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Roma: Capitolo 2 - Giovanni Borgia

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Eraicon - Project Legacy.png

Giovanni Borgia, capitolo 2 della sezione "Roma" del gioco su Facebook Assassin's Creed: Project Legacy.

Dettagli dei ricordi

Soggetto: Giovanni Borgia
Luogo: Roma, Italia
Periodo: 1503 d.C

Video introduttivo

Assassin's Creed Project Legacy - Rome, Chapter 2 - Giovanni Borgia00:36

Assassin's Creed Project Legacy - Rome, Chapter 2 - Giovanni Borgia

Il DDS cercherà di sincronizzarti con i ricordi di un bambino. All’inizio potresti sentirti confuso, e la tua capacità di produrre pensieri complessi potrebbe risultare compromessa, ma la tua mente dovrebbe adattarsi piuttosto in fretta.

La vera identità dei genitori di Giovanni Borgia, il “Figlio di Roma”, è stata per lungo tempo fonte di perplessità tra gli esperti di storia. Ma ciò che ancora di più risulta misterioso è la pressoché insignificante vita da lui condotta in seguito. Come può una persona rimanere illesa dopo essersi trovata proprio al centro di un uragano? Il tuo compito è di capire cosa la storia ci ha tenuto nascosto.

Natura contro educazione

Papà dice che Roma non è un posto sicuro per me. Dice che ci sono persone che vogliono farci del male. Quando gli chiedo perché, risponde che il motivo è che sanno che siamo migliori di loro. Dice che dobbiamo restare tutti uniti. Mi insegneranno ad essere forte.

Potere

Papà mi insegna a combattere con una spada di legno. Dice che un giorno ne potrò usare una vera e che, per quando arriverà quel giorno, devo diventare bravo. Ma lui è troppo forte! A volte penso che voglia farmi male.

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Potere.

  • Papà mi sgrida quando la spada mi sfugge e finisce per terra. Io gli dico che mi dispiace ma lui mi risponde che devo fare più attenzione e dispiacermi di meno.
  • Dice di tenere in alto la spada e io ci provo mentre mi colpisce con la sua. La spade mi cade dalle mani. È di nuovo arrabbiato.
  • Raccolgo la mia arma. Papà mi tocca la testa con il taglio della sua. Fa male! Mi pungola sulla spalla. Lo imploro di fermarsi! Un nemico non lo farebbe, dice.
  • Mi muovo in fretta, cercando di colpirlo ad un ginocchio! Ma lui si sposta fuori portata!
  • Comincio a piangere, mentre lui mi ride in faccia! Gli corro incontro e cerco di pugnalarlo all’addome. Ma lui blocca il mio affondo! Io cerco di divincolarmi ancora ed ancora. Grido. Non riesco a colpirlo!
  • Papà di calmarmi. Dice che ho fatto un buon lavoro, oggi; e che se ho bisogno di piangere ed arrabbiarmi per combattere, allora lui mi farà piangere anche domani. Dice che sto imparando.

Ambizione

Oggi gioco con la zia Lucrezia, la sorella di papà. La maggior parte delle volte ha uno sguardo triste, ma quando è con me sembra più felice. Dice che oggi mi insegnerà come funziona il mondo. E promette che non mi tratterà come un bambino. Io le prometto che non la tratterò come un adulto e lei scoppia a ridere. Rido con lei.

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Ambizione.

  • La zia mi chiede cosa farei se qualcuno facesse male alla mia famiglia. Io le chiedo come mai qualcuno dovrebbe fare una cosa del genere. Lei risponde che chiunque lo farebbe.
  • Le dico che colpirei i cattivi con una spada. Mi chiede cosa intendo con “cattivi”. Intendo quelle persone che vogliono il male altrui, le rispondo. Quelli che giocano sporco. D’un tratto sembra essere tornata triste.
  • Mi dice che esistono modi per uccidere senza che nessuno se ne accorga. Un pò di veleno nel cibo, per esempio. Le chiedo se papà volesse avvelenare Fiora. Ma lei non risponde.
  • Chiedo alla zia della mia mamma, se la conosceva. Risponde di sì. La mia mamma era giovane. Troppo, per sapere in cosa si stava cacciando. Le chiedo dov’è la mia mamma ora. Posso vederla? Lei risponde che non lo sa, ma è sicura che lei voglia molto bene.
  • Chiedo alla zia perché non piacciamo a certe persone. Perché siamo potenti, risponde. Perchè siamo ricchi. La gente è invidiosa. E allora le chiedo perché non possiamo far diventare ricchi e potenti anche loro. Ride ancora.
  • La zia mi raccomanda di non fidarmi mai di nessuno. Nè di papà, nè del nonno. E di lei posso fidarmi? Scoppia in lacrime, per cui la lascio da sola.

Religione

Il nonno mi lascerà giocare con la Mela, oggi! Mi ha detto che non è un giocattolo, ma secondo me lo è. Luccica. Fa strani rumori. E a volte mi parla, proprio come Consus.

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Religione.

  • Il nonno mi chiede di Consus. Vuole sapere come faccio a parlare con lui. Consus non è qui. Non ha voglia di giocare quando il nonno è nei paraggi.
  • Il nonno mi chiede se la Mela mi sta parlando. Sì. Mi chiede cosa sta dicendo. Dice: AVVICINATI. SVUOTA LA MENTE. Il nonno mi dice di raccoglierla.
  • Sollevo la Mela. La stanza mi sembra buffa. I muri sembrano piegarsi, si muovono come se stessero respirando. Il nonno mi ordina di fermarmi! Ha paura. Poggio la Mela a terra e lui mi chiede scusa.
  • Mi chiede di riprovarci. Di fare apparire un uccello. Gli chiedo cosa intende, e lui si ripete. Crea un uccello.
  • Penso ad un volatile. Un’aquila! Scorgo la sua ombra sul muro. Ma non è ben definita. Mi concentro di più. Sta volando!
  • Il nonno esulta guardando la mia aquila volare sulle pareti! La vede anche lui! Ma quando inizio a ridere, quella scompare. Il nonno scrive qualcosa in un taccuino e mi congeda, dicendo che oggi ho fatto abbastanza.

Umiltà

Papà ha chiesto al suo amico Micheletto di seguire la mia lezione, oggi. Non mi piace quell’uomo. È cattivo. E poi neanche io piaccio a lui, nonostante mi comporti sempre bene.

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Umiltà.

  • Micheletto mi chiede se so come sferrare un calcio efficace. Rispondo che, se dovessi dare un calcio a qualcuno, lo colpirei al ginocchio. Lì farebbe male, dice lui. C’è una zona del corpo che può fare ancora più male, anche per una donna. Gli chiedo se ha mai colpito una donna, e lui risponde che ne ha colpite tante!
  • Micheletto mi fa cadere a terra e mi ordina di rialzarmi! Provo a rimettermi in piedi, ma lui mi blocca! Mi dice che sarei morto prima di riuscire a contare fino a dieci. Dice che tutto questo è una perdita di tempo!
  • Gli mordo una caviglia! Lui mi solleva prendendomi per la camicia, e mi tiene sospeso a mezz’aria! Urlo, voglio mio padre; ma nessuno mi sente!
  • Micheletto mi dice che mordere può fare la differenza se qualcuno di trattiene, ma poi mi chiede cosa faro quando mi romperà i denti. Lo prego di non farlo!
  • Fa finta di sbattermi contro il muro, ma all’ultimo si ferma. Mi chiede se me la sono fatta addosso. No, non l’ho fatto.
  • Micheletto mi chiede se ho imparato qualcosa. Rispondo di no, ma sto mentendo. Ho imparato ad odiarlo.

Spettri

Sono più grande, nei miei sogni. Dico cose che da sveglio non capirei, mentre non potrebbero essere più chiare, quando dormo. In queste occasioni non so più chi sono, anche se riesco a ricordare per un pò alcune cose che ho fatto. Sono andato in posto lontani, e ho ucciso. Sono un messo ed un ipocrita.

Iniziazione

Cosa ha fatto la Sindone a questo povero ragazzino? Dovrebbe sognare dolci e giocattoli, non politica ed omicidio! Non ho mai visto nulla del genere! - Erudito

  • I miei Fratelli sono con me. Ancora non sono dei loro, ma lo sarò presto. Succederà stanotte.
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Iniziazione.

  • Quando gli altri seguono ciecamente la verità, ricorda... nulla è reale.
  • Quando gli altri si piegano alla morale o alla legge, ricorda ... tutto è lecito.
  • Ricevo il loro marchio, un simbolo di sacrificio. Il ferro incandescente mi lascia un segno sulla mano!
  • Ora, ciò che manca è il salto della fede. Mi precedono, ogni Fratello si getta dalla torre e atterra sano e salvo in un mucchio di fieno. Sono liberi, come aquile. Non esito: la caduta si trasforma in volo. Che sensazione magnifica!
  • Perotto. Giovanni ha sognato Perotto! E questo vuol dire che possono esserci anche ricordi di Lucrezia che farebbero arrossire persino Edipo! Sono questioni molto scomode, certo, ma tu devi indagare più a fondo. Io faro di tutto perché niente di tutto questo finisca nelle mani dell’Abstergo. - Erudito

Mentore

I miei Fratelli hanno affidato un bambino alle mie cure. La sua famiglia ci ha a lungo aiutati, ma il ragazzo è ancora troppo piccolo. Il mio compito è iniziarlo all’Ordine, così come fu per me alla sua età.

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Mentore.

  • È un ragazzino ossuto, scheletrico addirittura, ma alto per gli anni che ha. Potrebbe avere qualche difficoltà all’inizio, ma il suo corpo si abituerà all’addestramento.
  • Francesco è incredibilmente appassionato. Continua a fare domande. Mi chiede di ripetere ciò che gli ho spiegato, mentre studia. Non mi permette di andare avanti con le lezioni finché non è sicuro di aver capito tutto. A volte il suo perfezionismo mi innervosisce.
  • Francesco si arrabbia facilmente. Comincia a caricare contro di me senza uno scopo, agitando la spada. Lo colpisco piano ad un fianco per mostrargli quanto facilmente la mia spada abbia superato il suo attacco. Cerco di convincerlo a calmarsi. Quando combatti le emozioni devono restare fuori.
  • Rispondo all’attacco e la spada di Francesco finisce a terra. Vedo che la raccoglie a fatica mentre, con le spalle basse, si arrabbia con se stesso. L’aiuto a prenderla e gli dico di riprovarci, spiegandogli come mantenere un’impugnatura salda.
  • Francesco è pur sempre un bambino. Lo lascio con un gruppetto di ragazzini della sua età in un villaggio vicino. Cominciano a simulare una parata ed è Francesco a guidarla. Sono contento per lui e la sua armatura giocattolo!
  • Credo che Francesco diventerà una grande aggiunta per l’Ordine. È un ragazzo forte, nonostante il suo poco autocontrollo. A volte mi sembra di parlare ad un adulto. Ha più saggezza di quanto i suoi anni lascerebbero pensare.

Pazzia

Sono sopraffatto dagli incubi. Non ho mai conosciuto l’amore, perché quello che ho incontrato mi ha annientato. Sono un Borgia. Eppure i Borgia sono il nemico. Sono un Assassino. Ma anche gli Assassini sono il nemico. Cesare è mio padre. Perotto è mio padre. Perotto. Io sono Perotto. Io sono Giovanni. Non so più chi sono.

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Pazzia.

  • Sto soffocando in un mare di lettere. Devo scrivere. Non so dove ho imparato. Parole d’inchiostro rosso che non riesco a comprendere ricoprono ogni superficie. Prendo la penna e cerco di coprirle, ma persino l’inchiostro nero che uso si perde in quell’oceano scarlatto.
  • Papà mi colpisce con la spada! Cesare mi ha accoltellato alla schiena! Piango. Cado a terra. Voglio liberarmi di lui. Ho voglia di ucciderlo, di mettermi in guai seri. Ma causerei un dispiacere a Lucrezia. Devo correre dalla zia. Farei di tutto per lei.
  • Uomini vestiti di bianco mi circondano. Devo forse insegnargli qualcosa? Ma cosa? Sono solo un bambino. Oppure sono loro che devono insegnare qualcosa a me? I miei allievi. I miei carnefici. È questo il mio futuro?
  • Sento di sapere tanto e, allo stesso tempo, di non sapere nulla. Sono innocente, eppure sento il peso della colpa su di me.
  • Mi metto a cercare quel potente manufatto. So come attivarlo, ma non credo che funzionerà,. Lo farà guarire. Farà guarire me. Mi riprenderò.
  • I miei sogni mi faranno scoppiare. È davvero troppo. Potrò mai svegliarmi? Riuscirò mai a dormire come prima?

Da un diverso punto di vista

Sono di nuovo piccolo. Sono malato. Sto morendo. Ho la Sacra Sindone. Lui mi avvolge in un lenzuolo. Il lenzuolo mi parla. La Sindone mi parla.

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Da un diverso punto di vista.

  • NON SEI ANCORA SVILUPPATO. Curalo! IL SOGGETTO È ANCORA IMMATURO.
  • Che tu sia dannato! Fallo guarire. Chi parla? Chi è che urla? AVVICINATI.
  • Ma fa male! Il DOLORE È QUALCOSA DI PASSEGGERO. Non capisco. NON È NECESSARIO CHE TU CAPISCA.
  • UNA GUARIGIONE È POSSIBILE. MA DIFFICILE. E fallo, allora!
  • È così caldo! È talmente freddo. Attiva tutta la vita che è in me. Mi fa sentire vivo. È fatta? SÍ. Ha funzionato? Rispondi! Ha funzionato?
  • Consus? Ci sei, Consus? DORMI, PICCOLO MIO. DIMENTICA TUTTO .

Troppo lontano

Papà dice che sono troppo morbido. Non vuole guardarmi. Mi viene da piangere, e gli dico che posso essere più forte. Che posso diventare come lui. Me lo fa giurare.

Disturbo della quiete

Papà mi ha di nuovo affidato a Micheletto. L'ho pregato di non farlo, ma lui ha detto che è per il mio bene. Dice che devo vedere il mondo per com’è. Ho portato qualcosa con me, però. Il nonno si arrabbierebbe molto se lo sapesse.

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Disturbo della quiete.

  • Micheletto non mi parla. Cammina veloce. È quasi troppo veloce perchè io riesca a stare al passo.
  • Micheletto si ferma vicino ad un vecchio, un povero sporco. Mi chiedo se Micheletto abbia intenzione di dargli dei soldi. Micheletto mi dice il nome di quell’uomo; devo salutarlo.
  • Questo vecchio è simpatico. Dice che gli ricordo suo figlio. Vuole sapere quanti anni ho. Ne ho cinque, rispondo.
  • Micheletto si mette un dito sulle labbra. Rimango tranquillo mentre l’uomo parla. Micheletto tira fuori una corda e la stringe attorno al suo collo!
  • Micheletto tira l’uomo in alto, tenendolo per la corda! Sta soffocando! Lo vedo scalciare ed agitarsi! Imploro Micheletto di smetterla. Ma lui sorride e basta!
  • L’uomo è morto! Micheletto chiede se mi sono divertito. Dico di no! Secondo lui diventerà più divertente dopo averci provato un altro paio di volte.

Il giusto castigo

Scappo da Micheletto! Lo sento imprecare, mentre corre al mio inseguimento! È troppo veloce! Cerco di infilarmi in un’altra strada, ma lui mi è alle costole!

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Il giusto castigo.

  • Micheletto sfodera di nuovo la corda! Come la tiene stretta tra le mani!
  • Io tiro fuori la Mela! Micheletto è sbalordito! Ma cerca comunque di afferrarmi!
  • LIBERA LA MENTE. CONCENTRATI. Sento le parole di Consus.
  • Cerco di pensare a qualcosa. Qualsiasi cosa! Ho troppa paura!
  • Papà! Aiutami! Papà!
  • Papà mi viene incontro! Si gira verso Micheletto e sfodera la spada! Micheletto si scusa e lascia andare la corda! Corro da Papà, ma lui scompare! Micheletto corre via!

Trovare chiarezza

Odio mio padre. Al nonno interessa solo la Mela. La zia è sempre triste. Non voglio stare con loro! Voglio andare via.

Segui le briciole di pane

Un piccione entra volando nella mia camera! Ha qualcosa legato ad una zampa! La prendo e lui vola via. Guardo il messaggio, ma non riesco a leggerlo.

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Segui le briciole di pane.

  • È Consus a dirmi che c’è scritto. Mi chiedono di recarmi alla fontana in piazza. Una caccia al tesoro! Io adoro le cacce al tesoro!
  • Nessuno mi nota. È facile passare inosservato, se rimango calmo. Il nonno sta leggendo un libro. Non mi vede.
  • La zia piange di nuovo. Sono certo che piangerà di più se mi vede andarmene. Supero la sua stanza.
  • Papà non è in città. Ma non mi vedrebbe in ogni caso.
  • Le guardie sono al loro posto. Sono vicine alle porte. Qualcuno gli urla un ordine e loro si sbrigano ad eseguirlo! Corro verso le porte aperte!
  • Mi precipito alla fontana. Una delle statue ha un altro messaggio in mano! Lo prendo. Dice che devo trovare la strada. E che devo usare gli “altri occhi”.

I miei occhi

Nei messaggi c’era scritto di usare un vista tipo di vista diversa. A volte vedo cose che non ci sono. Segni, onde, linee. Ne cerco qualcuna attorno alla fontana. Mi piace questo gioco!

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I miei occhi.

  • Sto cerando una freccia, oppure delle impronte. Ma non vedo niente. In effetti, il messaggio non diceva cosa devo cercare. Ecco! C’è un uomo che risalta in mezzo agli altri. Gli corro appresso!
  • Mi precipito in strada. L’uomo non c’è più. Ma dove è andato? Alzo lo sguardo. Lì! È lassù! Rido in sua direzione. Mi fa cenno di seguirlo.
  • Quant’è veloce! Riesce a saltare da tetto a tetto. Io cerco di stargli dietro dalla strada!
  • Arriviamo in un altro vicolo. L’uomo solleva una mano. Vuole che mi fermi. Si posa un dito sulle labbra. Devo fare silenzio.
  • Due mendicanti mi hanno visto. Uno non ha i denti. E l’altro ha un coltello! Mi chiedono come mai i miei vestiti sono così curati. Vogliono delle monete!
  • Vedo l’uomo saltare! È così in alto. Ho paura che si farà male. E invece no! Atterra sui mendicanti. Poi sposta le proprie mani. I due perdono sangue!

Ritrovo

Dice di chiamarsi Francesco. Indossa dei vestiti strani, sembrano quelli di un fattucchiere. Dice che non devo avere paura. Non ne ho. Gli dico che voglio andare via con lui.

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Ritrovo.

  • Mi chiede della Mela. Se so dov’è. Gli dico che papà me l’ha nascosta quando ha scoperto che l’avevo presa. Non mi ci lascia più giocare.
  • Consus dice che posso fidarmi di Francesco. Lui può aiutarmi.
  • Non so perché, ma gli dico che lo perdono. Lui mi chiede di ripetere ciò che ho detto. Ma io l’ho già dimenticato.
  • Dice che può portarmi dove vive con i suoi Fratelli. Ma solo se è veramente ciò che voglio. Ma sì che lo è! Gli chiedo se lui è un Assassino. Fa un’espressione buffa.
  • Francesco toglie gli abiti sudici ad uno dei due cadaveri. Me li avvolge intorno. Che puzza! Attraversiamo in fretta la folla. C’è un cavallo che ci aspetta. Mi aiuta a salire in sella.
  • Andiamo al galoppo! Chiedo a Francesco se potrò vedere ancora la zia. Mi risponde che è una scelta che spetta a me, ma anche che dovrò mantenere dei segreti. Grossi segreti.

Anche tu, Bruto

LA TUA MENTE È DANNEGGIATA, RAGAZZO. I TUOI RICORDI APPARTENGONO A UOMINI DEL PASSATO. VITE CHE UN TEMPO POPOLAVANO LA TERRA, ESISTERANNO DI NUOVO. ANDRAI A PICCO, O PERIRAI.

Nei meandri della mente

Ho sognato di nuovo la caverna! Faccio scorrere le mie mani spettrali sulle sue pareti, riconoscendo ogni crepa al tatto. C’è scritto qualcosa, ma non riesco a leggere. È scolpito nella roccia. Inciso nelle ombre. Risposte inafferrabili si alternano nel torpore che mi circonda.

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Nei meandri della mente.

  • Mi sollevo in aria senza peso né costrizioni! Sono aria, sono vento. No, sono più di quello, mentre sorvolo la città, e poi campi e foreste. Ancora una volta mi trovo ad analizzare la strada, pur sapendo che l’avrò dimenticata una volta sveglio.
  • Li sento. Moniti. Profezie di un destino segnato. Incubi! Mi chiamano. Devo andare.
  • Vedo un volto. Il mio e, accanto, quello di mio padre. Il mio Cesare. Gli avvoltoi banchettano con i suoi resti, lasciando nude le sue ossa!
  • Cesare bacia Cleopatra mentre Roma brucia! Gli urlo contro! Girati! Vai a salvare il tuo popolo!
  • Ventitrè lame. Ventitrè chiavi.
  • INFORMAZIONI IN ECCESSO FACILMENTE RICONVERTITE. IRRILEVANTE.

Intervento

Crolliamo in ginocchio, l’aria che ci brucia I polmoni mentre tentiamo di comprendere la meraviglia che abbiamo di fronte. Giovanni sogna. Bruto si è svegliato. Questa stessa caverna ha corrotto i sogni di entrambi. Abbiamo passato notti e notti ad esplorarla. Ci sentivamo obbligati a farlo.

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Intervento.

  • È qui che ci riuniremo. Sarà qui che progetteremo la disfatta del nostro nemico, alleato, padre, il nostro dittatore. Tutti e quaranta noi senatori. Un ragazzo, un sognatore. Ognuno di loro è un liberatore. Ognuno di loro un Assassino.
  • La prima riunione si è conclusa. Il problema è evidente, la nostra risposta indefinita. Cesare si allontana dal Senato, ripone la sua fiducia in governanti stranieri mentre assume l’ego e la pomposità della puttana egiziana con cui si accompagna. Il Borgia, invece, si allontana anche dalla sua famiglia, lasciando Giovanni nelle mani del suo cane rabbioso.
  • Cesare rifiuta di alzarsi mentre si rivolge a noi, beffandosi delle nostre preoccupazioni. Ha formato un suo senato personale, pieno di imbroglioni, manipolatori, di gente che non dovrebbe impicciarsi degli affari di Roma. Papà ha che fare con mostri ed assassini; non devono fare del male alla gente di Roma.
  • I miei Fratelli vogliono sangue, ma non credo di essere in grado di versarlo. Roma non sarà mai libera finché papà è in vita.
  • Abbiamo trovato delle tracce di qualunque cosa ci abbia portati a questo punto. Bisbigli. Luci che scivolano sulle crepe, sul suolo. Un ingresso che è un enigma. Al quale dobbiamo trovare una soluzione.
  • TI HO DETTO CHE DEVI CONCENTRARTI. E io dico che mi sono concentrato abbastanza. PENSI TROPPO AL PASSATO. No, sono già nel futuro.

Sonnambulo

SVEGLIATI, RAGAZZO. Sono sveglio! Guardia, i miei occhi sono aperti. Devo trovare un'arma. Devo a Cesare ventitrè coltellate.

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Sonnambulo.

  • Trovo un pugnale nella stanza in cui io e papà ci alleniamo di solito con le spade di legno. Qualcuno l'ha messo in alto, ma salgo su una sedia e lo raggiungo. Lui ancora non mi permette di usare una lama vera, e mi piace la sensazione di sentirla in mano.
  • Oggi. Oggi sono le Idi di Marzo. Troverò Cesare nel Teatro di Pompeo. Sgattaiolo lungo il corridoio. Cleopatra dorme ancora.
  • QUESTO E' SOLO NELLA TUA TESTA. PENSA!
  • Gli altri senatori non ci sono! Avevamo un piano! Devono avere avuto paura. Allora andrò da solo.
  • Cesare Borgia sta russando. Io sono piccolo, ma posso riuscire ad ucciderlo se faccio piano. Sollevo il pugnale e lo guardo in faccia. Papà?
  • Micheletto mi toglie l'arma e mi butta fuori dalla stanza. Cerco di urlare ma lui mi tappa la bocca! Non volevo farlo! Per favore, lasciami andare, ti prego! IL DOLORE E' SOLO QUALCOSA DI TEMPORANEO.

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