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Thomas Jefferson

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Thomas Jefferson
AC3 Thomas Jefferson render.png
Informazioni biografiche
Nato

13 Aprile 1743
Shadwell, Virginia
Stati Uniti d'America

Morto

4 Luglio 1826
Charlottesville, Virginia
Stati Uniti d'America

Periodo storico

Rivoluzione Americana

Informazioni politiche
Affiliazioni

Massoneria

Altre informazioni
Appare in

Assassin's Creed III

Doppiatore

Roberto Accornero

Thomas Jefferson (13 Aprile 1743 - 4 Luglio 1826) è stato uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d'America e il principale autore della Dichiarazione d'Indipendenza nel 1776. Egli fu il terzo presidente degli Stati Uniti, in carica dal 1801 al 1809.

Thomas Jefferson morì il 4 Luglio 1826, esattamente il giorno del cinquantesimo anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza. Quello stesso giorno, morì anche il suo amico e avversario politico, John Adams, cugino dell'avvocato Samuel Adams.

Biografia

Giovinezza

Figlio di un pioniere della Virginia originario del Galles, Thomas Jefferson nacque a Shadwell, nella Contea di Albemarle, in Virginia da una famiglia benestante il 13 aprile 1743. Il padre, Peter Jefferson, era un ricco proprietario terriero che aveva sposato Jane Randolph, la quale discendeva da una delle più influenti famiglie dell'epoca. Jane Randolph, figlia a sua volta di Isham Randolph, era quindi imparentata direttamente con Peyton Randolph, uno dei più influenti personaggi della Virginia di quel periodo. Dei suoi anni di infanzia non si sa molto, tranne alcune informazioni generiche. Jefferson era il terzo di dieci fratelli, due dei quali nacquero però già morti.

Istruzione

Jefferson fu istruito inizialmente da alcuni insegnanti privati e a partire dal 1752 frequentò la scuola elementare dove ebbe come insegnante William Douglas, un pastore anglicano originario della Scozia. All'età di nove anni iniziò i suoi studi di greco, latino e francese. Nel 1757 - quando il giovane Jefferson aveva 14 anni - suo padre morì, lasciandolo quindi erede di circa 5 000 acri di terreno e numerosi schiavi. Dopo la morte del padre, Jefferson fu istruito presso un istituto diretto dal pastore James Maury, dove studiò dal 1758 fino al 1760.

Dal 1760 frequentò il William and Mary College dove si diplomò due anni più tardi col massimo dei voti. Sempre presso il William and Mary College ricevette un'istruzione in filosofia e matematica, e perfezionò le sue conoscenze di francese. Si riferisce inoltre che Jefferson fosse un ottimo suonatore di violino. Dopo essersi diplomato, Jefferson si iscrisse a giurisprudenza e intraprese gli studi per divenire avvocato. Si laureò infine a vent'anni col massimo dei voti.

Carriera da avvocato

Dopo la morte della sorella più anziana - Jane 1º ottobre 1765 - Jefferson cadde in un lungo periodo di depressione. A ciò si aggiunse anche il fatto che dopo il matrimonio delle sue due altre sorelle, Mary Jefferson e Martha Jefferson, che sposarono rispettivamente Thomas Bolling e Dabney Carr, entrambe si trasferirono presso le abitazioni dei loro mariti, lasciando il giovane Jefferson solo con le due sorelle minori Elizabeth e Lucy.

Nonostante le difficoltà iniziali subite dopo la morte della sorella Jane, Jefferson divenne a breve un avvocato di fama, avendo tra i suoi clienti persone di spicco tra le quali anche parenti di sua madre ed esponenti della famiglia Randolph.

Nel 1772 sposò una vedova ventitreenne, Martha Skelton, dalla quale ebbe sei figli: Martha Jefferson Randolph (1772–1836), Jane Randolph (1774–1775), una figlia nata morta nel 1777, Mary Wayles (1778–1804), Lucy Elizabeth (1780–1781), ed Elizabeth (1782–1785). Seguendo l'esempio del padre, divenne giudice di pace, e poi fu rappresentante dell'assemblea della Virginia fino a quando nel 1775 venne eletto al congresso continentale.

Carriera politica

Primi incarichi

Dopo aver esercitato per un breve periodo il mestiere di avvocato fino al 1776, Jefferson riuscì a divenire deputato nella House of Burgesses, la Camera Bassa del parlamento della Virginia. Nel 1774 pubblicò un breve saggio con il titolo A Summary View of the Rights of the British America, che doveva fungere da manuale per i deputati della Virginia inviati presso il congresso continentale e che diede a Jefferson grande fama di pensatore e precursore del pensiero patriottico americano.

Sempre nel 1774, Jefferson venne nominato deputato presso il congresso continentale. Assegnato alla commissione per la stesura della dichiarazione d'indipendenza, Jefferson fu incaricato di elaborare la prima bozza del documento, che fu poi rivista da John Adams.

Verso la fine del 1776 ritornò in Virginia dove fu rieletto nuovamente nel locale parlamento. Come deputato, si dedicò alla completa revisione delle leggi allora vigenti nello Stato della Virginia, elaborando in soli tre anni 126 disegni di legge. Di particolare importanza sono i disegni di legge sull'abolizione del diritto dei primogeniti, sulla libertà di credo e sulla completa revisione del sistema scolastico vigente.

Nel 1779 durante il periodo della guerra di indipendenza fu eletto governatore della Virginia, carica che ricoprì dal 1779 fino al 1781. Durante questo periodo la Virginia fu occupata per ben due volte dalle forze armate britanniche che, in entrambe le occasioni, occuparono anche la città di Richmond, la quale sarebbe poi divenuta da lì a pochi anni la capitale dello Stato. Al termine del suo secondo mandato, avendo deciso di non ricandidarsi, si ricongiunse alla propria famiglia senza curarsi di passare le consegne al suo successore, lasciando per alcuni giorni vacante la carica di governatore. Questo comportamento lo portò sotto processo, ma l'assemblea legislativa lo scagionò da ogni accusa. In seguito a tali vicende, Jefferson si ritirò dalla scena politica per qualche tempo e ritornò alla sua tenuta di Monticello. Il 6 settembre 1782 la moglie Martha morì durante il parto della sesta figlia Lucy Elisabeth.

Dal 1785 fino al 1789 Jefferson venne inviato come diplomatico a Parigi e non poté quindi partecipare in modo diretto alle discussioni che riguardavano la Costituzione degli Stati Uniti d'America. Ciò nonostante la costituzione elaborata dalla convenzione di Philadelphia lo soddisfece, anche se come poi fece notare in seguito avrebbe voluto l'aggiunta di una Bill of Rights che proteggesse i diritti dell'individuo. Durante il periodo parigino, Jefferson si innamorò profondamente della pittrice già sposata Maria Cosway, ma tra i due non vi fu mai una relazione. Sempre nello stesso periodo Jefferson effettuò anche numerosi viaggi in Italia Settentrionale e in Francia meridionale, dove studiò a fondo l'architettura e le diverse opere d'arte locali. Intraprese altresì dei viaggi in Belgio e nei Paesi Bassi, fino a spingersi ai confini con la odierna Germania.

Sempre durante il suo periodo in Francia, Jefferson divenne partecipe della rivoluzione francese, che appoggiò per quanto poté e per quanto gli consentiva la sua posizione di diplomatico. In tale occasione diede importanti contributi nell'elaborazione sulle riflessioni riguardo ai diritti umani, prima di lasciare la Francia nel settembre del 1789 per ritornare in patria.

Dopo il suo ritorno, Jefferson fu nominato da George Washington Segretario di Stato. In questo ruolo, Jefferson divenne assieme al suo collega, l'allora Segretario al Tesoro Alexander Hamilton il braccio destro di Washington. Ciò però non poté impedire che con il passare del tempo si creassero posizioni di contrasto tra Hamilton e Jefferson. Così se ad esempio Hamilton era favorevole alla creazione di una banca centrale, Jefferson sosteneva che la vigente costituzione non dava l'autorità necessaria al governo per poterla creare. Un altro punto di attrito tra i due riguardava il sovvenzionamento dell'industria americana da parte dello stato: mentre il newyorkese Hamilton era favorevole, Jefferson, originario di una famiglia di ricchi proprietari terrieri e di schiavi, era propenso a favorire l'agricoltura e gli interessi degli agricoltori. Infine se Jefferson era fortemente filo francese, Hamilton rivendicava le origini anglosassoni del suo paese, favorendo rapporti più stretti con il Regno Unito.

Le divergenze tra i due sfociarono infine con la formazione di due schieramenti contrapposti, che portarono alla creazione dei primi due partiti d'America. Jefferson divenne così, con l'aiuto di James Madison e James Monroe, il fondatore del Partito Democratico-Repubblicano, mentre Hamilton fu il fondatore del Partito Federalista. Nonostante i numerosi tentativi di mediazione del presidente per mitigare gli animi, gli attriti tra i due partiti proseguirono fino al 1793, anno in cui, deluso dall'atteggiamento del suo rivale e del fatto di non essere riuscito a pervenire ad un accordo, Jefferson si ritirò dalla scena politica ritornando a vita privata nella sua casa di Monticello dove si dedicò all'ampliamento della sua tenuta.

Vicepresidenza

Ma anche questa assenza dalla scena politica fu breve. Tre anni più tardi fu nominato dal partito democratico repubblicano come candidato alle elezioni presidenziali. Il meccanismo elettorale per l'elezione alle cariche di presidente e vicepresidente all'epoca era il seguente: il candidato col maggiore numero di voti diveniva presidente degli Stati Uniti, mentre diveniva automaticamente vicepresidente il candidato che aveva ricevuto il secondo maggior numero di voti. Questo permetteva di fatto che potessero essere eletti due candidati di schieramenti diversi.

Proprio questo avvenne nel 1796, quando John Adams divenne presidente con 71 voti mentre il suo candidato per la vicepresidenza, Thomas Pinckney perse con 59 voti contro Jefferson che lo sopravanzò per soli nove voti di preferenza; Aaron Burr, il candidato alla vicepresidenza di Jefferson, giunse 4º con 30 voti.

Nella veste di vicepresidente, Jefferson aveva il compito di presiedere il Senato. Durante questo periodo pubblicò un manuale sulle procedure parlamentari, dal titolo A Manual of Parliamentary Practice.

Sempre durante il mandato di Adams le relazioni tra Francia e Stati Uniti si inasprirono, tanto che nel 1798 si era giunti sull'orlo di una guerra. A causa del clima teso, in risposta alle minacce francesi, il congresso approvò le quattro leggi note unitariamente con il nome di Alien and Sedition Acts. Queste davano al presidente il potere di arrestare ed espellere cittadini che provenivano da paesi ritenuti ostili, oltre a proibire la pubblicazione di articoli che incitassero alla critica ingiustificata nei confronti dei funzionari di stato, introducendo per la prima volta nella storia americana il reato di vilipendio.

In particolar modo da parte del partito democratico repubblicano queste nuove leggi furono interpretate come un attacco diretto nei confronti della libertà dei cittadini. Secondo Jefferson infatti tali leggi erano in contrasto con il primo emendamento della Costituzione, che garantiva il diritto di stampa e di pensiero. Jefferson e Madison presero quindi la decisione nel 1798 di deliberare per gli stati della Virginia e del Kentucky le cosiddette Kentucky and Virginia Resolutions. Come nel dibattito al riguardo della creazione di una Banca centrale, Jefferson si basò sul principio che il rapporto tra il potere centrale e quello dei singoli stati federali fosse regolato da un patto e che le competenze che riguardavano il potere centrale fossero applicabili solo laddove la costituzione esplicitamente lo prevedesse: ogni decisione presa al di fuori dell'area di competenza assegnata dalla costituzione sarebbe stata quindi una palese violazione di quest'ultima. Alla fine fu Madison a placare gli animi, riassumendo le idee di Jefferson in forma più pacata. Due anni più tardi, alla fine del primo mandato di Adams, furono indette nuove elezioni presidenziali, alle quali il Partito Democratico-Repubblicano si presentò con gli stessi candidati della precedente elezione, mentre il Partito Federalista decise di candidare Adams e Charles Cotesworth Pinckney.

Presidenza

Elezione a presidente

Le elezioni presidenziali dell'anno 1800 furono certamente tra le più turbolente mai viste nella storia degli Stati Uniti, con calunnie e attacchi personali da ambo le parti. I democratici repubblicani, delusi dalla politica di Adams, ma in particolar modo dagli Alien and Sedition Acts, accusarono il Partito Federalista di tendenze monarchiche, mentre secondo i federalisti le posizioni del Partito Democratico-Repubblicano erano decisamente troppo estreme. Anche tra gli alleati di Adams si levarono pesanti critiche nei suoi confronti. Il presidente, che era stato sempre ritenuto un moderato, si era invece rivelato capace di sostenere posizioni molto estreme deludendo di conseguenza una parte del suo elettorato, e ciò spinse lo stesso Hamilton ad impegnarsi affinché Adams venisse sostituito da Pinckney nella corsa alla presidenza, pubblicando una lettera nella quale lo criticava aspramente.

A causa delle continue controversie all'interno del Partito Federalista, le elezioni del 1800 furono infine vinte dai repubblicani, ma per via dell'allora vigente sistema elettorale, entrambi i candidati democratici repubblicani - Jefferson e Burr - si aggiudicarono ciascuno le cariche di presidente e vicepresidente con 73 voti. Secondo l'allora vigente costituzione, spettava alla House of Representatives decidere chi dei due candidati dovesse ricevere il mandato presidenziale e chi quello di vicepresidente. Tuttavia a quell'epoca la maggiore parte dei seggi nella House of Rapresentatives era occupata da membri del Partito Federalista, che non vedevano in Jefferson e tanto meno in Burr dei degni successori di Adams. Questa situazione apparentemente paradossale si cristallizzò in una situazione di stallo, nella quale entrambi i contendenti non riuscivano a ottenere una maggioranza sufficiente per la proclamazione a presidente. A questa situazione provvide a mettere fine un gruppo di deputati federalisti, che trovò una via per fare eleggere Jefferson e allo stesso tempo salvare la faccia. Al termine della trentaseiesima votazione, quando si era giunti nuovamente a una situazione di parità, essi decisero di astenersi dalla votazione seguente, permettendo a Jefferson di ricevere la maggioranza necessaria per essere eletto.

In seguito a tale evento, che aveva delineato una situazione di stallo quasi irrisolvibile, si decise di modificare l'iter delle elezioni presidenziali tramite il dodicesimo articolo della Costituzione statunitense. Con l'elezione di Jefferson a presidente, il Partito Democratico-Repubblicano interruppe l'egemonia del Partito Federalista, ponendo nel giro di pochi anni fine alla maggioranza parlamentare federalista. Per il successivo quarto di secolo sarebbe quindi rimasto in carica sempre un presidente democratico repubblicano, fino a quando nel 1825 non venne eletto presidente degli Stati Uniti il federalista John Quincy Adams.

Primo mandato da presidente

Jefferson fu proclamato presidente degli Stati Uniti il 4 marzo 1801 e ben presto dovette occuparsi delle cosiddette "nomine di Mezzanotte". Negli ultimi giorni prima che terminasse il mandato di Adams l'amministrazione federalista uscente aveva nominato, nel tentativo di ostacolare la nuova amministrazione che si sarebbe insediata da lì a poco, un gran numero di giudici federali (naturalmente su posizioni ad essa gradite), tra i quali il nuovo Presidente della Corte Suprema, John Marshall. Jefferson contestò la validità di queste nomine sostituendo i giudici nominati. Il tutto culminò infine alcuni mesi più tardi nella famosa sentenza della Corte Suprema, nota anche come caso Marbury contro Madison, anche se di fatto la "guerra contro la magistratura" finì solo quando Jefferson si rassegnò, non essendo riuscito a far dimettere alcuni giudici particolarmente ostili della Corte Suprema, chiudendo di fatto la questione. Se pure alla fine l'amministrazione di Jefferson uscí sconfitta da tale episodio, il supporto delle corti federali a livello politico si rivelò di secondaria importanza, tanto che nonostante Madison avesse formalmente perso la causa nei confronti di Marbury, questo evento non impedì che otto anni più tardi venisse eletto alla Casa Bianca come successore di Jefferson.

Uno degli eventi più importanti durante la presidenza di Jefferson fu certamente l'acquisto della Louisiana dalla Francia per 22,5 milioni di dollari. Con l'intenzione di espandere il territorio degli Stati Uniti Jefferson inviò nel 1801 Robert R. Livingston in Francia per condurre le trattative per l'acquisto della città di New Orleans. Livingston però si vide inizialmente contrapporre un deciso rifiuto da parte francese, fatto che spinse Jefferson a mandare Monroe in suo aiuto a Parigi. Nel frattempo però, al momento dell'arrivo di Monroe in Francia, la posizione dei francesi circa la vendita di New Orleans era cambiata. Napoleone e il suo ministro degli esteri, Charles-Maurice de Talleyrand, avevano rivalutato l'offerta americana pensando di vendere l'intera Louisiana agli Stati Uniti. Questo avrebbe permesso a Napoleone di finanziare le sue campagne di guerra consentendo agli Stati Uniti di raddoppiare il proprio territorio. Alla fine, dopo lunghe trattative, la Louisiana fu ceduta agli Stati Uniti al prezzo di 22,5 milioni di dollari, equivalenti a sette dollari per chilometro quadrato.

Nonostante l'entusiasmo iniziale da parte di Jefferson per quanto riguardava l'offerta francese, sia Jefferson che Madison nutrivano seri dubbi sul fatto che la costituzione permettesse al congresso di acquistare porzioni di territorio da un altro paese, tanto che Jefferson richiese una modifica della costituzione con l'aggiunta di un paragrafo che esplicitamente prevedesse tale eventualità,anche se poi in definitiva decise di accettare l'offerta francese senza che la costituzione fosse modificata. Il contratto di vendita fu ratificato il 30 aprile 1803 dal congresso e il 20 ottobre dello stesso anno dal senato.

Secondo mandato

Alla fine del suo primo mandato, Jefferson si candidò nuovamente alle elezioni, questa volta nominando come suo vice non già Aaron Burr, bensì George Clinton. In seguito al duello al quale aveva partecipato Aaron Burr e nel quale era stato ferito a morte Alexander Hamilton, Burr venne accusato di omicidio in due Stati federali e si dovette ritirare dalla scena politica, non potendosi candidare alla vicepresidenza.

I candidati federalisti invece erano Charles Cotesworth Pinckney e il senatore dello stato di New York Rufus King. Jefferson e Clinton vinsero le elezioni con grande margine di vantaggio rispetto ai loro avversari, con un totale di 162 voti a favore mentre Pinckney e King si dovettero accontentare di soli 14 voti a testa.

Ciononostante, il suo secondo mandato non fu più facile del primo. Inaspettatamente gli avversari più pericolosi questa volta provenivano dallo stesso schieramento di Jefferson. Attorno a John Randolph e ai suoi sostenitori, anche noti con il nome di Tertium Quids o Old Republican, i quali sostenevano che la politica di Jefferson si era avvicinata sempre più a quella dei federalisti, si era formata una temibile opposizione, che mise ripetutamente in serie difficoltà Jefferson. Tra gli argomenti che causarono i maggiori attriti tra gli schieramenti ci fu certamente quello che riguardava l'acquisto della Louisiana, dal momento che, come essi stessi sostenevano, la Costituzione non forniva i poteri necessari al parlamento per l'acquisto di nuovi territori. Successivamente la questione ritornò al centro dell'attenzione quando Jefferson cercò di acquistare dalla corona spagnola nuovi territori in Florida.

Un ulteriore problema che mise in difficoltà l'amministrazione di Jefferson derivò dal suo primo vicepresidente Aaron Burr che, dopo il duello con Hamilton, si diresse ad ovest per sfuggire alla condanna per omicidio al di fuori della giurisdizione degli Stati Uniti. Ben presto però giunsero voci a Washington che Burr volesse creare un proprio impero e stesse tramando contro il governo statunitense. Jefferson ordinò perciò di catturare Burr e di processarlo per alto tradimento, accusa per la quale Burr fu giudicato innocente, venendo nuovamente liberato

Ultimi anni

Gli ultimi anni di vita di Jefferson furono abbastanza movimentati, nonché segnati da forti problemi finanziari. La ristrutturazione della sua tenuta di Monticello e il suo stile di vita piuttosto dispendioso lo avevano portato a dilapidare grandi cifre di denaro e ad accumulare molti debiti. Inoltre si fece carico anche dei debiti di un amico e la sua situazione economica collassò. Per fare fronte ai debiti fu costretto a vendere molte delle sue proprietà e infine parve quasi certo che dopo la sua morte anche la tenuta di Monticello non potesse andare agli eredi.

Ma anche alcune vicende politiche dell'epoca lo preoccupavano seriamente, prima tra tutte il cosiddetto compromesso del Missouri con il quale il congresso tentò di arginare lo schiavismo concedendo però allo stesso tempo agli stati del sud situati al di sotto del 36º parallelo di mantenere degli schiavi. Secondo Jefferson infatti non c'era nulla che il potere centrale potesse fare per arginare il diffondersi della schiavitù negli Stati Uniti, e tanto meno avrebbe potuto fare differenze tra i singoli stati, concedendo agli uni diritti che negava agli altri

Infine ai molti problemi di Jefferson si aggiunsero anche problemi di salute che gli impedirono di partecipare al cinquantesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza. In una lettera indirizzata a Roger C. Weightman, che lo aveva invitato a partecipare all'anniversario per la celebrazione della Dichiarazione, egli si rivolse ancora, per un'ultima volta, al popolo americano. Una settimana più tardi, il 4 luglio 1826, esattamente il giorno del cinquantesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza, Jefferson morì. In quello stesso giorno morì anche il suo amico e avversario politico John Adams.

Realtà alternativa

Nella realtà alternativa creata dalla Mela dell'Eden, Thomas Jefferson era il capo dei ribelli a New York. Quando l'Aquila si schiantò al porto, Washington andò a vedere cosa era successo e Jefferson approfittò per attaccare la piramide. 

La Tirannia di Re Washington immagine promozionale 23.jpg

Jefferson viene aiutato da Ratonhnhaké:ton.

Durante l'attacco, Jefferson venne bloccato da dei soldati che stavano per sparargli ma venne salvato da Ratonhnhaké:ton grazie al potere dell'orso, quest'ultimo aiutò Jefferson a far fuggire i ribelli e subito dopo si presentò a Jefferson. 

Più tardi, Jefferson e Ratonhnhaké:ton si incontrarono, Jefferson disse che per poter sconfiggere Washingotn dovevano avere l'appoggio del popolo, Jefferson aveva in mente di dare cibo ai poveri. Jefferson mostrò chi era l'addetto al cibo: John Fitzwilliams. Jefferson disse a Ratonhnhaké:ton che doveva uccidere Fitzwilliams per poter distribuire il cibo ai poveri. Dopo aver ucciso Fitzwilliams, Ratonhnhaké:ton insieme al contadino Warren distribuirono il cibo al popolo guadagnando la loro fiducia. 

Verso sera, Jefferson riferì all'amico Ratonhnhaké:ton che Paul Revere insieme alla sua famiglia erano spariti, così l'indiano decise di prendere il posto di Revere. Insieme al popolo cominciava a scatenare una ribellione nella città. Jefferson disse alla spia Godfrey di prendere degli esplosivi per scatenare un putiferio a Fort George

Dopo che la ribellione iniziò, Jefferson insieme a Franklin incontrò Ratonhnhaké:ton per informarlo dell'attacco alla piramide. 

Curiosità

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