auditore porge l'ultimo saluto a Vieri de' Pazzi[src]

Storicamente gli Assassini nutrivano grande rispetto per i morti, tanto che avvolgevano i loro corpi in preziosi sudari contornati da fasce cremisi altamente decorate. Le loro salme venivano poi posizionati in grandi tombe onorifiche e nascosti in luoghi segreti. In particolare, se un Assassino godeva di una grande fama all'interno di una Confraternita, in suo onore venivano costruite delle cripte o dei santuari nascosti in cui poi avrebbe riposato il loro corpo senza vita.

Il Segreto Della Torre Grossa 8

La tomba dell'Assassino cinese Wei Yu.

Le spoglie dei loro più grandi confratelli venivano poste in sarcofagi il cui coperchio ritraeva la figura blasonante di un Assassino; la bara poteva essere aperta tramite uno speciale meccanismo ritraente il simbolo dell'Ordine. Accanto alla tomba venivano posti doni onorifici e oggetti profondamente legati alla vita del defunto Assassino. La cripta in cui giacevano era invece decorata con una loro statua e lo stendardo del ramo della Confraternita a cui appartenevano oppure un simbolo particolarmente legato a loro, come la loro arma prediletta.

Nutrivano grande rispetto anche per i Templari o i bersagli che riuscivano ad assassinare, augurandogli la pace ultraterrena mentre erano in punto di morte. Nei primi anni della sua carriera da Assassino, lo stesso Ezio Auditore fu aspramente rimproverato da suo zio Mario per il modo in cui stava profanando il cadavere di Vieri de' Pazzi. Gli Assassini inoltre ripudiavano la cremazione, anche se probabilmente iniziarono ad applicarla a partire dal XVIII secolo - infatti le spoglie del Mentore francese Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau furono bruciate e sepolte sotto al Pantheon di Parigi.

Espulsione

"Arno Dorian, sei stato condannato. Ti privo del tuo grado e titolo e da oggi sarai esiliato dalla Confraternita di Parigi."
―L'espulsione dalla Confraternita nel XVIII secolo[src]

L'infrangere le severe regole della Confraternita degli Assassini comportava diverse punizioni, che come molte usanze variarono nel corso dei secoli. Anticamente infatti il tradimento era punito con la morte per direttissima, e solo in casi particolari come quello di Altaïr si veniva declassati al rango più basso ed inviati lungo una via di riscatto. Questa usanza fu mantenuta anche nel corso del rinascimento, nel quale alcuni traditori si rivelarono veri e propri bersagli degli Assassini - esempi lampanti sono Perotto Calderon e Vali cel Tradat.

Nel corso del XVIII secolo anche l'Assassino traditore Shay Cormac divenne un bersaglio principale della Confraternita dopo il suo schieramento con i Templari. Nel corso della rivoluzione francese invece, il Consiglio degli Assassini optò per una formale espulsione: la punizione comportava la privazione dello status acquisito e l'esilio permanente dalla Confraternita. Stranamente, per cause ignote, Arno Dorian venne riammesso tra gli Assassini alcuni anni dopo essere stato espulso dal Consiglio per aver ignorato i suoi ordini ed aver preso iniziative di sua volontà.

Storia

Fondazione

L'antefatto della nascita della Confraternita degli Assassini risale alla prima generazione ibrida di umani e Prima Civilizzazione; questi nuovi esseri viventi avevano sembianze umane pur essendo dotati delle capacità extrasensoriali dei Precursori. Quando Adamo ed Eva si ribellarono ai loro creatori, scatenarono una guerra che portò all'estinzione di quest'ultimi. Gli unici a possedere ancora una buona quantità di genoma della Prima Civilizzazione erano gli ibridi, alcuni di questi, fondatori effettivi della Confraternita.

Ma con il tempo le loro capacità sovrannaturali iniziarono a spargersi tra i neonati umani, tanto da diventare dei sensi dormienti nel loro subconscio. Dopo la catastrofe di Toba, gli uomini comuni sopravvissuti iniziarono a popolare la Terra, inconsapevoli della presenza degli Assassini tra di loro. Più o meno contemporaneamente alla nascita della Confraternirta si formò però l'Ordine dei Templari; le loro ideologie contrapposte li fecero entrare in una guerra che si sarebbe protratta per innumerevoli millenni.

Antichità

"Cesare è morto, pugnalato ventitré volte da suoi stessi concittadini, molti dei quali considerava amici. Morto non per quello che ha fatto, ma per la paura di quello che sarebbe potuto diventare. Il mio senso di colpa mi divora, perché Cesare si è rassegnato al suo triste destino solo quando ha incrociato il mio sguardo."
―Bruto descrive l'omicidio di Gaio Giulio Cesare[src]

Per via delle scarse forme di comunicazione presenti nel tempo antico, gli Assassini decisero da subito di instaurare un ramo della Confraternita per ogni regione dei territori emersi sul pianeta, mettendo al suo vertice di comando un Mentore che avrebbe coordinato l'operato della Confraternita nel territorio prestabilito. Stabilita la loro organizzazione, iniziarono ad intralciare i piani dei Templari nei potenti regni che si erano formati a quei tempi, sconvolgendo più volte l'equilibrio dei poteri monarchici. Il primo Assassino conosciuto a causare un radicale cambiamento di potere nel mondo antico fu Darius, un membro del ramo persiano che nel 465 a.C uccise l'imperatore e alleato dei Templari Serse I con una lama celata, segnando il primo uso documentato dell'arma.

Circa un secolo dopo l'Assassina babilonese Iltani avvelenò il conquistatore macedone Alessandro Magno con del veleno, facendolo morire di febbre dopo pochi giorni di agonia. L'assassinio dell'imperatore era dovuto principalmente al fatto che i Templari avevano ottenuto la sua fiducia donandogli un Bastone dell'Eden, un manufatto della Prima Civilizzazione. Nel 210 a.C invece, la branca cinese della Confraternita aveva assegnato a Wei Yu il compito di uccidere il corrotto sovrano Qin Shi Huang, che morì trapassato dalla sua lancia.

Tra il II e il I secolo a.C ebbero invece grande spicco gli Assassini romani, profondamente coinvolti nella custodia di un Frutto dell'Eden noto come Ankh. All'epoca questo ramo era nascosto sotto le vesti del partito Liberalis Circulum, fondato da Lugos - quest'ultimo era anche il custode dell'Ankh. Tuttavia durante un viaggio lungo il Mediterraneo la nave di Lugos affondò in una tempesta e il manufatto venne perduto. Anni dopo il ramo romano iniziò ad operare anche all'interno dei vari organi istituzionali della repubblica. Il loro capo Marco Giunio Bruto scoprì anche una caverna sotto il Campidoglio, rivelatasi il Tempio di Giunone, un sito della Prima Civilizzazione.

Assassini uccidono Cesare

Gli Assassini uccidono Giulio Cesare.

La esplorarono diverse volte, finché Bruto non ebbe un incontro con una misteriosa entità al suo interno. Da quel giorno gli Assassini romani si adoperarono con tutte le loro forze per uccidere il despota Gaio Giulio Cesare, un rilevante alleato dei Templari. L'evento si compì alle idi del 15 marzo 44 a.C, quando uccisero il dittatore in Senato. Successivamente ebbero un'amnistia provvisoria da parte di Marco Antonio, che alla morte di Cesare era diventato il capo dello stato.

Tuttavia quest'ultimo ritirò il trattato di pace dopo cinque giorni dal suo emendamento, pronunciando pubblicamente un discorso contro gli Assassini. Ciò bastò ad aizzare il popolo romano contro di loro. Ritrovandosi contro l'intera repubblica, Bruto guidò gli Assassini romani in una disperata fuga verso Atene, dove si adoperarono a formare un esercito per contrastare la legione di Ottaviano; ma i loro sforzi si rivelarono vani in quanto furono sconfitti delle due battaglie di Filippi. In preda alla disperazione Bruto si suicidò. Il suo corpo venne poi avvolto nella Sindone, in un tentativo di rianimarlo. Tuttavia il Frutto dell'Eden non portò i risultati sperati; anni dopo l'Assassina egiziana Amunet uccise con un vipera la vecchia alleata di Cesare e regina d'Egitto Cleopatra.

Alcuni decadi dopo l'Assassino romano Leonius uccise l'imperatore Caligola con una daga. Due secoli avanti, gli Assassini romani iniziarono ad espandersi anche lungo le province italiche che l'impero si era costruito nel corso di quegli anni. In particolare avevano stabilito alcune gilde nelle città dove un tempo regnavano le popolazioni galliche; una di queste era Lugdunum. In questo periodo a guidare la Confraternita imperiale era Lugos, custode di un Frutto dell'Eden noto come Ankh e fondatore del partito Liberalis Circulum. Tuttavia la sua nave naufragò durante una traversata mediterranea, e il manufatto in suo possesso venne perduto. Pochi anni dopo visse un grande Assassino noto come Aquilus, originario di Lugdunum.

La sua fama è dovuta al ruolo primario che svolse una ricerca e nella custodia dell'Ankh, il Frutto dell'Eden che un tempo apparteneva a Lugos. Nel corso dell'impero di Publio Licinio Valeriano infatti, Aquilus uccise due importantissimi Templari: il senatore Caio e il generale Tito. Nel 259 tentò anche di uccidere nel suo accampamento il comandante Gracco, che tuttavia riuscì a pugnalarlo gravemente ed a fargli perdere i sensi nel corso di un attacco da parte di un contingente alamanno. Aquilus si risvegliò pochi giorni dopo nel campo appena conquistato da suo cugino e confratello Accipiter, che gli donò l'Ankh. L'Assassino lo portò pertanto a casa di suo padre Lucius nella sua terra natia.

Accipiter incontra il prefetto

Accipiter incontra il prefetto di Lugdunum.

Al suo arrivo conobbe il senatore - segretamente Templare - e amico di famiglia Caïus Fulvus Vultur, che durante la prima notte di alloggio assassinò Lucius e rubò l'Ankh, fuggendo a Roma. Tuttavia Aquilus riuscì ad individuare il traditore interrogando Faustin, un prete suo confratello. Dopo aver ucciso il senatore ed aver recuperato il manufatto Aquilus si mise in viaggio verso casa sua. Nel frattempo Accipiter e il suo esercito di alamanni si stavano dirigendo verso Lugdunum per saccheggiarla; ma dopo un incontro con il confratello iberico Cuervo, Accipiter capì che in città era presente una gilda della Confraternita e pertanto decise di organizzare un incontro con il prefetto amministrativo per un concordato.

L'Assassino ricevette una buona porzione di oro e viveri, soddisfacendo i suoi uomini abbastanza da convincerli ad evitare di attaccare la città. Il prefetto intanto ricevette notizia che Aquilus era stato catturato dalle autorità romane nel suo podere lungo il boschetto che sormontava Lugdunum con l'accusa di omicidio e tradimento ai danni dell'impero; origliando tale notizia Accipiter lasciò temporaneamente il suo esercito per salvare il suo confratello. Tuttavia il suo intervento allarmò la milizia che scortava il prigioniero, di cui un soldato gli squarciò la gola uccidendolo. In seguito Accipiter donò l'Ankh alla vedova di suo cugino Valeria; del manufatto non si seppe più nulla.

Medioevo

Trasferimento a Masyaf

Intorno al XI secolo gli Assassini trovarono espansione anche intorno al Medio Oriente, principalmente lungo i confini siriani e mongoli. Il primo dei due nuovi rami della Confraternita divenne particolarmente importante, in quanto da esso venne costruito ciò che saranno stati gli Assassini per tutto il resto della storia umana. Nel 1090 a guidare gli Assassini levantini era lo spadaccino Hassan-i-Sabbāh, che stabilì le loro sedi principali ad Alamut ed a Masyaf. Inoltre rese la Confraternita una coalizione pubblica e autonoma di sicari, così come i Templari aveva dichiarato la loro veste di ordine cavalleresco al servizio dell'esercito crociato.

Ciò comportò il fatto che gli Assassini adesso fossero abituati ad uccidere pubblicamente, in un tentativo di far capire al popolo che non stavano lottando da solo contro i gli oppressori. Nel corso del XII secolo l'ascesa del comandante saraceno Saladino preoccupò molto la Confraternita, tanto che nel 1174 inviarono tredici Assassini esperti nel suo accampamento militare a Damasco con l'incarico di ucciderlo. Tuttavia la missione andò tragicamente male in quanto l'intera squadra venne uccisa e Saladino espresse l'intenzione di assediare Masyaf quanto prima gli fosse stato possibile.

La città iniziò a trovarsi minacciata dal sultano nel 1176, quando quest'ultimo con il suo esercito marciò fino alla montagna su cui era costruita la base della Confraternita. Il Mentore del ramo levantino Rashid ad-Din Sinan inviò pertanto la spia Ahmad Sofian a rilevare la tenda sultanale; quest'ultimo riuscì a consegnare un rapporto contente l'esito della missione pagando però come prezzo la cattura da parte delle guardie. Come ultima mossa Rashid inviò il Maestro Assassino Umar Ibn-La'Ahad nella tenda, con il compito di lasciare al suo interno un messaggio contente minacce al sultano.

La missione ebbe buon esito, ma nonostante il suo approccio furtivo Umar venne scoperto dai soldati e durante la fuga fu costretto ad uccidere un nobile che gli sbarrava il passo. Scoperta la morte del suo sottoposto, Saladino inviò un messaggio agli Assassini: i saraceni avevano disposto una proposta di pace in cui chiedevano la vita di Umar in cambio di quella di Ahmad. Avrebbero anche rinunciato all'assedio di Masyaf. Rashid tentò delle deliberazioni sulla negoziazione, ma non ebbe scelta.

Il Custode Del Mentore 5

Altaïr e gli Assassini combattono i Templari di Haras a Masyaf.

Umar venne giustiziato alle porte del castello cittadino, sentendo come ultima cosa le grida di suo figlio Altaïr. Pochi anni dopo quest'ultimo sventò praticamente da solo un assedio Templare alla città, uccidendo per l'occasione il confratello traditore Haras, che aveva permesso ai suoi reali compagni di entrare a Masyaf. Come conseguenza della sua ottima prestazione e del suo servizio alla Confraternita, Rashid promuovette Altaïr al rango che un tempo apparteneva a suo padre.

Ricerca del Calice

"E' qualcosa di potente, che deve essere tenuto lontano dalle relazioni tra uomini. Trovalo Altaïr, e portalo qui."
―Rashid incarica Altaïr di trovare il Calice[src]

Già nel 1190 la minaccia di un'altra crociata in Terra Santa si profilava e gli Assassini di quella zona iniziarono a focalizzarsi sulla ricerca del Calice, un antico manufatto che si diceva discendere dalla Prima Civilizzazione. Rashid incaricò così Altaïr di indagare in merito; quest'ultimo nel corso delle indagini si ritrovò coinvolto nell'assedio Templare di Aleppo, durante il quale scoprì che anche il loro Gran Maestro, Basilisk, era sulle tracce del suo stesso manufatto. Fatto rapporto al suo Mentore, venne indirizzato presso un mercante damascano di nome Tamir.

Interrogando quest'ultimo, Altaïr scoprì che il Calice era custodito nel Tempio del Deserto e che per accedervi erano necessarie tre chiavi. In punto di morte il mercante gli rivelò che la prima era in possesso di una circense conosciuta come Fajera. Convinta la donna a donargli la volta in suo possesso, l'Assassino iniziò a cercare le rimanenti: la seconda gli venne donata da un prigioniero del Templare e direttore dell'ospedale di Tiro, Ronald Napule; la terza invece la rubò a Basilisk in persona durante uno scontro alla corte reale di Gerusalemme.

Nella medesima città, Altaïr uccise anche il Maestro della Torre e il suo studente, rubando loro una mappa per il Tempio de Deserto. Ma al suo arrivo nel sacrario scoprì che Basilisk e i suoi Templari lo avevano anticipato, rubando il manufatto per primi. Durante il suo secondo incontro con il Gran Maestro, Altaïr scoprì che il Calice era in realtà una donna in carne ed ossa. Poco dopo la rivelazione, fuggì dalle rovine in decadenza, e dopo un terzo scontro con Basilisk alla fortezza di Tiro scoprì che i Templari tenevano il Calice presso la villa di Don Carvaggio a Gerusalemme.

Come ulteriore informazione in cambio della sua vita, il Gran Maestro rivelò anche di aver ordinato l'avvelenamento delle falde acquifere di Acri, in modo da conquistare la città. Sventata anche questa iniziativa, Altaïr rapì il Calice dai Templari - la donna si rivelò con il nome di Adha. Dopo essere fuggito con lei attraverso le reti fognarie scoprì che il confratello Harash aveva tradito la Confraternita per i Templari. Confermato quanto detto dalla sua prigioniera, l'Assassino uccise il traditore.

Battaglia finale Altair Basilisk

La battaglia finale tra Altair e Basilisk.

In punto di morte quest'ultimo rivelò Adha stava per salpare con Basilisk dal porto di Tiro alla volta dell'occidente. Altaïr tentò di salvarla, ma dopo aver ucciso Basilisk scoprì che la donna si trovava a bordo di un'altra nave. Dopo doversi mesi di faticoso viaggio in mare, Altaïr venne ripagato solo col cadavere di Adha e la consapevolezza di potere solo vendicarla. In una rabbia furiosa ed emotiva uccise tutti i responsabili. La scomparsa del Calice, decretò il fallimento dei piani degli Assassini.

Tradimento di Rashid

"Ho qui un elenco, formato da nove nomi, nove uomini che devono morire. Sono degli appestatori, dei guerrafondai... Il loro potere e la loro influenza contaminano la terra, e assicurano la continuazione delle Crociate. Tu li troverai, li ucciderai..."
―Rashid apre la caccia ai nove di Altaïr[src]
Acquisizione 3

Altaïr, Malik e Kadar al Tempio di Salomone.

Nel 1191, fallita l'acquisizione del Calice, gli Assassini levantini iniziarono a concentrarsi sulle ricerca di una Mela dell'Eden - un altro manufatto risalente alla Prima Civilizzazione. In un tentativo di ottenerla, Rashid ad-Din Sinan, inviò al Tempio di Salomone una squadra formata da Altaïr e dai fratelli Malik e Kadar Al-Sayf.

Ma per via della noncuranza Altaïr verso i dettami del Credo, la missione fallì prematuramente. Unico reduce di una schermaglia con i Templari nelle rovine del tempio, Altaïr tornò a Masyaf per fare rapporto al Mentore. Tuttavia in quel momento comparve Malik, che era riusciuto a recuperare la Mela.

Venne però seguito dall'esercito del Gran Maestro Roberto di Sable. Gli Assassini respinsero con successo l'assedio, durante il quale Malik rivelò a Rashid del grave comportamento di Altaïr al Tempio di Salomone; così dopo aver respinto l'assedio il Mentore accoltellò il traditore allo stomaco come punizione per aver infranto i principi del Credo. Tuttavia quest'ultimo sopravvisse, ritrovandosi declassato a novizio come punizione alternativa. Gli venne così data una possibilità di redenzione da Rashid, che lo incaricò di uccidere nove Templari di alto rango in cambio del suo ruolo di Maestro Assassino. Nel progredire della sua missione, Altaïr divenne più saggio e umile; ma quando uccise il suo nono bersaglio, Roberto di Sable, scoprì che il suo Mentore volle ottwnere la Mela dell'Eden solo per monopolizzare la Terra Santa secondo il suo volere.

Assassinio (Al Mualim) 9

Altaïr assassina Rashid nei giardini del castello.

Scoperto e confermato l'effettivo tradimento di Rashid, Altaïr lo uccise con l'aiuto di Malik all'interno dei giardini della fortezza di Masyaf. Per assicurarsi che il corpo che aveva privato di vita non fosse un illusione generata dalla Mela decise di cremarlo. Il gesto di Altaïr incontrò il disappunto del confratello e rivale Abbas Sofian, che lo accusò davanti alla Confraternita intera di aver insultato il Credo.

Infine lo gettò nella gola sottostante a loro, nel mezzo di uno scontro tra diversi Assassini di opposte ideologie. Quest'ultimo intanto aveva rubato la Mela; ma incapace di controllarne il potere venne travolto da una carica energetica che fece svenire l'intera cittadella. Fortunatamente Altaïr bloccò il flusso di onde, salvano gli Assassini. Dopo ciò, divenne il nuovo Mentore del ramo levantino.

Liberazione di Cipro

"Abbiamo obblighi precisi verso il popolo, non verso i costumi passati. Se dovremo strisciare, strisceremo. Se dovremo avvelenare, allora useremo il veleno. Se le nostre lame potranno essere impugnate senza l'amputazione di un dito, questa pratica cesserà. Non ci faremo gioco degli iniziati con menzogne, rendendoli stupidi a suon di parole. Saremo chiari e diretti. Sarà tutto nuovo..."
―Le prime decisioni di Altaïr come nuovo Mentore levantino[src]

Divenuto il nuovo Mentore del ramo levantino e placata la ribellione fomentata da Abbas, Altaïr decise di cambiare totalmente lo stile di vita e le abitudini della Confraternita; le sue iniziative ne avrebbero totalmente modificato le radici, ricostruendola dalle basi e introducendo il nuovo ideale del libero arbitrio che l'avrebbe accompagnata per il resto della storia.

Per cominciare nominò Malik suo primo consigliere, mettendo a punto insieme a lui alcune nuove tecniche di assassinio. Abolì anche l'omicidio pubblico, sostituendolo con un'eliminazione quanto più discreta e furtiva possibile. Modificò anche la lama celata, rendendola più pratica e utile in combattimento; inoltre trasferì tutti gli Assassini dentro il castello di Masyaf - pur considerando folle l'idea di mantenere una simile fortezza come base principale.

Assassino: Ora i Templari governano l'isola, dopo averla comprata dal re per pochi denari.
Altaïr: Ah, ebbene di certo non sosterremo questo governo.
―Altaïr avvia la liberazione di Cipro[src]

Circa un mese dopo la morte di Rashid, Altaïr scoprì che i Templari avevano messo sotto il loro controllo il porto di Acri per la loro ritirata dalla Terra Santa. Pertanto guidò gli Assassini in attacco alla zona, scoprendo dalla comandante Templare Maria Thorpe che il nuovo Gran Maestro, Armand Bouchart, aveva acquistato da Riccardo Cuor di Leone l'isola di Cipro al fronte di una magra somma di oro. Incuriosito dall'improvviso piano di fuga adoperato dal nemico ed essendo oltretutto contrario al governo cipriota dei Templari, il Mentore decise di partire verso Limassol per indagare.

Lì venne accolto da un contatto della Confraternita - nonché capo della resistenza cipriota - Alessandro. Sotto il suo consiglio e la guida della sua fedele spia, Osman, l'Assassino riuscì ad uccidere il capo dei Templari presente in città: il condottiero Federico il Rosso. Subito dopo assistette all'esecuzione di Osman da parte dello stesso Bouchart; quest'ultimo ordinò anche l'arresto di Maria Thorpe - che Altaïr aveva preso in ostaggio durante l'attacco portuale di Acri e trasportato con sé nel suo viaggio a Cipro.

Da quest'ultima seppe che Bouchart aveva fatto tappa a Kyrenia, un altro punto cardine del controllo cipriota dei Templari. Stabilito un contatto con il capo della resistenza cittadina, Barnaba, Altaïr procedette a debellare l'influenza del nemico in città: eliminò dapprima Moloch all'interno della fortezza di Kantara, per poi tagliare la fonte di informazioni di Bouchart riguardo la resistenza, l'oracolo. Il suo operato in città culminò con l'uccisione dei principi gemelli Shalim e Shahar.

Lasciata Kyrenia sguarnita della presa dei Templari, il Mentore tornò a Limassol da Alessandro. Quest'ultimo lo accusò di aver tradito la resistenza, giacché aveva ricevuto la testa di Barnaba come "dono" da Bouchart in persona. Pertanto constatò che l'uomo incontrato a Kyrenia era in realtà un agente Templare in uniforme cipriota. Altaïr incontrò nuovamente l'impostore alle porte del castello di Limassol, quando l'Assassino fu accusato di azioni illecite da parte dei cittadini.

715px-Armand Bouchart Death

Altaïr impala Bouchart nell'Archivio di Cipro.

Questi furono poi placati dal potere della Mela - che Altaïr teneva da sempre con sé - mentre il falso Barnaba fu ucciso dall'intervento di Maria Thorpe. Insieme alla donna, il Mentore entrò nei sotterranei del castello di Limassol, dove era celato il reale motivo del trasferimento dei Templari a Cipro: l'Archivio Templare, santuario di tutti i segreti dei cavalieri dei tempio. All'interno di quest'ultimo Altaïr uccise Bouchart e una volta tornato a Masyaf inviò dei confratelli all'archivio, decretandone la conquista da parte della Confraternita.

Decadimento

"Una marea nera si alza da est, un'armata tanto grande e potente da far tremare la terra stessa. A guidarli è Temujin, meglio noto con il nome di Gengis Khan. Spazza le pianure come una furia, conquista e sottomette chiunque gli sbarri la strada."
―Altaïr parla della minaccia mongola[src]

Dopo aver messo Cipro sotto il controllo della Confraternita, Altaïr si sposò come Maria Thorpe - ormai espulsa dall'Ordine dei Templari - e tornò a Masyaf per concentrarsi sugli studi della Mela dell'Eden in suo possesso. Grazie a lui gli Assassini levantini trovarono la loro massima espansione, stabilendo come confini i territori dell'impero bizantino vicino Costantinopoli. Non poterono espandersi oltre in quanto le ripercussioni politiche della quarta crociata impedirono ai bizantini di abbracciare gli ideali del loro Credo.

Studiando la Mela inoltre, Altaïr creò il primo prototipo di pistola celata ed un esemplare armatura da Assassino praticamente unico ed indistruttibile. Tutti i progressi che il Mentore compiva nell'ambito dei suoi studi sul Frutto dell'Eden, li annotava su un Codice che in futuro sarebbe divenuto un'icona fondamentale per la Confraternita. Nel manoscritto vi erano anche scritti i suoi pensieri riguardo le pratiche e i costumi degli Assassini, nonché tutto ciò che fece per migliorarli.

A partire dal primo decennio del XIII secolo, la Confraternita si ritrovò minacciata dalla crescente espansione dell'esercito guidato dal conquistatore barbaro Genghis Khan, il quale stava aumentando i possedimenti del suo impero grazie al potere di una Spada dell'Eden, un altro manufatto della Prima Civilizzazione. Ciò aveva dato non pochi problemi al ramo mongolo degli Assassini, il cui esponente Qulan Gal aveva richiesto l'aiuto di Altaïr per uccidere Genghis Khan e permettere alla sua gilda di prosperare.

Il Mentore levantino partì nel 1217 insieme a sua moglie Maria ed al primogenito Darim, lasciando Masyaf nelle mani del suo braccio destro Malik. Incontrarono Qulan Gal ungo il confine mongolo di Xing-gin, e con lui uccisero prima il principe Jochi Khan di stanza nelle foreste e poi nel 1227, dopo un decennale soggiorno nelle varie città mongole, suo padre Genghis nella sua base militare. Qulan Gal riuscì inoltre a liberare il suo allievo e confratello Nergüi dalla prigionia dei barbari - il giovane Assassino sarebbe stato il fautore principale della caduta mongola della dinastia Khan.

"Maria, quando lasciammo Masyaf, dieci anni fa, l'Ordine era forte. Ma tutto è stato vanificato. [...] Gli Assassini obbediscono ai suoi ordini ora!"
―Altaïr a Maria dopo il loro ritorno a Masyaf[src]

Rubata la Spada dell'Eden, Altaïr, Gal e il resto della squadra si ritirarono. Terminata la missione la squadra levantina si marcia verso casa. Nel frattempo a Masyaf accadde un evento che avrebbe sconvolto le sorti della Confraternita presente in Terra Santa: Abbas Sofian usurpò il titolo di Mentore con un golpe. Il suo piano prevedette l'omicidio del secondogenito di Altaïr, Sef, da parte della sua spia Swami. Le colpe vennero addossate a Malik, che venne imprigionato con l'accusa di tradimento.

A quel punto Abbas istituì un Consiglio degli Assassini temporaneo, assicurandosi la nomina a Mentore. Quell'evento fu l'inizio di una profonda cicatrice per gli Assassini nel Levante, che in dieci anni persero tutto ciò che avevano ottenuto e raggiunto un elevatissimo livello di corruzione. Altaïr rimise piede a Masyaf solo nel 1228, scoprendo attraverso un morente Malik - che aveva liberato di nascosto dalla prigione del castello - di come Abbas gli aveva strappato il titolo di Mentore.

Un Nuovo Regime 6

Altaïr e Maria all'incontro con Abbas e gli Assassini.

La messa a morte di Sef lo spinse a chiedere udienza all'usurpatore. Quest'ultimo gli disse che avrebbe risposto alle sue domande solo se avesse consegnato la Mela. Invece di cederla l'ex-Mentore la usò per costringere Swami a suicidarsi, ma Maria si frappose tra loro finendo per essere uccisa dall'Assassino a sua volta trafitto dalla lama celata di Altaïr.

Quest'ultimo iniziò a fuggire dagli Assassini che Abbas aveva mobilitato contro di lui. Raggiunto suo figlio Darim, rubò con lui due cavalli e fuggì dal cancello principale di Masyaf, sotto le minacce e le promesse di vendetta di colui che un tempo era un suo confratello. Così Altaïr tornò ad Alamut, dove passò vent'anni di esilio volontario, periodo in cui continuò a studiare la Mela.

Impero Khan

"Non possiamo combatterli, ma possiamo ancora vanificare i loro sforzi"
―Un'Assassino mongolo parla della dinastia imperiale Khan[src]

Se da una parte il ramo levantino affrontò un grave periodo di decadenza e corruzione, dall'altra il ramo mongolo iniziò a mobilitarsi contro la dinastia imperiale dei Khan, che contrariamente a quanto avevano sperato, non aveva perso potere dalla morte del suo fondatore Genghis. L'Assassino che fu il principale fautore della caduta di cotale famiglia fu il giovane Nergüi, affiancato dal suo maestro Qulan Gal. Per iniziare il giovane portò scompiglio nelle varie basi militari mongole, in particolare in quella di Samarcanda.

Nel 1241 cooperò con il suo maestro nell'uccisione dell'imperatore terzogenito di Genghis Khan, Ögedei, e del suo primo consigliere Chagatai. Ciò non solo portò gravi danni alla dinastia, ma costrinse anche il cugino dell'imperatore Batu, ad arrestare l'avanzata dell'Orda d'Oro sul settentrione russo ed a tornare in patria per salvaguardare l'onore di famiglia. Visto lo scompiglio causato il ramo mongolo conobbe un breve periodo di tranquillità. Un altro ramo della Confraternita intanto si era stabilito anche in Inghilterra, comprendendo figure di spicco come Robert Fitzwalter e William di Cassingham, entrambi impegnati nella prima guerra dei baroni.

Altaïr: Hai corrotto tutto ciò che avevamo e perso tutto ciò che avevamo ottenuto, sacrificando ogni cosa sull'altare del tuo astio.
Abbas: E tu.. Tu hai sprecato la vita, a contemplare quella Mela! Sognando la tua stessa gloria!
―Altaïr si scontra con Abbas[src]
Il Ritorno Del Mentore 7

Altaïr raduna gli Assassini.

Presto la situazione cominciò a risollevarsi anche per il ramo levantino, dato che nel 1247 Altaïr tornò a Masyaf dopo ben vent'anni di esilio volontario ad Alamut. Riconquistata la fiducia degli Assassini, il Mentore uccise tutti i traditori della Confraternita. Infine riacquistò il suo titolo eliminando Abbas con la pistola celata da poco ultimata. Con il suo ritorno al vertice la Confraternita tornò a prosperare anche nei territori sultanali del levante, impossessandosi una seconda volta di tutto ciò che avevano perduto.

Inoltre fece costruire una biblioteca in cui avrebbe nascosto la sua Mela dell'Eden e avrebbe trascorso i suoi ultimi momenti. Nel 1257 il suo primogenito, Darim, invitò i famosi esploratori e mercanti veneziani Niccolò e Maffeo Polo a soggiornare a Masyaf. I due fecero la conoscenza di Altaïr, che narrandogli la sua vita li spinse ad unirsi alla Confraternita. Così si addestrarono per diverso tempo sotto l'esperienza del Mentore, finché dopo circa sei mesi di permanenza decisero di inoltrarsi nei territori di Costantinopoli e fondare lì quello che poi sarebbe diventato il ramo turco degli Assassini.

Passaggio Di Testimone 1

Altaïr consegna il Codice a Niccolò Polo.

Il giorno della loro partenza Altaïr donò loro il suo Codice e cinque sigilli della memoria che aveva rivenuto nelle rovine di un tempio della Prima Civilizzazione ad Alamut. Ma mentre i due si apprestavano a partire un esercito mongolo guidato da Hülegü Khan cinse d'assedio la rocca in segno di vendetta per la morte di Genghis Khan adoperata dagli Assassini. Nonostante il Mentore fosse stato capace di respingere buona parte dei militi con il potere della Mela, il generale Khan riuscì a portare la sua guarnigione alla vittoria giacché in possesso della Spada dell'Eden di suo nonno.

Nonostante ciò i Polo lasciarono Masyaf indenni. Quello stesso giorno Altaïr morì nella sua biblioteca, evacuando Masyaf e decretando la totale espansione globale degli Assassini. Circa sei anni dopo la caduta del ramo levantino, gli Assassini mongoli tornarono a mobilitarsi contro la dinastia Khan: infatti il principe russo Alexander Nevsky aveva messo il suo esercito personale al servizio dell'Orda d'Oro. Sospettando che fosse un Templare, nel 1263 Nergüi lo raggiunse nel suo accampamento e lo uccise - nelle sue ultime parole il caduto confessò di aver avvelenato Batu Khan per vendicare la morte di suo padre.

Con l'effettiva morte del legittimo erede al trono, si fece avanti Hülegü. Tuttavia morì due anni dopo per mano di Nergüi, in gesto di rappresaglia per lo sterminio degli Assassini nel Levante. Come ultimo imperatore della dinastia Khan salì Kublai, che a differenza dei suoi predecessori fu ben voluto sia dal popolo che dagli Assassini. Inoltre il neo imperatore cinese aveva ottenuto anche il Codice di Altaïr, rubato ai Polo da una pattuglia mongola che li aveva intercettati durante il loro viaggio a Costantinopoli. Nascose il manoscritto nella sua tesoreria privata a Shangdu.

Tra Italia e Francia

"Guidò la cattura di Jacques de Molay. Annichilì i Templari in Europa per oltre un secolo."
―Le gesta del Mentore francese Thomas de Carneillon[src]

Dopo aver perso il Codice di Altaïr ed aver raggiunto Costantinopoli, Niccolò e Maffeo Polo fondarono il ramo turco della Confraternita, all'epoca ancora operanti sotto al vessillo dell'impero bizantino. Dopo essersi assicurati dell'attività e della sicura permanenza del nuovo distaccamento, compirono un viaggio in Cina nel vano tentativo di recuperare il Codice. Fallita la spedizione, nel 1269 fecero ritorno a Venezia con l'intenzione di fondare una nuova Confraternita anche in Italia. Niccolò in particolare contribuì ad espandere gli ideali del Credo lungo quei territori, addestrando uomini tra i quali suo figlio Marco.

Una volta completato il suo addestramento, il giovane Assassino si lanciò con il padre e lo zio in una seconda spedizione cinese. Raggiunta la corte di Kublai Khan a Pechino nel 1269, lo convinsero a restituire loro il Codice. Così tornarono in Italia, dove continuarono a costruire il ramo italiano. Successivamente Marco diede il Codice di Altaïr all'amico e confratello Dante Alighieri, affinché lo custodisse e lo studiasse. Nei primi anni del XIV secolo anche gli Assassini francesi - già operanti da circa un secolo - trovarono un punto di svolta nella loro storia, giacché furono fautori della distruzione della figura pubblica dell'Ordine dei Templari.

Infatti il loro Mentore, Guillaume de Nogaret, aveva progettato da tempo di schierare l'esercito di re Filippo IV contro i Templari. Tuttavia essendo questi riconosciuti dallo Stato Pontificio come un ordine cavalleresco a carattere religioso, non poté attuare per diverso tempo i suoi piani. Ma con la morte di Papa Benedetto XI e l'elezione di Clemente V, più in linea con la causa degli Assassini, de Nogaret poté avviare la sua orchestrazione. Convinse sia il monarca francese che sua santità dell'eretismo mostrato dai Templari, inducendoli a braccarli in tutta l'Europa ed a bruciare tutti i loro scritti e pergamene.

La Tragidia di Jacques de Molay 8

Thomas de Carneillon affronta il cavaliere Templare.

Il culmine del piano degli Assassini fu l'assedio di Parigi, affidato a Thomas de Carneillon ed avvenuto il 13 ottobre 1307. La dinamica dell'assedio venne agevolata dal tradimento del Templare Esqueiu de Floyrac, che ottenne l'accesso alla città con un missiva stilata da re Filippo La reale missione di de Carneillon tuttavia prevedeva il furto di una Spada dell'Eden e del Codex Pater Intellectus.

Sebbene in un primo momento ci fosse riuscito, venne fermato da un Templare nemico che li rinchiuse nella cripta che il suo Ordine teneva in città; Thomas riuscì ad ucciderlo alle sue porte, che tuttavia non riuscì ad aprire. Nonostante tutto, la missione si rivelò un successo, in quanto con l'arresto del Gran Maestro Jacques de Molay - che sette anni dopo sarebbe stato messo al rogo - la figura pubblica dei Templari venne distrutta. Inoltre dopo la morte di de Nogaret, Thomas de Carneillon divenne il nuovo Mentore.

Sotto la sua guida gli Assassini passarono il decennio successivo ad eliminare i residui dell'influenza Templare in tutta Europa. Ma alla loro vista sfuggirono alcuni capi che iniziarono a riorganizzarsi in segreto. Ciò è deducibile dal fatto che un distaccamento dei Templari noto come Fratelli della Croce fu avvistato nel 1311 ad Essen, in Germania. Tuttavia scomparvero quando l'Assassino Lukas Zurburg iniziò ad indagare su di loro nella credenza che possedessero l'Ankh, con cui curavano gli appestati della città. Più tardi altri Templari ricomparvero anche in Italia.

"Ben presto fui in grado di lasciarmi alle spalle ogni legge e illusione. Compresi che l'umanità viene sfruttata dai potenti, e che noi, gente del popolo, meritiamo la libertà."
Domenico Auditore, capostipite di una delle più importanti famiglie di Assassini italiani[src]

Nel 1321 infatti, un gruppo di Templari aveva ucciso Dante Alighieri nel tentativo di impossessarsi del Codice di Altaïr. Tuttavia Dante lo aveva prontamente affidato al suo allievo Domenico Auditore, con cui sarebbe dovuto partire per la Spagna e nascondere il manoscritto a Barcellona. Ma il giovane Assassino alla fine partì solo, portando con sé il Codice e anche un recapito donatogli in precedenza dal confratello Marco Polo, con il quale avrebbe avuto accesso ad un inestimabile quantità di denaro. Ma durante uno scalo ad Otranto la sua nave fu attaccata da alcuni pirati assoldati dai Templari.

Per evitare che il Codice cadesse in mano loro, Domenico ne disseminò le pagine nelle casse di mercanzia che aveva attorno. Dopo aver fatto naufragio fece ritorno nel veneziano, solo per scoprire che suo padre e messer Polo erano già stati uccisi. Così utilizzò il capitale a sua disposizione per recarsi a Firenze dove studiò le arti umanistiche e canore, entrando nella nobiltà locale sotto l'effigie della famiglia Auditore. Inoltre acquistò una tenuta nel borgo toscano di Monteriggioni, restaurandola e nominandola Villa Auditore. L'intero borgo e la villa divennero la nuova base degli Assassini italiani.

PL Monteriggioni, Italia

Gli Assassini esaminano la Sindone.

In essa Domenico eresse un Santuario della Confraternita ed una cripta familiare. Successivamente Domenico, insieme al figlio Renato, si dedicò alla lotta contro i Templari e alla ricerca del Codice. La loro famiglia diventò in breve una delle più influenti di tutta la Confraternita; anni più tardi un loro discendente guidò il furto di un Frutto dell'Eden noto come Sindone al Templare Geoffroy de Charny. Ma riconoscendone la pericolosità l'Assassino Auditore scelse di nasconderla nei sotterranei del borgo, reputando Monteriggioni un luogo sicuro.

Egitto mamelucco

"Lo scettro è fonte di un incredibile potere. Chiunque l'abbia posseduto ha sempre ridotto queste terre al proprio volere. Devi trovarlo e portarlo da noi."
―L'Assassino di Philae al confratello di Numa Al-Khamsin[src]

Circa un ventennio dopo la nascita degli Auditore e la conseguente consolidazione del ramo italiano della Confraternita, ebbero molta importanza gli Assassini egiziani. Quest'ultimi erano infatti custodi di un manufatto potentissimo noto come Scettro di Aset, che avevano donato ai ribelli mamelucchi per rovesciare il corrotto sultanato Ayyubid e favorire invece la dinastia Bahri. Tuttavia nel 1341 il sultano Al Nasir-Muhammad fu ucciso dall'agente Templare Leila, la quale rubò lo scettro consegnandolo ai suoi confratelli. Così gli Assassini iniziarono a mobilitarsi per ritrovare il manufatto, incaricando Numa Al'Khamsin e il suo apprendista Ali Al-Ghrabe di rintracciarlo e recuperarlo.

Numa al Tempio di Philae

Numa e l'Assassino analizzano i geroglifici.

I due così si recarono presso la gilda di confratelli stazionanti al Tempio di Philae, apprendendo come lo scettro un tempo appartenesse al membro della Prima Civilizzazione Aset e di come ella lo utilizzasse per prendere il controllo delle menti umane ed esercitare il suo volere assoluto. Inquadrata una visione generale dei poteri del manufatto, Numa e Ali vennero spediti ad Il Cairo per scoprire dove i Templari custodivano lo scettro. Per iniziare il più anziano dei due Assassini si recò in un hamman per cercare informazioni, e pedinando un uomo sembratogli sospetto si ritrovò di fronte alla dimora del signorotto Bachir Al-Djallil.

Interrogandolo nel corso della notte scoprì che i Templari custodivano un manufatto presso il Tempio di Karnak. Ma presso l'antico sito faraonico gli Assassini trovarono unicamente l'Ankh. Consapevoli di aver trovato un Frutto dell'Eden i due interruppero uno scontro che avevano avviato con i Templari di ronda e si ritirarono al Cairo. Qui Numa - Ali si era separato da lui perché inviato al Tempio di Edfu, un'altra base in cui i Templari nascondevano un manufatto - si presentò al cospetto dell'alto consiglio mamelucco, che gli intimò di consegnare immediatamente il manufatto. L'Assassino tuttavia dichiarò che sarebbe rimasto in mano alla Confraternita sinché non sarebbe stato eletto un nuovo sultano.

Giudicando la sua risposta come un atto di tradimento, il consiglio mamelucco lo fece rinchiudere in prigione. Numa condivise la cella con Leila, la Templare che aveva assassinato Al Nasir-Muhammad. Con lei collaborò nella fuga dal palazzo sultanale, separandosi dopo aver passato la notte insieme. Nuovamente libero, Numa raggiunse Ali a Tempio di Edfu, dove il giovane Assassino aveva rinvenuto il vero scettro di Aset. Tuttavia Leila e una squadra di Templari tesero loro un'imboscata, uccidendo l'Assassino più esperto ma risparmiando il più giovane. Quest'ultimo tentò di scappare con lo scettro, ritrovandosi infine costretto a gettarlo in un burrone per impedire che i Templari lo trovassero. Ali morì poco dopo per intossicazione alimentare; il destino dello scettro rimane sconosciuto.

Cina medievale

Duecento anni dopo la dipartita dello Scettro di Aset, ebbero una certa importanza i membri della Confraternita operanti all'interno del potente impero cinese. Infatti intorno alla prima decade del XV secolo a guidarli era lo studioso confuciano Fang Xiaoru, un funzionario statale della dinasta Ming. Ma quando nel 1402 salì al trono imperiale Yongle, un alto esponente Templare, il ramo cinese della Confraternita subì una lunga decimazione.

Tra le vittime della purga vi fu lo stesso Xiaoru; solo la giovane Assassina Li Tong ed un suo apprendista riuscirono a sopravvivere, fuggendo dalla loro base con una Mela dell'Eden. In un tentativo di proteggere il Frutto dell'Eden dalla brama del corrotto sovrano, Li Tong lo uccise nella sua tenda durante una spedizione nel deserto del Gobi, avvenuta nel 1424. Con la sua morte gli Assassini cinesi poterono ristabilirsi e conobbero un lungo periodo di pace e prosperità.

Rinascimento

Congiura d'Italia

"Dicerie. Su un evento importante che causerà un cambio di potere."
―Giovanni Auditore sull'imminente congiura dei Templari[src]
Risolutore di problemi

La squadra di Assassini di Mario pronta per la missione.

Protagonisti assoluti del rinascimento furono gli Assassini italiani, che grazie alla famiglia Auditore diramatasi ormai in quasi tutta la Toscana, sventarono più volte i piani dei Templari per conquistare l'Europa. Già nel 1454, Monteriggioni era passata sotto il governo di Mario Auditore, a suo tempo leader della Confraternita in Italia. Ma nonostante il borgo fosse la loro base italiana principale, non tutti gli Assassini vi vivevano dentro: ad esempio il fratello di Mario, Giovanni, viveva a Firenze.

Sempre in quell'anno, Mario ed altri membri della Confraternita definirono insieme nuovi bersagli, sapendo che ogni morte avrebbe influenzato l'equilibrio politico italiano. In quell'anno, inoltre, i fiorentini attaccarono la città. Interrogando la loro spia catturata Luciano Pezzati, Mario scoprì che stavano cercando la Sindone nascosta decenni prima dal suo antenato. L'Assassino recuperò così l'antico artefatto nei sotterranei di Monteriggioni e lo affidò al fratello Giovanni, che a sua volta lo portò alla gilda della Confraternita operante ad Agnadello.

Proprio Giovanni nel 1476 - stesso anno in cui il Maestro Assassino turco Ishak Pasha uccise il nobile Templare valacco Vlad Tepes - scoprì l'esistenza di una congiura ordita dal Gran Maestro dei Templari e vicecancelliere del Vaticano Rodrigo Borgia, finalizzata a capovolgere l'equilibrio dei poteri tra le varie signorie italiane e il controllo finale sulla penisola. Comprendendo le caotiche conseguenze che la sua Confraternita avrebbe subito da un tale atto, cominciò a mobilitarsi per fermare i Templari. Inizialmente tentò di uccidere il Borgia durante una notte a Firenze, ma riuscì solo a catturare un mercenario Templare, conducendolo al cospetto del suo alleato e amico fedele Lorenzo de' Medici, signore di Firenze.

Dagli interrogatori scoprirono che il giorno della messa solenne di Santo Stefano, i Templari avrebbero ucciso un importante alleato del casato Medici: il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza. Giovanni tentò di salvarlo, ma non vi riuscì e il duca cadde sotto le pugnalate di Gerolamo Olgiati, Carlo Visconti e Andrea Lampugnani. Uccidendo quest'ultimo e rovistando tra i suoi averi, l'Assassino intuì che i suoi nemici stavano piantando i loro artigli anche sulla Serenissima Repubblica di Venezia. Recandosi in questa città, Giovanni scoprì che anche la famiglia Barbarigo era coinvolta nella congiura dei Templari.

L'Ultimo Rimasto 1

La condanna degli Auditore a Firenze nel 1476.

Intercettando un loro messaggero e facendo decifrare dal gonfaloniere di giustizia fiorentino Uberto Alberti un messaggio criptato, l'Assassino riuscì ad intercettare nuovamente Rodrigo Borgia a Roma, dove lo spagnolo aveva convinto Papa Sisto IV ad appoggiare la sua iniziativa per destituire i Medici da Firenze. Giovanni lo seguì fino ad una chiesa riuscendo a scontrarsi ancora con lui, venendo ferito al petto da un pugnale da lancio; ritiratosi a Firenze e ripresosi dalla ferita, tornò ad indagare sulla congiura in atto.

Operando direttamente a Firenze scoprì che anche gli acerrimi nemici degli Auditore, i Pazzi, si erano schierati con i Templari. Sapendo come le sue azioni lo avevano ormai reso un bersaglio primario per loro, Giovanni tentò di rallentarli facendo imprigionare Francesco de' Pazzi con l'accusa di cospirazione ai danni della signoria. I Templari tuttavia approfittarono di un'assenza di Lorenzo de' Medici per scarcerare Francesco e far arrestare e condannare a morte Giovanni e i suoi figli, il 29 dicembre 1476. L'unico sopravvissuto fu il secondogenito di Giovanni, Ezio.

Per iniziare si allenò a mimetizzarsi presso l'Assassina Paola, per poi uccidere il gonfaloniere Alberti, che aveva tradito suo padre consegnandolo al Borgia. Dopodiché fuggì a Monteriggioni con la madre Maria e la sorella Claudia, unendosi a suo zio Mario e facendosi addestrare da lui nelle arti degli Assassini. Con lui il giovane Auditore prese parte all'assedio di San Gimignano nel 1477. Nel corso dell'espugnazione della roccaforte, Ezio scoprì che l'intera famiglia Pazzi era stata incaricata da Rodrigo Borgia di approntare una congiura secondaria votata all'eliminazione fisica dei Medici.

Lupi Travestiti Da Agnelli 8

Ezio difende il Magnifico dalla congiura dei Pazzi.

Tuttavia l'Assassino riuscì a fermare i loro piani: uccise dapprima Vieri, capo della legione di San Gimignano, che in punto di morte non rivelò nulla riguardo i piani della sua famiglia. Poi si spostò a Firenze, dove grazie all'aiuto del confratello soprannominato La Volpe, fermò il diretto attentato dei Pazzi a Lorenzo de' Medici in Piazza della Signoria il 26 aprile 1478. Infine distrusse completamente i piani dei Pazzi uccidendo tutti i loro congiurati minori e il capofamiglia Jacopo; quest'ultimo il 3 maggio 1480 si era recato all'antico teatro romano per un incontro con il Gran Maestro.

Il Borgia tuttavia decise di ucciderlo come punizione per il fallimento della presa fiorentina; Ezio diede il colpo di grazia dopo aver origliato la conversazione ed essersi liberato dalle guardie che lo avevano catturato. Da quest'ultima missione inoltre, Ezio aveva scoperto che il motivo dell'alleanza tra i Templari e la famiglia Barbarigo era l'esistenza di un'altra cospirazione secondaria con epicentro Venezia, capitale dell'omonima serenissima repubblica ed importantissimo centro italiano. Così, Ezio si recò a Venezia insieme all'amico Leonardo da Vinci, giungendovi nel 1481. Lì fece subito la conoscenza della gilda dei ladri locale, e del loro capo, l'Assassino Antonio de Magianis.

Così Ezio si addestrò in tecniche avanzate di corsa acrobatica insieme ai suoi ladri, ufficializzando l'inizio del suo operato a Venezia solo il giorno 11 settembre 1485: in quel pomeriggio si era infiltrato di nascosto al Palazzo della Seta uccidendo il Templare Emilio Barbarigo, che stava ottenendo rapidamente il controllo delle operazioni di commercio cittadine. Da un incontro del mercante con il consigliere Carlo Grimaldi aveva anche scoperto di come i Templari sapessero della sua presenza in città, e che il giorno successivo avrebbero indetto una riunione con il Gran Maestro per ripensare ai loro piani.

Parenti Serpenti 6

Ezio spia la riunione dei Templari a Venezia.

Naturalmente, Ezio presenziò di nascosto spiando i suoi nemici. Dalla sua ricognizione venne a capo del reale piano che il Borgia aveva composto per acquisire il controllo della serenissima: quella stessa sera Carlo Grimaldi avrebbe avvelenato il doge Giovanni Mocenigo con della cantarella procuratagli da Silvio Barbarigo; il cugino di quest'ultimo, Marco, sarebbe poi stato eletto al dogato. Per Ezio si presentò dunque un'ostacolo quasi invalicabile, ossia il fatto che il palazzo ducale era praticamente impossibile da scalare con delle tecniche acrobatiche. Fortunatamente l'Assassino riuscì ad entrarvi lo stesso grazie all'aiuto di Antonio e di una macchina volante progettata dall'amico Leonardo da Vinci.

Il successo fu tuttavia parziale in quanto non riuscì a salvare Mocenigo, la cui morte gli venne addossata da un Grimaldi fuggente, che cadde sotto la sua lama celata. Ma visto che ormai era divenuto uno dei massimi ricercati della repubblica veneziana, Ezio fuggì dalla città facendovi ritorno solo dopo due anni di confinamento. Capitato proprio nell'annara carnevalesca, Ezio potè riprendere a girare indisturbato per la città, giacché tutto il popolo indossava una maschera. Inoltre si fece costruire una replica della pistola celata di Altaïr da Leonardo da Vinci, che gli permise anche di collaudarla. Forte della sua nuova arma, Ezio si mise all'opera per deporre Marco Barbarigo dal dogato, recandosi sotto indicazione di Leonardo dalla suora Teodora Contanto, anch'ella come tutti gli alleati di Ezio, un membro della Confraternita sotto copertura.

Grazie a lei ed alla sua guida riuscì ad ottenere l'ingresso al ballo privato del doge Templare, uccidendolo con un colpo secco di pistola. Infine alcuni mesi dopo si occupò di eliminare Silvio Barbarigo e Dante Moro, che stavano cercando di occupare l'Arsenale del condottiero e Assassino Bartolomeo d'Alviano. Assaltando la loro base militare con l'aiura di quest'ultimo e dei suoi mercenari, Ezio riuscì ad eliminare Dante e Silvio prima che salpassero con una delle loro navi. In punto di morte i due rivelarono all'Assassino che il loro reale intento non era riacquisire il dogato perduto da Marco, ma salpare per Cipro sfruttando l'occupazione dell'Arsenale come diversivo.

La Mela dell'Eden

"Il Profeta apparirà quando il secondo Frutto sarà portato alla città fluttuante."
―La profezia nascosta nel Codice di Altaïr[src]

Scoperto che l'occupazione di Venezia non era altro che uno scopo opzionale per i Templari, Ezio decise di scoprire il motivo per cui intendevano salpare per Cipro. Una traccia per ottenere la risposta venne il 24 giugno 1488, quando la ladra Rosa gli fece sapere che una nave Templare salpata due anni prima per Cipro sarebbe tornata a Venezia il giorno seguente. Sul luogo giunse anche un eccitato Leonardo da Vinci, che informò l'Assassino di una scoperta fatta studiando le pagine del Codice di Altaïr che gli aveva consegnato nel corso degli anni: una profezia secondo cui un uomo noto come Il Profeta sarebbe apparso a Venezia quando vi fosse stato portato il secondo Frutto dell'Eden, menzionato in un'altra annotazione del manoscritto.

Adattarsi 5

Ezio si confronta con Rodrigo Borgia.

Ezio così capì che l'obiettivo finale dei Templari non era il controllo dell'Italia, ma aprire una cripta della Prima Civilizzazione menzionata dal Codice con l'ausilio di due Frutti dell'Eden. Così il giorno successivo si recò al porto dell'Arsenale, iniziando a pedinare alcuni soldati di scorta al manufatto appena rinvenuto in Medio Oriente. Prendendo il posto di una di loro, Ezio riuscì ad incontrare faccia a faccia il Gran Maestro Rodrigo Borgia. Svelando la sua copertura, l'Assassino iniziò ad affrontare il suo nemico con l'intento di ucciderlo e vendicare la sua famiglia.

Ma quando il Borgia reclamò i rinforzi, apparvero Mario Auditore, La Volpe, Antonio de' Magianis e Bartolomeo d'Alviano. Con il loro aiuto il giovane Assassino respinse le truppe del Borgia ed il Gran Maestro stesso, entrando in possesso del manufatto, rivelatosi una Mela dell'Eden. Terminato lo scontro, Ezio venne presentato a Niccolò Machiavelli; quest'ultimo rivelò l'appartennza di tutti i presenti alleati di Ezio alla Confraternita, cosa di cui il giovane era finora rimasto all'oscuro. Quella stessa sera si riunirono alla vedetta del Ponte di Rialto, dove Ezio venne formalmente iniziato da Assassino. Dopo ciò si recò con suo zio e Machiavelli alla bottega di Leonardo da Vinci, per fargli analizzare la Mela.

Il poliedrico inventore sostenne con fermezza l'antichità del manufatto, pur tuttavia dicendo che il materiale di cui era fatto non sarebbe dovuto esistere. Dopo che i quattri provarono in prima persona il potere della Mela, decisero di nasconderlo presso una loro alleata: la contessa di Forlì, Caterina Sforza. Il Templare Girolamo Riario, marito di quest'ultima, scoprirono, aveva stilato una mappa indicante le pagine del Codice rimanenti, entrata in possesso di sua moglie dopo che ella commissionò il suo assassinio. Al loro arrivo a Forlì, Ezio e Machiavelli vennero accolti dalla contessa, la quale li scortò all'interno delle mura. La rocca venne però assediata dall'esercito dei fratelli Checco e Ludovico Orsi, inviati dal Borgia con il compito di recuperare la Mela.

La pelle dell'Orsi 2

Ezio recupera la Mela dopo aver ucciso Checco Orsi.

Per convincere gli Assassini a cedere il manufatto, i due Templari avevano rapito i figli di Caterina, Bianca e Ottaviano. Così, Ezio affidò il Frutto dell'Eden a Caterina, uscì dalla città e salvò i suoi figli, uccidendo poi Ludovico Orsi. Morendo, Ludovico disse all'Assassino che grazie a lui il Maestro avrebbe ottenuto ciò che cercava. Ezio capì cosa volesse dire l'uomo solo quando tornò alla cittadella: approfittando dell'assenza di Ezio, Checco Orsi aveva attaccato e si era impossessato della Mela. Ezio si lanciò quindi all'inseguimento di Checco, che si era diretto verso gli appennini. Riuscì poi a raggiungerlo ed a ucciderlo. Con le sue ultime forze, Checco pugnalò con il suo coltello Ezio nello stomaco.

L'Assassino, poco prima di svenire, vide un monaco con nove dita recuperare la Mela dell'Eden. Ezio si risvegliò a Forlì qualche giorno dopo: era stato ritrovato dalle truppe di Caterina che lo avevano riportato in città. Caterina, che si era presa cura di lui, gli diede la mappa con la posizione delle pagine del Codice e gli consigliò di cercare il monaco nell'abbazia nelle paludi romagnole. Ezio in seguito si recò all'abbazia di San Mercuriale, e interrogando l'abate scoprì che il monaco che cercava era Girolamo Savonarola. Prima di potersi mettere alla sua ricerca però, il giovane Assassino venne contattato e costretto dal confratello spagnolo Luis de Santángel, a recarsi a Venezia per sventare il tentato assassinio che Rodrigo Borgia stava attuando verso Cristoforo Colombo, che stava programmando un viaggio oltreoceano.

Lo spagnolo infatti sapeva molto bene che il noto esploratore sarebbe giunto, con le navi spagnole donategli da Ferdinando II di Aragona, nei territori che poi sarebbero stari ribattezzati Indie Occidentali. Salvato Colombo e assicuratosi della sua partenza, Ezio fece vela per la corona di Aragona, dove con l'aiuto di Santángel e Raphael Sánchez, eliminò i più importanti inquisitori Templari della penisola iberica: Gaspar Martínez, Pedro Llorente e Juan de Marillo. Risparmiò soltanto Tomás de Torquemada, sostenendo che lui non era un Templare, ma che fosse accecato solo dalla loro ideologia. Liberati i suoi confratelli spagnoli dalla piaga inquisitoria nel 1497, Ezio tornò a Firenze, dove incontrò Machiavelli.

Giustizia popolare 3

Ezio assassina Savonarola.

L'altro Assassino gli spiegò che Savonarola aveva usato la Mela per affascinare i cittadini più influenti e facoltosi, che si assicuravano che la gente comune fosse costretta a seguire il suo volere. Così Ezio passò un intero anno a braccare ed a uccidere tutti i luogotenenti del signore di Firenze e una volta compiuto ciò, Machiavelli, Paola e La Volpe convincevano i cittadini a ribellarsi contro Savonarola. Infine il 23 maggio 1498, Ezio riuscì a recuperare la Mela, uccidendo Savonarola nel mezzo del suo rogo in Piazza della Signoria.

Scontro in Vaticano

"Imploro i miei Fratelli di mostragli pietà, ma loro dicono che lui non ne mostrerà a noi quando lo troveremo! Ha infranto i nostri principi, sostengono! Ha compromesso la Confraternita!"
―Francesco Vecellio parla del tradimento di Perotto[src]

Con il costante operato di Ezio, i piani dei Templari nel continente europeo trovarono un drastico rallentamento; ciò era anche dovuto ad una progressiva espansione degli Assassini lungo quegli stessi territori. Tuttavia, sempre nel 1498, l'Assassino Perotto Calderon - che era stato infiltrato alla corte papale dei Borgia sotto le vesti di un corriere - tradì i suoi confratelli dopo aver avuto un figlio con l'unigenita femmina di Rodrigo, Lucrezia.

Il bambino infatti era nato con una grave malformazione e nel tentativo di guarirlo Perotto decise di sfruttare la Sindone, un manufatto che da secoli la Confraternita custodiva ad Agnadello. I suoi confratelli cercarono di fermarlo, ma Perotto combatté contro di loro e vinse, raggiungendo il paese. In seguito riuscì ad usare la Sindone per curare suo figlio, ma gli altri Assassini - tra i quali vi era il suo pupillo Francesco Vecellio - lo uccisero affidando il neonato ai Borgia.

Ezio: Voi siete... gli dei.
Minerva: No. Non dei. Siamo solo venuti... prima. [...] Non intendo parlare con te, bensì attraverso di te. Tu sei il profeta. La tua parte l'hai fatta.
―Ezio e Minerva[src]
La X segna il posto 3

Gli Assassini osservano le pagine del Codice.

Nel frattempo Ezio era riuscito a recuperare tutte le pagine del Codice restanti, riunendole nello studio di suo zio Mario a Villa Auditore. Così nel 1499 tutti gli Assassini italiani si riunirono nel borgo e risolvendo un ultimo enigma, Ezio evidenziò che messe in una determinata posizione le pagine mostravano una mappa del mondo con evidenziati tutti i vari templi della Prima Civilizzazione. Studiando la mappa, capì che la cripta menzionata nella profezia del Codice era a Roma.

Mario dunque comprese che Rodrigo Borgia si era fatto eleggere pontefice per avere facile accesso non solo alle rovine della cripta, ma anche allo scettro papale, il Bastone dell'Eden, anch'esso menzionato nella profezia di Altaïr. Così decisero di recarsi tutti nella capitale vaticana, attuando un piano ben preciso: mentre Ezio avrebbe raggiunto la Cappella Sistina percorrendo il Passetto di Borgo, gli altri Assassini avrebbero creato scompiglio in città per farlo agire indisturbato. Una volta entrato nella cappella, dove il Borgia stava celebrando la messa, Ezio tentò di ucciderlo con un assassinio in volo. Rodrigo tuttavia riuscì a resistere grazie ai poteri del Bastone, a cui Ezio era immune perché aveva la Mela con sé.

In seguito, Ezio utilizzò la Mela per creare delle copie di sé stesso che lo aiutarono a combattere il Borgia. L'Assassino riuscì a sconfiggere il Gran Maestro, che però utilizzò i poteri del Bastone per rendersi invisibile, riuscendo così a sottrarre la Mela al suo avversario ed a immobilizzarlo. Rodrigo in seguito pugnalò Ezio e lo lasciò cadere sul pavimento della cappella. Mentre sveniva, Ezio vide Rodrigo dirigersi verso l'altare con entrambi i manufatti. Fortunatamente la sua armatura aveva attutito il colpo evitandogli la morte certa, ed una volta rinvenuto, raggiunse Rodrigo nell'anticamera della cripta. Lì sfidò il Templare in un ultimo scontro a mani nude, sconfiggendolo ma risparmiandolo, in quanto ucciderlo non avrebbe riportato indietro la sua famiglia.

Ezio raggiunse poi il Bastone combinato con la Mela e lo attivò, cosa che Rodrigo non era riuscito a fare. Recuperate le sue armi, il giovane Assassino entrò nella cripta, dove incontrò un ologramma di Minerva: uno dei più influenti membri della Prima Civilizzazione. La donna avviò così un discorso, zittendo l'Assassino dopo alcuni interventi indesiderati e informandolo che lui era solo un tramite per far giungere il suo messaggio al reale destinatario: L'Assassino non capì, ma non replicò: non sapeva che il 15 settembre 2012, il suo discendente Desmond Miles avrebbe ascoltato il messaggio rivivendo i suoi ricordi attraverso l'Animus.

Nella tana del lupo 19

Ezio mostra la Mela a Minerva.

Terminato il suo discorso, incentrato principalmente sulla caduta della sua civiltà e sull'avvento di una catastrofe che avrebbe distrutto la Terra, Minerva si dissolse senza dare risposta agli interrogativi di Ezio. Confuso ma convinto che la sua opera fosse terminata, Ezio uscì dalla stanza. Dopo essere tornato nell'anticamera provò a recuperare il Bastone, che però sprofondò nel terreno. In seguito, Ezio fuggì dal Vaticano con lo zio Mario che lo aveva raggiunto per aiutarlo. Quando raggiunsero il Tevere, il giovane decise di affidare la Mela a suo zio.

Assedio di Monteriggioni

Articolo principale: Assedio di Monteriggioni.
"Il Papa mi ha parlato di te e del tuo piccolo gruppo di Assassini. [...] Tutto questo sangue versato andrà in qualche modo deterso. Dunque consideralo un invito da parte della mia famiglia... alla tua."
―Cesare Borgia ad Ezio[src]

Fuggiti da Roma, Ezio e Mario raggiunsero Monteriggioni dopo pochi giorni di cavalcata, il giorno di capodanno del 1500. Quella stessa sera il giovane Assassino raccontò ai suoi confratelli e alla contessa Caterina Sforza - trasferitasi al borgo dopo la conquista di Forlì da parte dell'esercito papale - del suo incontro con Minerva e dello scontro con il Gran Maestro Templare. Machiavelli in particolare si compiacque del fatto che la struttura della Prima Civilizzazione non contenesse una terribile arma, ma quando apprese che Rodrigo era ancora vivo decise di partire per Roma, dicendo ad Ezio che avrebbero patito le conseguenze di quest'atto.

Calunnia 3

Monteriggioni sotto attacco.

Il mattino seguente le truppe papali assediarono Monteriggioni come ultimo atto della prima parte della loro campagna di conquiste. A guidarli era nientemeno che il Templare Cesare Borgia, il secondogenito di Rodrigo e capitano generale del suo esercito. Quest'ultimo aveva decise di distruggere il ramo italiano della Confraternita nel cuore della sua sede, dopo aver appreso dal padre dello scontro con Ezio avvenuto pochi giorni prima. In un tentativo di respingere l'assedio, Caterina, Ezio e Mario si mobilitarono su tre fronti.

La contessa avrebbe guidato le sue forze superstiti contro gli assedianti lungo i bastioni, Ezio avrebbe distrutto i cannoni dell'esercito e Mario avrebbe guidato un attacco frontale. Ciò tuttavia non bastò: Mario fu sconfitto da Cesare, che gli sottrasse la Mela, e Caterina venne catturata. Ezio invece riuscì ad evacuare prontamente la cittadella, venendo però ferito da alcuni archibugieri nel tentativo di salvare suo zio, ucciso per mano di Cesare con un colpo di pistola. Quando rivenne l'Assassino radunò la sua famiglia e li mandò a Firenze, mentre lui si sarebbe recato a Roma.

Liberazione di Roma

Articolo principale: Liberazione di Roma
"Guarda la città, il fulcro del potere dei Borgia e dei Templari. Uccidere un solo uomo non cambierà nulla. Dobbiamo estirpare la fonte del loro potere."
―Ezio Auditore a Niccolò Machiavelli[src]

Giunto a Roma e ripresosi dalle ferite subite dall'attacco a Monteriggioni, Ezio incontrò Machiavelli nei pressi del Mausoleo di Augusto. Successivamente, Ezio spiegò a Machiavelli che intendeva liberare Roma dalla tirannia dei Borgia prima di attaccare Cesare o Rodrigo: fu per questo che bruciò una delle dodici torri dei Borgia che erano il simbolo dell'oppressione papale. I due in seguito si recarono sull'isola Tiberina, dove si trovava il loro nuovo covo. Dopo aver informato Machiavelli del fatto che i Templari erano in possesso della Mela dell'Eden e avevano catturato Caterina Sforza, Ezio lasciò il covo con l'intenzione di "farsi degli amici": intendeva rinsaldare le alleanze con mercenari e cortigiane, e creare un'alleanza coi ladri che sino a quel momento non avevano voluto trattare con loro.

Intelligenza Collettiva 2

Gli Assassini riuniti nel covo dell'isola Tiberina.

Ezio riuscì ad allearsi con i ladri guidati dalla Volpe dopo averlo aiutato, ad avere il sostegno dei mercenari di Bartolomeo d'Alviano dopo aver liberato la zona intorno alla caserma dall'influenza dei Borgia e ad ottenere l'aiuto delle cortigiane di Roma dopo che la sorella Claudia divenne matrona della Rosa in Fiore. Nel 1501, Ezio si infiltrò a Castel Sant'Angelo per uccidere Cesare e Rodrigo e liberare Caterina Sforza.

Tuttavia, il Papa non era al Castello e Cesare partì per Urbino prima che l'Assassino potesse ucciderlo. Tuttavia, Ezio riuscì a liberare Caterina. Dopo essere tornato al covo sull'isola Tiberina, Ezio parlò con i suoi alleati: Machiavelli avrebbe voluto colpire subito, ma Caterina fece notare che Cesare comandava un esercito enorme e che gli Assassini avrebbero sicuramente fallito. Ezio se ne rendeva conto e scelse quindi di operare a Roma, erodendo l'influenza dei Borgia e rafforzando quella degli Assassini.

Secondo lui, per vincere lo scontro gli Assassini avevano bisogno di combattenti leali. Pensava perciò di reclutare coloro che erano stati "disarmati dai Borgia". Malgrado non fosse convinto, Machiavelli accettò di addestrare delle reclute. Ezio in seguito salvò dei cittadini attaccati dai soldati dei Borgia nelle aree già liberate dall'influenza dei Templari dopo che Ezio aveva ucciso i capitani e bruciato le torri. Nell'anno seguente, Ezio uccise alcuni agenti Templari e continuò a rafforzare la Confraternita.

Molto importanti furono le missioni svolte in tutta Europa per contrastare l'influenza Templare: oltre a generici contratti, si occuparono anche di azioni importanti che influenzarono molto l'equilibrio politico dell'epoca. Operarono in particolare nei regni di Inghilterra, Spagna, Portogallo, Francia e nel Sacro Romano Impero; fondarono anche il nuovo ramo degli Assassini indiani nelle colonie portoghesi di Calcutta. Tra le missioni più importanti che svolsero tuttavia, ve ne fu una nell'impero ottomano: una squadra attuò un'incursione nella bottega del confratello turco e ammiraglio sultanale Piri Reis, rubandogli una mappa con diverse rotte per i territori del Nuovo Mondo.

Con l'ausilio di tali carte, Ezio poté avviare una prima espansione della Confraternita in quei territori. Contemporaneamente agli Assassini operanti al di fuori dell'Italia, molti altri membri della Confraternita si occuparono di indebolire i Borgia neutralizzando diverse delle loro operazioni direttamente nel centro del loro potere. Uno di questi gruppi comprendeva quello capeggiato da Francesco Vecellio e composto da Tessa Varzi e Cipriano Enu; loro in prima persona furono responsabili della morte di Agostino Barbarigo, successore di suo fratello Marco al dogato di Venezia e potente alleato di Cesare.

Nell'estate 1503, quando Ezio scelse di colpire, i Templari erano già seriamente indeboliti e la morte di pochi di loro li avrebbe sconfitti definitivamente. Prima di colpire Cesare, tuttavia, l'Assassino intendeva privarlo di fondi e truppe, obbligandolo così a tornare a Roma. La Volpe non conosceva l'identità del finanziatore di Cesare, noto solo come "Il Banchiere". Claudia tuttavia conosceva un senatore debitore del Banchiere e che avrebbe potuto servire ad Ezio per arrivare a lui.

Entrata E Uscita 8

Ezio assassina Juan Borgia il Maggiore.

Il 1 agosto 1503, Ezio riuscì a raggiungere la festa del "Banchiere" di Cesare Borgia, Juan Borgia il Maggiore, con l'aiuto del senatore Egidio Troche. Ezio riuscì ad assassinare il cardinale e a fuggire, non riuscendo però ad uccidere Rodrigo e Cesare, che lasciarono la festa prima che l'Assassino potesse fuggire. Dopo essere tornato alla Rosa in Fiore, dove alcune cortigiane avevano portato il denaro che aveva usato per introdursi alla festa, scoprì che le donne erano state seguite da alcune guardie dei Borgia.

Quando entrò nel bordello, tuttavia, scoprì che la sorella aveva ucciso da sola le guardie e si rese conto dell'abilità e dell'utilità delle azioni delle sorella per la causa degli Assassini. Più tardi nello stesso mese, inoltre, Ezio aiutò Bartolomeo d'Alviano nella lotta contro i francesi uccidendo il loro generale, Octavian de Valois, causando la partenza delle truppe francesi da Roma. Ciò privò i Borgia di un importante sostegno militare, nonché di un valido alleato.

Sempre nel mese di agosto Ezio collaborò con Volpe per scoprire dove si trovasse Pietro Rossi, l'amante di Lucrezia in possesso della chiave di Castel Sant'Angelo. Avendo appreso che Cesare aveva ordinato a Micheletto Corella di ucciderlo, Ezio e le sue reclute infiltrarono la rappresentazione che si svolgeva al Colosseo e fermarono Micheletto. Come ringraziamento per averlo salvato, Pietro consegnò la chiave all'Assassino. Poco dopo Ezio identificò anche la spia, un ladro di nome Paganino. Dopo aver impedito a Volpe di uccidere Machiavelli, che il capo della gilda dei ladri considerava il traditore, gli Assassini si riunirono nel covo dell'isola Tiberina.

Ascensione 5

Ezio proclamato Mentore.

Dopo aver iniziato Claudia all'interno della Confraternita in riconoscimento del suo contributo alla causa degli Assassini, Machiavelli si rivolse a tutti gli Assassini presenti. Riconoscendo l'utilità delle azioni di Ezio, Machiavelli lo proclamò Mentore della Confraternita, lasciandogli la guida del ramo italiano. In seguito, gli Assassini salirono sul tetto del covo per eseguire un salto della fede nel Tevere come parte della cerimonia di iniziazione di Claudia. Dopo essere rimasti soli, Machiavelli consigliò ad Ezio di completare la sua opera, uccidendo Rodrigo e Cesare.

Il 18 agosto, Ezio si infiltrò a Castel Sant'Angelo per uccidere i due Templari. Durante la discussione tra padre e figlio, Rodrigo cercò di avvelenarlo facendogli mangiare una mela avvelenata - era ormai stanco delle azioni di Cesare, che andavano sempre di più contro gi interessi del loro Ordine. Quando Lucrezia giunse nella stanza per avvertire il fratello che il Papa si era fatto consegnare della cantarella, Cesare sputò il veleno inghiottito e obbligò il padre a mangiare la mela avvelenata. Sperando di salvare il padre, Lucrezia rivelò al fratello il nascondiglio della Mela. Cesare lasciò subito la stanza e poco dopo Ezio, che aveva assistito a tutta la scena, entrò da una finestra aperta.

Rodrigo era ormai morto e Lucrezia, per vendicarsi in qualche modo del fratello, rivelò anche ad Ezio dove si trovava la Mela: nel padiglione del cortile della Basilica di San Pietro. Ezio riuscì a raggiungere la Basilica prima di Cesare e recuperò il Frutto dell'Eden, scappando poi dal Vaticano. Nei mesi seguenti, gli Assassini italiani cercarono di evitare che Cesare facesse eleggere un nuovo Papa che gli avrebbe permesso di mantenere la carica di capitano generale: fondamentale fu l'uso della Mela dell'Eden da parte di Ezio che permise di decimare le forze Templari.

Distruzione dei Templari

Impero ottomano

Caduta in Cina

Giappone dei Tokugawa

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