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Shao Jun

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"Io sono la lama nell'ombra. [...] Avanzerò nell'oscurità e colpirò rapidamente. Nessuno potrà fermarmi."
―Shao Jun[src]
Shao Jun
AC Chronicles Shao Jun render.png
Informazioni biografiche
Nato

1505
Cina

Periodo storico

Rinascimento

Informazioni politiche
Affiliazioni

Assassini

Altre informazioni
Appare in

Revelations (romanzo)
Embers
Chronicles China
Assassin's Creed III (Citata)

Doppiatore

Emanuela Pacotto

Shao Jun (1505 - ?) è stata una concubina, Maestra e Mentore del ramo cinese della Confraternita degli Assassini durante il rinascimento. Nata come concubina dell'imperatore, Jun venne salvata dagli Assassini, al cui servizio dedicò poi il resto della sua vita.

Nel 1524, il successore di Zhengde, l'imperatore Jiajing, ordinò il bando e l'eliminazione di tutti i suoi oppositori, tra i quali i membri dell'Ordine degli Assassini. Dopo il declino del loro ramo della Confraternita, Shao Jun ed il suo Mentore Zhu Jiuyuan partirono per l'Italia per chiedere l'aiuto del Mentore degli Assassini italiani, Ezio Auditore da Firenze.

Solo Jun raggiunse però la villa del leggendario Assassino, convincendolo ad addestrarla e ad insegnargli i segreti per rifondare la sua Confraternita. Ritornata in Cina dopo due anni, Jun uccise tutti i Templari che governavano la regione e che avevano sterminato i suoi confratelli. Infine venne proclamata Mentore del neo ramo cinese, divenendo una delle Assassine più famose della storia.

Biografia

Giovinezza

"Io sono nata concubina, ma il mio Mentore mi liberò quando ero giovane."
―Shao Jun sulla sua giovinezza[src]

Shao Jun nacque in condizioni di prigionia reale in Cina sotto il dominio del debole imperatore Zhengde, decimo imperatore della dinastia Ming.[1] Zhengde, noto per la sua indole infantile, per la sua mancanza di interesse per le questioni urgenti riguardanti lo stato e per la condotta di vita dedita al lusso, ebbe una grande considerazione per Shao Jun, che inserì tra le sue concubine già prima che la giovane ebbe raggiunto l'adolescenza.[1]

Per circa dieci anni, Jun servì l'imperatore come concubina, accompagnandolo per i suoi viaggi in luoghi lontani ed esotici, per cui Zhengde provava una certa passione. Sebbene solo una concubina, quindi, grazie a tali interessi dell'imperatore, Jun ebbe la possibilità di visitare molti più luoghi e di conoscere più personaggi stranieri di quanto potessero fare molti uomini liberi del suo tempo.[1]

Tuttavia, dopo la morte di Zhengde, avvenuta nell'aprile del 1521, la Cina cadde nel caos provocato dalla lotta per la successione al trono. Fu durante questo periodo caotico che Jun entrò in contatto con la Confraternita degli Assassini[1]; un giorno, una squadra guidata da Wang Yangming si infiltrò nella Città Proibita con il compito di reclutare quanti più seguaci possibili. Jun cadde tra le scelte del Maestro Assassino, venendo portata via dal palazzo imperiale e condotta dal Mentore Zhu Jiuyuan. Devota all'uomo per aver ordinato la sua liberazione, Jun decise di addestrarsi con il Mentore in persona, dedicando tutta se stessa alla Confraternita.[1][2]

Declino della Confraternita

Alcuni anni dopo la sua fuga, Jun ed il suo Mentore decisero di fare ritorno al palazzo imperiale per liberare le altre concubine con cui la ragazza era cresciuta. Dopo essersi introdotti a palazzo, tuttavia Jun scoprì che molti dei suoi amici erano stati torturati ed uccisi tramite la pratica del lingchi su ordine del cugino e successore dell'imperatore Zhengde, Jiajing. Dopo la scoperta, Jun e Jiuyuang fuggirono dal palazzo imperiale.[1][3]

Crudele ed esaltato, Jiajing nel 1524 fece perseguitare ed eliminare tutti coloro che pensava potessero essere una minaccia per il suo potere[1] - tutto ciò su manipolamento da parte di un gruppo di eunuchi Templari noto come Tigri, capeggiati da Zhang Yong. Rappresentando un grande pericolo per il suo operato, gli Assassini furono tra i bersagli della purga ordinata dall'imperatore e furono eliminati. La distruzione del ramo cinese venne decretata quando i Templari li sterminarono nel loro quartier generale alle grotte dei Maijishan, scacciandoli e conquistando il luogo.[2]

I pochi sopravvissuti furono costretti a nascondersi o fuggire verso occidente.[1] Tra coloro che preferirono fuggire dalla Cina piuttosto che nascondersi vi erano Jun e Jiuyuan, che decisero di recarsi in Italia per cercare Ezio Auditore da Firenze, il leggendario Mentore degli Assassini italiani, nella speranza che conoscesse un modo per aiutarli a rifondare il loro Ordine.[1]

Viaggio in Italia

Jun: Voglio soltanto capire.
Ezio: Capire che cosa?
Jun: Come essere un capo, per rifondare il mio Ordine.
—Shao Jun chiede aiuto ad Ezio[src]

Nello stesso anno, Jun e Jiuyuang riuscirono a raggiungere la città italiana di Venezia, dove tuttavia furono catturati da un gruppo di soldati inviati dall'imperatore Jiajing appositamente per fermarli. Il Mentore di Jun si oppose all'arresto e, tenendo impegnati i soldati dell'imperatore in combattimento, al termine del quale trovò poi la morte, permise alla ragazza di sfruttare la confusione per fuggire. Rimasta sola, Jun decise di continuare il viaggio intrapreso e si diresse in Toscana, dove si trovava la villa in cui Ezio Auditore viveva con la famiglia.[1][3]

Ezio blocca Shao Jun.png

L'incontro di Jun con Ezio.

Raggiunta la villa della famiglia Auditore, Jun incontrò Flavia, la primogenita di Ezio, con cui iniziò a parlare. Credendo che la figura incappucciata stesse minacciando la figlia, Ezio tornò di corsa dai campi della villa e bloccò Jun. Dopo aver notato il simbolo degli Assassini sulla collana della giovane, Ezio capì di aver commesso uno sbaglio ed accettò di parlare con lei per capire le sue intenzioni.[3]

Quella sera, Ezio e sua moglie Sofia decisero di ascoltare Jun per comprendere il motivo della sua visita. La giovane chiese così ad Ezio di aiutarla a rifondare il suo Ordine, ormai distrutto a causa della repressione dell'imperatore Jiajing. Tuttavia l'uomo, ormai ritiratosi faticosamente a vita privata, rifiutò di riunirsi all'Ordine degli Assassini e chiese freddamente a Jun di andarsene. Nonostante l'ordine di Ezio, comprendendo le difficoltà affrontate da Jun per giungere fino a lì, Sofia invitò la giovane a rimanere a casa loro almeno il tempo necessario per prepararsi per il viaggio di ritorno.[3]

Shao Jun Ezio parlano fuori dallo studio.png

Jun ascolta Ezio.

Il mattino seguente, Jun entrò nello studio privato di Ezio, dove lesse alcuni degli scritti che l'uomo aveva lasciato sul suo scrittoio. Vedendo la ragazza curiosare nel suo studio, Ezio si adirò con Jun e le ordinò di uscire dalla stanza. Poi, fuori dalla villa, Ezio chiese nuovamente a Jun di andarsene, aggiungendo che aveva solamente perso del tempo nel cercarlo. Tuttavia, Jun rispose recitando un passo di ciò che aveva appena letto nello studio di Ezio.

Aggiunse inoltre che aveva solamente intenzione di capire come rifondare il suo Ordine, proprio come l'uomo aveva fatto anni prima in Italia. Comprendendo le nobili intenzioni di Jun e riflettendo sulle sue azioni, Ezio accettò di provare ad aiutare la ragazza nella sua missione e le offrì di restare alla villa per aiutarlo nella vendemmia.[3] Nel frattempo le insegnò i significati più pronfondi del Credo e degli ideali della Confraternita, istruendola poi in tecniche avanzate di combattimento e corsa acrobatica.[2]

Shao Jun Ezio parlano Firenze.png

Jun ed Ezio a Firenze.

Un giorno, Jun accompagnò Ezio a Firenze per compiere delle commissioni. Seduti su una panchina in Piazza della Signoria, Ezio raccontò alla ragazza della esecuzione dei suoi familiari, spiegandole che la vita di un vero Assassino è composta da dolore e sofferenze. Poco dopo, mentre erano diretti al loro carro, i due furono attaccati in un vicolo di Firenze da un soldato inviato dall'imperatore Jiajing.

Dopo aver sconfitto ed assassinato l'uomo, Jun ed Ezio fecero velocemente ritorno al loro carro, con il quale lasciarono la città.[3] Durante il viaggio verso la villa, Jun espose ad Ezio la sua situazione, raccontandogli del declino del suo Ordine e del fatto che i soldati dell'imperatore Jiajing la avevano seguita fino in Italia. Tornato a casa, Ezio chiese a Sofia di recarsi con i figli a casa di Niccolò Machiavelli, dove sarebbero stati al sicuro, sospettando che i soldati avrebbero seguito Jun fino alla villa.[3]

Quella stessa sera, Ezio spiegò a Jun come fosse riuscito a sconfiggere la famiglia Borgia e di come aveva riformato l'Ordine attraverso l'insegnamento della fraternità e dell'amore, prima a Roma e poi a Costantinopoli. Dopo aver compreso le parole dell'uomo, Jun andò a riposare nella sua stanza, mentre Ezio rimase di guardia nel salone.[3] Poco dopo, la villa di Ezio fu invasa dai soldati dell'imperatore Jiajing, intenzionati ad eliminare Shao Jun.

Nonostante l'età avanzata, Ezio riuscì a respingere gli attacchi dei nemici insieme a Jun, salvando anche la ragazza dal colpo di una sorta di cannone portatile sparato da un soldato pesantemente armato. Per evitare un secondo attacco proveniente dalla devastante arma imbracciata dal soldato, Ezio e Jun uscirono dalla villa saltando da una delle finestre del secondo piano. L'ultimo soldato rimasto in vita seguì i due Assassini all'esterno e schiantò contro un albero Ezio, che riuscì tuttavia ad ucciderlo con una mazza di ferro utilizzata come una spada.[3]

Ezio dona scrigno a Shao Jun.png

Ezio dona a Jun lo scrigno.

Con rinnovata determinazione, il mattino seguente Shao Jun si preparò per il viaggio di ritorno. All'affermazione di Ezio riguardante la lunghezza del viaggio, Jun rispose che lo avrebbe vissuto come l'opportunità di vedere numerose cose durante il suo corso. Successivamente, la ragazza ringraziò Ezio per l'aiuto offertole, che le donò un Frutto dell'Eden noto come scatola dei Precursori, aggiungendo di aprirla solo nel caso avesse smarrito la sua strada. Subito dopo, Jun partì per il viaggio di ritorno, poco prima che dei soldati a cavallo raggiungessero la villa di Ezio.[3]

Vendetta

"Qui noi Assassini eravamo al sicuro, ma le Tigri di Zhang Yong hanno rovinato tutto. I loro uomini ci hanno sorpresi e schiacciati, ma non hanno annientato la Confraternita. La morte di Gao Feng sarà un monito per i Templari. Gli Assassini sono tornati."
―Shao Jun inizia la sua vendetta[src]
La fuga (China) 7.jpg

Jun osserva Feng appena deceduto.

Dopo aver abbandonato l'Italia ed aver viaggiato per due anni, nel 1526 Jun fece ritorno in Cina. Lì si ricongiunse al vecchio Maestro Assassino che l'aveva reclutata nella Confraternita, Wang Yangming - divenuto il Mentore del decaduto ramo cinese in seguito alla morte di Jiuyuang. A lui espose i piani di vendetta che aveva progettato durante il viaggio di ritorno, mostrandogli anche la scatola dei Precursori. Appagato dai piani e dalla volontà della ragazza, Yangming la condusse alla grotte del Maijishan, divenuta una prigione illegale gestita dal Templare Gao Feng che era oltretutto un membro delle Tigri di Zhang Yong.[2]

Il piano dell'Assassina per accedere alle grotte era quello di farsi catturare di proposito e di farsi condurre dentro le prigioni, così da colpire dall'interno. Una volta catturata, venne spogliata del suo equipaggiamento e privata della scatola dei Precursori. Gao Feng tentò di interrogarla sulla natura del Frutto dell'Eden, senza successo. Una volta che il Templare si dileguò, Jun si liberò dalla sua prigione e recuperò tutte le sue armi; infine uccise Feng lungo una scogliera. Mentre il Templare moriva, rivelò all'Assassina di non avere più con sé la scatola e di averla mandata ad un'altra delle Tigri.[2]

Quando Feng morì, Jun attraversò gli ultimi complessi di Maijishan, ricongiungendosi infine a Yangming. Questi aveva ucciso a sua volta il Templare Ma Yongcheng, scoprendo che la scatola dei Precursori era stata destinata alla Tigre Yu Dayong. Così negli ultimi mesi del 1526, Shao Jun si infiltrò nella tenuta del Templare al porto di Macau, uccidendolo e recuperando il manufatto ottenuto in Italia. Jun così fuggì dalla fortezza; non sapeva però che un altro Templare, Qiu Ju, era presente al molo di Macau. Infatti una volta che quest'ultimo scoprì il confratello morto ordinò che l'intero porto venisse dato alla fiamme.[2]

Conseguenze (China) 5.jpg

Jun e Yangming osservano Macau in fiamme.

Ciò non bastò a fermare Jun, che fuggì con Yangming tramite una canoa. Ricongiuntasi al suo Mentore, Shao Jun passò i tre anni successivi a raccogliere informaziono sui Templare; la sua costante paranoia e sete di vendetta spinsero Yangming a raccomandarle cautela, nonostante i suoi scopi personali coincidessero con quelli del ramo cinese. Si recarono dunque a Na'nan, dove avrebbero dato la scatola dei Precursori ad alcuni loro alleati per studiarla. Così mentre Wang si recava dai filosofi confuciani con il manufatto, Jun si infiltrò nella reggia del Templare locale: Wei Bin, braccio destro di Zhang Yong.[2]

La giovane Assassina dovette quindi passare dal mercato cittadino, risalire il fiume e scalare il bastione della villa. Infine uccise Bin nella ssua terrazza con un assassinio in volo. In punto di morte però, il Templare confessò che Zhang Yong conosceva i piani di Jun, e per questo mentre lei gli avrebbe dato la caccia, il suo confratello avrebbe raggiunto Yangming per ucciderlo. Temendo per la sorte del suo Mentore, la ragazza scappò freneticamente dalla reggia di Bin e raggiunse il palazzo di studi confuciani in cui si era recato Yangming. Riuscì a passare abilmente la stretta sorveglianza di soldati imperiali, solo per vedere il suo Mentore sconfitto e trafitto al cuore dalla spada di Yong.[2]

Questi fuggì con la scatola dei Precursori una volta individuata Jun, ordinando ai suoi soldati di ucciderla. L'Assassina ne uscì quasi del tutto illesa, massacrando i suoi avversari. Dati gli ultimi saluti a Yangming, fece nuovamente voto di vendetta. Diede così un'ininterrotta caccia a Zhang Yong, venendo contatta tre anni dopo l'Imperatrice Zhang - una sua vecchia conoscenza dei tempi in cui era ancora una concubina imperiale. La sovrana le offrì alcune informazioni particolari sul suo bersaglio in nome della loro vecchia amicizia.[2]

Vendetta (China) 6.jpg

Jun ascolta Zhang Yong in punto di morte.

Jun si infiltrò pertanto nella Città Proibita, arrivando durante la notte alle stanze dell'imperatrice. Quello che tuttavia doveva essere uno scambio di informazioni, si rivelò un'imboscata organizzata da Zhang Yong e Qiu Ju, che avevano costretto l'imperatrice a contattare l'Assassina in cambio della sua incolumità come legittima sovrana della Cina. Jun fu dunque costretta allo scontro da Qiu Ju, che dovette sconfiggere incendiando la stanza imperiale. Il fuoco si propagò per tutta la Città Proibita, costringendola ad una frenetica fuga.[2]

Più determinata che mai a compiere la sua vendetta, l'Assassina continuò la sua caccia a Zhang Yong, rintracciandolo nel 1532 lungo la Grande Muraglia - che il Templare intendeva aprire all'esercito mongolo del conquistatore Altan Khan. Mentre l'esercito nemico bombardava le mura imperiali, Shao ebbe un incontro con il leader delle Tigri, che le rivelò di aver spedito la scatola dei Precursori ad alcuni suoi confratelli al di fuori della Cina. Così dopo un lungo e difficoltoso inseguimento, lo uccise affondandogli il suo jian dritto in gola. La giovane Assassina compì così la sua vendetta, ponendosi come nuovo obiettivo la rifondazione del ramo cinese.[2]

Mentore della Confraternita

"Mentore. L'imperatore è morto."
―Jun riceve notizia della morte di Jiajing[src]
Vendetta (China) 9.jpg

Jun riceve notizia della morte di Jiajing.

Negli anni che si susseguirono alla caduta dei Templari nell'impero, Shao Jun ricostruì la Confraternita cinese, contribuendo a renderla più forte di quanto non fosse mai stata prima. Estese i suoi seguaci tra i giovani criminali e briganti, ma anche tra facoltosi studiosi e funzionari dell'impero. Ottenne pertanto il ruolo di Mentore degli Assassini cinesi.[2]

Condivise quindi le conoscenze acquisite durante tutta la sua vita con i suoi allievi più giovani, educandoli secondo gli insegnamenti ricevuti da Ezio Auditore in Italia; i confratelli più abili venivano spediti in varie missioni sia in Cina che in altri territori. Nel 1567 Jun incaricò uno di questi di uccidere l'imperatore Jiajing; l'Assassino tornò in quello stesso anno a fare rapporto: dichiarò di aver ucciso il suo bersaglio con l'Elisir della Vita, in realtà una dose mortale di mercurio.[2]

Eredità

Connor: Che cos'è?
Achille: Uno Shéng Biāo, o dardo da corda, se preferisci.
―Achille mostra a Connor l'arma progettata da Shao Jun[src]

Nel corso della sua vita, Shao Jun progettò diverse armi ed utensili da mettere al servizio della Confraternita. Tra queste è particolarmente riconosciuta lo shéng biāo, meglio noto come dardo da corda - un dardo retraibile ed estendibili capace di uccidere mortalmente un nemico. L'arma divenne particolarmente popolare tra i rami della Confraternita stanziatisi lungo le colonie americane.[4][5][6]

Molti Assassini famosi nella storia usarono ebbero un dardo da corda tra il loro equipaggiamento: Ah Tabai, Edward Kenway, Adéwalé,[5] Connor[4] e persino il Templare Shay Cormac.[6] Nel 2014 i ricordi genitici di Shao Jun vennero estratti da un suo discendete e vennero rivissuti da un individuo sconosciuto attraverso il sistema Helix dell'Animus.[2]

Caratteristiche e personalità

"Io voglio capire, come voi. Aiutare la mia gente."
―Shao Jun parlando con Ezio[src]

A causa della mancanza di una famiglia di appartenenza, Shao Jun si legò profondamente agli Assassini, che la avevano aiutata a fuggire dal palazzo imperiale. Probabilmente per lo stesso motivo, la ragazza decise di unirsi all'Ordine, a cui dedicò poi anche il resto della sua vita.L'amore per l'Ordine degli Assassini, che rappresentò la sua unica famiglia, la portò a compiere un lungo viaggio per cercare di aiutarlo a rinascere dopo la repressione attuata ai suoi danni dall'imperatore Jiajing.[3]

Shao Jun tetto villa.png

Jun di guardia sul tetto della villa in Toscana di Ezio.

Il desiderio di aiutare il suo Ordine la condusse tuttavia ad una quasi disperata ricerca di conoscenza ed informazioni, che la portò anche ad introdursi nello studio privato di Ezio Auditore per ottenerle. Durante il suo viaggio in Italia, si dimostrò essere una donna sempre vigile e pronta a rispondere ad un eventuale attacco delle guardie imperiali inviate da Jiajing, che sapeva la stavano cercando.[3]

Di ritorno in patria invece si dimostrò una donna molto fredda, calcolartrice e cinica della sofferenza. Manteneva sempre un temperamento serio ed autoritario, consumando lentamente la sua vendetta - infliggeva ferite profonde ma non mortali, in modo da prolungare la sofferenza delle sue vittime Templari. Ostentava anche una forte volontà e sicurezza, beffandosi con arroganza dei moniti che gli lanciavano le sue vittime.

Abilità ed equipaggiamento

In qualità di Maestra e Mentore di un potentissimo ramo della Confraternita, Shao Jun era uno delle Assassine più letali e pericolose mai conosciute. Era incredibilmente agile e rapida nell'eseguire i movimenti di corsa acrobatica tipiche della Confraternita, riuscendo a scalare senza difficoltà anche il più imponente degli edifici. Era in grado di scavalcare anche qualsiasi oggetto le sbarrasse la strada, fosse di origine naturale o urbana. Era anche un'esperta di mimesi, tanto che operava solo in zone ombrose e di buio, passando rapidamente da un nascondiglio all'altro.

Shao Jun lama nascosta.png

Jun utilizza la sua lama nascosta.

Come tutti gli Assassini era capace di eseguire il movimento ascensionale noto come salto della fede. Era molto brava anche in termini di combattimento ravvicinato; il suo armamentario si componeva di: un jian sua arma prediletta degli aghi e pugnali da lancio, delle bombe diversive e il dardo da corda di sua invenzione. Il suo stile era basato sui precetti del wushu, ed era pertanto a conoscienza dei punti vitali del corpo umano.

Inoltre ella non portava la classica lama celata della Confraternita, in quanto essa era impiantata sotto al suo stivale destro. Essa, in combinazione in combinazione con la sua profonda conoscenza delle arti marziali tradizionali cinesi la rendevano una combattente agile e versatile, in grado di combattere sia in scontri armati che a mani nude. Ma la sua capacità più straordinaria, risiedeva nell'occhio dell'aquila, una sorta di sesto senso che gli permetteva di cogliere ogni più piccolo dettaglio del mondo circostante.

Omicidi commessi

Curiosità

  • Il cognome di Shao, Jun, in Assassin's Creed: Embers viene erroneamente pronunciato "yoon", mentre la corretta pronuncia in cinese mandarino è approssimativamente "joon". L'errore è stata successivamente corretto in Assassin's Creed III, in cui Achille Davenport pronuncia il nome dell'Assassina nella maniera appropriata.
  • L'enciclopedia ufficiale di Assassin's Creed afferma che Shao Jun incontra Ezio a Firenze, mentre in Assassin's Creed: Embers si vede che incontra l'Assassino nella sua villa situata nella campagna toscana.
  • Repliche della collana indossata da Shao Jun possono essere acquistate presso UbiWorkshop per 24.99 dollari statunitensi.

Galleria

Note

Inoltre su Fandom

Wiki a caso