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Roma: Capitolo 4 - Giovanni Borgia

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Giovanni Borgia, capitolo 4 della serie "Roma" del gioco su Facebook Assassin's Creed: Project Legacy.

Dettagli dei ricordi

Soggetto: Giovanni Borgia
Luogo: Messico
Periodo: 1520

Video introduttivo

Assasin's Creed Project Legacy - Rome, Chapter 4 - Giovanni Borgia00:40

Assasin's Creed Project Legacy - Rome, Chapter 4 - Giovanni Borgia

Ci stiamo preparando alla sincronizzazione. Sappi che stiamo riscontrando un piccolo errore di sistema, a causa del quale potresti avvertire un acuto ronzio nelle orecchie. Dovrebbe sparire non appena avuto accesso al ricordo.

Il saccheggio del Nuovo Mondo avvenne nel XV secolo, quando gli esploratori si tramutarono in Invasori. La Noche Triste o, La Notte Triste, è il nome dato alla sanguinosa rivolta che gli aztechi hanno condotto contro i conquistadores spagnoli; lo stesso Hernàn Cortès fu infine costretto ad allontanarsi da Tenochtitlan. I vari racconti del massacro presentano posizioni divergenti. Scopri qual è verità.

Lungimiranza

La mia caccia continua. Dobbiamo trovare quelle antiche reliquie, per studiarle. La Confraternita ha stretto legami, stretto accordi, e mi ha assicurato un posto sulla nave di Hernán Cortés. Siamo in rotta per il Nuovo Mondo. Il Messico.

Calcoli

Agli spagnoli mi sono presentato come Botello, soldato e studioso. Ho lavorato a lungo per perfezionare il mio accento e trovare il travestimento adatto. Credono che sia uno di loro. Devo prendere nota del loro viaggio, anche se per necessità dovrò omettere certi particolari.

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Calcoli.

  • Studio le mappe e le carte, a volte comparandole ai movimenti delle stelle. Sono sicuro che stiamo seguendo la rotta giusta!
  • La ciurma non ha mai visto i miei attrezzi, le lenti e gli strumenti che uso per studiare cose che questa gente non conosce.
  • A bordo si dice che sia un astronomo. Un mago. Pensano che la mia presenza porterà loro fortuna, per cui non li correggo.
  • Con tutto quello che so, che ho visto di persona, non posso non meravigliarmi dell’immensità del mare. Quali segreti giacciono nelle sue profondità? Relitti? Intere città? Risposte?
  • Sto tenendo un diario del viaggio, con tutte le direzioni che abbiamo seguito e tutti gli ostacoli che abbiamo incontrato. Uso un alfabeto cifrato. Una tale precisione, quasi ossessiva per i dettagli sarebbe troppo anche per uno scienziato. Ma per un Fratello, invece, sarebbe molto facile leggervi tra le righe.
  • Approdiamo presto. Come mi batte il cuore! Ho studiato alcuni ritrovamenti, questi Frutti dell’Eden, e raramente li ho potuti toccare. Ho passato la vita a fare teorie e a tracciare percorsi, ma mai prima ho avuto l’opportunità di cercarne uno.

In profondità

Siamo arrivati! Mentre ci avviciniamo alla capitale azteca, Tenochtitlan, ci accorgiamo di essere circondati da molti uomini. Se ci fossero ostili, non avremo alcuna speranza. Ma per fortuna, degli alleati ci aiutano a negoziare.

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In profondità.

  • Cortés ha stretto una profonda amicizia con una schiava Nahua di nome Malinalli. Sebbene non parli spagnolo, la donna conosce molti dialetti tribali. Ci fa da interprete, anche se possiamo solo immaginare quello che dice.
  • I nativi parlano di un uomo con la barba, uno straniero come noi, che vive con i Maya a Chetumal. Uno dei nostri primi obbiettivi è di trovarlo.
  • Malinalli ci condurrà dai Maya di Chetumal. Ci sono spagnoli tra di loro! Gonzalo Guerrero e Gerónimo de Aguilar, vittime di un naufragio quasi dieci anni fa e ora ospiti permanenti delle tribù locali.
  • Malinalli e Aguilar parlano una lingua Maya per comunicare; cosa che a Cortés attira non poco. La gente di Tenochtitlan parlerà Nahuatl, una lingua che Aguilar non conosce. Malinalli tradurrà in lingua Maya. Aguilar tradurrà la lingua Maya in spagnolo. Sarà una cosa lenta e confusionaria, ma funzionerà!
  • Siamo troppo pochi per entrare a Tenochtitlan senza una scorta. Cercheremo aiuto presso i Tlaxcalan, degli indigeni che ancora non si sono sottomessi agli Aztechi.
  • Cortés, attraverso le parole di Aguilar e Malinalli, ha fatto grandi promesse ai Tlaxcalan. Sospetto che gli spagnoli vogliano usare questa gente per conquistare gli aztechi. Non voglio essere coinvolto nei loro piani, ma devo evitare che gli spagnoli trovino la reliquia. È troppo importante.

Il Dio del Sole

La vista di Tenochtitlan è mozzafiato! Non immaginavo la grandezza di questa civiltà. La capitale è enorme, attraversata da canali lastricati pieni di barche, e grandi templi che si innalzano fino al cielo.

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Il Dio del Sole.

  • Devono essere almeno cento mila gli abitanti di questo posto. No... più del doppio. Se ci fossero ostili, non avremmo possibilità. Studio i miei ospiti spagnoli. Comincio a temere le loro armi e le armature. Siamo sicuri che gli aztechi capiranno cosa vogliono fare?
  • Gli aztechi organizzeranno un banchetto per conoscerci. I nostri ambasciatori Tlaxcalan li incontrano. Discutono. Le voci si alzano e sento che scoppierà violenza. Con la mano accarezzo la spada!
  • Entrambe le fazioni si sono calmate. Malinalli traduce per Aguilar. Aguilar dice che incontreremo il leader di Tenochtitlan, Montezuma. Un'opportunità riservata a pochi: a quanto pare Montezuma preferisce non mostrarsi al suo popolo.
  • Mentre aspettiamo, a Guererro viene un’idea. Dobbiamo levarci gli elmi. Gli uomini con la barba più lunga saranno avanti. Siamo Dei. Dobbiamo convincerli di questo.
  • Montezuma arriva, seguito da centinaia dei suoi uomini divisi in due gruppi. Procedono scalzi, e con addosso costumi tipici. Montezuma sta nel centro con un consigliere ad entrambi lati. Cortés mi chiede di annotare di questo incontro, nei miei appunti.
  • Grazie ai nostri abili interpreti, lo stratagemma funziona. Aguilar traduce le parole di Montezuma. "Siete infine giunti, avete conosciuto dolore e stanchezza. Ora venite sulla Terra, entrate nel vostro palazzo e riposatevi. Che i nostri Signori entrino nella loro Regno."

Il massacro del tempio

Montezuma ci ha invitati a stare nei suoi appartamenti. Alcuni dei miei compagni credono stia cercando di coglierci di sorpresa, ma le sue parole mi sembrano piene di genuino favore verso di noi. Se non crede che siamo Dei, non lo da a vedere. Oggi è la festa di Toxcatl, una cerimonia molto importante.

Osservanza religiosa

Mentre cerco la reliquia, osservo gli strani rituali del popolo Azteco. Sono felici di darmi loro icone religiose e di raccontarmi le loro leggende, nonostante sia difficile tradurle. Le aggiungo al mio diario.

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Osservanza religiosa.

  • Gli aztechi hanno vestito un giovane come una delle loro divinità. Suona il flauto e distribuisce fiori. Lo trattano come un dio, facendolo sfilare per tutta Tenochtitlan insieme ad uno stuolo di donne bellissime. Lo venerano.
  • Quest’uomo è una manifestazione del loro dio Tezcatlipoca. È vestito di conchiglie e oro, come anche molti degli invitati. I più nobili sono ricoperti da gioielli talmente preziosi che sarebbe difficile attribuirgli un prezzo. Gli spagnoli sono irrequieti. E ingordi.
  • Tezcatlipoca mostra agli spagnoli la sua pipa di tabacco. Li invita a fumarla. A cantare. A ballare. Non si rende conto di quanto la cosa li disgusti.
  • Alcune donne sembrano dee. Mi seguono, curiose. Le studio, curioso a mia volta. Loro ridono e arrossiscono.
  • Tezcatlipoca vuole vedere il mio diario. Scopre i miei disegni di lui in quel suo bizzarro costume. Ridiamo insieme.
  • La processione continua fino in cima al tempio. Tezcatlipoca ha molti flauti con se. Per ogni passo che fa, uno viene rotto. Oggi è un giorno di festa; mi chiedo se le storie che ho sentito siano false. Non sembrano selvaggi.

Caccia al tesoro

Non ho perso di vista il mio obiettivo. Con tutti quegli idoli e sculture a Tenochtitlan, comincio a dubitare di riuscire a localizzare la reliquia. Ho solo un luogo, ma non so come è fatto, e nessuno può aiutarmi.

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Caccia al tesoro.

  • Tutti guardano la cerimonia. Cosa che mi permette per un attimo di cercare in tranquillità. Non credo che la reliquia sia una semplice gemma o una incisione, ma controllo comunque. L’arte azteca è sorprendente, ma non abbastanza da essere quello che cerco.
  • Con la scusa di ammirare i loro vestiti, squadro i sacerdoti e i nobili di Tenochtitlan. Che si tratti di una collana? Di un bastone? Di una corona? Niente.
  • Grazie ai nostri interpreti, chiedo alla gente se esista un oggetto con cui loro “parlino”. Annuiscono. Gli dei parlano attraverso tutto, dicono. Io devo solo ascoltare.
  • I templi stessi sono una meraviglia. Quelle intricate incisioni devono aver richiesto una manodopera considerevole. E se fosse sepolta? Se fosse così, come si potrebbe avere accesso ai sotterranei?
  • Cerco degli interruttori. Pannelli. Indovinelli. Niente.
  • Rivolgo lo sguardo all’altare. È intagliato con un’immagine del dio Quetzalcoaltl, il serpente piumato. È circondato da teschi: alcuni di pietra, ma la maggior parte umani. Resto un po’ a guardare l’ossario, ma non trovo nulla.

Avidità

Tezcatlipoca si avvicina all’altare. Gli spagnoli cominciano a diventare irrequieti quando capiscono cosa sta per accadere. I sacerdoti tirano fuori un pugnale in ossidiana. È questa la reliquia? Un altro uomo, vestito come Tezcatlipoca, viene spinto in avanti. Questo è un sacrificio!

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Avidità.

  • Lo sconcerto degli spagnoli è tangibile. Faccio tacere gli interpreti. No! Il rituale sarà pure un’atrocità, ma è una tradizione! Per gli aztechi è una cosa seria! Qualsiasi interferenza da parte nostra ci farebbe ammazzare!
  • L’uomo viene posizionato sull’altare. I movimenti dei danzatori diventano più frenetici! Li vedo roteare gli occhi all’indietro, mentre cominciano a cantare all’unisono. La festa è diventata un caos!
  • Gli spagnoli estraggono le armi! Cerco di convincerli a desistere, ma so che non lo faranno.
  • È una scena brutale! Un sacerdote squarcia il petto di Tezcatlipoca, estraendo il suo cuore pulsante. I suoi aiutanti cominciano a scuoiare l’uomo e tendono brandelli della sua pelle all’altro Tezcatlipoca, che ora li indossa come fossero una decorazione.
  • Ripuliscono il teschio dell’uomo e lo mettono in un incavo sotto l’altare. Il sacerdote, poi, prende un altro teschio, di cristallo, e lo solleva in aria. Ecco la reliquia! Ne sento i sussurri. Quasi impercettibili, ma familiari!
  • Gli spagnoli si preparano a colpire! Alcuni sono scioccati da cosa hanno appena visto, altri già pronti ad usare questo come scusa per appropriarsi dell’oro azteco. Non importa che succederà, io devo avere quel teschio!

Impensabile

Gli spagnoli hanno iniziato il massacro dei disarmati nobili di Tenochtitlan! Mi dirigo verso il sacerdote, ancora confuso per via dell’attacco improvviso. Tiene ancora il teschio sollevato. Gli spagnoli non l’hanno ancora visto. Il mio tempo per agire sta finendo!

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Impensabile.

  • Gli aztechi esitano. Probabilmente si stanno chiedono perché i loro stessi dei li attaccano? La festa era in loro onore! Vogliono riscuotere il loro debito?
  • Gli spagnoli strappano i gioielli alle loro vittime, e gli aztechi reagiscono con sdegno. La recita è finita! Alcuni di loro sono abbastanza coraggiosi da attaccare, morendo sotto i colpi delle spade spagnole!
  • Mi avvicino al sacerdote da dietro. Non posso rischiare che gli spagnoli vedano il teschio. La mia lama celata penetra fulminea nella schiena dell’uomo. Prendo il teschio prima che cada a terra e lo nascondo velocemente sotto il mantello.
  • Sollecito gli spagnoli alla ritirata. Gli aztechi sono troppi! Tutti a Tenochtitlan sono venuti per la festa di Toxcatl. Ci superano di parecchie migliaia!
  • Alcuni dei nostri amici Tlaxcalan vengono uccisi dagli aztechi! Gli ordinano di bloccare la nostra ritirata.
  • Anche se ho messo le mani su quello che desideravo, non vedo come riusciremo a sopravvivere a tutto questo. Gli spagnoli afferrano Montezuma, e lo costringono a seguirci. Prigioniero nel suo stesso palazzo. Eppure egli ancora si scusa per la reazione del suo popolo. Sento la vergogna che si impossessa di me.

La Noche Triste

La base della nostra resistenza è il palazzo di Montezuma, nel quale ci siamo rifugiati mentre, da fuori, la gente ci urla contro. Per ora, evitano di entrare, probabilmente per l’importanza religiosa del luogo o forse perché teniamo pur sempre in ostaggio il loro leader. Ma non sopravvivremo comunque, anche se restiamo qui.

Io parlo per volere degli Dei

Cortes ha deciso di costringere Montezuma a parlare al suo popolo. L’azteco li riempirà di menzogne, permettendoci di fuggire fino a Tlaxcala. Montezuma non è più dalla nostra parte. Il suo cuore è pieno di dolore. Crede di essere la causa degli avvenimenti delle ultime ore.

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Io parlo per volere degli Dei.

  • Montezuma esce fuori nel balcone, in cima al suo palazzo. Il ruggito della folla cessa.
  • Parla appassionato. Ma percepisco del dolore nella sua voce, dolore che i nostri interpreti, non riescono a replicare.
  • Continua a chiamarci dei, nonostante sia chiaro che non lo creda più. Dice che la violenza della festa è stata una prova di fede. La folla lo schernisce!
  • Li implora di tornare nelle loro case. Dice che parlerà di nuovo tra qualche giorno, dopo aver chiesto un consulto agli dei. I suoi sudditi rispondono con la violenza!
  • Molte pietre vengono scagliate contro Montezuma, e qualcuna lo colpisce in testa. Lui crolla, mentre il sangue inonda la terrazza! I Tlaxcala lo riportano velocemente dentro.
  • Alcuni giorni sono passati. Montezuma è morto. Gli uomini sono distrutti, molti lo consideravano un amico. Cortes in particolare è molto colpito dalla sua morte. Cerco di consolarli, anche solo perché si decidano a muoversi, prima che sia troppo tardi.

Sono troppi!

La gente di Tenochtitlan ha tolto i ponti dalle strade rialzate. Non ci fanno pressioni; ci aspettano fuori. Sanno che non abbiamo scampo, eppure dobbiamo provare. Gli spagnoli preparano un ultimo, disperato tentativo di fuga.

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Sono troppi!

  • Molti soldati nascondono l’oro rubato agli aztechi sotto i vestiti. Ridicolo. Li rallenterà e, infine, li ucciderà. Io non prendo niente a parte il teschio.
  • Continuo a pensare all’artefatto. Deve avere un potere di qualche genere. Forse può aiutarmi a scappare. Ma non funziona, non ci riesco. Mi chiedo se forse non ho sbagliato oggetto, ma no: sembra proprio lui!
  • Cortes rimprovera i suoi uomini per tanta avidità. Gli dice che potrebbero farci uccidere tutti. Potranno riscattarsi, ma prima devono sopravvivere. Alcuni scoppiano in lacrime.
  • Gli spagnoli hanno costruito un piccolo ponte portatile,con il quale potranno attraversare le strade. Non potrà reggerci tutti, ma non abbiamo alternative.
  • Sgattaioliamo fuori di notte. Tenochtitlan è immersa nel silenzio.
  • I sorrisi sulle loro face mi disgustano! Credono che riusciremo a lasciarci tutto alle spalle. Il massacro. Il furto. Sono davvero convinti di aver vinto in astuzia gli aztechi fin quando una freccia trapassa uno dei nostri!

Pedanteria

Pochi membri della Confraternita si intendono di questi artefatti come me, ma Paracelso passa tutto il suo tempo a studiarli mentre io cerco di procurargliene altri. È un uomo fastidioso, rumoroso ed arrogante. Ha pochi amici, ma molti alleati. Forse può aiutarmi a risolvere il mistero.

Solo l'involucro di un uomo

Devo incontrare Paracelso a Basilea. Ricopre una carica importante, lì. Ma dubito che la manterrà ancora per lungo. Nel suo laboratorio trovo un uomo devastato che si agita sul pavimento. Non alza lo sguardo, ma mentre mi avvicino urla pazzie di tutti i generi.

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Solo l'involucro di un uomo.

  • "Tutto è tutto! Il nulla non esiste!" grida.
  • "Io e te siamo metallo, ma non dovremo trafficare con metalli del genere!" Fa venire i brividi. La sua mente rovinata mi ricorda come era la mia quando ero più giovane.
  • "Io conosco la fine di tutto! Di tutto! Devi solo chiedere. Ti interessa? Chiedi! Codardo!"
  • "Consus?" domanda. Gli chiedo di ripetere cosa ha detto. Lui rifiuta. Cerco di sollevarlo e di fissare il suo sguardo vacuo al mio. Lo scuoto e ripeto la domanda!
  • "Consenso," risponde alla fine. "Non do il mio consenso a tutto questo! La mia mente è minuscola come un ditale da cucito. Piena da scoppiare! In rovina !" Gira la testa e indica alcune piccolo ferite. Che Paracelso abbia fatto esperimenti su questo poveretto?
  • Lo trovo in una stanza sul retro, rimuginando su una qualche formula composta per metà da simboli e metà da lettere. Gli chiedo spiegazioni sull’uomo nel laboratorio! Dice che quello ha semplicemente letto cose che non avrebbe dovuto leggere. Le ferite se le è fatte da solo, con le unghie.

Frenologia

Tiro fuori il teschio e gli occhi di Paracelso si infiammano! Tende le mani per prenderlo e io glielo porgo, certo che lo tratterà con delicatezza. Comincia a misurarlo e a fare degli schizzi del teschio, il tutto parlando da solo.

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Frenologia.

  • "Ma cosa fa? No! Ma certo... è per questo che sei qui," dice. "È ovvio che conosca la risposta. Io ho tutte le risposte! Eppure ... sei l’unico che riesca a parlare con questo affare." Faccio per correggerlo ma lui mi ferma con un dito alzato.
  • Scuote il teschio con violenza. Tamburella le dita sulla sua superficie . Lo avvicina ad una candela. Lo immerge nell’acqua. Alla fine sembra quasi deluso; un pò come me. Solleva un sopracciglio.
  • "Sei sicuro che sia questo?" Annuisco. " Sembra morto. Forse tutta la testa era di cristallo, sì? Occhi di cristallo. Naso di cristallo?" Ridiamo entrambi.
  • "Dovremo usare delle soluzioni chimiche. Provocare una reazione! Ma perché scuoti la testa?"
  • Ogni volta che Paracelso muove il teschio, sento un dolore acuto in testa.
  • "Forse serve una chiave," dice. "Non temere! Potrei averla io." Da una cassa estrae un librone e lo piazza sulla sua libreria. È un libro tenuto bene, ma senza decorazioni sulla copertina. " Ti suggerisco di guardare da un’altra parte, a meno che tu non voglia perdere la testa come il povero Johan."

La pietra filosofale

Paracelso studia il libro con la testa fra le mani. Sembra che abbia i paraocchi. "Non devi leggerne troppo tutto insieme," spiega.

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La pietra filosofale.

  • Sebbene mi abbia avvertito, do un’occhiata alla pagina. Completamente vuota. Tutte le pagine lo sono. All’improvviso, la mia mente è affollata da simboli!
  • Cerco di ricordare ciò che vedo, ma non ci riesco! Un momento prima è lì, chiaro come il sole, e un attimo dopo è sparito. Chiedo a Paracelso una penna.
  • "Pazzo! Non puoi leggerlo in quel modo!" Di nuovo, insisto. Mi porta dell’inchiostro e un foglio. Comincio a scrivere.
  • Sono per terra. Il mio naso perde sangue. La testa mi fa male. Paracelso sorride mentre mi aiuta a rimettermi in piedi. Guardo di nuovo nel libro, ma questa volta le pagine rimangono vuote.
  • "Lo sai cosa hai scritto? Queste formule sono qualcosa che non ho mai visto! Non avrei mai potuto immaginare... Devo mettermi al lavoro!" Gli chiedo se siano d’aiuto per quanto riguarda il teschio. Risponde che il teschio è insignificante rispetto a quello che ha appena visto.
  • Io riposo mentre Paracelso armeggia con le sue bilance e mischia sostanze riscaldate. Mette una pepita di argento nel miscuglio e lo rovescia sul bancone. Tratteniamo entrambi il respiro quando quello da argento diventa chiaramente oro! Com’è possibile?

1542 - Italia

Ho vissuto una vita piena. Sono sopravvissuto alle disgrazie della mia famiglia e alla loro corruzione della chiesa. Ho visto, e superato, i pericoli del nuovo mondo e molto altro. Eppure il teschio continua a perseguitarmi. L’unico mistero ancora senza risposta.

Visioni

Da quando sono tornato da Tenochtitlan anni fa, i miei Fratelli hanno cominciato a dubitare delle mie abilità. Anche se ammirano la reliquia che ho trovato, credono che non sia niente più di un Tesoro ricercato. Ma io non mollo.

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Visioni.

  • A Maria non piace che dedichi tanto tempo al teschio. Almeno un’ora ogni giorno. Lo guardo, lo ascolto.
  • La sua voce è diventata più forte col passare degli anni. Sento che sta per succedere qualcosa. Qualcosa verrà a galla.
  • La luce che emana il teschio è più fievole, oggi! Lo scuoto e quello comincia ad emanare dei vortici di luce. Che sta facendo?
  • Sento qualcuno parlare, ma non capisco le parole!
  • Vedo un viso, in mezzo all’oscura confusione. No... è nella mia testa. È nella mia mente!
  • Mi appare l’immagine di un uomo. Dalle sue fattezze e dai suoi abiti riconosco la sua origine asiatica. Nonostante si esprima in un idioma che non conosco, il significato delle sue parole è chiaro nella mia mente. Devo avvertire i miei Fratelli!

Curiosità

  • Alcune ricerche collocano La Noche Triste nel periodo che va dal 30 giugno al 4 luglio 1520. Un errore dato che all'epoca in Europa veniva utilizzato il calendario giuliano, che si era discostato dalla data solare di circa due settimane.
  • Bombastus, meglio noto come Paracelso, credeva nell'esistenza dell'alkahest, un materiale sconosciuto da cui tutti gli altri elementi naturali sarebbero derivati. Bombastus, infatti credeva appunto che la pietra filosofale fosse la rappresentazione materiale dell'alkahest.
  • L'uomo visto da Giovanni nell'ultimo ricordo è con tutta probabilità l'imperatore Jiajing della Cina. L'attentato che tolse la vita a quest'ultimo avvenne proprio nel 1542; l'evento è riconducibile ad uno dei messaggi criptici dell'Assassino Clay Kaczmarek: "La fame di Quetzalcoatl troverà le risposte entro il peccato dell'imperatore Jiajing." I Teschi di Cristallo hanno un particolare e ignoto collegamento tra gli aztechi e il serpente piumato, e si presume che anche l'imperatore cinese possedesse uno di questi Frutti dell'Eden.

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