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Stato Pontificio

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Lo Stato Pontificio, detto anche Stato della Chiesa o Stato Ecclesiastico, è il nome dell'entità statuale costituita dall'insieme dei territori italiani su cui la Santa Sede esercitò il proprio potere temporale dal 752 al 1870.

Era uno stato governato dal Papa, la cui capitale era Roma.

Lo Stato Pontificio terminò la sua esistenza nel 1870, a seguito dell'annessione dei suoi ultimi lembi di territorio, Roma e parte dell'odierna regione Lazio, al Regno d'Italia.

Storia

Medioevo

Il potere temporale del Papa cominciò nel VII secolo. L'indebolimento del potere dell'Impero Bizantino in Italia portò all'accentramento dei poteri civili nelle mani del vescovo di Roma. I primi riconoscimenti del potere temporale dei Papi furono le donazioni di territori ai papi da parte dei Longobardi e successivamente dai Franchi. Nel IX secolo venne creata la donazione di Costantino, falso storico secondo il quale l'imperatore Costantino I cedeva Roma e la sovranità sull'Occidente al Papa.[1]

Nei secoli seguenti, il papato e il Sacro Romano Impero si contesero i territori dell'Italia del nord.[1]

Quando i Papi si trasferirono ad Avignone all'inizio del XIV secolo, il territorio dello stato pontificio si frammentò. Il cardinale Egidio Albornoz riuscì a riconquistare quasi tutti i territori tra il 1353 e il 1359, permettendo a papa Gregorio XI di tornare a Roma nel 1377.[1]

Rinascimento

Nel Rinascimento lo Stato Pontificio era uno dei principali stati italiani.[1]

Rodrigo e Sisto IV.png

Papa Sisto IV e Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI.

Malgrado il suo ruolo religioso, il papa era anche uno dei principi più potenti d'Italia e agiva di conseguenza. Nel 1476, Sisto IV approvò della Congiura dei Pazzi per rimpiazzare i Medici con una famiglia più gradita al pontefice.[2] L'elezione a pontefice di Rodrigo Borgia nel 1492 permise ai Templari di prendere potere nello stato della Chiesa.[3] Cesare Borgia, figlio di Rodrigo, utilizzò l'esercito papale per cercare di conquistare l'Italia. Tuttavia gli Assassini guidati da Ezio Auditore da Firenze impedirono ai Templari di controllare lo Stato Pontificio. L'influenza Templare si ridusse notevolmente nei primi anni del XVI secolo, scomparendo quasi definitivamente alla morte di Rodrigo nel 1503.[4]

Tempi moderni

Il potere dello Stato della Chiesa a livello europeo cominciò a indebolirsi nel XVI con la riforma protestante. Inoltre la decadenza dell'impero spagnolo nel secolo seguente costrinse la Chiesa a patteggiare col Regno di Francia.[1]

L'invasione napoleonica del 1798 sconvolse gli equilibri settecenteschi tra gli stati italiani e lo Stato Pontificio rischiò di scomparire. Il papa venne imprigionato in Francia e venne proclamata la Repubblica romana, che però cadde l'anno seguente. Nel 1808 Napoleone annesse vari territori pontifici al Regno d'Italia, che lo Stato Pontificio recuperò nel 1815, quando l'imperatore fu sconfitto.[1]

Nei decenni seguenti il papato represse con forza i moti rivoluzionari, ma nel 1860 il Regno di Sardegna annesse Marche e Umbria, riducendo lo Stato Pontificio al Lazio.[1]

La presa di Roma, il 20 settembre 1870, pose fine al dominio temporale della chiesa, ma la dissoluzione ufficiale dello Stato Pontificio fu proclamata solo il 20 settembre 1900 da papa Leone XIII.[1]

Note

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