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Roma: Capitolo 1 - Fiora Cavazza

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Fiora Cavazza, capitolo 1 della serie "Roma" del gioco su Facebook Assassin's Creed: Project Legacy.

Dettagli dei ricordi

Soggetto: Fiora Cavazza
Luogo: Roma, Italia
Periodo: 1497 - 1503

Video introduttivo

Assasin's Creed Project Legacy - Rome, Chapter 1 - Fiora Cavazza00:35

Assasin's Creed Project Legacy - Rome, Chapter 1 - Fiora Cavazza

Ora, per favore, resta in attesa mentre sincronizziamo il DDS. Potresti riscontrare difficoltà nell’addormentarti e ritrovarti più spesso a sognare ad occhi aperti, ma non preoccuparti: si tratta di un effetto collaterale del programma.

Molti dei più noti personaggi di Roma sono stati soliti sollazzarsi nei suoi numerosi bordelli, centri nevralgici d’informazioni per chiunque volesse farsi strada fino alla cima della scala sociale. Fiora Cavazza era una cortigiana. Indaga sui suoi contatti e le sue conoscenze, e scopri a cosa quelle conoscenze le sono servite.

Dipende da chi conosci

La Rosa in Fiore è un gran via vai di clienti, la maggior parte dei quali sono rivoltanti. Madonna Solari ci spinge a fare conversazione. Provoca. Corteggia. Seduci. Fai tutto ciò che è necessario. Gli uomini di potere non ci mettono molto a condividerne un po’ per una sola notte di “fantasia”. A Roma non mancano né i soldi né i corrotti, e gli affari non potrebbero andare meglio di così.

Comportati bene

L’oscenità può essere nascosta dalle ombre. Gli odori più nauseanti celati con intensi profumi importati. Ma la malattia è... più difficile. Madonna Solari non ci pensa due volte a mandare via qualunque ragazza mostri dei sintomi su di se anche se, con tutti quei marinai che approdano ogni giorno da terre lontane, temo che sia una battaglia persa in partenza. Ma noi continuiamo a fare il nostro dovere.

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Comportati bene.

  • Questo qui può andare. Una sua qualche conoscenza potrebbe tornarmi utile. Mi recita delle poesie. Ma la sua bocca sembra troppo piccola, per quei denti che si ritrova; confondono le sue parole, che fatico a comprendere. Fortunatamente, non sembra avere intenzione di baciarmi.
  • Un altro cliente. Ha un’irritazione sul petto. Squame infiammate, macchiate. Mi libero di lui. Che cosa disgustosa! Mi dicono che potrebbe vendicarsi, per questo; pare che sia un soldato molto importante. Ci provasse pure.
  • Questo mercenario mi piace. È ricco, e mi pagherà bene. Sul suo viso si incrociano una grande quantità di cicatrici accumulate in combattimento. Una nobile le guarderebbe con disgusto, ma io credo che gli diano un certo non so che. Comincia a spogliarsi, e io lo seguo.
  • Una donna di mondo! La invito ad entrare. Le donne non sono così pericolose per noi; semmai sono loro a rischiare. È un’artista. Conosce almeno uno dei padroni, anche se non vuole rivelarmi il nome. Magari la prossima volta.
  • Ho visto quest’uomo fuori dalla chiesa. Ristoro. Una bestia insaziabile, un’insulto all’abito che indossa. Lui lo nega, ma tutti sanno che è al soldo dei Borgia. Questo tipo di perversioni, però, le posso tollerare.
  • Non ci sono stati risultati significativi, oggi, ma il mio lavoro è fatto di perseveranza. Tutto ciò di cui ho bisogno è anche un solo “amico” potente e con la Solari potrò farla finita. E anche con la Rosa in Fiore. Non sono un’ingrata. Sono un vino pregiato servito in una bettola di quart’ordine.

Ballando col diavolo

Il Giubileo ha portato ogni genere di pellegrino a Roma. Alcuni sono personaggi famosi. Altri ancora sono ricchi. Oggi abbiamo un gruppo di ospiti piuttosto promettente. Comincio a sorridere. Cammino con spavalderia. Questo potrebbe essere il mio giorno.

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Ballando col diavolo.

  • Questo dice di essere principe. Profuma. Questo suo odore artificiale copre addirittura il mio. Ha passato più tempo di quanto ne avrei impiegato io a sistemarsi I capelli. Non un solo boccolo fuori posto. Ogni pelo della sua barba è perfettamente tagliato ed in ordine. Come anche ogni parola che dice.
  • Più che un ambasciatore, questo è uno scrigno pieno d’oro! Sembra non vedere l’ora di condividere i suoi segreti e gli prometto totale discrezione. Monete d’oro cominciano ad uscire dalla sua bocca.
  • Mi intrattengo con un banchiere di Firenze. Mi aspettavo un bel pò di mancia, ma avrei dovuto immaginarlo. In ogni caso, mi ha presentata ad alcuni suoi facoltosi amici.
  • Un accento marcato, che tuttavia non saprei collocare. Viene da lontano per il Giubileo, ed era in cerca di un posto dove rilassarsi. Lo aiuto. Comincia a raccontarmi storie sul suo paese e su ciò che pensa dell’Italia. Quello che dice è pericoloso. Ma da quanto afferma, molti dei politici di Roma sono d’accordo con lui.
  • Un ora un gentiluomo! Mi corteggia. Mi vezzeggia. E comincia a farmi domande. Ho capito il suo gioco. Ci scambiamo informazioni.
  • Ho stretto delle amicizie, oggi. Ho guadagnato uno sguardo dentro la società romana. Le altre ragazze sono gelose. Bene. Tutto quello che ho, io me lo sono guadagnato.

Profitto

Stasera devo accompagnare Santino, il fratello di Madonna Solari. Io e Lucia saremo alle sue braccia. E’ un uomo pericoloso. Un truffatore. Me ne lamento, ma mi rendo presto conto che niente potrà esentarmi dal portare a termine il mio compito.

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Profitto.

  • Santino è un corriere. Mazzette. Ma non parla abbastanza a lungo perché io riesca a scoprire di più sui suoi contatti. Chi sono questi uomini?
  • Minaccia, anche. Santino che pesta un uomo! Vuole avere delle informazioni. Le ottiene. Itinerari di spedizione. Commercio di schiavi?
  • Interrogo Santino, ma ciò che guadagno è solo uno schiaffo! Lucia accorre in mia difesa, ma riceve la stessa risposta!
  • Santino ci dice di aspettare nel cortile e va a bussare ad una porta, lì vicino. Nessuno risponde. Continua a battere, ma ottiene lo stesso risultato. Si infuria e comincia ad imprecare!
  • Abbiamo giurato di stare zitte, anche se non siamo sicure di cosa abbiamo visto. Sottolinea la sua minaccia mostrandoci il pugnale. Non sono molto impressionata, ma Lucia piagnucola.
  • Credo di aver capito di cosa si occupa Santino, e anche che quello stesso lavoro sta per crollare. La sua rabbia tradisce il suo terrore. Con i suoi errori si è procurato dei nemici. Ci assicura che sua sorella verrà a sapere della nostra collaborazione e poi se ne va. Dopo di che, sputo al suolo, dietro di lui.

E poi apparve lui

Santino entra nella Rosa in Fiore; sulla guancia ha un livido. Un uomo viene subito dietro. È ben vestito, il suo sguardo è penetrante. Un nobile. Lo riconosco subito: Cesare Borgia. Cesare studia la stanza, valutando ogni ragazza. Poi i suoi occhi si fissano sui miei. E mi fa cenno di avvicinarmi.

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E poi apparve lui.

  • I Borgia sono corrotti; tutti lo sanno. Ma pochi osano dirlo ad alta voce. Peccato che a me la morale non interessi. E come potrebbe, col lavoro che faccio? In ogni caso, il suo carisma è intossicante. Sono irrimediabilmente attratta da lui.
  • Mi chiede di quella note con Santino. Io provo a glissare, ma non ci riesco. È astuto. Riesce a leggermi dentro. E alla fine gli dico dei miei sospetti. Lui li conferma: Santino e sua sorella si sono dilettati in commerci dove non sono più i benvenuti.
  • Cesare mi chiede dei miei clienti. Dei Borgia, in particolare. Gli dico che non ho mai sentito quel nome in vita mia. Sorride. Ho passato la prova.
  • Comincio a spogliarmi. Forse sembro un pò troppo impaziente; lui mi ferma.
  • Cesare mi domanda quali sono le mie ambizioni. Lui, tanto per cominciare.
  • Mi spiega la situazione. In cambio delle loro vite, madonna Solari e Santino gli hanno concesso di prendere una delle ragazze. Me. Lascerò la Rosa in Fiore e mi trasferirò nel lusso, che poco ha della vita della cortigiana. Accetto. Non che avessi scelta.

Mercato Nero

Da sei anni sono al servizio dei Borgia, ormai. Ho fatto cose orribili. Ne ho viste di meravigliose. E non rimpiango nulla. Una guerra sta per arrivare a Roma, una guerra che si combatterà in strada, in senato, in Chiesa. Cesare mi ha chiesto di coordinare il suo esercito.

Il prezzo della fede

Ho portato della carne fresca per saziare gli appetiti di Fratello Ristoro. In fondo, le ragazze devono fare esperienza. In cambio, Ristoro ha preparato dei documenti e altri ninnoli per gli agenti di Cesare. Da quando ho lasciato la Rosa in Fiore non ho fatto che evitare quel verme. Spero abbia dimenticato il mio volto.

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Il prezzo della fede.

  • Le altre non le guarda nemmeno. Cammina diretto verso di me e mi accarezza la guancia con la mano. Mi dice che sono sempre stata la sua favorita. Gli tiro un calcio in mezzo alle gambe e lo maledico con la tutta la furia di Cesare! Non fa che frignare.
  • Ristoro apre numerosi cassetti e tira fuori un’enormità di icone religiose ed amuleti. Crede che potranno essere d’aiuto a Cesare, per i suoi piani. Io non ne sono tanto convinta, ma li prendo lo stesso.
  • Decido di esagerare la richiesta di Cesare. Un extra lo tengo per me. La giusta ricompensa per aver dovuto sopportare questa carcassa.
  • Ristoro mi porge un insieme di documenti. Dice che sono pieni di scuse e di pagamenti per i contatti di Cesare. Con un sigillo ufficiale della Chiesa sopra. Perché mai qualcuno dovrebbe dare tanto potere ad un uomo del genere, non riesco proprio a capirlo.
  • Ristoro mi da un sacco di roba religiosa. Spazzatura. Non sono certa che potrà essermi di qualche aiuto, ma in ogni caso la prendo. Forse vuole addolcirmi.
  • Mentre faccio per andarmene, Ristoro prova ancora una volta a toccarmi. Le ragazze vanno verso di lui e lo spingono via, ridacchiando. Gli aspetta una lunga notte. Mi sento quasi in colpa a lasciarle lì.

La Bella...

Lia de Russo, contrabbandiera. Non è all’appuntamento. Non c’è mai. Aspetto un altro pò e poi faccio per andarmene. All’improvviso, la vedo davanti a me. La seguo fino ad un edificio chiuso a chiave che, dice, essere uno dei suoi magazzini.

  • Provo a fare conversazione. Ma a lei non va. Mi allunga una qualche reliquia sporca di sangue e sorride.
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La Bella...

  • Non riesco proprio ad immaginare come a Cesare possa interessare questa robaccia.
  • Questo si che è un tesoro! Non è niente che mi serva, in realtà, ma non riesco a immaginare a come abbia fatto a metterci le mani sopra. Ne sembra particolarmente fiera.
  • Come ha fatto a non farlo scoprire dalle guardie? Ma certo. Le guardie sono di Cesare. Non c’è proprio nulla che questa donna non possa raggiungere?
  • La stanza odora di morte. Di putrefazione ed insetti. Non mi sorprenderei se ci trovassi dentro il cadavere del suo ospite precedente.
  • Alla fine sono riuscita a prendere gli oggetti che dovevo da Lia, e la pago. Non ritrae la mano. Brava. Le do il resto di quanto pattuito e lei emette un suono di disapprovazione. Aggiungo una moneta.

...E la Bestia

Cesare assolda il suo fabbro personale, Auguste Oberlin. Un ex mercenario svizzero con una certa abilità a costruire armi. Busso alla porta della sua bottega. Santo cielo. Ma è un toro o un uomo? Poi comincia a parlare. Parla bene, è intelligente. Sono sbalordita.

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... E la Bestia.

  • Quando entro nella bottega lui mi da una pacca sulla spalla. Mi ha fatto male! Mi offre da bere.
  • Mi mostra un vasto arsenale. Gli dico quali sono le richieste di Cesare e lui provvede a passare le armi indicate ai miei aiutanti, fuori.
  • Scorgo una serie di disegni che adornano il muro, freddi e stilizzati in cima e bellissimi intrichi sul fondo. Auguste spiega che fa propaganda ai Borgia in città. Sono impressionata. Come possono mani così grandi eseguire un lavoro così fine?
  • Auguste mi chiede delle richieste più strane di Cesare. Gli dico ciò che so. Molti inventori e ingegneri rinomati lavorano per lui. Reinventano armi per usi bellici. Ne creano di nuove.
  • La moglie del fabbro mi fa capire di aver abusato della loro accoglienza. Vuole che me ne vada. Auguste la sgrida; sembra vogliano sbranarsi come cani.
  • Auguste mi prega di tornare di nuovo. Mentre porto l’ultima cassa di armi, gli prometto che tornerò. Sua moglie mi fulmina con lo sguardo e io la guardo con aria di sfida.

Parti di ricambio

Gaspar de la Croix. Costruttore. Cecchino. Eremita. Mi mette paura, le sue capacità tecniche non hanno precedenti. Il suo laboratorio è piccolo ma trasbordante di aggeggi. È pressoché impossibile non finire con l’urtare qualcosa.

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Parti di ricambio.

  • Gaspar canta in francese. Una canzone triste. Percepisco una perdita nella sua voce nervosa. Cosa ha perso? Aspetto che abbia finito prima di parlare. Lo colgo di sorpresa.
  • Il costruttore è distante. A malapena mi riconosce. La maggior parte delle componenti che ha riparato sono già impacchettate dentro deliziose scatoline.
  • Mi fa domande scomode. Ho mai visto un uomo morire? È il destino, la possibilità o la scelta a causare la morte? Non so rispondergli.
  • Armeggia con un’ arma. La punta verso la finestra annuvolata. Strizza gli occhi in direzione delle ombre delle persone che si avvicendano sulla strada sottostante. Sospira. La rimette a posto sul tavolo e continua a lavorarci.
  • Faccio per pagare Gaspar, ma lui mi dice che non è necessario. Io lascio comunque i soldi sul suo tavolo.
  • Lo ringrazio per il suo aiuto. Alza le spalle in maniera quasi impercettibile. Un uomo braccato. Sto attenta a non passare davanti alla sua finestra quando lascio il laboratorio.

Esercito sotterraneo

La cerchia di furfanti e disadattati con i quali Cesare ama circondarsi continua ad ingrandirsi, il loro unico scopo è far scoppiare il caos a Roma. Devo incontrarmi con i suoi soldati più forti. Coordinare un piano. Mettere a disposizione risorse. Studiare le sue bestie fintantoché sono allo stato brado.

Mercenari

Il condottiero Rocco Tiepolo fa incetta di guerrieri. Gli piace essere circondato da mercenari esotici e da tattici esperti. Ha un costo alto, ma i Borgia non sono mai a corto di soldi. Quando arrivo, mi sta già aspettando. C’è cibo sulla tavola. Versa del vino.

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Mercenari.

  • Scelgo dei mercenari con delle dubbie cicatrici sul viso: un chiaro segno che sanno cosa aspettarsi. Tiepolo mi corregge. Dice che i suoi uomini hanno ucciso un numero quasi infinito di nemici, per cui quelli che non hanno le cicatrici sono quelli da cui aspettarsi di più.
  • Alcuni mostrano le loro armi. Si vantano dei loro successi. Scherzano. Ma io cerco quelli che non lo fanno. Quelli dai volti seri.
  • Tiepolo ordina a due dei suoi di battersi per me, perchè io possa decidere. Sono brutali. Ognuno vuole il sangue dell’altro. E le ferite che si infieriscono non sono da poco. Quando hanno finito, dico a Tiepolo che non mi interessano i mercenari danneggiati. Ridiamo entrambi.
  • I mercenari chiedono dove combatteranno. Potrebbe essere Roma il loro campo di battaglia. Loro protestano, ma Tiepolo li fa tacere.
  • Tiepolo mi mostra i dipinti dei suoi successi. Ha perso solo due battaglie in dieci anni di attività, ma non ne ha mai comandata nessuna. Chiedo qual è il suo prezzo. Dice che Cesare dovrà prepararsi a sborsare più di quanto pensa, poi chiede a me qual è il mio prezzo e io gli rispondo che sono già stata comprata.
  • Tiepolo mi invita a restare. Sono tentata, ma decido di declinare l’invito. Mi passa un contratto firmato per ognuno degli uomini che ho scelto e io gli do in cambio le monete di Cesare. I mercenari non vedono l’ora di combattere. Gli prometto che non manca molto.

Il cavaliere senza testa

Donato Mancini è il miglior cavaliere di Cesare, forse addirittura migliore di lui stesso. I Borgia si sono riuniti per una cavalcata privata, oggi, al Circo Massimo. Devo fare in modo che Donato faccia vincere Cesare. E minacciarlo che se non lo farà...

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Il cavaliere senza testa.

  • Donato è un uomo molto sicuro di se. Il cavallo è del tutto sotto il suo controllo quando si avvicina e si inchina. Faccio segno ai miei uomini di fargli avere un regalo. Un’armatura eccezionale. Lui smonta da cavallo e si fa aiutare ad indossarla.
  • Dico a Donato di non fare scherzi. Non è sorpreso. Mi dice che sarà il vincitore a vincere la gara. Né se né ma.
  • Prendo posto vicino a Lucrezia Borgia. Rifiuta di guardarmi; mi crede solo un passatempo per Cesare. E magari lo sono anche. La corsa comincia! Cesare supera Donato. Cesare è un cavaliere migliore?
  • Donato avanza, ma viene bloccato da uno degli uomini di Cesare. Sento Lucrezia mormorare qualcosa ad un suo conoscente. Si tratta di Teodor Viscardi. Uno dei tirapiedi di Cesare.
  • Teodor estrae una lama. La punta verso Donato! Donato si ritrae, e poi da un calcio al suo cavallo con una tale forza che quello parte al galoppo. La folla rimane in apnea! Donato vince! Cala il silenzio mentre si avvicina per riscuotere il suo premio.
  • Cesare smonta e scaraventa a terra l’elmo! Mi fa un gesto ed io annuisco. I miei uomini buttano Donato a terra. Lo picchiano in modo selvaggio! Umiliante! La folla ride, io no. Donato era veramente il campione, oggi.

Gioco di mani

Cesare mi ha mandata ad incontrare gli esponenti dei Cento Occhi. Ladri. Molti sono solo dei ragazzi. Lanz è il loro capo e Cesare crede che abbia condotto un attentato ad un convoglio dei Borgia. Mi mostra delle prove. Vuole che faccia un accordo con loro.

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Gioco di mani.

  • Trovo Lanz fuori da una chiesa, a contare le monete di un borsellino che ha appena rubato. Non alza lo sguardo, anche se sa che sono lì. Lancio un pugnale dalla lama consumata ai suoi piedi. Ha gli occhi sgranati. Si scusa. Capisce subito chi è che mi manda.
  • Fa per per raccogliere l’arma. Dice che riconsegnerà il denaro rubato. Lo assicuri che farà questo e anche di più. La sua gente servirà Cesare.
  • Lanz dice che ha già speso il denaro, ma anche che ne può rimettere insieme una parte già oggi. Che fortuna. Mi chiede di guardarlo mentre lavora... se riesco a stargli dietro.
  • Lo guardo mentre urta un mercante nella folla: è sparito prima che l’uomo possa girarsi. Poi, fa lo stesso con una nobile. Un prete. Riesce a derubare cinque persone prima di essere individuato. Un uomo sta chiamando le guardie!
  • Delle guardie a cavallo arrivano in piazza e Lanz spinge le sue vittime sotto gli zoccoli dei cavalli. Il cavaliere cade. Perdo di vista Lanz per un momento, ma poi mi rendo conto che si trova a metà strada dall’edificio sotto di me.
  • Prima che Lanz se ne vada, controllo le mie tasche. Sembra tutto al suo posto. Sono certa che porterà il resto dei soldi. Ha paura di Cesare.

Una rasatura accurata

Cesare ha assoldato una spia, Baltasar de Silva. Cela la sua vera identità dietro le spoglie di barbiere, pur non essendo proprio portato. Insieme, seguiremo il nemico di Cesare: una banda di Assassini. C’è molto da imparare.

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Una rasatura accurata.

  • Cesare ha dato uno dei suoi senatori in pasto ai leoni. Un uomo importante con grandi ambizioni, noto per la sua tendenza alla corruzione. Il senatore è sopravvissuto a malapena ad un attacco, stamattina, eppure Cesare non gli ha concesso una scorta. Lo seguiamo, aspettiamo che gli Assassini colpiscano ancora.
  • Il senatore resta dentro casa per la gran parte della settimana. Sotto la guida di Baltasar non veniamo mai individuati.
  • Finalmente il senatore esce per andare al mercato. I suoi passi sono rapidi. Paranoia. Occhi ovunque. Improvvisamente, un’ombra sopra di noi. L’Assassino!
  • L’Assassino salta! Nel momento in cui atterra sul senatore, una lama fuoriesce dal suo polso. La conficca nel collo della vittima! L’Assassino incappucciato mormora poche parole e poi sparisce. Gli diamo la caccia! Ma lui se n’è andato.
  • Baltasar sorride. Anche se sa di aver fallito, è felice per ciò che ha appreso. Prende appunti.
  • Anche se abbiamo perso di vista l’Assassino, abbiamo scoperto molte cose interessanti. Il loro modo di vestire. La lama celata. La loro tecnica. Baltasar continuerà a seguire questi sicari incappucciati e farà rapporto direttamente a me.

Stranezze

Cesare ha messo su un esercito di disadattati. Di idioti. Comincio a dubitare che addirittura abbia un piano per la sorte di Roma. Sembra che abbia aperto una gabbia, lasciando degli animali selvaggi liberi per la città. Perché ha voluto fossi io ad addomesticarli?

Al centro del palcoscenico

Ho a che fare con dei matti! Due di loro. Cahin e Caha. Francesi. Fratello e sorella. Indossano costumi ridicoli, ma appropriati, immagino, per questo tipo di cerimonia. Il nostro obiettivo ha qualche rivendicazione su un trono straniero, sangue reale che loro intendono stillare.

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Al centro del palcoscenico.

  • I buffoni cominciano una rappresentazione animata. Saltano. Ballano. Fanno finta di prendersi a pugni. Entrambi cadono a terra. Gli ospiti sono entusiasti!
  • Caha comincia ad oscillare. Gli occhi di tutti la seguono. Cahin si avvicina alla sua vittima, continuando a tenere sua sorella d’occhio.
  • Estraggo la lama, in attesa del segnale. Mi piego verso l’ospite seduto accanto a me.
  • Cahin pugnala un uomo attraverso lo schienale della sedia! Un momento di confusione, poi il panico! Caha lancia due delle lame con cui sta facendo il giocoliere verso le gole di due ospiti!
  • L’ultima ospite urla e scappa! La rincorro, bloccandola con una sedia! Mi implora di risparmiarle la vita. Ma concedergliela vorrebbe dire perdere la mia. La finisco in fretta.
  • Cahin se la ride andando alla porta. Caha si inclina su un candelabro prima di cadere dietro di lei. Continuo a pensare che siano completamente matti... eppure sono simpatici!

Humor macabro

Lo chiamano Il Carnefice. Tutti credono che i boia amino il loro lavoro. È facile crederlo, dipingerli come i cattivi della situazione. Tutti indossano maschere proprio per evitare di trovarsi quella macchia addosso, quando la maschera cade. Ma non lui. Lui ama il suo lavoro come la maschera che porta. Si rende conto del mio disgusto. E gli piace.

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Humor macabro.

  • Il Carnefice è stato occupato. Le sue esecuzioni sono così usuali che la folla che si attarda attorno al patibolo è sempre di meno. Un paio di mendicanti ed un pugno di guardie aspettano mentre prepara il cappio successivo.
  • Gli allungo le condanne di Cesare. Le legge velocemente e risponde con uno sguardo serio. Dice che anche il mio nome è sulla lista! Per un attimo intravedo la sua ascia! Sono scioccata. Sorride e poi butta il foglio da una parte. Mi dice che non sa leggere.
  • Il morto appeso è un mio vecchio cliente. Un amico. Cesare voleva che io vedessi questo?
  • Un uomo legato viene portato sulla piattaforma. Ha il capo coperto. Implora Il Carnefice. Si dichiara innocente. Il Carnefice lo conforta. Dice che è un bene perché gli innocenti vanno sempre in Paradiso.
  • Che spettacolo che mette su! Dando corda al suo pubblico, mostra pezzi del corpo che stacca a colpi di accetta dai cadaveri dei condannati. Mi viene la nausea e mi fa il verso perché la folla rida.
  • Il mio tempo con il boia è finito. La prendo per quello che è. Un avvertimento di Cesare. La bestia di Cesare mi disgusta più che intimidirmi.

Ragnatela

Silvestro Sabbatini. Dice di essere nobile. Recita una parte, non bene. È uno sfruttatore, che si compra la strada nella società. Parla senza peli sulla lingua. Cesare gli ha tagliato il braccio sinistro per un fallimento. Il mio compito è dargli una seconda opportunità.

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Ragnatela.

  • Sabbatini è un ragno. In un gruppo di persone così piccolo, chiunque costituisce una preda. Riesce a percepire anche il minimo cambiamento sociale. Sempre in guardia, in ascolto. Io sono un nuovo insetto che entra nella sua ragnatela. Ho la sua totale attenzione. Sento le sue tenaglie scattare.
  • Si avvicina, gli occhi aperti e un sorriso esagerato. Gli passo il mostruoso braccio meccanico.
  • Sabbatini mi porta in una stanza sul retro. In realtà crede che nessuno si sia mai accorto del suo handicap. La protesi focalizzerà solo più attenzione su di lui. Eppure, lo seguo.
  • Il marchingegno lo delude, nonostante il meccanismo sia l’opera di un maestro. Voleva più gioielli. Metalli più rari. Dico che posso sempre riportarlo a Cesare, se lui non lo vuole. Me lo strappa dalle mani!
  • Quel braccio è imbarazzante. Sgraziato. Prova le dita affiliate e aziona un’arma segreta. Improvvisamente, una lama sbuca dal suo centro! Un arma inquietante, ma sarà anche pratica? Non è un mio problema.
  • Lascio Sabbatini ai suoi giocattoli. Si siede subito vicino ad una giovane donna e le mostra il suo nuovo braccio. Lei sussulta e lo allontana, ma lui la colpisce sulla guancia con quelle zampe minacciose. Mi sento tremare!

Il cattivo odore

Cesare vuole che incontri quel suo pericoloso dottore, Malfatto, anche se non credo sia veramente un medico. Lui caccia le donne. È un mostro. Cesare sta mettendo alla prova la mia lealtà, ma presto potrebbe scoprire che sta mettendo a repentaglio quel che poco che è rimasto.

Un assaggio di violenza

Non c’è ombra di Malfatto. Sono rimasta sola nelle vuote strade di uno dei quartieri più poveri di Roma. Ho fatto del mio meglio per passare inosservata, ma mi sento comunque vulnerabile. Ho paura.

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Un assaggio di violenza.

  • Ripeto tra me e me il suo nome. Che cosa ridicola. Ma perché ho accettato di partecipare a questa follia?
  • Un urlo! Una donna chiede aiuto! È vicina, ma è facile perdersi in queste strade così pericolose.
  • Sta implorando qualcuno! Chiede che le si risparmi la vita! Corro il più veloce che posso ma non riesco a trovarla!
  • Singhiozza, ora! Mi rimprovero per non essermi preparata a dovere! Avrei dovuto studiare il quartiere, imparare a memoria il suo groviglio di strade!
  • Intravedo un ombra muoversi che poi scompare nel buio. Malfatto?
  • Una nicchia poco illuminata. L’odore della violenza si sente nell’aria, anche se c’è silenzio. La vedo! A prima vista sembra una bambola rotta, gettata in strada. E poi vedo il sangue. Tanto sangue! Scappo!

Trappola per topi

A Cesare non piacerà il mio rifiuto di trovare Malfatto. Mi ucciderà se non lo faccio. Dopo quello che ho visto fare da quel mostro, non posso pensare a quelle strade senza tremare. E peggio ancora, dovrò usare uno degli abiti che indossavo quando ero cortigiana. Per attirare meglio l’attenzione del mostro.

  • Poche persone per strada stasera. Voglio avere la gente vicino, ma so che Malfatto la eviterà. Devo procedere da sola.
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Trappola per topi.

  • Una mano sulla mia spalla! Urlo e mi giro. È solo un ubriaco! Quasi sbava sul mio vestito. Lo spingo per terra!
  • Sento l’eco dei miei stessi passi. Del mio respiro nervoso. Sobbalzo ad ogni minimo rumore, ogni fruscio nell’oscurità. Sussurri.
  • Nell’angolo! C’è qualcosa! Il riflesso di una luce su una lente, e si muove. Il becco bianco come un cadavere! È lui!
  • Malfatto scatta verso di me! Lo schivo. Gli urlo che mi manda Cesare! Gli chiedo di ascoltare! Mi afferra e poi nota il documento nella mia mano. Esita. Ma poi lo prende.
  • Non lo legge. Semplicemente rimane a guardarmi attraverso la sua maschera. Inclina la testa. Io indietreggio. Ma lui non si muove.

Chiamata a domicilio

Con Cesare ho chiuso. Con lui e con i folli che lo circondano. Lascerò Roma entro questa settimana. Torno nella casa che Cesare mi ha messo a disposizione, lussuosamente esagerata. Bevo per calmarmi, ma non riesco a dormire.

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Chiamata a domicilio.

  • Sento qualcosa pungermi sul collo! Pensando ad un insetto, cerco di scacciarlo, ma la mia mano tocca qualcosa di solido! Una siringa! Malfatto è in camera mia! Ma che ha... non riesco più a pensare! Mi ha... avvelenata, forse?
  • Inciampo dall’altra parte del letto e cado a terra! Le mie gambe tremano! Arranco fino al tavolo, afferrando il mio ventaglio!
  • Malfatto mi affronta. Fermo. La siringa è finita sul pavimento. Sta aspettando, aspetta che il veleno abbia la meglio!
  • Io apro il ventaglio, mostrando una serie di lame. Non riesco a vedere la sua faccia, ma dalla sua posizione sembra spaventato! Quando mai una sua vittima ha reagito?
  • Carico Malfatto, con violenza! Indietreggia fino al muro e io faccio a brandelli la sua tenuta da medico. Perde sangue! È abbastanza? Non ci vedo più!
  • La mia mente sta crollando! Mi ronzano le orecchie! Crollo a terra. Malfatto... che mi farai?

Disdegno

Sono viva! Il mio equilibrio è andato. I miei occhi si sforzano per restare aperti. Malfatto se ne è andato, ma ha perso sangue sul mio pavimento. Le tracce fino alla finestra. L’ho ferito malamente! Cesare non mi proteggerà. Devo chiedere ai suoi nemici. Fare un patto.

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Disdegno.

  • So di essere stata osservata dagli Assassini. Potrebbero essere stati persino vecchi clienti o amici. Ma anche io li ho tenuti d’occhio. Il mio lavoro con Baltasar mi ha mostrato come operano. Come posso trovarli.
  • Il sistema con cui comunicano è primitivo. Si passano messaggi tramite piccioni. Missioni. I tetti sono fuori questione, ma ho visto una delle stesse guardie di Cesare lasciare messaggi nella stia. E gli Assassini andarli a raccogliere.
  • Ho scritto una lista con i nomi degli agenti di Cesare. Di tutti quelli che conosco. Anche quelli che sono stati gentili con me. Lo distruggerò!
  • Come immaginavo, trovo la guardia traditrice di Cesare infilare delle lettere nella gabbia dei piccioni. Lo affronto. All’inizio nega ogni cosa, ma quando gli mostro la lettera per “gli uomini in bianco" accetta di consegnarla.
  • Nella mia lettera, offro ogni tipo di aiuto che posso agli Assassini nella loro lotta contro Cesare. Potrebbe essere l’unica cosa per proteggermi da lui. Passo il resto della giornata in mezzo alla gente. In aree ben illuminate. Se veramente vogliono trovarmi, sono pur certa che lo faranno.
  • Francesco Vecellio, il giovane pittore. Non lo avrei mai immaginato. Mi dice che quella lista è stata data a qualcuno di affidabile e che presto potrò finire di preoccuparmi. Ma il mio lavoro è lungi dall’essere terminato.

Chi semina vento, raccoglie tempesta

Gli Assassini mi hanno permesso di seguirli, ma non vogliono che mi immischi quando si occuperanno dei nomi della mia lista. Voglio vederli. Voglio vedere come portano a termine una missione.

Licenziato

Non vorrei che Rocco Tiepolo morisse, ma una gran parte dell’esercito di Cesare gli è fedele. Non possiamo tirare troppo la corda, per cui non abbiamo altra scelta.

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Licenziato.

  • I mercenari che si allenano sono uccisi in un soffio! Gli Assassini coordinano la mira, scoccano quasi all’unisono, e ogni colpo colpisce il bersaglio!
  • Più mercenari si ammassano sulla piattaforma di allenamento, con addosso armature pesanti. Gli Assassini si avvicinano, veloci come la luce! Attaccano a coppie, traendo vantaggio dalla velocità rallentata dei nemici in armatura. La seconda ondata viene presto sopraffatta!
  • Gli Assassini aspettano prima di entrare nell’edificio. Fanno cenno di avvicinarmi.
  • Vogliono sapere dove si trovano i meccanismi di difesa all’interno. Indico le mura, descrivendo ciò che c’è sull’altro lato di ognuna. Prima che abbia finito, sono già partiti!
  • I mercenari più anziani si mettono a lato di Rocco. Noi siamo più di loro, ma riescono comunque ad uccidere due di noi prima di essere sconfitti!
  • Rocco ondeggia una spada corta, sfidando una dozzina di Assassini. Sa già di aver perso, eppure ha un ampio sorriso in viso. Questa è la fine che ha sempre voluto! Gli Assassini non deludono le sue aspettative.

Mai più

Teniamo d’occhio i buffoni che si esibiscono per strada. Stanno facendo una danza ridicola, caricati dalla musica di uno strumento ammaccato. Sono talmente presi dalla loro danza che a malapena si accorgono della folla che li circonda.

  • Gli Assassini cominciano ad infiltrarsi nella folla, silenziosi, riempiendola presto di cappucci bianchi.
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Mai più.

  • Caha si gira e lancia una bomba fumogena sulla folla! Alcuni degli Assassini soffocano! Altri si scansano e cominciano l’inseguimento! Apro il mio ventaglio per far disperdere gli astanti.
  • La folla si disperde e Cahin cerca di sfuggire. Fallisce! Gli Assassini lo bloccano! Estrae un sottile pugnale, poca cosa contro gli stocchi avversari. Ma è agile abbastanza per stargli dietro per un pò, anche se riesce a ferire un uomo in faccia, anche se presto collassa sotto quattro spade pronte a tagliargli la gola!
  • Caha urla il nome di suo fratello! Si gira per affrontarci, sfoderando la spada! Sta puntando a me!
  • Gli Assassini resistono. Sembra si divertano! Paro l’attacco di Caha con le lame del mio ventaglio e la ferisco ad un braccio. L’arma le cade e comicia a dare calci e pugni, ai quali rispondo senza esitazione! Alla fine cede e striscia verso il cadavere di suo fratello.
  • Caha culla il suo corpo. Gli toglie la maschera e gli accarezza la guancia. Non nota gli Assassini che le si avvicinano da dietro. Non sente il rumore della balestra che viene ricaricata né il sibilo del dardo che le si conficca in testa.

Sconfitto

Gli Assassini intendono colpire la bottega di Baltasar. Un diversivo. Li porto direttamente al suo vero covo, che si trova isolati più avanti. Non si farà cogliere di sorpresa tanto facilmente.

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Sconfitto.

  • Gli Assassini riescono ad evitare la prima trappola. Spalancano la porta principale e schizzano via, causando un’incredibile esplosione che sradica gran parte della struttura! Non ho mai visto niente del genere!
  • Siamo dentro. Niente. Cerchiamo botole. Lì! Una scala a pioli abbattuta che porta al piano superiore!
  • Uno degli Assassini ci apre la strada. Sentiamo il sibilo delle sue lame sguainate! Il colpo quando vanno a segno! Urla!
  • Spingono un uomo ferito sul piano dove ci troviamo noi. Il viso rosso, gli occhi umidi. Ci dice che c’era un uomo dietro l’angolo, nascosto nell’ombra. Era una trappola un pupazzo riempito con chissà quale polvere urticante! Riesco a sentirla, è pungente.
  • Guardo fuori dalla finestra accanto a me. Baltasar! È fuori, e ha una torcia in mano. Vedo lo shock nei suoi occhi quando mi riconosce. Sta dando fuoco all’edificio!
  • Scappiamo dal palazzo! Riusciamo a raggiungere la strada prima che le fiamme diventino fuori controllo. Non c’è nessun segno della spia; temo sia fuggito da Roma. Questo gioco sembra piacergli.

Bersaglio in movimento

Baltasar è riuscito a scappare, e io non posso permettere che viva. Abbiamo spiato insieme gli Assassini e io so molto più di quanto non credano. Sono un peso. D’altra parte, Baltasar potrebbe aver detto a Cesare del mio tradimento, e ciò significa che il Borgia si metterà a cercarmi. Lo devo trovare!

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Bersaglio in movimento.

  • Tengo d’occhio la bottega di Baltasar. Non credo tornerà tanto presto, ma c’è una piccola possibilità che si sia lasciato dietro qualcosa di rilevante. La notte passa. Se decidesse di tornare proprio ora, non riuscirei mai a vederlo.
  • C’è poco nel suo nascondiglio ormai devastato, ma cerco comunque i rottami di un indizio qualsiasi che possa condurmi a lui. Trovo una lettera risparmiata dalle fiamme.
  • Istruzioni. Baltasar ammira il mio modo di agire. Vuole incontrarmi. Per discutere. E stringere un patto migliore.
  • Arrivo al magazzino, lo passo in perlustrazione. C’è solo Baltasar che siede ad un tavolo al suo interno. Mi fa un inchino e mi invita a sedermi. Cerca di indovinare il mio piano, quali siano le motivazioni che mi muovono. Ha ragione su molti punti. Non ha detto a Cesare del mio tradimento; una cosa del genere non sarebbe una buona pubblicità per la prima spia di Cesare.
  • Si scusa. Molti soldati saltano fuori dall’ombra! Prendono la mira. Io piego la testa.
  • Mi preparo per i colpi che seguiranno, ma non sento nessuno sparo! Apro gli occhi. Baltasar è morto, ricurvo sopra il tavolo! Anche I suoi uomini sono morti, una freccia che fuoriesce da ognuno di loro. Gli Assassini!

Ben giocata

Baltasar ed io abbiamo creato Il Lupo. Si abbiglia come i suoi nemici. Sa usare le loro stesse armi complicate. Conosce le loro tecniche. Efficaci, se non perfette, imitazioni. Con Baltasar morto, Il Lupo è l’ultimo rimasto che può legarmi ancora al male fatto in passato agli Assassini.

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Ben giocata.

  • Abbiamo un segnale. Un simbolo sulla statua di Pasquino. Ci incontreremo al molo al tramonto.
  • Sento un urlo! Un tonfo dietro di me! Il Lupo ha sguainato le lame. Sembrano più tozze di quelle di un Assassino, ma il sangue visibile su di esse non mette in dubbio la loro efficacia. Mi ha detto che mi hanno seguita. Ma non per molto.
  • Il Lupo mi chiede perché l’ho convocato. Indico una nave vicino al pontile. Gli spiego che Cesare vuole che uccida un uomo a bordo. Tutte bugie. Osserva la nave. Considera l’incarico. Domanda come farà a raggiungerla senza essere visto.
  • Con calma dispiego le lame del mio ventaglio e poi gliele tiro addosso! Risponde schiaffeggiando l’aria. Cado a terra, il naso che sanguina! Le sue lame a forma di zanna sono di nuovo all’attacco. Vuole uccidermi!
  • Mi corre incontro! Io balzo verso di lui, colpendolo alle gambe. Cade a terra, ma si rimette in piedi senza apparente difficoltà, rotolando! Sguaina uno stocco. Non ho difese! Se solo... Funziona, maledizione, funziona!
  • Cade in ginocchio, vomitando! Il suo intero corpo è scosso dai tremiti. Mi maledice. Mi interroga. Non gli rispondo. Una volta che il veleno ha fatto effetto, faccio finire il suo cadavere in acqua. Sollevata di non avere testimoni in giro, lascio il molo.

Non mentre il piccolo guarda

Non ho mai visto papà così arrabbiato. Ha rotto tre piatti e il suo bicchiere. Ha detto che cinque dei suoi uomini sono stati uccisi dagli Assassini. Io gli chiedo cos’è un Assassino, ma lui non mi risponde.

In trappola

Papà ha chiesto a Fiora di cenare con lui. È arrabbiato con lei. Dice che è una bugiarda. Io gli ho detto che mi è simpatica, ma per lui rimane una traditrice.

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In trappola.

  • Papà mi manda fuori dalla stanza, ma rimango dietro l’angolo ad origliare. Non mi sembra più arrabbiato. Le sposta la sedia. Le riempie il bicchiere di vino. Sorridono.
  • Stanno parlando degli amici di papà che sono stati uccisi. Lei sembra sorpresa.
  • Papà le chiede degli Assassini. Lei dice che li ha tenuti d’occhio come lui voleva.
  • Consus è in piedi vicino a me. Sta guardando. Non parla molto. Papà dice che non è reale, ma io lo vedo.
  • Fiora non vuole bere il vino! Papà le chiede perchè non si fida di lui. Lei vuole sapere se lui si fida di lei. Lui le risponde di no.
  • Cominciano a discutere. Molte persone rimangono zitte quando papà gli urla contro; Fiora, invece, gli risponde. Consus dice che devo andarmene, e io obbedisco.

Aiutando se stessa

Non riesco a dormire molto. Il nonno dice che ho troppi pensieri in testa. Dice che papà da piccolo aveva lo stesso problema. Stanotte, però qualcun’altro è rimasto sveglio. Ne sento i passi su per le scale.

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Aiutando se stessa.

  • La vedo all’ingresso. La finestra è aperta dietro di lei . Non mi vede.
  • Fiora cammina lungo il corridoio ed entra nello studio. Ma che sta cercando?
  • Apre i cassetti e i forzieri di papà. Anche io lo faccio quando lui non c’è, ma non riesco mai a trovare niente di divertente.
  • Comincia a bussare contro i muri, ascoltando, abbastanza piano da non svegliare nessuno. Vorrei giocare anch’io, ma non voglio finire nei guai, per cui aspetto.
  • Cerca sotto il tappeto. Io rimango dietro l’angolo. Non ho mai pensato a guardare là sotto! Forse ha trovato qualcosa? No.
  • Chiedo a Consus se Fiora vuole uccidere papà. Dice di no. È qui per la Mela.

Destino

Lascio Fiora e corro alla Mela. Il nonno la tiene nella sua libreria. La tolgo dal suo involucro e la guardo luccicare! Sento I passi di Fiora nel corridoio.

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Destino.

  • Fiora mi ha visto. Mi chiede di darle la Mela. Le chiedo se vuole giocare con me.
  • Consus dice di dargliela. Io rido e dico a Fiora che prima dovrà acchiapparmi!
  • Corro! La Mela riempie il corridoio di luce colorata! Canta. Fiora mi dice di fermarmi!
  • Papà si è svegliato. Sento la sua porta che si apre. Mi chiama. Fiora cerca di prendermi la Mela, ma quella manda lampi quando lei si avvicina. Lei si ferma. Sembra spaventata! Sta ancora giocando?
  • La chiamo. Ma lei non risponde. Le tocco un braccio ma lei mi spinge via. Urla!
  • Papà vede Fiora pietrificarsi. Ride. Prende la Mela dalle mie mani e mi dice di andarmene. Ho paura, adesso. Gli chiedo se le farà del male. Lui risponde di sì.

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